Gli esami di Stato

E ti ci avvicini, ogni giorno di più.

E di quel film che ci fece tanto ridere, e per me così carico di ricordi e rimpianti, stai diventando protagonista.

Qualche giorno fa c’è stato il consiglio di classe, e ho visto i tuoi insegnanti ansiosi, per non dire in panico. Dicono che non siete pronti per gli esami, che non siete preparati, che non siete maturi.

Mi parlano di cose di cui so poco, questa famigerata terza prova, membri e commissari che mi pare non somiglino per niente a quella commissione esterna dei tempi nostri, di materie così lontane dalle nostre due materie d’esami, la prima a scelta e la seconda, praticamente, pure.

L’esame di maturità. Sono bravi i tuoi insegnanti, figlia mia, bravi davvero, tu non sai che fortuna che hai avuto!

E voi che state lì, che vi preoccupate delle nozioni, e gli insegnanti a dirvi che non si tratta di nozioni, che può anche capitare che vi chiedano la cosa che non sapete, e allora dovete difendervi, dovete sapervi muovere, dovete dimostrare chi siete, chi siete diventati in tanti anni di studio.

E io l’ho ribadito, perché l’ho capito col tempo. Non è un esame di quinto anno, è un esame di maturità.

E maturità non è avere la testa piena di nozioni, ma sapersi presentare, saper argomentare, sapersi muovere. Significa avere un linguaggio appropriato,  capacità di analisi, di sintesi, di collegamento. Significa non necessariamente sapere la nozione, ma soprattutto non arrancare nello spazio e nel tempo, significa avere una bussola mentale.

E significa avere sangue freddo, tanto.

E significa avere determinazione, tanta.

E poi ci vuole il fattore C, perché anche quello serve. Sempre. Tanto.

Ti voglio bene figlia mia, tanto. Tra pochi mesi, in un modo o nell’altro, ne sarai fuori.

E allora forse ti dirò come tua madre, dopo quell’esame, peraltro brillantemente superato, è stata messa in ginocchio, per sempre.

Ma io lotterò per te, perché questo a te non succeda e, per quanto sbagliato possa essere il transfert, spero attraverso te, dopo 35 anni, di poter riaprire gli occhi sulla vita.

21 commenti

  1. Tua figlia non ha avuto fortuna solo con gli insegnanti.
    Anche con la mamma mi sembra messa bene. 😉

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  2. L’esame di Stato non si chiama più di maturità appunto perché a 19 anni, chi più chi meno, di maturità se ne possiede pochina. Ovviamente ci sono le eccezioni ma noi insegnanti, ahimè, tendiamo a standardizzare.
    Quel discorso lì è anch’esso standarizzato, spesso anticipato da un rassicurante (mica tanto!) “Non vi voglio spaventare …” e loro sì che si spaventano, tanto. E poi quella storia che si devono saper muovere, che non devono perdersi, che se non sanno rispondere devono dimostrare di saper emergere dalla palude del “non so”, del “non sono sicuro”, del “se dico questo passo per scemo?” … non è facile, accidenti. Come quando a qualche studente che mormora dimostrando insicurezza, dico: “guarda che è meglio ostentare sicurezza, con un tono di voce bello chiaro, pur sbagliando, piuttosto che mormorare la cosa giusta”. E mica si convincono, ecchecaspita. No, non sono maturi a 19 anni, e se devo essere sincera, non lo sarei nemmeno io alla mia età, perché l’esame comporta uno stress che pochissime persone sono in grado di sopportare con nonchalance. E poi, vuoi mettere lo stato in cui arrivano all’esame, quelli bravi, dopo aver studiato come matti per mesi? Ci vuole un fisico bestiale per sopportare un esame e una certa freddezza d’animo che mica tanti hanno.
    Ricordo all’università che quelli di Cielle arrivavano, si sedevano sul tavolino fuori dall’aula, aprivano il libro (uno dei tanti ma loro ne portavano solo uno) a casaccio e studiavano quello che stava scritto sulla pagina che la sorte (o il buon Dio?) aveva scelto. Non sapevano altro e, guarda un po’, il professore chiedeva proprio quella pagina. A proposito di fattore C, avevano solo quello, la “elle” era un optional.

    Coraggio, Sissi. Ci siamo passati tutti e siamo sopravvissuti. Al di là della soddisfazione che possiamo avere, l’importante è, come cantava Mina anche se aveva in mente tutt’altra cosa, finire.

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    • @Marisa: non posso che concordare su quello che pesa un esame, e quello che vale.

      Per gli esaminandi ciellini mi mancano esperienze dirette, ma ti credo sulla parola 😉

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  3. cavaliereerrante

    Quanti consigli … perverranno a te, cara amica mia, ed a tua figlia, da addetti ai lavori, come la bravissima @Marisa … o da amici/amiche che vissero quell’ esperienza ‘unica’ che, più che un gradino scosceso da salire per proseguire o finire i propri studi … era in realtà una specie di iniziazione, quasi un passaggio dalle tenerezze di una gioventù scapigliata e immemore, ad un più rude e veritierio approccio con la vita quotidiana, con le sue interminabili fatiche, col proprio inevitabile destino !
    Ma chi può veramente ricordare per giovare, e ricordare fin dai suoi più piccoli ed appassionanti dettagli quel fatidico esame, quello struggente scorrere di volti e voci, di compagni e professori che mai più, nostro malgrado, avremmo rivisto, quelle ansie, quelle nottate fra libri, quelle aspettative perdutesi nel tempo …. quei sogni non pochi dei quali rimasero tali, prima di perdersi anche loro nelle brume del passato ???
    Me ne andavo via, uscendo smarrito dal Liceo romano Giulio Cesare, nel bel quartiere “Trieste”, in una estate senza fine … many and many years ago, nulla sapendo …. se non che una parte di me, e di certo non la peggiore, era rimasta là, perduta in quei corridoi lunghi e austeri, fra quei poveri banchi macchiati di inchiostro, fra quei volti e quei nomi così dolci ormai, in quel piccolo frammento di paradiso perduto …. dove tuttora mi cerco !
    Concordo con @Warpie, carissima ( e se posso dirlo …. “amata” ) @Ifigenia : tua figlia, la nostra @Sissi ammirata e adorata … è fortunata, poichè ha sè stessa e te ! 🙂

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    • @Bruno: passo spesso davanti al Giulio Cesare, dove fino a poco fa ha insegnato un mio carissimo amico e dove insegna ancora una persona cui la prozia deidcò più di un post.

      L’altro giorno ero al telefono col Bali, e gliel’ho comunicato in diretta che stavo passando davanti al liceo dove avevi studiato tu, e lui mi ha fatto i nomi di altri personaggi che avevano studiato là: insomma, sei in buona compagnia! 😉

      Per quanto riguarda il mio di esame di maturità, avendolo fatto con un anno d’anticipo e praticamente decidendo all’ultimo momento, mi sono ritrovata diplomata senza neanche accorgermene, e ora un po’ mi manca non aver vissuto tutta la fase preparatoria, tutte quelle ansie che accomunano e che fanno parte di un bagaglio di esperienze a cui quella, per me, manca all’appello.

      E a proposito di maturità, ti porto un messaggio della prozia: ti aspetta, colà dove più volte venisti difeso ai limiti della celebrazione (e non a caso ho detto a proposito di maturità 😛 ).

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  4. sono d’accordo con Warp9 tua figlia è fortunata ad avere te che la sostieni ogni giorno….

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    • @melodie: e io sono fortunata ad avere lei, credimi!

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  5. Un grande in bocca al lupo per Sissi e dirle di non preoccuparsi: i suoi insegnanti la conoscono bene e sanno anche del suo valore. Il suo impegno verrà ripagato. Sicuramente 🙂

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    • @Scruty: io non vedo l’ora che passi, l’esaurimento che non mi presi per me me lo sto prendendo per lei!

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  6. Parlando ora di esami di maturità, è inevitabile pensare alla propria esperienza di allora, ma non per raccontare di se, piuttosto per evidenziare situazioni che può essere importante gestire, anche per indurre un metro ulteriore di giudizio a proprio favore.
    Nel mio caso, proprio il giorno fatidico nel quale mi presentavo dinanzi alla commissione, la corriera mi ha fregato, così da farmi giungere trafelato quando era “sotto i ferri” già il successivo e lascio immaginare a voi l’aplomb con cui ho affrontato il mio esame orale.
    Nel caso della “nostra” @Sissi, non ho il minimo dubbio che ne uscirà con un risultato assolutamente brillante, nonostante le giuste preoccupazioni che potrà avere ora, ma anche quelle dei suoi insegnanti.
    Questo perché, da tutto quel che in questo ambito abbiamo potuto apprendere di lei, abbiamo a che fare con una persona che matura lo è già, di una maturità non fatta di nozioni, ma di tutto il buon senso che è necessario per incamminarsi a diventarlo nel tempo.
    Comunque auguri per la preparazione, ma anche tanta serenità e consapevolezza.
    E la mamma in questo contesto sa bene quale deve essere la sua parte!
    Un abbraccio grande ad entrambe: ciao @Ify, ciao @Sissi!

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    • @Sergio: sì, è una persona matura, ma troppa acqua deve ancora scorrere sotto i ponti!

      Comunque ormai ci siamo, tre mesi passeranno in un lampo.

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  7. @ Cavaliereerrante

    Un quartiere che si chiama “Trieste” non può che essere bello, anzi, bellissimo! 😉

    In verità io non ho bei ricordi di quell’esame e non tornerei mai al liceo, mentre tornerei subito all’università che mi ha dato maggiori soddisfazioni e mi ha fatto conoscere persone meravigliose che mai dimenticherò, anche se, per motivi vari, non potrò rivedere mai più.
    Con gioia incontro i miei ex allievi che mi vengono a trovare a scuola e mi rammarico per il fatto di non avere mai pensato, dopo la maturità, di cercare i miei vecchi insegnanti. Qualcuno, però, l’ho rivisto da insegnante, in una delle mie prime supplenze, quando avevo appena 22 anni. Un’esperienza, quella sì, indimenticabile. 🙂

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    • Anch’io tornerei di corsa all’università e mai al liceo, ma i miei insegnanti di liceo li ho amati tutti, e ho avuto l’occasione di rincontrarli più volte nel corso degli anni successivi, sempre con grande piacere.

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  8. La vecchia maturità che, per la grazia di essere nata due anni dopo, non ho conosciuto: tutte le materie, scritte e orali, con tutto il programma degli ultimi tre anni! Un bel po’ di gente sbarellava di brutto, e non si fa fatica a crederci. Ad alcuni, in occasione di esami diagnostici fatti in seguito, sono state riscontrate lesioni cerebrali che sono state riconosciute come provocate dal trauma di quegli esami di maturità. Io ho fatto quella “nuova”, che immagino sia la stessa di Ifigenia, solo che era all’inizio, non erano noti certi automatismi che sono stati chiari in seguito: le materie venivano studiate tutte fino a maggio perché non si aveva la minima idea di che cosa sarebbe uscito, e quella non scelta era proprio non scelta. Ne sono uscita – e stendiamo un velo pietoso sui dettagli… Ogni tanto ancora sogno che devo fare la maturità: non sono veri e propri incubi in senso stretto, ma sogni abbastanza angosciosi sì. Oppure sogno che la situazione di partenza è quella attuale, maturità classica, laurea, insegnamento, e poi improvvisamente mi sono iscritta allo scientifico, e sono passati due tre mesi dall’inizio della scuola e in una certa materia (di solito storia) sono ormai stati interrogati tutti meno io e io fin dall’inizio non ho mai studiato e sono terrorizzata…
    Ma Sissi è una che studia, quindi un po’ più di tranquillità la dovrebbe avere, no?

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    • @barbara: io, dopo la maturità, ho messo in off la mia vita: mi sono difesa come ho potuta, ma la ria sorte è stata più forte di me.

      Ora vivo una vita che non era la mia, e da qualche anno anche in un corpo che non è il mio.

      Ma in una casa mia, con una figlia mia. 😉

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  9. E’ una prova da superare, e io continuo a pensare che sia di “maturità”.
    Tua figlia mi sembra (attraverso i tuoi racconti) ben carrozzata, e la sua serietà la porta ad affrontare la prova senza sottovalutarla.
    Così come per il voto (su cui commentavo prima), non è giusto togliere la fiducia e la speranza ai nostri ragazzi. Dobbiamo dargli tutti i mezzi per decidere cosa vogliono fare, per farglielo fare con determinazione e serietà. Poi speriamo che la vita (con l’aiuto della buona dose di C. che giustamente evocavi tu) sia generosa!

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    • @paperi: mia figlia, come quasi tutte le persone studiose, serie e precise, è una grande ansiosa. Il fattore C. generalmente aiuta più quelle che se la prendono meno a cuore, ma insomma, oramai ci siamo, chi vivrà vedrà!

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  10. Ari

    Io il mio esame di maturità me lo ricordo poco..
    Sono rimasta delusa dal voto, ma poco male: avevo fretta di andare all’università e studiare in libertà quello che più mi piaceva, senza quei mattoni di analisi. Io non sono mai stata una mente matematica. Volevo fare la psicologa o la giornalista.
    Ho fatto la seconda cosa, senza riuscire a camparci, ma è andata bene, và.
    A Sissi auguro esattamente questo..- oltre al fattore C ovvio- riuscire a fare nella vita quello per cui si sente tagliata davvero. Mi sembra una ragazza in gamba e già “Matura” e quindi …Un abbraccio ad entrambe

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    • @Ari: io pure avevo fretta di andare all’università, ma per altri motivi. I miei genitori non volevano farmi proseguire gli studi, e io pensavo che, anticipando la maturità di un anno, quell’anno me lo avrebbero lasciato come bonus, ma così non fu, e dovetti emigrare per poter proseguire gli studi.

      La matematica a me piaceva, talmente tanto che la portai come materia d’esame, e in Italia, in prima battuta, mi ero iscritta a matematica. Poi all’estero le cose andarono diversamente, ma qui cadiamo in quella parentesi di vita di cui ancora non riesco a parlare.

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  11. cavaliereerrante

    Leggendo o rileggendo tutti i commenti di questo bellissimo post, che se di fatto non aiuterà gran che la nostra @Sissi ( ma certamente le strapperà qualche sorriso, nell’ esaminare i sentimenti ed i proponimenti di tante generazioni che l’ hanno preceduta … ), tuttavia consente a noi tutti/tutte di tornare indietro col pensiero e, senza ingabbiarci nei ricordi ( se furono felici, o al contrario se furono tristi … la nostra vita, alata o azzoppata, proseguì comunque oltre quella struggente ‘linea d’ ombra’ ), di riandare a quella parte di noi che tanto assomiglia a tua figlia ed a te, a te come maturanda allora ed a te come mamma ora, in quel mischiarsi di sensazioni ed emozioni di cui è fatta la vita … e non di rado il sogno !
    Sì …. cara @Ifigenia …. il Giulio Cesare era allora – ed è, non ostante tutto – una scuola bellissima, ed in essa il @Bruno che fui si trova in eccellente compagnia …. soprattutto perchè in ogni aula c’ è, appesa sulla parete dietro alla cattedra, la foto di un soldato, o di un sottufficiale, o di un giovanissimo ufficiale, i quali uscendo da quella scuola meravigliosa e maestosa, anzichè l’ Università o i loro sogni diversi, trovarono l’ orrore della 2^ Guerra mondiale, e caddero su tutti i campi, in Italia o all’ estero, in cui si svolsero le sue devastanti operazioni di massacro . Per questo, ogni anno, si celebra in questo eccellente Liceo Classico di Roma “la giornata della memoria” e si adornano di fiori le aule in onore, ed a ricordo ammonitore, di quei giovanissimi compagni di scuola che non vissero più, e loro malgrado, la bella gioventù che ad essi sorrideva come impone la vita, non già la morte !
    Ps: Un abbraccio a @Sissi e a te, un saluto affettuosissimo a @Balibar ( … quanto mi mancano i suoi commenti :-neutral: ) … ed alla tua prosperosa @Prozia, cui anche i sampietrini del Vicolo delle Illusioni sanno ormai quanto io l’ apprezzi e le voglia bene, “al netto ovviamente di tutte le difese e le celebrazioni” di cui fui oggetto ! 🙂

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