Perché proprio loro???

Ci provoca il Cavaliere Errante, con la domanda rilanciata da Ser Mario   “ma chi ve l’ ha fatti fare a mettervi insieme a uomini (sic!) simili ???”

Ci danniamo noi donne sul perché certi uomini scelgano certe donne. Stronze.

Perché gli stronzi non si accoppino (dal verbo accoppiare) tra di loro mi pare evidente, mica sono scemi, hanno bisogno di qualcuno che gliele faccia passare lisce, qualcuno da vessare e prevaricare, mica si possono prendere un pari grado/una pari grado che renda loro la pariglia, ma sull’altro fronte, le persone per bene, perché non si accoppiano tra di loro?

“Gli uomini preferiscono le stronze” scrisse una mia amica blogger in un esilarante articolo (che non vi posso linkare perché ha cancellato il blog).

“Le donne preferiscono gli stronzi”, sostiene sicuro Aquila in un suo articolo, aggiungendo che decisamente consiglierebbe a un suo amico che volesse conquistare una donna di non mancare di comportarsi come tale.

Ma è vero? E’ così?

Ma perché siamo capitate con certi individui?

Dice Ross:

“ma chi ve l’ ha fatto fare a mettervi insieme a compagni/e (sic!) simili”?
Ma è proprio una cosa così difficile da trovare? Una tale anomalia? Ho come l’impressione che siano le eccezioni quelle difficili da trovare. Già non si sa mai prima se la ciambella uscirà con il buco.
Uomini e donne mescolati senza la capacità di discernere quale sarebbe il loro bene, il loro meglio.
Non ho difficoltà di raccontare il perchè ritengo possibile scegliere o cadere in simili compagnie. Non viviamo in un mondo perfetto e secondo me è anche molto lontano dal perfettibile. Qui si parla di debolezze umane di sentimenti usciti da queste genesi imperfette. Conflitti con altre debolezze umane, condizioni, costrizioni, errori e indolenze. Siamo umani in fin dei conti e le nostre corazze sono solo dei veli di latta arrugginita senza onore e gloria. Qualche volta è colpa dell’amore, sentimento che tutto giustifica e che non giustifica niente. A volte sentimento malato e a volte irragionevolmente fiero. Ma mai uguale ad un altro.

Martina dà una sua spiegazione, relativa alle sue di scelte:

Perché ci mettiamo con uomini sbagliati? La risposta e’ semplice. Perché siamo noi sbagliate. Malattia attira malattia. Problema attira problema. Anni fa, cercando di scappare da una situazione malata e psicolabile, andai a gettarmi in una palude di sabbie mobili. Se non avessi avuto problemi miei preesistenti, non ci sarei cascata.
Per avere una relazione sana, e’ necessario essere sani. Io ho cercato la mia immagine riflessa in uno specchio. E non potevo neppure attirare uomini sani, per virtu’ della stessa legge: non li avrei attratti, mi avrebbero evitato. Cercavo protezione e non amore. Ossessivo attaccamento. Trovai un uomo che non sapeva dare ne’ protezione ne’ amore. Mi intestardii. Avevo paura di restare sola con me stessa ed invece avrei dovuto. Avrei dovuto rimanere con me stessa e con i miei problemi fino alla loro risoluzione. Avrei dovuto risanarmi senza la velleita’ di risanare i problemi degli altri.
Per lo stesso principio non si puo’ essere genitori capaci se si hanno problemi irrisolti. Allo stesso modo, non si puo’ essere amanti, compagni di vita o in nessun modo in grado di amare se non si e’ persone integre.
Mi do la colpa? Certo. Non mi innamorai dell’uomo sbagliato, non c’era amore in quel rapporto disfunzionale. Semplicemente, rincorsi l’illusione di potermi costruire un mondo fittizio come un castello fatto di mattoncini del Lego. Pensavo che il mio spirito di sacrificio avrebbe compensato la mancanza di fondamenta. Non sapevo che l’amore non e’ sacrificio. Non sapevo che l’amore e’ gioia, compensazione, complicita’, alleanza.
Nonostante tutto il caos dei miei ultimi decenni, non do’ la colpa agli uomini che ho incontrato. Do’ la colpa a me stessa. Fossi stata diversa, non li avrei incontrati, non avrei incrociato la mia vita alle loro. Non mi sarei neppure sognata di avvicinarli.
Mi sono messa in relazioni complicate perché non avevo ancora imparato la regola fondamentale di ogni amore: le relazioni sane non sono complicate. Sono fatte di cose semplici, di momenti semplici. Non necessitano melodrammi, ripicche, risentimenti, violenza. Le relazioni che funzionano relegano l’intensita’ alle passioni costruttive. Reidirizzano l’emotivita’ nell’amore quotidiano. Senza drammi, senza fiumi di lacrime perché le cose non vanno come si vorrebbe. Perché nelle relazioni sane le cose vanno sempre come si vorrebbe.Semplicemente perché non esistono condizionali. Le cose non sarebbero. Sono.
Gli uomini sbagliati dunque sono la proiezione di noi stesse. Dei nostri vissuti distorti. Del nostro presente disastrato. Nel momento in cui ritroviamo noi stesse, gli uomini sbagliati scompaiono. E “miracolosamente” appaiono quelli giusti. Quelli che meritiamo. Quelli che ci meritano. Prima, semplicemente, non li avevamo visti.
 

La mia, di spiegazione, qual è?

Beh, io il fascino dello stronzo non l’ho mai subito, e questo bisogna riconoscermelo. Ho sempre cercato negli uomini uno spessore e un’integrità morale d’eccezione però…

… però non a caso ho messo la canzone di Mia Martini. Ripensando a tutta la mia vita, mi sono chiesta che cos’è che poi ho veramente scelto.

Il primo uomo l’ho accettato per fuggire da casa.
Il secondo, pure.
Il terzo, per fuggire dal secondo.

Forse il quarto per dimenticare il terzo.

Mi fermo qua, sennò va a finire che vi fate una brutta opinione ( 😆 )

Insomma, questo ha certamente contribuito a scelte errate, mai la serenità di una libera scelta, ma sempre disperato bisogno di amore, conforto, sostegno.

Poi, il mito della castità prima, della monogamia poi. Io non sono quella del libero amore, ma quella del “un uomo solo per tutta la vita”: è un errore smisurato, uno di quelli che ti legano le mani e ti condannano alla gogna, ma se una cresce con una certa indole, le è difficile dire “uffa, mi hai stufato, avanti il prossimo!

Un altro autogol è il disinteresse: quando non cerchi qualcuno che ti dia, ma qualcuno a cui dare, quasi sempre lo riesci a trovare. Poi, chiaro, mica ti ci trovi bene!

Insomma, più di questo io non ho da dire…

Per par condicio:

58 commenti

  1. Come ho commentato anche nel post precedente, in risposta ad Aquila, anch’io non riuscirei mai a concepire il “fascino dello stronzo”. Per cui copio ed incollo una tua frase come conclusione finale/ultima spiegazione ai miei fallimenti sentimentali:
    mai la serenità di una libera scelta, ma sempre disperato bisogno di amore, conforto, sostegno.
    eccetera eccetera.
    Ma quanto siamo fesse.

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    • Fesse? Direi umane. Con un normale, fisiologico, legittimo bisogno d’amore.

      E pronte a guadagnarcelo, a meritarcelo, senza pensare che forse anche gli altri dovrebbero fare qualcosa per guadagnarsi noi.

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  2. Ennò, Amiche belle, e che stiamo giocando al ‘Mercante in Fiera’ ???
    Nò, e ribadisco nò ( e mi sostengano le parole che scrissi !!!! ), io non vi dissi immemore : “ma chi ve lo fa fare a mettervi con uomini così”, ma scrissi ‘ più o meno’ : “chi rivolgesse ad una Donna una domanda simile, dimostrerebbe di capire ben poco della vita, e ancora di meno della complessità di un affetto, di un amore, o di una passione che possano legare in una relazione un Uomo ad una Donna” !
    Ergo, non penso neppure un attimo che “siate state fesse” !
    Penso invece, ed anche questo potrebbe essere arbitrario ( poichè conobbi i vostri compagni solo dalle vostre riflessioni, sulla cui sincerità non ho tuttavia mai dubitato ), che i vostri ‘compagni’ si dimostrarono – e si dimostrano tuttora, ahimè ! – emeriti cialtroni !

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  3. dani

    Sì Martina, mi ci riconosco completamente..
    “Perché ci mettiamo con uomini sbagliati? La risposta e’ semplice. Perché siamo noi sbagliate. Malattia attira malattia. Problema attira problema. Anni fa, cercando di scappare da una situazione malata e psicolabile, andai a gettarmi in una palude di sabbie mobili. Se non avessi avuto problemi miei preesistenti, non ci sarei cascata.”

    E infatti è a me che atrtibuisco le colpe principali ed è su questi rimorsi e rimpianti che vivo.. o più che altro sopravvivo.

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  4. Lady @Dani-4, usciamo un attimo dalla ‘battaglia navale’ del bel tempo liceale che fù !
    Ed ascoltami, ma ascoltami seriamente : in una situazione Uomo-Donna ( matrimonio fallito, unione ex matrimonio spezzata, relazione passeggera svanita, etc. etc. ), nessuno può stabilire “a posteriori” di chi furono le colpe principali, tanto meno uno dei due Attori che agitarono quella situazione !!!
    Perchè dunque insistere, come fai Tu, che “le colpe principali” furono tue ???
    Qualunque cosa Tu abbia fatto, c’ è stata certamente un concorrenza del tuo ex, “qualunque cosa” !!!
    E poichè questo non è un mio parere ‘errante’, ma una incontrovertibile verità dell’ esistenza umana, fai un torto a te stessa ed alla tua intelligenza a martellarti così !
    Un Grande Uomo e Grande Scrittore italiano, un Uomo dalla Fede cristiana cristallina peraltro, scrisse : “Ma in fondo, cosa sà il cuore ? Appena quel poco tra un battito e l’ altro” !
    Fuori dalla retorica semplicistica e ‘incline agli schemi’, e dentro invece ai fatti umani reali, la vita di ognuno di noi ( ripeto, “di ognuno di noi”, Uomo o Donna che sia ! ) è talmente complessa e fatta di sfumature così difficili a cogliersi perfino dai diretti interessati, che è vano illudersi di ‘spianarla su un tavolo e analizzarne ‘senza almeno un dubbio o un’ incertezza’ i contenuti multiformi !
    Noi, Uomini e Donne che siamo, possiamo soltanto non arrenderci mai, e proseguire “a prescindere da tutto il nostro vissuto” il nostro Viaggio, alla ricerca della nostra parte migliore, che non perdemmo mai ma solo occultammo, e di quel minimo di felicità possibile che non dobbiamo negarci da noi stessi col farci schiacciare dai rimpianti !!!!

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  5. Non è che non ho un’opinione a riguardo. Il fatto è che non ho ancora avuto il tempo di leggere. Il fatto è che potrei dover rimandare questo tempo, e me ne dispiaccio. Il fatto è che avremo un lungo WE complicato e impegnato. Complicato da un incontro con una banda di amici, amici conosciuti proprio attraverso la rete. E’ che saremo fuori. Ma garei, se sarò ancora in tempo, ci sentiamo quando torno.

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  6. Caro Ser @Amandoross ( o Ser @Mario ), ti aspetto/ti aspettiamo con amicizia ed interesse .
    Poichè il ‘tuo buon senso pacato’, le tue esperienze felici o dolorose, più del vano martellarsi “con idee fisse” e non del tutto esatte, possono inquadrare meglio questa situazione che rimane, in alcune Donne ( e forse anche in alcuni Uomini ) stranamente ‘opaca’ .
    Per far capire che il passato ( amaro o strafelice che fù ) non ritorna più, e che ad ognuno di noi “non è dato” giudicarsi ‘ora per allora’, in quanto col trascorrere del tempo inesorabile, “noi stessi siamo mutati” dal noi che eravamo a vent’ anni ! Ed a prescindere da questa oggettiva considerazione, va inoltre compreso che un innamoramento nell’ età che avemmo, una passione o un amore, sono anch’ essi mutevoli, e gli elementi che determinarono quel sentimento ( attrazione carnale, attrazione spirituale, amore furioso, simpatia struggente che scambiammo per amore, senso di affidabilità che ci diede l’ altro/l’ altra, fiducia e tantissimi altri agenti ) “allora” quando eravamo giovani ed inesperti, sono talmente variegati e connessi a quell’ età da formare essi stessi un sistema complesso . Noi, possiamo trarre da quelle esperienze che ci fecero soffrire, più che il rimpianto e l’ autodefinirsi “fummo fessi/fesse a metterci con”, la forza per non caderci più, o comunque la spinta ad andare avanti “senza auto-negarci” alcuna delle felicità che fossero ancora raggiungibili, o quanto meno un sentimento di pacata serenità nell’ animo che ci faccia giudicare “anche noi stessi” con un pizzico di ‘humana pìetas’ in più .

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  7. Cara Martina Pocket, quello che scrivi qui e altrove mi fa riflettere molto. In particolar modo questo tuo parlare, insieme a Dani, di colpe.

    Premetto che il mio avatar fra gli autori insieme a quello di Ify ha un qualche senso, anche se scrivo molto poco. Infatti sono costante nella lettura, anzi, direi che se alzi lo sguardo e lo direzioni verso l’angoletto laggiù in fondo, potresti anche vedermi. Però questo ha creato una certa discrepanza che permette a me di conoscere voi commentatori ma non l’inverso.
    Senza approfondire, dico questo perché non voglio sembrare quello che si mette a blaterare dopo aver letto l’ultimo post o l’ultimo commento.

    Ma torniamo a noi. Collego la micro usb alla presa che ho dietro l’orecchio e registro i miei pensieri. Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, solo di dare un sunto delle mie riflessioni.

    Parto da un senso di fastidio interiore che ho nel leggere così tante volte la parola “colpa”. Mi sembra istintivamente così opprimente e mi crea dei forti disagi.
    Sarà perché ogni tanto ripenso alla mia vita, quasi mai facile, ed oscillo fra il sentirmi in colpa verso qualcosa, qualcuno o verso me stesso, ed il chiedermi, quando mi sento più fatalista, “ma quali colpe ho commesso per meritare tutto questo?”.
    In senso religioso la colpa nasce col peccato, fin da quello originale (ma su questo fatterello poi ci torniamo).
    Di colpa forse si può parlare quando si procura danno coscientemente. E’ questa la mia, la tua, la nostra storia @Dani?
    Oppure il senso di colpa nasce quando si viola l’immagine che sì, è alla mercé dei giudizi del pensare sociale, ma soprattutto non coincide con quella che abbiamo o vorremmo per noi stessi.
    Giochi di autostima votati ad un’inevitabile sofferenza se, e qui le frasi per me acquistano un senso più vero del semplice modo di dire, non impariamo ad essere un po’ più tolleranti nei nostri confronti, a saperci anche perdonare.
    In certe condizioni pacificarsi con se stessi non è facile, io, confesso, mica sempre ci riesco. Ho il ricordo di alcuni fatti che sono ancora tabù.

    Però non sarebbe male se ci domandassimo se “Le stesse cose compiute da un altro, genererebbero lo stesso disprezzo?” oppure “Sapevo già da prima in che situazione mi sarei ficcato/a e quali sarebbero state le conseguenze?”.
    Penso semplicemente che siamo esseri umani, imperfetti, e che la strada della conoscenza, o di una vita vissuta coscientemente, è fatta di prove e tentativi, a volte maldestri.
    Gli errori, e non le colpe, fanno parte del nostro patrimonio esperienziale.
    Perché poi cercare sempre di individuare un colpevole? Non ci basta il “maggiordomo”?(maggiordomo perfetto, maggiordomo sospetto).
    Che parlare di responsabilità è già una cosa diversa. L’atteggiamento responsabile è parte di un agire maturo e credo che anche questo si acquisisca.(e non tutti lo fanno, vero Attila? 😉 ).
    Nessun motto rivoluzionario “Liberiamoci dai sensi di colpa”, ma un tentativo, per rimanere vitali, va fatto. Io cerco di guardarmi con occhio più sereno, di prendermi meno sul serio e di ridere un po’ più di me.

    Ma poi tutto il “carteggio” ruotava sul “perché le donne preferiscono gli stronzi”.
    E qui si aprirebbe un lungo discorso sulle peculiarità femminili e maschili. Però mi andava più di agganciarmi al tuo discorso personale.

    Torniamo al “peccato originale”. Prendiamolo solo come spunto, vista la mia posizione di non credente. Nessuna pseudo interpretazione teologica o filosofica. Lo considero solo come momento in cui una certo vivere armonico si rompe. Se vuoi è possibile anche farlo coincidere con la nascita.
    Insomma, è un mio pensiero che uno dei “doni” o delle “condanne” che abbiamo ricevuto sia quello della Solitudine.
    La solitudine è un buco, un vuoto affettivo. E nessuno sembra esserne esente.
    Solitudine come antitesi dell’amore. Per questo è così facile sentirsi soli in mezzo alla gente. Non ci sentiamo amati, non a sufficienza.
    Molte e personali le strategie per risolvere il problema.

    Oggi si fa un gran parlare di “amare se stessi”, “conoscere se stessi” e via dicendo.
    Ma, secondo me, il fatto è che l’uomo non solo è un animale sociale, ma non è neanche attrezzato per vivere in solitudine, quella totale. Pena qualche patologia.
    Da solo gna po’ fa’.
    Daniel Defoe dovette inventarsi Venerdì, i bambini abbandonati nella foresta dovevano essere adottati dai lupi, etc. La relazione è alla base della nostra esistenza.
    Cantava Alex Baroni :”Perché un uomo non può vivere si sé e forse questo è da cambiare”. Non credo sia possibile cambiare, e tutto sommato va bene così. Sono energie che possono essere sempre canalizzate diversamente.
    Il senso di solitudine è quindi, ripeto, una delle cartine di tornasole che denunciano la mancanza di affetto. Anche quando ad uno sguardo superficiale sembra che questo ci sia.
    Eppoi ricordiamoci questo .

    Giustissime tutte le ragioni psicologiche che dai della tua storia, d’altra parte, a quel che ho capito, ne mangi a colazione.
    Vogliamo tornare a cercare di chi è la colpa?(tema di discussione in altro post)
    Noddai, anche se è vero che molto si consuma, o si acquisisce in età infantile, quando siamo spugne più spugne di uno che beve come una spugna.
    Ma torni a parlare di sano e malato, così come parlavi di colpa e innocenza.
    Non penso proprio che fossi malata né che sia giusto tutto questo caricarsi di colpe.
    Sei solo una persona attenta che affronta le proprie contraddizioni.
    Freud ed il caso Anna O, in cui il suo intervento è marginale (riportare a livello conscio traumi inconsci tramite ipnosi), secondo me dimostra solo che prendere coscienza di un problema non lo risolve automaticamente; capire a livello logico è utile, ma non sempre possibile o necessario.
    Credo che ottenga più risultati un sorriso regalato a se stessi o ad un altro. 🙂

    Rubo un tema trattato in un telefilm comico americano, che da noi non esce così non mi prendo del copione, e che riguarda “l’essere necessari”.
    Sul piccolo schermo (piccolo?) ne parlano due ex, ed uno rimprovera all’altra di non avergli mai permesso di sentirsi necessario.
    E questo mi ha colpito perché, dopo l’istinto femminile da crocerossina bilanciato da quello protettivo maschile, (destinati a non durare perché poi il malato guarisce e l’indifeso impara ad arrotare le armi) questo del bisogno di sentirsi “necessari” in una relazione mi è sembrata una cosa nuova e, se condivisa, pure carina.
    In qualche modo mi sembra un gesto più legato alla libertà che non al mantenimento rigido dei ruoli.
    Ma anche qui, la necessità di affetto può avere vibrazioni talmente alte che “l’essere necessari” può diventare “essere indispensabili”. E più diventa ampio questo bisogno, più aumenta il livello di sfida ed il perdersi dietro uomini impossibili, anaffettivi, egoisti ovvero…stronzi.
    Un bravo ragazzo in fondo è facile da accontentare, il livello di aspettative in gioco ci sembra basso.

    E chiudo qui, rilanciando sul tema “aspettative” che, secondo me, sono quelle che spesso nella vita ci fregano. Quelle che abbiamo nei confronti di noi stessi, quelle che gli altri ripongono in noi e via dicendo.
    Un esempio? Ho scoperto che da bambino tutto sommato ero convinto che “solo gli eroi sono degni di amore”. Non è questo il messaggio che quotidianamente ci viene propinato?

    Ps: sulla Legge dell’Attrazione la prossima puntata 😆

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    • Ero appena giunta per leggerti e non trovotti, ohibò! Ora mi metto comoda… 😉

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  8. Bali, splendido commento. Tanto di cappello. E cito pie’ pari questo l’uomo non solo è un animale sociale, ma non è neanche attrezzato per vivere in solitudine, quella totale. Pena qualche patologia.
    La solitudine infatti mi ha annientata. Il mio ex utilizzava l’isolamento sociale, consciamente o no, come potente arma di controllo.
    Io non sono freudiana, Freud lo metto, seppur con onore, nello scaffale dei classici da leggere per diletto. Premetto anche, come forse sai gia’, che non sono neanch’io religiosa, per cui quando parlo di colpe ovviamente non do’ un risvolto di “peccato”.
    Pero’ parliamoci chiaro. Soprattutto noi donne veniamo tirate su con terminologia biblica. e’ un lavaggio del cervello. Ci viene inculcato che dobbiamo sacrificarci per tutto. Che partoriremo con dolore. Persino le ostetriche nei corsi pre-parto ci vengono ad inculcare cazzate (scusate il dolce stil novo) come quella del parto naturale senza anestetico, il dolore che favorisce il bonding con il nascituro e l’epidurale che invece provoca problemi psicologici. Ecco io certe ostetriche le manderei in un gulag. Poi le nostre madri che ci inculcano che e’ necessario restare con i propri uomini anche se non li amiamo piu’, anche se loro ci trattano come zerbini, e’ un “dovere” verso i nostri figli, e’ un dovere verso tutti e tutto. Tranne noi stesse.
    Non meraviglia che poi, una volta diventate adulte, ci autoannulliamo e sprofondiamo nella depressione.
    E parlare invece del piacere? Del piacere di amare qualcuno, sia spiritualmente ma anche fisicamente? Del piacere di lavorare? Di avere una famiglia? Di anelare a dei momenti di gioia? A me venne addirittura detto che non dovevo neppure sognarmi di lamentarmi che non facevo le vacanze estive: dovevo “sacrificarle” per i figli e la madre malata.
    Guarda che il mio non e’ un caso isolato. Conosco dozzine di donne come me.
    Ecco perché nascono i sensi di colpa. Ci sentiamo in colpa se aneliamo alla serenita’. Ci sentiamo in colpa se vogliamo una vita sessuale soddisfacente. Ci sentiamo in colpa se vogliamo lavorare. Ci sentiamo in colpa, cazzo, se “rubiamo” due ore alla settimana per iscriverci ad un corso di yoga. Ci sentiamo in colpa se ci sfiora solo il pensiero: basta con i bisogni degli altri, basta, ed i miei bisogni invece?
    Ci sentiamo in colpa se divorziamo perché abbiamo deciso di non soffrire piu’. Ed ovviamente, alla fine di tutto, ci sentiamo in colpa perché siamo convinte che sia tutta colpa nostra. Anzi, ci viene detto proprio in faccia.
    Scusa per l’amarezza ma hai toccato un nervo.
    Ed alla fine della fiera concordo con te. Perché e’ cosi’ difficile amare? Perché e’ cosi’ diffcile cercare un po’ d’amore?
    La vita a volte e’ davvero incomprensibile.

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  9. Se posso inserirmi, vorrei dire che per quanto mi riguarda, e parlo della mia vita in genere e non solo sotto l’aspetto sentimentale, non sento sensi di colpa, ma sento oggettivamente e serenamente di aver fattto degli errori.

    Non me ne faccio una colpa, perché sono un essere umano e l’essere umano è fallibile, perché comunque ero sempre in buona fede, e se ho sbagliato è stato proprio nel non aver agito mai nel mio interesse, ma sempre in quello altrui.

    La vita s’impara strada facendo, qualcuno ha la guida dei genitori per imparare a vivere, almeno in parte, alcuni, come forse me, invece non ce l’hanno, che è sempre meglio però che avere guide negative, genitori depressi, alcolizzati, suicidi, depravati.

    Io ho avuto semplicemente dei genitori che non mi hanno saputo guidare e consigliare, così com’erano dipendenti e succubi delle necessità quotidiane da una parte e da mentalità e stereotipi dall’altra.

    Però è pure carattere. Io e mia sorella siamo state educate presumibilmente nello stesso modo, anche se il fattore ambientale non può mai essere identico, e siamo venute su assai diverse: lei voleva sempre il meglio, io ero quella del “non spendete soldi per me, non ho bisogno di niente”. Ci si nasce.

    Per il fatto invece del sacrificio direi che l’esempio l’ho avuto positivo, perché il loro sacrificio era sempre con animo lieto, anzi, non era mai un sacrificio, ma sempre un affrontare la situazione, un essere genitori protettivi e responsabili.

    Non è un sacrificio rinunciare per i figli, è cambiare un tipo di piacere, che è la libertà, con un altro tipo di gioia, che è la famiglia.

    Per quanto riguarda la mia (non) scelta di uomini, che per certi versi si sono rivelati sbagliati (e certo non compagni per la vita), i miei di problemi sono stati altri, e di questi abbiamo già parlato, almeno in sintesi.

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  10. Marty Pocket raccolgo quello che dici e non potrei aggiungere nulla.
    Basta comprendere quello che dici.

    Non è facile essere donne e, nonostante le apparenze, non è facile essere uomini, almeno di quelli che cercano di allontanarsi dalla tradizione, dallo stereotipo che, per di più, ci ha privilegiati nei secoli.

    Non sono freudiano e seguo maggiormente il pensiero orientale, anche se non sono etichettabile come buddhista, induista, eppoi neanche taoista. Spero di essere un uomo sufficientemente libero nel pensiero.

    Mi ritrovo spesso a citare la PNL (Programmazione NeuroLinguistica) perché al di là degli usi che ne vengono fatti per formare le leadership o i venditori moderni, secondo me è interessante quando parla di inconscio programmato e della possibilità di de-programmarlo.
    Alle volte sento il bisogno di un bagno “ripulente”.

    Concordo con te quando dici che ti basterebbe una settimana “fatta come si deve” per scagionare anni di malesseri ed errori.
    E’ un pensiero che spesso mi son trovato a condividere.
    Chi ha nascosto la bacchetta magica?

    Ho scritto a te ma sono consapevole che non sei la sola a vivere questi problemi. Ognuna con le proprie peculiarità.

    Aggiungo una cosa che avrei voluto dire a suo tempo.
    “perché è così difficile amare?” Forse perché l’amore ha bisogno di tolleranza, disponibilità e semplicità?
    In quanti film le protagoniste (sempre donne, eh), capivano di essere innamorate se sentivano il suono delle campane o il rumore delle locomotive in corsa?
    Non è che inseguiamo i fuochi d’artificio a tutti i costi?
    Forse l’amore è una cosa più semplice.

    Qualcuno dice che “se non ami te stesso non puoi amare gli altri”. Ed io non sono d’accordo. Così come il fatto di razzolar male non m’impedisce di predicare bene, di essere un buon assistente sociale ed un cattivo genitore (senza offesa per nessuno), io riesco ad amare gli altri anche se non amo me stesso. Anzi, le deviazioni possono essere due: una di non andare oltre la visione e la cura di sé; l’altra di annullarsi negli altri.

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  11. Ify, io intendevo proprio quello. Mi rifiuto, ad esempio, di usare la parola “sacrificio” applicata ai miei figli. Quello che faccio per e con i miei figli NON E’ un sacrificio. E’ una cosa che ad esempio mia madre non ha mai capito. Un tipo diverso di visione della vita.
    Io i figli li ho voluti non per sacrificarmi, ma per avere una vita con loro. Quello che faccio con loro mi piace. sono altre cose che mi deprimono, tipo il dover lottare quotidianamente con le istituzioni per i loro diritti, istruzione ecc.
    Anche l’idea di avere un parner, un compagno di vita mi attirava molto. Purtroppo non mi e’ successo e non ho idea di come sia, forse ho guardato troppe pubblicita’ del Mulino Bianco, ma io ero disposta ad amare. Non a sacrificarmi. Condividere le piccole cose quotidiane, le responsabilita’, anche le fatiche che la gestione di una famiglia comporta non e’ certo un sacrificio.
    E’ proprio alla parola sacrificio che io non credo.
    Saro’ un po’ hippie (ma si’, lo sono 😉 ) ma io ci credo ancora che si possa vivere con amore. Che si possa mettere amore negli atti quotidiani, dal preparare una cena per il proprio compagno e per i figli, dal preparare una lavatrice, all’andare al lavoro e tornare stanchi, senz’altro, a volte anche stravolti, ma tornare in quella che il ermine inglese intraducibile definisce home. Ovvero la propria casa intesa non come luogo fisico ma come luogo esistenziale di serenita’.
    Come ha ben detto Bali, sono queste aspettative che ci fregano.
    Ma io mi rifiuto ancora, tutto sommato, di credere che cio’ non sia possibile. Altrimenti Freud aveva proprio ragione, siamo tutti bruti alla ricerca della soddisfazione immediata dei propri istinti primari.
    No, non ci sto.

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  12. Ify, secondo me nella mente di un bambino si forma un modello, che rivedrà ed aggiusterà più volte negli anni ma che, a meno di terremoti emotivi, si porterà dietro almeno nei caratteri essenziali.
    E farà in modo di essergli fedele. Ma tutto questo penso sia di tutti e sicuramente normale.

    Tu e tua sorella potete aver avuto gli stessi input, ma ognuna li ha rivisitati secondo la propria percezione ed adattati secondo il proprio modello mentale di riferimento.
    Io non credo nel carattere dalla nascita, io credo nel bambino spugna.
    Forse è possibile applicare il “a che gioco giochiamo” (ricordi Berne) alla scoperta dei modelli.

    Spero di non averti risposto in modo freddo o tecnico, tanto sai che non mi riesce. 😀

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  13. Bali, ci siamo incrociati 😉
    Prima di tutto grazie per il nomignolo, lo trovo delizioso 🙂
    Poi, hai ragione. con l’esperienza ho capito che l’amore e’ di fatto una cosa molto semplice. e’ fatto di semplicissime piccole cose quotidiane (vedi mio intervento sopra). E per rimanere nelle filosofie orientali, semplicissime cose da gustare quando avvengono, senza troppe aspettative future. Sono queste piccole, semplici cose che in realta’ costruiranno un futuro solido.
    Non mi sembra di chiedere la luna. Solo piccoli momenti di felicita’, come la settimana che tu citi. Ma basterebbero pure un paio d’ore.
    Niente campane, principi azzurri, vincite milionarie alla lotteria.
    Non voglio neanche gioielli.
    Ma li mortacci, dov’e’ che sbaglio? Ma allora devo proprio diventare stronza?
    😉

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  14. Vedi tu 😉 Di certo gli stronzi fan “massa” (oh pardon 🙂 )

    Guarda che comunque, se vuoi far le cose fatte bene, devi diventarlo dentro e fuori.
    E tutto sommato se considero il grado di appagamento che uno/a ne ricava, non so se farei a cambio.

    Che poi ti vogliam vedere annoiata per l’ennesima vacanza in costa azzurra 🙂

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  15. Beh, intanto abbiamo raggiunto, discutendo spassionatamente e cercando di metterci ‘lealmente’, per quanto ad ognuno sia possibile, nei panni dell’ altro ( o dell’ altra ), alcuni punti fermi sui quali, per rendere non vano il prosieguo, dobbiamo fermarci :
    1) E’ più opportuno, più attinente allo svolgersi dei fatti esistenziali, parlare di “errori” anzichè di “colpe”, come ribadisce anche Ser @Balibar nei suoi precedenti interventi, potendosi parlare di “colpe” soltanto in quei casi in cui “volutamente” si sia voluto far male a qualcuno .
    2) Ogni storia è un fatto complesso, da analizzare senza farsi prendere la mano dalla “schematizzazione e/o semplificazione”, un fatto di cui è sì importante estrarre quegli elementi che si ripetano costantemente nelle storie similari degli altri/altre, ma senza pretendere, con un processo induttivo, di generalizzare i comportamenti e le motivazioni che li causarono .
    3) Senza ritirar fuori l’ esortazione ( fasulla ), ‘trita e ritrita’, del “devi amare te stesso se vuoi amare anche gli altri”, è sensato, penso, non
    darsi troppo addosso con ‘sensi di colpa’ fuori luogo e fuori misura, con atteggiamenti autopunenti che sfiorano il masochismo, sforzandosi invece di mantenere un equilibrio ( lo sò, non è facile, ma ci si può riuscire affidandosi al buon senso ed alla riflessione sincera, abbandonando autoesaltazioni o autonegazioni ) tra “il sentirsi un niente” ed il “sentirsi il migliore del mondo” .
    4) In nessun caso una Persona, Uomo o Donna che sia, si deve precludere, “e meno che mai con le proprie mani, per giunta”, ogni piccola o grande felicità raggiungibile ‘senza nuocere agli altri’, qualunque sia stato il suo vissuto, qualunque peso abbia raggiunto il suo ( o meglio, il nostro ) ‘bagaglio di errori’ !
    5) Se l’ educazione ricevuta dai proprii Genitori sia stata ‘frustrante’, occorre che appena possibile si lotti per non ripeterla ‘meccanicamente’ ai proprii Figli . Queen @Ifigenia, e come lei tanti, nella vita reale, che ce lo conferma ancora una volta qui in questo Post, dimostra che questo è possibile, che si possono in effetti ribaltare concezioni di vita e costrizioni, agendo in modo diverso per spezzare una catena, nei confronti dei nostri Figli, che rese amara, a noi Genitori, l’ esistenza .

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  16. dani

    Cosa significa questa parola “colpa”.. No, non mi riferivo a colpe per aver commesso peccati di tipo religioso e non.. (e oltretutto non sono così religiosa.. anzi..)
    Sì, possiamo parlare di errori se preferite e certamente posso confermare di essere anche io un essere umano incapace di non sbagliare.
    Beh, non posso farne a meno, io mi sento in un certo senso “colpevole” di questi errori. Colpevole soprattutto nei miei riguardi… colpevole di essere stata incapace di reagire al momento giusto e tentare di risolvere qualcosa. Colpevole di aver accettato un pò passivamente questa sorte avversa. Ma esiste poi la sorte avversa?? No, non ci credo proprio.. bisogna solo aver le palle giuste per affrontare le magagne.
    Rifletto a quanto dice Bali sul fatto di essere consapevole di recare danno agli altri..
    Mmmhh, caro Bali, mi hai dato un’altra bella mazzata, sai? Oramai sono abbastanza consapevole dei miei difetti e limiti e quindi dovrei essere capace di non recare danno agli altri e soprattutto a me stessa consapevolmente. E invece… Allora sono consapevole del danno che arreco??!! Mah.. Forse sì.. ho creato una specie di vuoto attorno a me, sono diventata ancora più intollerante e inacidita.. se già prima ero uno yogurt alla frutta, adesso lo sono bianco e acido!
    Non pensate però che io sia una pessimista persa. Anche io credo all’amore e ai lati positivi della vita. Non li vedo possibili per me.. ormai le aspettative strettamente personali sono finite e spesso mi prende la malinconia di non aver avuto nulla di ciò che volevo ma riesco lo stesso a vedere qualcosa di positivo nella vita. Ho dovuto spostare il mio raggio di vista…

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  17. Scusami, Lady @Dani, se – prima ancora che Ser @Balibar ti chiarisca il suo punto di vista – ti esprimo il mio !
    E’ una giornata strana, oggi, sia per il ripristino dell’ ora solare che arreca curiosi effetti nella nostra quotidianità, sia per un tempo pessimo ( qui ad Anzio, ha piovuto per tutta la notte e tutt’ ora scuotono il Porto ed il mare una pioggia persistente ed un vento fastidioso ) che sembra segnare la fine delle belle giornate d’ Autunno .
    Rileggendo attentamente le parole di Ser @Possum, noto che lui ha scritto : “Di colpa forse si può parlare quando si procura danno coscientemente. E’ questa la mia, la tua, la nostra storia @Dani?”, con ciò ponendo una domanda, “a se stesso ed a noi”, se il nostro passato agire, che ci fà ‘sentire in colpa’, sia stato determinato da una intenzionale volontà “a far del male agli altri” !
    Non un’ accusa quindi, il nostro Amico “ti” rivolse ( e, tanto meno “una mazzata”, come l’ hai definita Tu ), ma una riflessione a tutti noi a ripensare ed a riflettere sulle nostre azioni di ‘allora’ che ci spingessero ‘ora’ a nutrire in noi i sensi di colpa !
    Per quanto attiene poi al tuo sentire vana ogni aspettativa, al tuo dolente sentimento di malinconia ed al rimpianto “di non aver avuto niente di quanto volevi”, posso soltanto aggiungere che questa tua tristezza alberga in ogni animo sensibile, in alcuni dopo un reale ed irrimediabile fallimento “di ogni” ideale o illusione ( capitò, ad esempio, ad Ugo Foscolo, ma lui non si arrese e, al cadere di ogni suo valore etico-politico-sentimentale, reagì con inusitata forza di volontà per crearsi lui stesso “i suoi valori ideali” ! ), in altri dopo qualche umanissimo errore, che non preclude tuttavia, con il fallimento “di qualche” aspettativa legittima, la raggiungibilità pratica di altre piccole o grandi felicità possibili .
    La vita Amica mia, è un Viaggio meraviglioso sempre, anche se molte delle sue tappe temporanee sono ricolme di lacrime e sangue !

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  18. Cari amici, un piccolo flash ‘dietro le quinte’. Bali mi fa all’incirca (io non riporto quasi mai le testuali parole perché sono pigra ad andarle a ricercare): “Uffa ancora quella canzone, perche quella?” e poi, parodiando, aggiunge “le donne non cambiano la la la la”.

    Giustamente, lui è un uomo (e la sua parte pià intrigante 😛 ).

    Scherzi a parte, credo che la cosa che tocchi di più molte donne che si rispecchiano in questa canzone è il rapporto conflittuale con il proprio padre, l’adorato padre per cui ‘per lui sbaglio sempre e sono la sua figlia sgangherata”.

    Questo è un tema purtroppo ricorrente nella vita di molte donne. A questo proposito vi invito a leggere il commovente post di Ross in cui, a giudicare dai commenti, molte donne si sono riviste (e io pure, ed è per eccesso di coinvolgimento emotivo che non sono ancora riuscita a intervenire):

    “Caro papà ti scrivo”.

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  19. dani

    Forse devo essere più chiara.. non volevo assolutamente dire che Bali mi avesse fatto un’accusa o inflitto alcuna mazzata. La “mazzata” me la sono data da sola riflettendo sulle sue parole. Sicuramente non avevo alcuna intenzione di fare del male e neanche adesso ne ho.. Ho solo preso in consderazione che man mano che ci si autoconosce di più e si è più consapevoli dei proprio errori si dovrebbe anche essere in grado di non ripeterli ancora.. E invece..
    Sai quanto volete dico a me stessa che vorrei tornare indietro con il senno di oggi.. ma mi sa che non servirebbe a nulla. 🙂
    Sì, cavaliere, la vita è sicuramente un viaggio ma riguardo gli apprezzamenti dipende.. Dipende dai momenti e sono sicura che ognuno di noi ha visuali diverse a secondo del suo periodo di vita.

    Andrò a leggere, Ify, ma questa dei genitori è un cane che si morde la coda. La vita di tutti dipende in un certo senso, più profondo di quello che si creda, dai nostri genitori.. La nostra e anche quella dei nostri figli..

    p.s. anche nel centro della capitale oggi pioggia e pioggia.. 😦

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    • Addio musei vaticani pure oggi…

      Dani, era chiaro quello che intendevi, credo che anche con Bali non ci sia nessun malinteso.

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  20. Lady @Dani-21 ( nò, niente ‘ari-battaglia navale’ ! ), hai perfettamente ragione quando dici “la vita è sicuramente un viaggio ma riguardo gli apprezzamenti dipende.. Dipende dai momenti e sono sicura che ognuno di noi ha visuali diverse a secondo del suo periodo di vita!”, ed io concordo ‘come un guanto’ con te !!!
    Ma, pur valutandola a seconda del periodo di vita di ciascuno di noi, la Vita resta, oggettivamente, un Viaggio meraviglioso e con quella certezza possiamo viaggiare pur squassati dalle alterne passioni !
    Queen @Ifigenia-20, Tu sì, hai centrato ed affondato la mia “corazzata” che ritenevo ‘inaffondabile’ con quel “tuo rimando a ‘Lettera a Papà’ !!!
    Ed ho lasciato là, mentre inesorabilmente affondavo, le parole ‘che non sono riuscito a dire’ !

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  21. dani

    Beh.. Ify, almeno dentro i musei non piove.. 🙂

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  22. dani

    Beh.. Ify, almeno dentro i musei non piove.. 🙂

    La lettera di Rossaura è molto bella è mi riporta a quello che in fondo penso..
    Troppo difficile essere genitori e troppo difficile anche essere figli.. In qualità di figli vediamo solo le nostre sofferenze per quello che non abbiamo e riceviamo dai nostri genitori.. Ma ci poniamo mai problema di capire perchè sono così? Ci ricordiamo che anche loro sono degli esseri umani con problemi, difetti ed errori? E che anche loro sono frutto delle loro sofferenze?
    Abbiamo bisogno di diventare aduli per capire tante cose anche sui nostri genitori.. ma noi riusciamo poi ad essere genitori “migliori”?
    E’ una catena..
    Per fortuna però è un discorso generico su cui non rientrano tutti gli esseri umani…. Sicuramente a una buona parte sarà andata e andrà meglio… 🙂

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  23. Cara Dani, con quello che scrivi è mica facile replicare.
    Sicuramente qui da Ify spesso affrontiamo discorsi che per noi rappresentano un problema a cui vorremmo dare una soluzione.
    Ma ahimè, ognuno porta le risposte (che esistono) dentro di sè ed il piacere è quello della condivisione dei pensieri, del confronto, che magari rappresenta anche il seme che nel tempo ci permetterà di superare quello che oggi è un ostacolo.
    Molti di noi, parlando di sé, dimostrano di essere coscienti di ciò che erano e di ciò che sono, ma sappiamo che capire non corrisponde a risolvere.

    Io ci credo che sei riuscita a crearti un equilibrio che soddisfi una quieta sopravvivenza, però questo sembra ti costi la chiusura di alcune porte ed il tentativo di farlo con altre. E questo è un peccato.
    Ma non so dirti perché questo è uno sbaglio. Però qualcosa d’altro credo di averlo capito.
    Hai ragione a dire che forse noi siamo il frutto delle cose buone ma anche degli errori dei nostri genitori che, a loro volta, portano in sé l’eredità dei nonni, poi dei bisnonni, dei trisnonni e via in una strada che punta all’infinito.
    Paradossalmente potresti essere l’espressione di un conflitto di un tuo avo del ‘700. 😀
    Questo è il centro degli studi che sono “le costellazioni familiari” di Bert Hellinger (ma di cui io non sono un fan 😉 ).

    Ma il fatto di essere l’ultimo anello di una lunga catena non ci rende come Atlante che sorregge il mondo, né tantomeno di responsabilità a noi sconosciute.
    Partiamo da quello che siamo. Siamo cuochi a cui vengono messi a disposizione alcuni ingredienti ed alcuni attrezzi da cucina. Quelli abbiamo, altri potremmo costruirceli od inventarli, e con quelli cerchiamo di organizzare il miglior piatto possibile.
    Per quanto siamo inadatti potremmo rosolare troppo la cipolla, sbagliare un ingrediente, ma con un minimo di attenzione confezioneremmo qualcosa di commestibile.
    Perché poi, tutto sommato, chi è che sarà il destinatario del nostro lavoro? Ma chi se non noi stessi?
    Se poi qualcuno gradisce il gusto, è ben accetto al nostro desco (anche auspicabile, va).

    Già, direi che in cucina molti errori sono perdonabili ma… se sbagliamo nell’uso del sale?
    Eh, la storia si fa dura. Possiamo riprovare, non ci manca il tempo né le materie prime. E sbagliamo ancora.
    Ora, a questo punto possiamo impuntarci talmente su questa cosa che non ci accontentiamo più, ogni volta troviamo modo di non essere soddisfatti.
    Oppure inconsciamente continuiamo ad usare il pugno della mano come una pala, ed allora viene da pensare che in fondo abbiamo un tornaconto nel continuare a sbagliare, sia in un caso che nell’altro
    Vogliamo arrivare a dirci che in fondo non abbiamo fame?
    Ify parla spesso di autosabotaggi, o di autogol. Siamo tutti cuochi un po’ sbagliati, però dai, ci si prova. 🙂

    Scrivi “…colpevole di essere stata incapace di reagire al momento giusto e tentare di risolvere qualcosa. Colpevole di aver accettato un pò passivamente questa sorte avversa.” ed ancora “…bisogna solo aver le palle giuste per affrontare le magagne. ”
    Bè, ti dirò, che pur essendo uomo e quindi fornito di attrbuti regolarmente registrati alla motorizzazione (sai, per quando girano) io non sopporto molto i discorsi che partono dal “è il momento di tirar fuori le palle”. Sarà per il riferimento alla fantasmagorica “potenza” maschile (che vuoi, io sono oltre – cioè, etero ma spero non testicolocentrico), oppure perché significa uso della volontà.
    Ti cito un proverbio di un paese montano dove si è soliti dire “se fa quel che se pole, e non quel che se vole). Letteralmente, non si fosse capito: si fa quel che si può e non quello che si vuole.
    Certo da non usarsi come alibi all’immobilità, però lasciamo l’uso delle palle a chi è convinto che solo aggredendo i problemi si giunge a qualche soluzione.
    Hai ragione a pensare che in fondo le risposte sono già dentro di noi e che in fondo le conosciamo, ma non sempre, per le situazioni contingenti, possiamo agirle.
    Oppure parli di pavidità? Anche fosse? Sono rispettabili le persone che riescono ad ammetterla.

    Ti lascio, senza, come hai letto, nessun suggerimento, anche se c’è una variabile che non tratto, un po’ per rilanciare il discorso, un po’ perché è probabilmente in parte una proiezione mia.
    Ed è lo scorrere del tempo.

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  24. kinjo29

    Non so perche’ c’e’ la tendenza ad essere attratti da persone stupide e arroganti,ma so che si puo’ imparare a parare i colpi e a ponderare bene le cose… alcune persone sono attratte dalle persone “stronze” perche’ hanno un problema legato alla loro infanzia ad esempio,un qualche problema psicologico che distorce la loro percezione delle persone e dei sentimenti; una mia amica da piccola ha vissuto in modo traumatico la separazione dei genitori,con un padre fedifrago e arrogante (e anche un po’ aggressivo),e ora pur avendo dietro un sacco di bravi ragazzi che la corteggiano,lei continua a provare interesse solamente per dei pazzi deficienti come il padre…e la cosa piu’ brutta e’ che lei si rende conto di tutto cio’,piange e soffre,ma non vuole dare ascolto ai consigli degli amici,e se non si aiuta lei per prima,nessuno potra’ far niente . Purtroppo prima o poi capira’ e’ si svegliera’,spero per lei che non accada troppo tardi.

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    • Allora sei d’accordo con Martina, malattia attrae malattia.

      Quando ci sono questioni non superate, si tenta di ricrearsele a oltranza nella vita, alla ricerca di un esito diverso. Forse il problema è semplicemente che non accettiamo la sconfitta.

      Speriamo che Sissi non si vada a ricercare un deficiente come suo padre!

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  25. kinjo29

    Non credo proprio,Sissi e’ troppo in gamba ed ha la fortuna di avere te accanto,quindi tutto il tuo sapere andra’ a lei e sara’ un gradino piu’ in alto di noi,e sara’ pure in grado di vedere oltre la facciata delle persone e a percepire con equilibrio tutte le situazioni,ne sono convinto !

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    • Mah, io come scelta di uomini non è che sia da prendere come esempio! 😯

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  26. kinjo29

    Io intendevo che tu hai imparato dalla vita (e come noi tutti,hai imparato dagli errori),e Sissi avra’ te vicino a dargli i consigli giusti proprio perche’hai gia’ vissuto alcune fasi dell’esistenza che lei deve ancora vivere !!!

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  27. dani

    Caro Bali, tanto per iniziare, grazie per evermi dedicato questa rispostona.. :-). E poi grazie per non aver dato, come tu dici, consigli. Se non altro in modo diretto.. perchè il solo fatto di avermi parlato e detto quanto tu pensi è in fondo dare consigli in modo indiretto e credo sia il modo più sincero per farlo..
    Sì, l’idea di avere anche caratteri settecenteschi non mi dispiace.. 😉
    Considerando quello che sono stati nostri “avi” non volevo tenerne conto per quello che noi siamo adesso in modo determinante.
    Era solo un riflettere su errori subiti e poi, a volte, sulla incapacità di farli ricadere su altri..
    Sono d’accordo con te.. “dobbiamo partire da quello che siamo”. Ma noi siamo in un contesto, in una specie di rete, con intrecci diversi con tutte le persone che ci sono attorno e che in fondo fanno parte della nostra vita.. Ed è qui che viene fuori quella capacità di cui parlavo a sapersi destreggiare e appunto.. tirare fuori le cosiddette palle. Ok, senza aggressività.. ma bisogna cavarsela. Ed io non ne sono stata capace..
    Mi piace molto l’associazione al “cuoco” e il cucinare soprattutto per sè stessi.. e poi chi c’è.. c’è!! Ed è quello che ora sto tentando di fare..
    Ma mi fa riflettere molto la tua osservazione che “forse non abbiamo fame”!!
    Ci provo lo stesso a “cucinare” qualcosa ma.. è passata la voglia dei manicaretti, si va su una semplice e sana dieta mediterranea… 🙂
    E dovrei esserne soddisfatta. Mi basterebbe pensare, come suol dirsi, a vicissitudini degli altri e di cui sento parlare anche in queste piazze virtuali che ci associano o ad altri che conosco di persona.
    In fondo ho un lavoro, una casa, alle spalle un matrimonio sbagliato semplicemente perchè con la persona sbagliata e quindi un ex marito con cui non ho problemi estremamente drammatici ma tristi e semplici problemi di … azz.. non mi viene un termine adatto :-). Non ci sopportiamo e abbiamo un certo rancore che non riusciamo a mettere da parte dando sfogo, ogni volta che ci si vede, a belle litigate.. Rancore per che cosa? Boh.. lui sicuramente ce l’ha con me perchè non mi ha visto soccombere come avrebbe voluto dopo la separazione voluta soprattutto da me. Ed io vado di riflesso..
    C’è anche qualcosa d’altro ma mi fermo qui..
    Sono problemi che possiamo anche definire banali di fronte ad altro..
    E forse a questo punto ritorniamo a quella capacità di prepararsi un bel pranzetto che non è da tutti.. E soprattutto la capacità di saperselo gustare perchè credo che la chiave sia tutta lì.. il piacere di mangiare!!
    Per quanto riguarda il tempo, caro Bali, beh.. insomma.. diciamo.. che da una certa età in poi.. il tempo gioca le sue carte anche in negativo..via..
    Grazie.. 🙂

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  28. Perfetta la riflessione di Ser @Balibar, perfetta la sincera risposta di Lady @Dani, se la perfezione esistesse !
    Solo una cosa, mi preme sottolineare, e sottolinearla “da Uomo” : come Ser @Balibar, “aborro con tutto me stesso” la frase ‘mostrare le palle’, sia quando gridata da un Uomo, sia quando detta da una Donna ! E’ uno dei peggiori ‘luoghi comuni’ di tipo aziendale e di basso parlare, ed è oltre che ‘fesso’ anche inutile ad esprimere una volontà ed una dignità decenti !
    Scusate il disturbo !

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  29. dani

    oh maro’ sti ommini mo’.. hanno perso pure il piacere di “mostrarle”
    E vabbè.. tenetevele strette strette.. al riparo da attacchi famelici!!
    😉

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  30. Non “di mostrarle”, cara Lady @Dani, che ‘rinata’ t’ ammiro !!!
    Poichè, diciamocelo, “quanno ce vò, ce vò, ecchè semjo fessi nojantri qui a Roma” ???
    Ma di dirlo !
    Ripeto, aborro “questa frase fessa”, cui ahimè attinge l’ insopprimibile attrazione dei pigri, Maschi (sic!) esibizionisti e Femmine copianti, ‘al luogo comune’ di infima specie aziendale !!!

    Ps. Approfittando della momentanea assenza di Queen @Ifi ( che ‘aborre’ l’ uscita dal ‘topic’ e minaccia chi osi con tanto di scopa impugnata a randello ), ti racconto un aneddoto “sulle palle” .
    C’ era ad Hollywood, tra le più temute da Attori, Produttori e Gente anche non di Cinema, una coriacea Giornalista, Elsa Maxwell, una Donna ‘tipo di mascolino’ bassa e tarchiata, dura come poche, spregiudicata, a tratti volgare, capace di distruggere, con i suoi articoli temutissimi o con le sue parole crudeli, la Carriera ( e talvolta, la vita ) delle Persone .
    Bene, ad un Party, tra le Signore ‘bene’ si parlava ( ma và ? ) di Uomini che ce l’ hanno oppur nò, di Attori con fama di sciupafemmine o di Gay, insomma, di Uomini ‘con la stampella’ .
    Lei, a voce alta come era solita fare, disse : “Mah … in alcuni Uomini una Donna percepisce che ‘abbiano le palle’ …. in alcuni Attori il più delle volte, non saprei ….. ! Ma quando sale sul palco o reciti sul set Clarke Gable non è necessario percepire alcunchè, poichè le sue palle “scrocchiano come le biglie di un biliardo” !

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  31. dani

    e ce credoono che scrocchiavano.. 🙂

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  32. dani

    ovviamente “credo”.. non so da dove spunti il resto della parola..

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  33. @Dani grazie di avermi letto e della tua risposta.
    Scrivere magari è una “medicina” per me o comunque il momento per fissare alcune riflessioni.
    Altrettanto lo è leggere.
    Può darsi che le cose dette o ascoltate siano originate da un vissuto ed un presente diversi, ma non è in questo caso così importante.
    Importante per me è tutto quello che mi porta verso il non ancora pensato, i famosi stimoli.
    Magari condivido con molti il desiderio di una vita, non dico felice, ma serena, aperta al mondo.
    E tanto per cominciare la dieta mediterranea mi sembra un’ottima ricetta. 🙂

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  34. Ehm ….. Amica mia, sì, “scrocchiavano” per davvero !
    Nè quel grande Uomo che fù ( oltre all’ inimitabile Attore che regnò su Hollywood ! ) Lord @Clarke Gable, senti mai la smania, o il prurito, di dire : Ahò, ci ho le “le palle” !
    Lui, ce l’ aveva sul serio !!!

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  35. dani

    Bali, gli stimoli.. sono appunto ciò che ti danno la voglia di vivere e continuare a sperare sempre in qualcosa di meglio…e quindi direi che sei a cavallo 🙂

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  36. Chiudo questo bellissimo Post, in cui “tutti” siamo andati un pochino ‘off Topic’, guadagnandoci le “finte” rampogne di Queen @Ifigenia ( che del resto, era reduce da due giornate “finalmente” serene e non era restìa al sorriso ), con due considerazioni/esortazioni :
    1) Un grazie a Lady @Dani, uscita per un attimo dalla sua ‘dolente pigrizia’ ( scusami il termine ) e dalla sua riservata privacy, dimostrando a se stessa ( più che a noi ) che, quando vuole, è un’ Amica, ancorchè ‘virtuale’, simpaticissima ed efficace .
    2) Un grazie ( e lo vorrei scrivere con la “G” maiuscola, se la Persona fosse meno aliena ai complimenti ) al nobile ‘fantasma’ Ser @Balibar, della Contea degli Opossum, che ha sostituito l’ insostituibile Queen @Ifigenia da par suo, facilitando, in tutti noi, una più approfondita vista del nostro mondo interiore ‘senza necessità di giudizi’, chè a nessuno è dato emetterli, ed una esortazione interessata ( ahi, quel desiderio di ‘sentire più spesso’ gli Amici ! ) a “farsi vedere più frequentemente”, compatibilmente con i suoi impegni e la sua voglia di affacciarsi qui .
    3) Un grazie infine, agli Altri : poichè lo dobbiamo ammettere, è sempre un piacere sottile e appagante ri-trovarsi con chi percepiamo in Viaggio come noi, e non per diporto !

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    • @Ser Bruno: le mie rampogne sono senz’altro bonarie, ma non finte. Se scrivo qualcosa, mi piacerebbe che almeno in prima istanza si parlasse di quello che ho scritto (per altro, abbiamo un Divano apposta per gli off topic). Che poi si vada a finire come al solito a parlare del più e del meno mi sta bene, e mi pare anche normale visto che oramai siamo una combriccola di amici affiatati, , ma almeno all’inizio, sarebbe rispettoso sia per chi scrive, sia per i lettori esterni che non fanno parte della combriccola ma entrano interessati all’articolo e a eventuali discussioni sullo stesso, rimanere on topic.

      Caro Bruno, già è difficile trovare il modo di dire le cose senza offendere, poi se uno questo coraggio lo trova e l’altro sull’altro fronte fa lo gnorri, la comunicazione e lo scambio, la crescita insieme, diventano decisamente più difficili.

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  37. SCUSATE IL RITARDO. Ross, a volte non so se l’amore può giustificare. Altre non so se possiamo dargli tutte quelle colpe. E tutti quei nomi. E quei ruoli. E chiamare tutto “amore”. O scambiarlo con una notte, o una storia triste. Cioè dare a tutto un solo nome. A volte c’è solo la sofferenza. E per capirla la chiamiamo amore. Insomma, lo sai, ci sono troppe cose che non so. E non ho l’arroganza di spiegare. E troppo spesso ho raccolto solo un non so.
    Come dice Martina aveva paura. Cercava altro. Possiamo chiamare altro anche quello amore? Restando al suo tema dovrei aggiungere che il bosco è buio di notte. Non si vedono nemmeno le ombre. Si ode solo i lamenti. E gli odori. Cerchiamo una preda e ci troviamo prede. E prede della notte. Spesso vaghiamo solo come ciechi. Lei, davanti ai problemi, avrebbe dovuto rintanarsi nel branco. Sembriamo incapaci di aspettare. Abbiamo fretta. Soli non sappiamo stare. Non sappiamo mescolarci. Soli si allunga la notte. Non c’è compagnia che conti se quella non è solo nostra. Gli altri sono solo estranei. Abbiamo fretta. E Martina non è la sola a non saperlo chiamare amore. Perché non ha nulla dell’amore. Nemmeno le piccole frasi lette sui cioccolatini. Nemmeno una parvenza iniziale. Solo bisogno di un rifugio. E nella sue parole c’è molto di vero. Forse non tutto. Esiste il tutto? Certo c’è almeno quasi tutti. Ed è così anche per gli uomini.
    Certo: gli stronzi vanno a ruba. Hanno il fascino della sfida. Della dissacrazione. Del proibito. Ma soprattutto vanno leggeri nel mondo. Loro non possono soffrire. Semplicemente non sanno soffrire. E non sanno che fare del male perché non distinguono il male. Il male non li può sfiorare. Hanno occhi che non vedono. E mani che non sentono. Solo gli unici al mondo. Eppure muoiono anche loro. Ed il limite per tutti è che non sappiamo essere quello che non siamo. Lo dice bene Ify. E se ci proviamo facciamo anche peggio. Ed è sulla mia pelle che ho imparato che non si può amare anche per l’altro/a. Il problema è che quando credi di aver trovato la ricetta… non c’è una ricetta. Non per tutto.
    Cominciamo a rifiutarci di fare o le vittime o il carnefice. Non parlo per l’amore ma per ogni rapporto umano: non andiamo alla guerra e rifiutiamo l’altro come nemico. Anche l’altro che vuole fare il nemico. Seppure come vittima. Si confessa un’amica: mi faceva pena, credevo di poterlo aiutare. Non basta. Un’altra lo ammette: non potevo aver stima di lui, fin dall’inizio. Potrei continuare. Erano destinate. Ma anche sfortunate. Se in quel momento… certo che si dovrebbe anche saper riconoscere il momento. E’ questo pare confutare quanto sostiene il nostro cavaliere errante giacché in qualche cosa non c’è mai stata magia, non era amore nemmeno al primo momento. Amaramente si afferma che non c’è mai stata nemmeno l’illusione. E così è in molte storie che ho sentito, soprattutto al femminile. C’era forse la volontà di costruire un coppia, un matrimonio, un’unione. E’ questo che lascerebbe la logica perplessa, se non sapessimo che la logica è un’estranea passata poi per caso.
    Ma non è nemmeno una malattia. Forse un bisogno; inappagato. L’incapacità di stare soli (certo, per alcuni/e). Né l’età può essere a causa o giustificazione. Chi scelse deliberatamente la persona sbagliata e lo fece senza amore ed in età avanzata avrebbe una responsabilità che non ha. Solo cinque minuti prima avrei capovolto il mondo. Cinque minuti dopo vidi: mi era stata restituita la mia libertà. Ero stato salvato da quella condanna. Tra l’uno e l’altro solo quel piccolo spazio: 5 (cinque) minuti. E io che credevo di sapere non sapevo. Ma molto è stato detto. E più che aggiungere mi sentirei di togliere. Di riformulare. Di sfoltire. E non voglio parlare delle mie storie. Ogni storia è solo propria. Noi cerchiamo qualcosa che accomuni. E quel qualcosa è qualcosa che non c’è. Cerchiamo a volte l’amore nelle persone sbagliate. E a volte lo sappiamo bene che sono sbagliate. Ancor prima. E a volte è persino criminale chiamarlo amore. Ma soli non sappiamo stare. E nemmeno sappiamo aspettare. E ci illudiamo. Ma dare non basta. Non chiediamo ma se non c’è reciprocità non funziona. Nemmeno per un attimo. E io che credevo che almeno in quel primo attimo fosse assolutamente necessaria la magia. Mi dice un’altra amici: quel primo bacio sapeva di niente. Nemmeno il secondo aveva sapore. Anche lei ha aspettato l’ultimo.

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    • @Mario, bell’analisi Mario, grazia per le tue parole.

      E bella la presa d’atto che gli stronzi vanno leggeri nel mondo. Non si accorgono del male che fanno. Cinque minuti di loro piacere possono rappresentare la tragedia per l’altro, ma chissenefrega. Una notte estorta con una bugia, o persino con una goliardica prepotenza, può rovinare la vita di una persona, Mentre l’altra dopo una doccia, o forse anche prima, già se l’è dimenticata.

      Ci può essere un figlio che cresce senza padre, o l’incapacità di uscire dal trauma di uno stupro, ci può essere chi si suicida per una truffa, e lascia una famiglia sola e sul lastrico, mentre il truffatore si compra una macchina nuova, o una villa, a seconda dell’entità ella truffa, fa qualche tempo di bella vita, e del dramma delle sue vittime non gli giunge neanche l’eco.

      Ho allargato il discorso, non ho parlato più solo d’amore, ma gli stronzi mietono vittime ovunque. Cinici o vili, entrambe le categorie sinergiche. Come diceva Einstein, “il mondo è quel disastro che vedete non tanto per i guai combinati dai malfattori, quanto per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare”.

      Sia benedetto chi non sta fermo a guardare.

      Tornando all’amore, anch’io ritengo che almeno nel primo attimo sia assolutamente necessaria la magia: ma io quella forse l’ho avuta, ma un attimo dura troppo poco, non basta a tenere su una coppia, e men che meno una famiglia.

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  38. Ehm ….. però, Ser @Mario !
    Sei effettivamente arrivato ‘a babbo morto’, ma hai composto un commento niente male, esaustivo in ogni sua riflessione/considerazione in base alla tua ‘non leggera’ esperienza umana, attraversata da te stesso ‘in primis’ e coniugata da altri, Amici o Amiche, che ti vivevano accanto e si confidavano con te .
    Approvo tutto quello che dici, tranne un piccolissimo particolare .
    Anche osservando sotto una lente di ingrandimento ed analizzando ogni minimo particolare di una storia sentimentale “uomo/donna”, è pressochè impossibile affermare e/o giudicare “ora” quanto accadde invece “allora” ad esseri umani, come già detto “sistemi complessi ognuno”, non riducibili a ‘figurine’ .
    E questo Amico mio non è confutabile, poichè in nessun caso la misura, che svolgiamo “ora”, può concretamente ed attendibilmente aderire alla quantità del fenomeno che accadde “allora” !
    Si chiama “Principio dell’ indeterminazione”, e se è scientificamente dimostrato nelle ‘cose materiali’, lo è ancor più facilmente dimostrabile nelle ‘cose umane’ !
    Noi possiamo soltanto dire “ora”, ma col senno di poi, se una storia sentimentale sia stata viziata fin dall’ inizio, a causa della personalità dell’ uno o dell’ altra, da elementi più tendenti al naufragio che all’ approdo in un’ isola felice e sicura ! E da qui, magari, riconosciuti gli errori, viaggiare per non commetterli più e liberarsi dai rimpianti .
    E le ragioni di una storia finita male, che Tu lodevolmente hai elencato in discreta misura, sono ahimè di gran lunga di più, e non basterebbe una enciclopedia per descriverle tutte !
    Come è l’ esistenza, inafferrabile e arcana a volte, spiegabilissima e semplice altre, così è l’ essere umano pensante e amante, uomo o donna che sia, a volte brancolante cieco nel buio, a volte dotato di vista da lince !

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  39. Sono più concorde di quanto si pensi ed ero certo di non poter essere esaustivo. Eppure so di donne e uomini che nemmeno per un secondo si sono illusi che fosse amore. Lo trovo tuttora incredibile pur sapendolo. Si sono messi con un compagno/a ancor primi di un anche simile coinvolgimento. Avevo pensato sempre fosse obbligatorio almeno un attimo. Un’illusione. Al nulla non so che rispondere. E forse io stesso ci navigai vicino.
    E mi trovo a chiedermi che immane spreco. Ci chiediamo ancora chi fu più colpevole. Eppure sappiamo che non c’è risposta. E che comunque non servirebbe. Quando conobbi Ross sapevo che era ma non cosa e quanto. Povero stolto. Più giovane ancora. Quando conobbi la mia ex pensai che potesse lenire. E che era il momento. Il momento per cosa non lo so. Credevo bastesse volerlo. E l’ho voluto, invero. E ho sacrificato quanto e più del possibile. Era ora di mettere la testa a posto. Forse era migliore quel ragazzo pazzo. Che poi a posto mica l’ho messa tanto. Perché chi ha il vizio di sognare si ritrova a farlo.
    Eppure… quella ragazza… persino la pelle sapeva quello che la testa non capiva. Veglielo oggi a spiegare che i ricordi non si possono annullare.

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  40. dani

    Cavaliere.. grazie per il tuo grazie!! 🙂
    Hai perfettamente ragione sulla mia privacy ma soprattutto sulla mia pigrizia. E mi rendo conto che in un gradevole salotto in cui tutti ci tengono e piacevolmente parlano di sè stessi e manifestano chiaramente idee e opinioni non faccio una bella figura..
    Una certa riservatezza fa parte di me e sicuramente non sono molto predisposta a dare in pubblico (perchè in fondo qui siamo in pubblico)particolari riconoscibili da chiunque possa conoscermi nella realtà.. o se vogliamo andare più in profopndità potrebbe (ho detto solo potrebbe e non può..) essere anche un pizzico diffidenza..
    Ma hai colto nel segno soprattutto nella pigrizia. Questa però mi appartiene in questo ultimo periodo.. fa parte del mio modo di essere adesso e mi porta vedere del tutto inutili anche interventi o altro che possa passarmi per la testa di esprimere..
    Delusioni ce ne sono state e ora mi va così…

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    • @Dani: ebbene sì, internet è un luogo molto, troppo pubblico, anche se tendiamo a dimenticarcene, a pensare che siamo solo noi qui presenti a leggerci, tipo sindome della casa del Grande Fratello.

      Comunque sei un’adeguatissima compagnia, siamo noi che ti dobbiamo dire grazie, non certo tu scusa 🙂

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  41. dani

    p.s. volevo aggiungere le mie scuse per non essere sempre di adeguata compagnia 🙂 .

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  42. In “un salotto in cui tutti ci tengono e piacevolmente ‘parlano di se stessi’ e manifestano chiaramente idee e opinioni”, Tu non fai una bella figura, Lady @Dani ???
    A parte il fatto che non mi sembra di parlare di me stesso ( lo feci invero quando mi presentai qui ‘col mio nome da postero’ ), Tu Amica nostra, come me e gli altri che commentano “farai sempre una bella figura”, se agirai con sincerità nel confronto, esprimendo sulle varie questioni che ci deliziano o ci turbano “il tuo parere originale” !
    A mio giudizio ‘errante’, questo solo conta in un Blog come questo che ci ospita, dove il confronto è leale, dove non si partecipa ad una gara “a chi faccia la migliore figura”, ma semplicemente si esprime la propria opinione da un contesto o una esperienza diversa .
    Un po’ come guardare la stessa scena ( o oggetto ) da più punti di vista ( ognuno diverso dall’ altro ), cercando poi di fare una sintesi che non sarà mai una ‘verità apodittica’, ma almeno una condivisione a più voci che lenisca un poco le nostre incertezze e solitudini .
    Tutto qui, e Tu porti sempre un contributo positivo, Lady @Dani, ed ultimamente, ma questa è una mia personalissima opinione, assai più attinente ed efficace, ad onta della tua pigrizia lieve !

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  43. Leggo spesso questo post. Soprattutto le parole di Martina mi sono rimaste impresse e forse mi piace utilizzarle come scusa a cio’ che sto passando e vivendo. “Incontriamo uomini sbagliati perchè siamo noi sbagliate, malattia attira malattia”. Concordo pienamente… PIENAMENTE. E’ il risolvere tutto e stare bene con se’ stessi il vero casino…

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    • Ma no, risolvere tutto e stare bene con se’ stessi non è il vero casino: è solo impossibile.

      Benvenuta Sel!

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  44. Dimenticavo: penso che rubero’ qualche frase di questo post per un mio futuro articolo..ovviamente citando adeguatamente..

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  45. Ah ecco perchè non ci salto fuori 😉 Poi se ci si mette pure la sfiga…

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    • @Sel: qui non ti diremo mai: “dipende solo da te”, “se non ci salti fuori è perché veramente non vuoi”….

      Qui crediamo fermamente nella sfiga, nella recidività, etc. etc. etc. 😆

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  46. @ Ifigenia: ah bene, posso fermamente unirmi al gruppo allora 😉

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  47. @Sel: 😀

    @Bali: come mai questo improvviso, tardivo “I like”??? 😉

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  1. Anche questo è amore? « L’Altra Metà del Cielo

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