I figli sono sempre “piezz ‘e còre”?

Monumento all'Emigrante Veneto, Montebelluna, Treviso

Monumento all’Emigrante Veneto, Montebelluna, Treviso

Leggo il post di Melodie sulla nostalgia di lei madre per sua figlia, e mi sale una rabbia, o forse un dolore, o forse un rimpianto, che non vi dico.

Veramente non è stato il post di Sara la causa scatenante, bensì il compleanno di mia figlia.

E già, perché lei ora ha esattamente l’età che avevo io quando partii per Israele. Ora, non crediate che io partii per mia volontà, per scelta sionistico-idealistica o che. No, io me ne andai per fuggire da casa, o meglio, fui invitata ad andarmene per lascare libera casa, o meglio… insomma, là capitò l’occasione di andare, e là  andai.

Sola.

Praticamente senza soldi.

Chiaramente senza sapere una parola d’ebraico.

Ve lo devo raccontare quello che passai? Ora, devo ringraziare il cielo che Israele è davvero una terra meravigliosa abitata da gente meravigliosa e in effetti, alla fine dei giochi, lì sono stata felice, la piango e rimpiango, e certamente se potessi tornare indietro col senno di oggi l’Italia col piffero che mi rivedrebbe.

Però fu dura. Vedo la mia cucciola, che già è più sveglia di me, abituata a organizzarsi da sola, campi scuola in Italia e all’estero, viaggi aerei da sola… eppure è cucciola.

E’ cucciola, mi viene vicino che vuole le coccole, tante volte è impaurita, disorientata, sconcertata, e ha bisogno di ascolto, di conforto, di appoggio…

Anch’io avevo bisogno. Io non sono nata grande, io sono nata piccola.

Avevo bisogno.

Ma a mia madre, che importava? Aveva riconquistato la sua pace di casa, e poi aveva riavuto i suoi spazi, che i miei libri per casa le avevano sempre fatto schifo.

Che gliene importava a lei di come stavo, che gliene importava…

Sì, certo, ci sono madri per cui i figli sono “piezz’ e còre”. E altre no.

32 commenti

  1. Però ora ci sei tu. Per cui tua figlia è un pezzo del tuo cuore.
    Ci sono persone con la scorza dura… in cui è difficile entrare… ed è un peccato quando sono i proprio genitori ad essere così…
    Ma tu dai una svolta al tuo cuore. Basta rivolgerti al passato e guarda tua figlia, il tuo piccolo pezzo di cuore che diventa adulta!

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    • @itacchiaspillo: non ce la faccio. Ci provo, mi sembra di averlo accantonato il passato, e invece no, è sempre lì, che torna continuamente a galla.

      Mia figlia mi somiglia moltissimo, e quando vedo quella faccetta così cucciola, e poi la ripenso inserita in quel contesto… mamma mia, come ho fatto? Ho avuto delle grandi soddisfazioni, ma ho pure pagato prezzi enormi.

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  2. Ciao @Ify, lo ritengo un pò un omaggio alla mia terra, la foto che hai posto a corredo, perchè accanto a quel monumento ci sono passato spesso e so chi ne è l’autore!
    Ma guarda un pò, un’altra alla quale facevano schifo i libri per casa! ne conosco pure una io per i miei, quelli di oggi, che non riesco a far a meno di prendere e tenere!
    Capisco le considerazioni da mamma, che trovo naturali, come pure le constatazioni, che ho sperimentate anche con mio figlio più piccolo, che i giovani sono molto più intraprendenti ed autosufficienti di quanto noi possiamo immaginare.
    E questo è ancora il passaggio intermedio, presto tanti se ne andranno, non per un viaggio, per un pò di tempo, ma si stabiliranno lontani, come le opportunità di lavoro oggi potranno offrire loro migliori opportunità, o anche semplici possibilità.
    Un abbraccio a te ed alla sempre magnifica @Sissi! Ciao e buon weekend!

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    • @Sergio: e che ti devo dire, “donnette” di casa, cui basta che le piastrelle siano lucide, e il bucato bianco che più bianco non si può.

      La carta? Se è bianca, tanto tanto, qualche valore ce l’ha, ma una volta sporcata con l’inchiostro, che schifo! 😦

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  3. D&R

    Non tutte le madri. Per fortuna di tua figlia, tu sì.

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    • @D&R: non sono una madre perfetta, e sono d’accordo con Marisa che quando diventi madre capisci quanto sia facile sbagliare, ma una cosa posso dirla: io mia figlia l’ho messa sempre al primo posto, e non mi è importato di nient’altro.

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  4. Io credo che il comune denominatore della maternità sia l’errore. Poi c’è chi se ne accorge e chi no. Forse è su questo che dovresti ragionare.
    Tu sai come la penso sui rapporti con la genitrice. Ci sono cose fatte e dette da mia madre che sarebbero bastate per eliminarne anche il ricordo del nome dalla mia mente. Ci sono passata sopra perché ho capito che non era cosciente dei suoi errori. Anch’io ne ho fatti tanti con i miei figli. Chi non li fa?

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    • @Marisa: come fai a non essere cosciente di un figlio che sta male se questi te lo dice pure chiaro e tondo? E per sentire nostalgia di un figlio lontano, c’è bisogno di una coscienza? Non dovrebbe bastare il cuore, l’affetto, il sentimento di madre?

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  5. mi hai lasciata senza parole proprio per i comportamenti di tua madre, tu così coraggiosa ad allontanarti in un posto tanto lontano……io sono convinta per ciò che leggo di te che sei una mamma dolcissima e presente e, tua figlia è sicuramente orgogliosa di te…

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    • @melodie: sono una mamma dolcissima e presente più che posso, ma sono e continuo ad essere una figlia sofferente.

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  6. Luisa

    Ecco questa è la Ify che mi aveva colpita sin dall’inizio. Io che eri nata piccola m’ero accorta da tempo e mi facevi una tenerezza enorme. Ti posso dire che mia madre era esattamente l’opposto. Troppo protettiva, esageratamente protettiva. Da un eccesso all’altro. Tu tua figlia la proteggi senza asfissiarla, certi di fornirle gli strumenti adatti per capire il mondo e lei ci mette del suo. Più di così non puoi fare.

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    • @Luisa: mia madre non si è scomposta neanche quando ha saputo che ero stata molestata da un pedofilo: ha alzato le spalle e ha detto “Io non ne sapevo niente”, il suo grande alibi da sempre (anzi, uno dei due, oltre a “Non sapevo” c’era “Non potevo”).

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  7. 🙂

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  8. Luisa

    Lo sai che il mio bersaglio preferito è Attila, ma certi comportamenti di tua madre non sono da persona normale. Si può pure essere tiepidi nella dimostrazione dell’affetto, ma se una figlia ti dice una cosa simile, minimo minimo ti devi incazzare come una bestia! e che cavolo. Il “non lo sapevo” deve provocare un dolore perchè non si sapeva, non ci si era accorte del rischio corso dalla figlia, non deve essere una giustificazione tanto simile al menefreghismo.

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    • Per mia madre chiudere gli occhi è sempre stata una grande arma di difesa.

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  9. Tanto per cambiare mi autocito. Stavolta devo mettere il post intero perché dal blog condominiale in cui l’avevo postato, quando me ne sono andata ho portato via tutti i miei mobili.

    MAMME

    La mamma di L.
    A quel tempo non c’era LA scuola media; c’erano LE scuole medie: la media vera e propria, col latino, con cui poi si andava alle superiori; la commerciale, con stenografia, dattilografia e computisteria, con cui si andava a far l’impiegata, e l’avviamento professionale. L. avrebbe voluto fare la media, ma sua madre l’ha iscritta alla commerciale. Non per problemi economici, va detto, anzi, finanziariamente era messa molto meglio di me. Finita la scuola, a quattordici anni ancora da compiere, le ha immediatamente trovato un impiego in un ufficio, e a ogni fine mese andava a riscuotere lo stipendio. Lei, la madre. L’anno dopo L. si è fatta prestare 15.000 lire dal nonno, si è iscritta alla scuola serale di ragioneria, due anni in uno. Mattina in ufficio, pomeriggio in ufficio, sera a scuola e notte a fare i compiti e studiare. A quindici anni. A fine anno ha vinto la pagella d’argento, come seconda migliore allieva della scuola, con un premio di 25.000 lire, con le quali ha pagato il debito fatto l’anno prima col nonno. La madre le ha sequestrato le restanti 10.000 lire e ha proibito al proprio padre di farle altri prestiti, così L. non ha potuto proseguire nello studio. Ha lasciato passare alcuni anni, in modo che la madre pensasse che si fosse messa l’anima in pace, e quando ha cominciato a lasciarle una piccola parte dello stipendio si è di nuovo iscritta a una scuola serale, un corso triennale, giusto per poter avere un titolino di studio il più presto possibile e poi, con successive integrazioni, è arrivata ad iscriversi all’università: mattina al lavoro, pomeriggio al lavoro, sera a scuola, notte a studiare, domenica a sentire gli improperi della madre per indurla a lasciare lo studio. Avevamo quasi trent’anni, lei sposata da tempo, fuori casa, ormai prossima alla laurea, che quando tornavo dai miei per le vacanze di Natale o di Pasqua mi fermava per strada per dirmi: «Tu sei sua amica, a te ti ascolta: diglielo tu che lasci perdere con quella stupida università».
    Naturalmente non si è mai accorta che il suo amante, quando L. aveva dieci anni, le infilava le mani nelle mutande.

    La mamma di I.
    «Cattiva. Davvero, Lei non può neanche immaginarselo quanto era cattiva. Due anni, aveva, ed era di una cattiveria da non credere. E le ho provate tutte, sa, l’ho picchiata, lei non si immagina neanche quanto, anche col bastone, talmente forte che una volta il bastone si è perfino rotto: niente. Non si immagina neanche quante notti le ho fatto passare in cantina, chiusa a chiave, al buio: niente. Due anni, aveva, ed era talmente cattiva che non si riusciva a piegarla né col bastone, né con le notti in cantina».
    Nessun medico è mai riuscito a capire perché I., già fin da piccolissima, soffrisse di mal di testa talmente violenti da provocarle quasi le convulsioni.

    La mamma di E.
    E. strizza spesso gli occhi, come quelli che hanno un tic, ma E. non ha un tic: strizza gli occhi a causa di un piccolo nervo del cervello lesionato da una bastonata di suo padre. Spesso, da bambino, era nero di lividi dalla testa ai piedi. Quando aveva undici anni suo padre ha cominciato a violentarlo, e ha continuato per dieci anni, quando poi finalmente è crepato. La mamma di E. non si è mai accorta di niente.

    La mamma di M.
    Era da un pezzo che aveva dei sospetti, così un pomeriggio è uscita dicendo che sarebbe restata fuori tutto il pomeriggio. Mezz’ora dopo è rientrata, è andata in camera e ha trovato conferma ai suoi sospetti: padre e figlia a letto assieme. Era una donna decisa, la mamma di M. con le idee sempre ben chiare su che cosa si deve fare, anche nelle situazioni difficili. E lo ha fatto, immediatamente, senza la minima esitazione: ha buttato fuori di casa la figlia, e si è tenuta il caro marito.

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    • @Barbara: storie sconvolgenti, a cui potrei aggiungerne altre.

      La colpevole è sempre la donna, anche se è una bambina di cinque anni e l’orco è suo padre. Sai una cosa? Con tutte le mie lotte contro l’aborto, mille volte meglio una madre che rifiuta di esserlo abortendo, che non una che non sa e non vuole proteggere una figlia da questi orrori.

      “L’occhio della gente”, “l’occhio sociale”, la paura di tutto che schiaccia ogni sentimento umano e ogni codice morale, a cui si è disposti a versare un contributo umano indegno: d’altra parte, i miti delle vergini date in pasto al mostro per placarlo, e continuare e viversene beati e tranquilli mica sono nati per caso…

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  10. cavaliereerrante

    Quanto dolore, amica mia, racchiudi in te, quante incomprensioni e sofferenze …. da cui, ancora, attingi patimenti interiori e domande a cui tuttora non sai darti una risposta !
    E chi potrebbe, cara @Ifigenia ?
    Chi saprebbe decifrare cosa spinse tua Madre a lasciarti andar via senza nulla di utile per te, con una valigia piena di niente, se non delle tue paure, della tua disperazione, dei tuoi rimpianti, dei tuoi sogni interrotti, della tua giovinezza negata …
    Per quanto mi ci sforzi …. è per me incomprensibile trovare una ragione ‘appena logica’, e tutto quanto ne ricavo, quando ti penso e penso alla tua storia, è una pietà infinita ( sì, anche per tua Madre …. di questo scusami ), ed una malinconia a cui non so trovare rimedio !
    Cito sempre …. ricordi ? …. dei versi scritti dal mio compagno di banco ( un amico imperdibile …. che pure persi ) :
    BRANCOLO NEL BUIO
    CON GLI OCCHI
    SBARRATI DALLE LACRIME
    MI CURVO
    SULLA FERITA DELL’ ANIMA MIA
    E LA LAVO COL PIANTO ….
    Avevi quel pianto, mentre ti allontanavi da casa tua … quelle lacrime salate, con cui cercar di lavare quella ferita infame, procuratati dallo stesso sangue che ti generò ….. misera Tu che partivi, misera lei che restava !
    Eppure, come tante volte ci hai testimoniato a cuore aperto, riuscisti a trovare là quella casa che ti accolse sorridendoti, quella casa in cui sognare, impegnarsi, lavorare, credere nel futuro …. ed essere oggetto, e non soltanto per questo tuo fare virtuoso, d’ affetto e considerazione, di stimolo e fiducia, la stessa casa, se ci pensi, che Tu, arrabattandoti e correndo, soffrendo e correndo, lavorando e correndo …. sei riuscita a dare a tua figlia, il centro dei tuoi affetti, la tua ragione ultima per vivere .
    Questo deve consolarti, cara amica, questo deve rasserenarti : talvolta i figli, più che “piezz ‘e core” …. sono il riflesso libero, perfetto o imperfetto, del nostro vivere, non perchè siano ( da noi o da altri ) obbligati a ripercorrere le stesse strade che percorremmo noi, non per starci alle calcagna come un dovere dovutoci a compenso … bensì per farci comprendere, quando tutto intorno a noi è brutto e sconsolante, che quelle nostre sofferenze, quelle felicità negateci, quel nostro “vivere degnamente” non ostante tutto, non furono certamente vani !!!

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    • @Bruno, quello che ho scritto qui non è che la punta dell’iceberg, e non ce la faccio a parlare del resto (che poi sarebbe materia della prozia, che qui io ho usurpato 😉 ).

      La storia è lunga, ma il perché di questo atteggiamento di mia madre non è un mistero o cosa su cui io m’interroghi: a casa mia c’era l’inferno, a causa della mie continue liti con mio padre (che poi lei le fomentasse è un altro paio di maniche). Pochi mesi prima, mentre ero a tavola, mi fu tirata in faccia un brocca di vetro, che mi colpì in un occhio. Rischiai di perderlo, e mia madre probabilmente non ce la faceva più a vivere con questa paura (però al medico dichiarò che avevo battuto uno spigolo, e i medici ignorarono me che urlavo che era stato mio padre). Non era aria, per tutti. Sacrificata Ifigenia sull’altare della sua pace familiare, hanno ritrovato la tranquillità: in fondo, la vita di una figlia è un piccolissimo prezzo da pagare in cambio della quiete familiare…

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  11. cavaliereerrante

    Tu credi, @Ifigenia …. che io non lo sapessi già tutto questo per il tuo racconto ‘a voce’ ???
    O credi forse che “quella” che indichi ( anche ) ora, sia la vera causa per cui una madre, pur di vivere in pace senza rogne fra i piedi e le liti in atto, possa arrendersi ed accettare o addirittura favorire e sollecitare, la partenza, o meglio la fuga ‘ad occhi chiusi’ di una ragazza priva di alcun mezzo ???
    Mi dispiace, cara amica, quella semmai fu la causa occasionale, ma la causa reale è nascosta tuttora nella complessità dell’ animo umano, e la prova è che ne parli ancora !
    Fortunata ( o “normale” … ) @Sissi …. che quell’ esperienza non dovrà mai provarla !!!

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    • @Cavaliere: magari era invidia… io ero quella che lei, così mite e sottomessa, sarebbe voluta essere, e m’ha fatto pagare il conto. Non voleva che studiassi, perché trovava sempre più difficile tenere testa alle mie argomentazioni. Io, quando discuto con mia figlia, che argomenta in una maniera pronta e arguta, con tutte le sue dotte dissertazioni, sorrido con tenerezza e le dico: “Ora capisco mia madre che non mi voleva far studiare!”. La differenza è che io, per l’appunto, la guarda con tenerezza, e anche con molto orgoglio, non certo con rabbia e istinti distruttivi come faceva lei con me.

      Anche con la Lobot, lei si schierava dalla sua parte, perché “E’ la nuora che deve chiedere scusa alla suocera”, indipendentemente da chi abbia ragione, perché lei sempre così ha fatto con sua suocera, e non sempre volentieri, e ora? Arrivo io a dimostrarle che si poteva anche non fare? Che non era obbligata a subire tutto? Ma quando mai!

      Anche la Lobot era sconvolta che io potessi lasciare suo figlio persino incinta e perché poi? Altre donne in giro? E allora? Lei le corna le aveva sempre portate, e sua madre prima di lei. Beh, non a casa mia. “E vuoi restare sola?”.

      Vorrei sapere dov’è il problema nello stare sole, libere e indipendenti cittadine, padrone della propria vita, anziché stare umiliate in un angoletto a piangere e a leccarsi le ferite.

      Ecco, anche nel caso della Lobot, credo che lei ce l’abbia con me perché ho percorso il sentiero che a lei ha fatto paura.

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  12. Qualche anno fa, nel vecchio blog sul cannocchiale, ho fatto un post, in merito a una vicenda che stava succedendo in quei giorni, che ho intitolato “Ifigenia deve morire”: perché le navi possano salpare c’è sempre un’Ifigenia che deve morire. Magari hanno un po’ cambiato forma, i sacrifici umani, ma non è che siano tanto passati di moda.

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    • @Barbara: beh, io non a caso ho scelto come nick “Ifigenia”: fu a casa dei miei, ancora adolescente, che mi definii “novella Ifigenia, sacrificata sull’ara di idoli sociali”.

      Ma a volte gli dei sono pietosi, e capita che Ifigenia si salvi…

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  13. cavaliereerrante

    Beh … come ti scrissi il primo giorno che mi portasti nel tuo spazio, accanto al mito di @Ifigenia in Aulide, crebbe il mito di @Ifigenia in Tauride, e cioè di @Ifianassa salvata da @Artemide ( a cui era stata offerta in voto dal padre @Agamennone …. affinchè le sue navi achee trovassero venti favorevoli nella partenza per Ilio ) e dalla stessa Dea nominata sua ‘Sacerdotessa’ nel tempio di quella località sacra …. 🙂
    Dunque @Ifi … ripercorrendo il mito, il Dio dei Giusti annullò quel sacrificio che i tuoi genitori stavano perpetrando su di te per avere ‘venti favorevoli’ in famiglia, e pietoso trasformarono il tuo calvario in un percorso virtuosamente creativo e di solida formazione .
    Certo, chi ti conosce meglio di me …. potrebbe dirmi “@Ifi ? E’ una randellatrice, una “capoccia tosta”, una Donna allergica alla cavezza, talvolta “smemorella e bastianìncontraria”, ha una personalità arrembante e sciabordante, che cela assai bene, anche fin troppo a volte, la sua natura tenera e romantica” ! 😯
    Ma a costui ( o a costei ), potrei tranquillamente : “E allora ? Non sono queste le doti che caratterizzano una Donna vera e consapevole di sè” ??? 😀

    Ps. A proposito della @Lobot : ma … ehm … la notte di San Silvestro … non avete …. ehm …. scaraventato giù in strada tutti i ‘ferri vecchi e la monnezza’ della chesa ??? :mrgreen:

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    • @Bruno: no, non l’abbiamo buttata, ma solo perché il Capodanno non l’abbiamo trascorso insieme! 😉

      Per tutto il resto… grazie Bruno, ogni tanto qualcuno mi capisce e vede il cuore oltre il randello 😉

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  14. Caterina

    Magari, chissà, se siamo riuscite a non diventare Medee è anche grazie alle ossa che ci siamo fatte vivendo prima – e sopravvivendo – da Ifigenie.

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    • @Caterina: non lo so. Io certo vorrei essere meno randellatrice, però una cosa posso dirti. Che io ho la fama, ma poi ho una capacità di accettare gli altri che certi “dolcissimi politically correct” non hanno: e allora, se permetti, la cosa mi consola e anzi, dal momento che qualche difetto bisogna pure averlo, mi tengo con cuore lieto i miei.

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  15. Io con la psicologia c’entro come i cavoli a colazione, ma forse hai tutto il diritto di essere una “figlia sofferente”.
    Non si rimane genitori per sempre, ma anche figli…

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    • @Aquila: grazie, con tutto il cuore. Essere capiti è un unguento per l’animo ♥

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  16. Siamo tutti persone umane, ma ciascuno di noi è diverso.
    L’importante è che oggi tua figlia sappia di poter contare su di te quando ha bisogno di coccole e di supporto, e il fatto che lei sappia muoversi e essere indipendente dipende, certamente, anche da questo.

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    • @Paperi: già. In tutti questi anni, io non ho avuto che lei, e lei non ha avuto che me.

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