La mamma di: Martina

Non scrivero’ la mia storia, non abbiatevene a male. Ancora e’ un capitolo aperto.

La storia di una madre che ha sempre sofferto di malattie mentali e fisiche, da che mi ricordi. Che non ha mai avuto forza ed energia. Di una madre che non c’e’ mai stata per nessuno psicologicamente ma che ha sempre preteso supporto da tutti e quando non gliene potevi dare chiudeva ponti e comunicazioni. Anche adesso comincia a spaventarsi del mio ritorno in Italia, teme che, per la prima volta in vita sua, debba “farsi carico” di due nipoti feriti, uno molto, molto difficile da gestire. Ovviamente non gliene faro’ carico, non mi sogno neanche. Anzi, sono sempre li’ a dire ai miei figli “quando andiamo in Italia la nonna dovete aiutarla, sapete che ha bisogno”.

La storia dunque la raccontero’ un altro giorno. Anch’io dico sempre, come Polly, che forse solo sul letto di morte troveremo un punto di contatto, che non c’e’ mai stato. Lo dico con paura, perché non voglio che muoia senza rendersi conto, nemmeno per un attimo, di cosa sia un rapporto madre-figlia. Ma poi mi dico: e’ la sua malattia. Non scuso, non cerco giustificazioni.

Forse cerco solo di convincermi che non sono stata una cattiva figlia. Che non e’ stata colpa mia.

2 commenti

  1. Cara Martina di queste cose ne abbiamo già parlato. Come diceva il Cavaliere errabondo, molto di quello che siamo ci proveniene non solo per DNA, ma anche per osmosi dai rapporti con i nostri genitori. L’autostima, l’amore per se stessi, il desiderio di essere valutati per quello che si è veramente, sono il frutto di rapporti familiari strutturati e ben consolidati.
    Ma oggi non parliamo di noi stessi, parliamo di una madre fragile che non ha saputo prendere per le corna la vita e cavalcarla se questo era necessario.
    Non ci sono rimpianti che tengano, fa male è basta. Si guarda intorno e si vedono amiche che hanno un rapporto facile e incoraggiante con la madre. Ci si sente privati di qualche cosa di molto importante, E’ come se fossimo piante senza radici. Facili da sradicare. Eppure siamo diventate forti, per altro, ma anche per questo.
    Ora abbiamo anche la forza di capire, di leggere con amore anche questo rapporto complicato.
    Certo tua madre sarà preoccupata delle tue scelte, ma si renderà conto anche che tu e i tuoi fdigli potete diventare una enorme risorsa di energia per lei. Anche essere utili agli altri motiva, anzi forse è il motivo di importante quando non si è più giovani. Forse arriverà il momento che maturerà pure lei e uscirà dalle sue “stanze” con la voglia finalmente di esserci.
    Come sai hai tutto il mio sostegno e affetto.
    Ross

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  2. Cara Martina, colpisce come un pugno allo stomaco la tua frase finale: “cerco solo di convincermi che non sono stata una cattiva figlia. Che non e’ stata colpa mia.”.

    Chissà parché funzioniamo in questo modo, ogni volta che subiamo un torto ci sentiamo in colpa, pensiamo di averlo provocato, fosse pure lo stupro di uno sconosciuto in mezzo alla strada. Pensiamo sempre di doverci meritare il bene, e che se non ci viene dato non siamo state brave abbastanza.

    Quando da adulte razionalizziamo, quello che abbiamo razionalizzato poi non lo metabolizziamo, e quel senso di colpa continua a essere un tarlo che ci mina.

    Io sono convinta che tu sia un’ottima figlia, come sei un’ottima madre e un’ottima amica.

    Solo che essere figli è un po’ più difficile, perché partiamo troppo impreparati, teneri frugolini di due chili o tre 😉

    E, diciamolo pure, i nostri genitori non ci aiutano!

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