La mamma di: Marisa Moles

Madre e figlia (Andy Warhol)

Mia mamma ha trent’anni più di me. Il che non dice molto a chi non conosce la mia età. In casa mia sull’età delle donne c’è sempre stato una sorta di tabù: mia nonna, scomparsa alla bella età di 87 anni, non la rivelava mai a nessuno; mia mamma ogni tanto si sbilancia con pochi intimi, ma sopravvive in lei l’atavica reticenza a rivelare l’età. Da parte mia, seguo le orme delle “mie” donne ma tendo a sbilanciarmi un po’ di più di quanto non faccia mia mamma.
Solo al medico non si possono nascondere i dati anagrafici: sarà per questo che, come mia nonna e mia mamma, mi rende felice lo sguardo sorpreso del dottore di fronte alla mia data di nascita.

Nella mia famiglia, oltre all’età c’è sempre stato qualcos’altro su cui doveva calare inesorabile il velo della privacy: le malattie. Mia nonna, la cui salute, nonostante la lunga vita, è sempre stata cagionevole, ogni volta che veniva ricoverata in ospedale per il resto del mondo, cioè quelli che non facevano parte della ristretta cerchia familiare, era in “villeggiatura”. E già., allora si diceva così: dire “ferie” sembrava troppo legato al lavoro, cosa del tutto sconosciuta a mia nonna che non ha mai lavorato in vita sua; la parola “vacanza” appariva quasi sgradevole, come qualcosa di vago, troppo generico. “Villeggiatura”, invece, andava benissimo.

A casa mia, almeno finché è vissuta mia nonna, vigeva il matriarcato: la mater familias era mia nonna, mia mamma era il suo braccio destro. Mio papà e mio fratello si sono dovuti adattare, il primo in particolar modo, visto che la suocera se l’è trovata installata in casa già al ritorno dal viaggio di nozze. Quanto a mio fratello, il sottostare alle intransigenti regole del matriarcato l’ha sempre lasciato indifferente, almeno credo. C’è da dire, però, che se n’è andato da casa molto presto, quindi il suo sacrificio è stato di breve durata. Breve ma intenso: ricordo ancora le notti in cui mia madre, che rimaneva ben desta fino a quando mio fratello non rientrava, svegliava mio padre, che invece non aveva alcuna difficoltà a prender sonno, obbligandolo a telefonare a casa della futura nuora per sollecitare il rientro del figlio, decisamente necessario per poter dormire in pace almeno altre quattro ore.

Anch’io, come mio fratello, non ho atteso molto per andarmene. Ma sono stata più intelligente: ho messo tra me e mia mamma 60 chilometri. Ai tempi credevo fosse la cosa migliore per andare d’accordo, ma mi sbagliavo. Fra me e mia mamma c’è sempre stata una sorta di incompatibilità di carattere, specie nel periodo dell’adolescenza. Non so se Edipo c’entrasse qualcosa, ma preferivo la rassegnazione di mio padre alla caparbietà di mia madre. Io ero esattamente come lei, ma non me ne rendevo affatto conto: testarda, poco incline ad accettare le critiche o i consigli, ribelle nell’animo e ferocemente schietta all’esterno. In altre parole: facevo esattamente quello che volevo anche se fingevo di assecondare i desideri degli altri. La trasgressione, però, era all’ordine del giorno: una trasgressione non molto palese, quasi mascherata da complicità. Giravo la frittata a mio piacimento fino ad indurre i miei a credere che avrei comunque fatto la cosa giusta, anche quando quella cosa non era esattamente quella che avevano in mente loro. Ma su una cosa non transigevo: la fiducia. Loro dovevano fidarsi di me e basta. D’altra parte, quella fiducia ero convinta di meritarla come una sorta di premio per la mia bravura: i successi scolastici riempivano i miei di soddisfazione e io li usavo come un’arma, di difesa o di attacco, a seconda dei casi. Quando l’incompatibilità superava un certo limite, minacciavo di abbandonare gli studi, quando ritenevo di poter vincere la battaglia, allora facevo subito notare quanto il mio impegno nello studio fosse per loro motivo di felicità e per me una condizione indiscutibile per ottenere qualcosa in cambio.

Insomma, quando mi sono sposata quei sessanta chilometri allora mi apparivano come l’unità di misura della libertà e dell’autonomia. Non credevo, però, che mia mamma avrebbe continuato a contrastarmi anche telefonicamente. Le cose sono cambiate quando sono diventata mamma: in quel momento io e mia madre stavamo finalmente sullo stesso piano.
Di una cosa, però, ero convinta: non sarei mai stata una mamma come la mia. Non avrei mai ascoltato di nascosto le conversazioni telefoniche dei miei figli, non avrei mai letto le loro lettere o i diari, non avrei mai criticato i loro amici né le loro “fidanzate”; sarei stata loro complice, un po’ mamma-amica, una che non parla al vento semplicemente perché ha qualcosa di saggio da dire, una che offre la sua esperienza, anche quella di figlia, per guadagnarsi la stima e la fiducia dei suoi pargoli.
Niente di più sbagliato: tutto quello che credevo non avrei mai fatto, l’ho fatto (anche se ora non ci sono lettere ma e-mail e non si telefona ma si spediscono sms) o almeno ho tentato. Le nuove tecnologie, in questo caso, complicano notevolmente la vita delle mamme: i cellulari dei figli hanno sempre una tecnologia più avanzata di quella dei telefonini dei genitori e le password sono molto più difficili da scoprire rispetto al nascondiglio dei vecchi diari.

Quando sono diventata madre, dicevo, ho gradualmente cambiato idea su mia mamma. Nel periodo dell’infanzia dei miei figli mia madre era una fonte inesauribile di consigli, anche se una buona parte di essi apparivano decisamente superati. Ma una parola di conforto da mamma a mamma ha sempre un indiscutibile valore.
Quando ho dovuto fare i conti con due figli adolescenti, però, mi sono più volte detestata per aver pensato –non l’ho mai detto ad alta voce, però- quello che da ragazzina non capivo: la mamma ha sempre ragione. Mi sono detestata, è vero, ma da quell’esperienza ho concluso che in una mamma c’è sempre un sesto senso, quello che istintivamente fa protendere verso il bene dei figli. Anche quando si sbaglia, insito in una madre c’è quel sesto senso che a volte non si ascolta e si fa male. Ma, d’altra parte, nessun essere umano è perfetto e neanche le mamme lo sono. I figli, poi, sono la quintessenza dell’errore: non c’è quasi mai nulla di giusto in loro. L’ho scoperto e ho fatto esattamente lo stesso pensiero di ogni genitore, di ogni mamma e ogni papà. Il difficile è ammetterlo. Anche quando alcuni genitori sbandierano ai quattro venti di avere dei figli perfetti, sanno di mentire. Forse vogliono solo convincere gli altri per convincere sé stessi. In altre parole, si chiama “legge della sopravvivenza”.

Avrei ancora molte altre cose da dire su mia madre ma è giunto il momento di arrivare al perché di questo mio post che rompe un lungo silenzio. Per un periodo ho voluto azzerare la distanza tra me e mia madre e ho convissuto con lei per quasi due settimane al mare. Apparentemente è stata una “vacanza”, o come direbbe mia nonna la “villeggiatura”, ma il significato di questo breve periodo è molto più profondo.
Io mi sono riscoperta “figlia” , ma una figlia del tutto diversa da quella che sono stata finché vivevo in casa dei miei genitori. Fino a qualche giorno fa credevo che il mio essere figlia non potesse diversificarsi da quello che ero stata e che il suo essere mamma non potesse discostarsi dal ruolo che aveva rivestito per quasi metà dei miei anni. Non ce lo siamo dette, ma credo che entrambe l’abbiamo pensato: lo stupore di apparire diverse da quello che eravamo state ha abbattuto quel muro che ci ha divise per anni. Una di fronte all’altra, senza ruoli da rispettare, senza maschere da indossare, senza arbitri pronti a giudicarci, abbiamo messo a nudo quelle affinità che avevamo nascosto dietro la corazza per difenderci da noi stesse.

Io e mia mamma, “nemiche” per anni, abbiamo gettato le armi e, finalmente, abbiamo vinto la battaglia che ci collocava su opposti fronti. Abbiamo convissuto facendo convergere ogni intento senza alcuno sforzo, senza paura di mettere a nudo le nostre debolezze, senza nascondere l’obiettivo cui abbiano inutilmente teso per tutti questi anni: amarci e dimostrarlo vicendevolmente.
Ci siamo scoperte d’accordo su tutto: gli orari, il cibo, i programmi Tv, il caffè del mattino … Abbiamo scoperto che i nostri uomini ci fanno mangiare troppo mentre noi ci accontentiamo di poco: frutta, verdura cotta o cruda, poca carne, un po’ di pesce, qualche affettato rigorosamente magro. La nostra “parca mensa” rispondeva perfettamente alle esigenze di entrambe: lei mangia poco a causa dei problemi allo stomaco, io per via della bilancia con cui lotto fin dalla prima infanzia. Io andavo in spiaggia da sola al mattino, la raggiungevo in centro per un caffè alle 11 e 30 e nel pomeriggio lei si univa a me sotto l’ombrellone un po’ più tardi, per evitare l’eritema solare sempre in agguato. Esattamente quello che faceva mia nonna durante il mese d’estate che trascorrevamo al mare, come se tutto rientrasse in un disegno prestabilito, un’usanza da tramandare alle generazioni future. Peccato che io non abbia figlie femmine: l’usanza non potrà perpetuarsi.
La sera riuscivamo a vedere l’intera puntata di “Reazione a catena” (il quiz presentato da Pino Insegno), senza che nessuno ci facesse notare, con ben poca discrezione, che era quasi l’ora di cena e la tavola non era ancora apparacchiata. Preparatissime nelle risposte ai quesiti, abbiamo immaginato di partecipare anche noi, peccato che il “terzo” non l’abbiamo trovato. Non abbiamo mai impiegato più di mezzora per cenare, mentre a casa, chissà perché, i pranzi e le cene durano sempre troppo a lungo. Tempo sprecato per noi due che mangiamo così poco. E dopo aver cenato, non abbiamo dovuto ingaggiare una lotta senza speranza per vedere quello che piaceva ad ognuna: anche sui programmi Tv siamo state sempre d’accordo. Così come siamo state concordi nel rinunciare alla passeggiata serale: troppo caos in giro, poco da vedere, eccessiva stanchezza o forse solo un po’ di pigrizia. Ma la vacanza che abbiamo scelto è stata consapevolmente rilassante e conciliante una profonda riflessione sulla nostra vita, quella trascorsa e quella che verrà.
Al mattino non le ho quasi mai fatto mancare il caffè a letto, un’abitudine che le ha regalato mio padre, sempre molto sollecito nei suoi confronti. Non le ho quasi mai fatto lavare le stoviglie o imposto le pulizie: il “quasi” dipende dal fatto che ogni tanto le ho lasciato credere di poter fare quello che voleva. Anche questo rientra in una sorta di disegno atavico cui non possiamo sottrarci.

Da quasi venticinque anni sono una moglie, da più di ventidue sono una mamma; non ricordavo il valore di essere una figlia, o forse non l’ho mai davvero apprezzato. Riscoprirlo, per una donna della mia età, è stato come uscire da un tunnel e vedere la luce. Essere solo una figlia, anche se per un breve periodo, mi ha fatto riscoprire il piacere di essere bambina. Un piacere forse mai assaporato fino in fondo. Sarà per questo che ora, per concludere questo mio post, non trovo altre parole per descrivere mia madre: la mia mamma è la più bella del mondo.

(Tratto dal blog di Marisa Moles, titolo post originale “Mamma e figlia“)

15 commenti

  1. @ Ifigenia

    Grazie 🙂

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  2. cavaliereerrante

    Grazie, ad entrambe, care @Ifigenia e @Marisa !
    Ho rivissuto, leggendo questo bellissimo post, attentamente e con profonda emozione, momento per momento la mia vita di figlio memore, riassaporando le gioie perdute e riattraversando le non evitabili, nè più scioglibili ora, amarezze e incomprensioni che sempre si accompagnano a questo particolarissimo stato esistenziale del rapporto “genitori e figli” .
    Ciò, conferma due fatti incontestabili : il primo, è che pochissime ( forse, nessuna ) sono le differenze tra l’ esser uomo o l’ esser donna, il secondo, è che di un blog si può dire ‘di tutto e di più’, non certamente che sia virtuale, se l’ emozione, ed in questo caso direi la commozione, di chi ha scritto questo pezzo di semplice vita vissuta, uscito con prepotenza inarrestabile di sentimento dall’ anima sua, mi raggiunge, senza alcuna possibilità che me ne possa difendere, dritto dritto nel cuore !
    “La pènombre que nous avons traversèe” … la luce fioca ma mai spenta che illumina certi spazi della nostra anima, fa riaffiorare misteriosamente volti, sorrisi, lacrime, felicità nitide e belle, malinconie impossibili, voci ( “copriti, col freddo che fà … ” ) il cui suono è rimasto fisso in noi con un dolore non più lancinante, pensieri, aspettative, colori, sogni, e quelle estati magiche, irripetibili, della nostra perduta e bella giovinezza …
    Quando il sole rideva su noi con un’ unica caldissima luce, sulle persone intorno a noi ( e che importa, se talvolta ci facevano “scioccamente” arrabbiare, e soffrire per le loro incomprensioni ??? ), sulle case dei palazzi adornati, sulle vie animate, sul chiasso di mille voci diverse in cui ci tuffavamo felici ed immemori di tutto, sulle nostre canzoni che, accanto a chi amavamo, ci facevano rabbrividire, su quel mare azzurrissimo e di un profumo indimenticabile, bello e pieno di sè in quelle onde adagiate o scomposte, tenero e dolce come non tornerà più, e su quel noi perduto ma mai perduto ….
    Cara, carissima @Marisa, che descrivi una vita semplice, scarna, senza avventure intriganti in fondo, ma così vera e profonda da farmi sognare l’ impossibile, e riflettere dentro di me, uomo diverso da te per status e storia personale, ricavando “le tue stesse considerazioni”, il tuo stesso, identico, stupirti di come, da ragazzi, non avessimo capito alcunchè sulle nostre Madri e sul loro complicarci la vita, stretti come eravamo in una incomprensione acerba, spiegabilissima se la riferissimo alla nostra poca età di allora, ma ugualmente, ora, amarissima …. grazie, se si possa ringraziare chi inaspettatamente ci abbia regalato un’ emozione !
    Fortunata Tu, che sei riuscita a ricomporre, prima che il tempo e le sue ineluttabili conseguenze te lo potessero negare, questo rapporto unico, struggente, fondamentale per vivere, con chi ti ha messo al mondo, ebbra di felicità dolente ai tuoi primi vagiti nella culla !
    Condivido tutto di ciò che acutamente hai qui scritto, ma in particolare il pensiero che “UN GENITORE, CHE SIA PAPA’ O MAMMA, NON E’ PER IL FIGLIO/FIGLIA, ED A MIO PARERE NON DEVE ASSOLUTAMENTE ESSERE, NE’ IL MIGLIORE AMICO NE’ IL MIGLIORE CONFIDENTE, MA SOLO, SEMPLICEMENTE, AMOREVOLMENTE, SCASSABALLEMENTE, COCCIUTAMENTE, PERDUTAMENTE, UN PADRE E UNA MADRE” !
    Quanto al blog, noto ora un aspetto di cui poco si parla poco in genere ( anche da parte mia ) e che invece è sorprendente,è la sua più importante caratteristica . Questo modo di comunicare che qualcuno improvvidamente chiama ‘virtuale’ ed insincero, possiede invece una caratteristica che il rapporto “de visu” non ha : consente infatti a chi scrive ed a chi legge il giusto tempo necessario “a leggersi dentro prima, ed a tirar fuori da sè poi”, tutto quello che voglia esprimere, senza che alcuno lo possa interrompere ( come avviene usualmente nella vita reale, dove pochissimi hanno la capacità di ascoltare in silenzio l’ altro/l’ altra mentre stia parlando, senza interromperlo/la per sovrapporre la sua esperienza o la sua scienza ), prima di aver dato alla sua anima il tempo di respirare !

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  3. @ Cavaliereerrante

    Grazie a te per aver scritto delle cose così belle, dimostrando una sensibilità che è dote rara negli uomini … o forse io non ho davvero mai incontrato, nella mia vita, degli uomini che sapessero esprimere in modo così delicato i sentimenti.
    Grazie soprattutto per la riflessione finale sulle “amicizie” virtuali: hai ragione quando osservi che scrivendo si dà il tempo a chi legge di riflettere, si dà “all’anima il tempo di respirare”. Molto bella questa immagine e molto vera. In realtà, anche con le persone che contano di più nella mia vita, in momenti particolari io preferisco scrivere. Peccato che molti preferiscano ascoltare piuttosto che leggere. 😦

    Questo post è nato in un’occasione speciale e in un momento particolarmente critico della mia vita che, a distanza di molti mesi, non è mutato, purtroppo. Forse questa situazione ha agevolato l’espressione di sentimenti repressi, più nella mente che nel cuore, nei confronti della mia genitrice. Avrei voluto scrivere molto altro e in modo ancor più appassionato ma il pudore ha frenato la mia “penna”, anche se so che mia mamma non leggerà mai questo post (a meno che non mi decida a farglielo leggere) né gli altri di casa, specie i miei tre uomini che snobbano la mia attività di blogger ritenuta solo una perdita di tempo.

    Grazie ancora per le tue belle parole, mi hai fatto venire i brividi.

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  4. cavaliereerrante

    Cara, dolce @Marisa, amica di solitudini e di pensieri sinceri, non preoccuparti : tua Madre, questo tuo bellissimo Post lo conosce già fin dall’ inizio, anche se ha saputo celartelo così bene da non fartene accorgere !
    @Ifigenia, che ci legge sempre e riflette su se stessa e sugli altri, mai con sciatta professionalità ma leggendo ognuno col cuore, e filtrandolo con la realtà della sua esistenza ‘non facile’, capirà fino all’ osso che questo tuo modo di (ri)sentire il rapporto con tua Madre, “la riguarda da vicino”, e da suo Amico che l’ apprezza come pochi, le auguro di sciogliere innanzitempo ogni incomprensione, a prescindere dalla reazione della sua “fondamentale interlocutrice” !
    Lei, è una Donna fortissima e dura nella lotta ‘muro contro muro”, ma anche dolcissima nel recepire e restituire moltiplicato l’ affetto !

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  5. cavaliereerrante

    Meravigliosa !!!!
    E non credere, cara @Ifigenia, che mi spinga l’ affetto o la stima che nutro per te … tutt’ altro, e te ne spiego i motivi :
    1) Intanto, hai una esperienza di vita notevole, ed una cultura adeguata e sempre in crescita .
    2) Conosci il dolore, conosci la durezza del confronto ( anche con tua Figlia ), ma conosci ancora meglio l’ affetto e la generosità .
    3) Anche se tua Figlia vive nella tua casa e, in ogni momento, nei tuoi pensieri, NON TI CONSIDERI LA SUA MIGLIORE AMICA : LEI HA I SUOI AMICI, TU I TUOI ! TU SEI “SUA MADRE”, QUELLA CHE LA BRACCA, CHE LE ROMPE LE BALLE, CHE SI SFORZA DI CONSIGLIARLA, CHE CONDIVIDE CON LEI LACRIME E SORRISI ed è questo di cui un Figlio/una Figlia ha “ora” bisogno, anche se lo contesta e lo rifiuta, come lo contestò e rifiutò la nostra Amica @Marisa, o io all’ età di @Sissi, o tutti i Giovani che hanno calpestato la terra in epoche passate “ma tutte riscaldate dallo stesso sole di Omero” .
    4) Inoltre, conosci la vita dura come poche persone, e sai anche come dover consigliare ‘super partes’ tua Figlia “ogni volta che te lo richieda proprio lei” .
    Ti basta ???
    Guarda che potrei proseguire imperterrito, eh ?
    Un abbraccio “da Padre” che impara ogni giorno sempre qualcosa di più. e guarda Tu … anche da un Blog !!!

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  6. @Marisa: eccomi qui, alla seconda, o forse terza rilettura del tuo post. Un post lento, come è stato lento il tuo vivere tua madre, e lento, e allo stesso tempo inevitabile e immediato, il vostro ritrovarvi dopo tanto tempo.

    L’ho riletto, non riuscendo ad abbandonarmi completamente al racconto, sempre lì a fare il raffronto con la mia di madre, la mia di situazione, a tutt’oggi irrisolta.

    Qualcosa ho capito dell’esser madre, poco per la verità, e qualcosa ho capito dell’essere mia madre. Forse perché così presa dal suo ruolo, così concentrata a essere moglie e madre perfettissima, non ha lasciato mai trapelare la sua umanità, mai ci ha fatto capire come fosse fragile, indifesa, impaurita, di come fosse facile sbagliare, e ha lasciato che le additassimo ogni errore come imperdonabile frutto della sua volontà, di una sua cinica e distaccata decisione.

    Sta male mia madre, che in qualche modo ha lasciato trapelare qualche frase su quanto le sia costato essere tanto dura, e come tornando indietro non ripeterebbe i suoi errori.

    Io però non riesco a riannodare quel filo che si è spezzato ormai decine di anni fa.

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  7. cavaliereerrante

    Quel filo spezzato … @Ifigenia … ricucilo, al limite sostituiscilo !
    Sei una Donna forte, l’ hai dimostrato mille volte, sovrasta tua Madre, abbracciala all’ improvviso fino a farle male, toglile il respiro … per pochi attimi, fino a che il tuo grido “Ti voglio bene” le rientri nel cuore, oltre le incomprensioni, oltre i rancori, oltre ogni cosa : Tu e Lei, stretta fra le tue braccia …. Tu e Lei da sole !
    Poi, che si finisca per ricominciare a litigare, a non ricomprendervi, ad offendervi reciprocamente, importa assai poco, poichè nè l’ una nè l’ altra ignorerete più che vi unì un amore !

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    • @Ser Bruno: non ce la faccio… non ce la faccio, il distacco fisico tra me e mia madre è tanto, so che ne soffre, ma proprio non ce la faccio.

      Non credo che sforzarsi in questi casi sarebbe un bene, forse sarebbe addirittura controproducente.

      Invece abbiamo raggiunto la pace dei sensi in altri settori, non si litiga, telefonate e visite regolari, rispetto formale… beh, almeno non ci sono né lontananza né inferno, mi accontento di questo.

      Ah, se ci fosse papà!

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  8. cavaliereerrante

    @Ifi, tutto questo l’ ho già capito da tempo !
    Ma amo pensare ( sì, mi dà una sensazione forte, perchè negartelo ? ), che Tu, quando te ne sentirai l’ emozione dentro, afferri all’ improvviso tua Madre, abbracciandola con tutta la tua forza, gridandole quel “TI VOGLIO BENE COMUNQUE, SAPPILO !!!” mentre sta fra le tue braccia …. e poi via, tornino pure le abitudini, i silenzi, le “paci dei sensi”, e tutto ciò che “usualmente, intercorre fra una Madre restìa al sorriso ed alla comprensione, ed i propri Figli” !
    Fallo @Ifi, in qualunque momento Tu voglia, e te ne sarò grato ! Poichè non c’ è niente di più importante del sapere che una Amica/Amico abbia risolto questo spinoso problema PRIMA che il tempo ce lo impedisca per sempre su questa terra amara !
    Questo gesto accorato, Amica mia, oltre a ridarti una strana e felice sensazione subito dopo, ti risparmierà i rimpianti crudeli “dopo” !
    Guarda, che non voglio tue risposte a questo mio commento, mi è sufficiente percepire che Tu l’ abbia registrato nel tuo cuore !

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    • Caro Bruno, sono cose che non si possono forzare.

      Non vorrei usare parole forti, ma al pensiero di abbracciarla sento una “forza respingente”, né credo che fare una cosa del genere con tale spirito possa portare buoni frutti.

      Anzi, ti dirò, poiché sarà molto probabile che verrò dalle tue parti con lei, ti dico fin d’ora di non tentare cose del tipo “Su, abbracciatevi”, che mi costringeresti a un rifiuto pubblico e per lei umiliante. SAI BENE quanti danni abbia provocato chi ha tentato di riappacificarmi con qualcuno che non era nelle mie corde.

      Per poterla riaccogliere, o perdonare che dir si voglia, dovrei riuscire a capirla, ad entrare nella sua testa, a ripercorrere il perché delle sue azioni: non ci sono mai riuscita.

      Sono invece più d’accordo con Marisa, può darsi che il miracolo, all’improvviso, avvenga. Quando meno ce l’aspettiamo, ma senza forzature.

      E ora, spostiamo l’asse, che di mia madre abbiamo già parlato più di quanto la bisnipote, che si dichiara senza passato e tesa al futuro, possa accettare senza andare in shock anafilattico.

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  9. Grazie per aver rebloggato questo post di Marisa così sincero e schietto. Buona giornata. Isabella

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    • Grazie a te, che mi hai dato un’ulteriore occasione per un’ennesima rilettura di post e commenti, e grazie di leggermi sempre!

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    • Un abbraccio mia cara e a presto. Isabella

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  10. Il commento di oggi di Tachimio mi riporta qui, su questo post che gli anni avevano un po’ nascosto. Rileggo, e penso alle cose cambiate nel frattempo, ma nel rapporto tra me e mia madre molto poche per la verità. Sono passati altri 8 anni, e la frattura è a tutt’oggi insanata..
    Lei è sempre più malata e mia figlia mi ha detto giorni fa: “Quando morirà nonna tu non soffrirari quanto soffrirò io”, e probabilmente è vero. Le ho risposto che non si può perdere cià che non si è mai avuto, e la sofferenza che – presumibilmente – non avrò alla sua morte l’ho avuta spalmata – e moltiplicata – per tutta l’esistenza.

    Come una persona in carrozzella che per anni ha visto gli altri correre e camminare e ha sentito raccontare l’ebbrezza del vento tra i capelli e della libertà, che ha visto gli altri scatenarsi nei balli, da quelli più scalmanati a quelli più lenti e sensuali, poi non può provare il dolore degli altri per le gambe malferme che non permettono più loro l’antica libertà. Poi, per carità, non è detto, una blogamica che pure aveva un rapporto conflittuale con la propria madre, persa recentemente, mi racconta di aver provato un dolore che mai avrebbe creduto. Come spesso accade, i rapporti irrisolti sono quelli che, quando uno viene a mancare, generano più sofferenza in chi resta.

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