Tutto su mia madre

Io con mia madre ho avuto un rapporto molto conflittuale, e non è che si sia mai risolto.

A volte ho letto sui blog scritti sulla propria madre, e mi sono pure cimentata nell’impresa, ma quello che ne usciva era una tale esondazione di livore, per altro assai poco interessante per chi avrebbe letto, che ho finito sempre col desistere.

Da un po’ di tempo però sento amiche che in qualche modo, prossime al mezzo secolo, sono riuscite almeno parzialmente a recuperare questa figura: devo dire che un po’ anche a me sta succedendo e forse stavolta ce la farò a parlarne con un po’ di serenità.

Vorrei fare una pagina che raccolga non solo la mia testimonianza del rapporto con mia madre, ma anche la vostra, con vostra madre o con vostro padre (non entrambi, eventualmente farò due pagine, una “Tutto su mia madre” e una “Tutto su mio padre”, ma vorrei i due rapporti esaminati separatamente, anche se inevitabilmente l’accenno all’altro genitore ci sarà sempre).

Potete, se vorrete partecipare, postare i vostri ricordi, le vostre riflessioni, considerazioni o accuse, come commenti qui, poi io le sistemerò nelle pagine: vediamo che ne verrà fuori?

I blogger che avessero già postato qualcosa nel proprio blog, ma volessero comunque partecipare, potranno riproporre anche lo stesso testo, con il link che verrà senz’altro indicato nella raccolta.

Vi aspetto!

62 commenti

  1. Mi piace l’incontro. Mi piacciono le cose scritte a più mani. Sono curioso di leggervi. Certo che… a teatro mi sono emozionato ma… l’avrei chiamoto: Un padre di nome Lulù.
    BUONA GIORNATA 🙂

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    • Ehi Mario, buongiorno a te, ma che significa che sei curioso di leggerci? Vogliamo leggere anche noi te, sei o non sei dei nostri?

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  2. Daniela

    Io vivo ancora con mia madre…
    la vita che ho vissuto fino ad ora mi ha portato (o mi sono portata a questo punto)… ci sono dei giorni che desidererei vivere sola.. ma non è facile, soprattutto per chi non ha una casa a disposizione o comunque dei soldi contanti per almeno dare un anticipo e comprarsela da sè.. ma la maggior parte del tempo sono felice di vivere con lei.
    Lei è una donna speciale, non invadente, molto dolce, disponibile, con, purtroppo per lei, diversi problemi di salute .. con me in casa è ovvio che si senta più tranquilla, ma ugualmente è dispiaciuta per me perchè non ho potuto prendere il volo dal suo nido.
    Sono una donna fortunata ad aver con lei un rapporto assolutamente positivo. Certo, le baruffe non mancano.. ma si risolvono perchè entrambi siamo molto disponibili l’una nei confronti dell’altra… credo che molto sia dovuto anche al carattere abbastanza simile..
    Insomma, auguro a tutti di costruire un rapporto simile…
    Grazie, Ify, che mi hai dato la possibilità di parlare di mia mamma..
    PS: dimenticavo, qualcuno dice che noi abbiamo un rapporto “simbiotico”, naturalmente dando una visione negativa di quanto ho detto.. Chissà
    PS di PS: il film di Almodovar è MERAVIGLIOSO!!!
    Buona giornata!

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    • @Daniela: sei una donna fortunata, spero che mia figlia possa dire un giorno la stessa cosa di me, anche noi siamo simbiotiche.

      E’ ovvio, che le auguro anche di prendere il volo, di crearsi una sua indipendenza, anche se, quando c’è rispetto, uno il volo può prenderlo o averlo preso anche coabitando con la propria madre!

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  3. Tralasciando i giudizi sul Film di Almodovar ( o sui lavori teatrali che da esso derivino ) in quanto non potremmo far altro che aggiungere ‘cori di elogio a cori di elogio’, tanto bella e toccante fù quell’ opera del grande Regista spagnolo, vorrei soltanto iniziare con una considerazione “preambolo” sul tema .
    A mio parere “errante”, qualunque sia stato il rapporto con la propria Madre, sia esso stato felice o infelice, ci abbia aiutato a crescere o ci abbia messo ‘una palla al piede’, ci abbia scoccato alla vita con arco possente o ci abbia messo ‘con le spalle al muro’, la Madre è ‘parte integrante di noi’, è carne della nostra stessa carne, è un Mondo in cui abbiamo comunque abitato dalla notte dei tempi, da cui siamo usciti per affacciarci alla luce della vita e, piaccia o non piaccia, non ne possiamo, nè potremmo, prescindere mai .
    Fù quel rapporto felice ? Bene, quella felicità ci accompagnerà per tutta la nostra esistenza, ed oltre !
    Fù invece infelice, ci fece, o ci fà, soffrire amaramente ? E’ da “quella Stazione” che partimmo, o dobbiamo partire, alla volta della vita, per intraprendere il “nostro” Viaggio, dimenticandoci l’ infelicità ed i rimpianti, e sforzandoci invece, appassionatamente, di comprendere le ragioni di una Madre e, se non condivise e rifiutate ( ma “mai abbandonando” l’ affetto per lei !!! ), continuando invece a sforzarci per non ripeterle più nè con i nostri Figli, nè con gli Altri !
    Sarebbe tristissimo, ahinoi, se un eventuale rancore, dovuto ad una incomprensione con lei amarissima o a presunti o reali torti subiti, permanesse in noi fino al momento in cui la Madre intraprendesse il suo ritorno al nulla o al Paradiso dei Giusti, portandosi immancabilmente via “per sempre” una parte significativa di noi ! Per continuare il nostro Viaggio, “dobbiamo risolvere prima” ogni problema connesso con “questa Stazione”, se vogliamo andare oltre e lontano, dove ci chiamino sogni e ideali di vita irrinunciabili !
    Fatta questa premessa, per me ineludibile, posso cominciare a discutere su questo straordinario tema !
    A dopo, Amici miei !

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    • Cavaliere, legga qui, e non si monti la testa! 😉

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  4. Montarmi la testa ???
    E perchè dovrei montarmela ?
    Non ne vedo il motivo .
    Io ho solo fatto una premessa “che è un vincolo per me”, gli altri non ne tengano conto, se la pensassero ‘diversamente da me’ !

    Ps. Ho cliccato sul bottone “QUI”, ma riappare questo Post !
    Cos’ è, un nuovo gioco ???

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    • Mi perdoni cavaliere, ho sbagliato a impostare il link, ne avevo in memoria un altro: riprovi ora 😉

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  5. Beh ….. allora sì, rischio davvero di montarmi la testa !!!!
    Rischierei sicuramente di inorgoglirmi, se non percepissi “dentro di te”, Queen @Ifigenia, uno stesso comune, amaro, eppure umanissimo e dolce, invincibile sentimento condiviso !
    E questo, più che nutrire il mio orgoglio, mi fa vivere, e proseguire ‘più certo’ il mio Viaggio .
    Grazie, impareggiabile Amica !

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  6. E’ difficile per me parlare di mia madre senza citare mio padre!

    Impossibile perché ricordo ancora oggi nitidamente io seduta sulle giocchiha della maestra a 6/7 anni che mi chiedeva amorevolmente cosa era che non andava nella mia vita.
    Il tutto perché, scoperto anni dopo, nei miei pensierini e temini parlavo solo di mio padre.

    Quando poi morì mio padre io capii immediatamente che aveva voluto lasciare questo mondo prima di lei per dare a me lo spazio necessario per avvicinarmi a mia madre, spazio che lui riempiva consapevole di questa nostra complicità.

    Non è stato facile vivere i 7 anni successivi a quell’evento.
    Come cambiare e cominciare un dialogo se non si è mai stati abituati a farlo?
    Forse per questo non faccio altro che parlare parlare e parlare con i miei figli, e dimostrare loro l’affetto abbracciandoli in ogni occasione…..

    In un certo senso è come dice il nostro amico Ser Bruno, piaccia o non piaccia siamo quello che siamo anche in virtù di questo scambio madre/figlio.

    E così devo ringraziare mia madre se sono il suo opposto con i miei figli. Il problema semmai è se i figli comprendono questa fortuna che io non ricordo di avere avuto!
    Ma questo è unaltro discorso.

    Come si è conclusa la nostra storia?
    Si è conclusa che mia madre si è ammalata di leucemia mieloide acuta e ha avuto bisogno di assistenza che prontamente ho dato, in silenzio senza pretendere né recriminare, perché l’amore che lega un figlio alla propria madre è inscindibile dal loro rapporto conflittuale.

    E così alla fine dei suoi giorni mi ha chiesto scusa. Mi ha chiesto scusa per l’amore che non ha suoi comportamenti, di preferire mia sorella, più accondiscendente, in realtà solo per accontentarla.

    Io ero sempre quella che protestava subito, come una buona adolescente fa con ogni genitore, ma che poi interiorizzava quanto ascoltato e alla fine se era giusto faceva, ma aveva protestato in maniera molto colorita e accesa e allora questo si notava non che alla fine dava retta.

    Mia sorella più furba diceva sempre si, ma poi faceva come diceva lei, ma quello che si notava era la sua obbedienza!!!!

    Quel chiedermi scusa mi ha ridato 40 anni della mia vita passati sottotono e con poca autostima.
    Non c’è stato tempo per riempire questi 40 anni.

    E’ morta nel mio letto il 17 giugno 2005, ed io ho cominciato per la prima volta un dialogo con lei.

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  7. ho saltato un pezzo con il cpia incolla lo riposto qui:

    E così alla fine dei suoi giorni mi ha chiesto scusa. Mi ha chiesto scusa per l’amore che non ha saputo dimostrami, mi ha chiesto scusa perché mi ha fatto credere, con i suoi comportamenti, di preferire mia sorella, più accondiscendente, in realtà solo per accontentarla.

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    • Cara Polly, grazie per il tuo contributo, che ho già pubblicato.

      Forse la pubblicazione dei nostri scritti sta passando sotto silenzio, ma a lato trovate i link alle pagine pubblicate, ditemi se avete difficoltà a rintracciarle (difficoltà? ma siamo tutti megatelematici!).

      Per non fare una sfilarata di pagine ho oscurato i primi tre divani, che tanto erano chiusi.

      Spero presto di riuscire a pubblicare anche la mia di storia, è tutto il giorno che cerco di scrivere.

      Chiudo, scappo a casa, ci risentiamo (linea permettendo) tra un po’.

      Baci, e grazie a tutti queli che hanno partecipato e che continueranno a partecipare.

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  8. DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI…
    Tutto su mia madre.
    La storia inizia ben prima della nascita di mia madre. Come tutte le storie ha radici profonde e nascoste, forse difficili da cercare, ma per parlare di lei non posso che raccontare gli antefatti.
    La nonna di mia madre era bellissima ed austera. Era abituata agli agi di palazzo quale dama di compagnia di una nobildonna molto ricca. Viveva tra il palazzo in città e la villa in campagna. Vittoria, chiamiamola così, viveva attorniata da servitori e lacchè, senza sapere cosa fosse la fatica e i problemi di una vita modesta. Sinceramente credo fosse una figlia del popolo, probabilmente consegnata da qualche fattore al Conte perché ne facesse una serva. La sua bellezza e la sua intelligenza fecero il resto. Si sposò con lo stalliere del Conte anzi per la verità era il cocchiere, apparentemente una mansione modesta, ma che richiedeva la fiducia completa del suo Signore.
    Il nonno aveva l’aspetto di un re e non sembrava proprio un semplice servitore. Ne conservo una foto, un omino fotocopia del nostro re di allora con i baffoni a manubrio. Non conosco particolari del loro amore, so solo che vissero separati dal loro lavoro e forse anche dalle convenzioni del tempo. La bella Vittoria ebbe molti figli di cui non si curò. Furono affidati alla balia nella villa di campagna del Conte. Questi figli, allevati da estranei, i genitori non li vedevano mai, ma ne subivano la volontà a distanza. C’è una caratteristica nella mia famiglia ed è che in ogni generazione è nata qua e là una femmina di grande bellezza. Una sola, isolata, in mezzo a maschi e femmine diciamo più comuni. Bella così era mia nonna, piccolina e selvaggia come una zingara. Lei era fiera e orgogliosa, ma era stata cresciuta senza l’amore dei genitori e quando s’inguaiò col garzone di stalla e fabbro, mio nonno, visse questo sentimento più come una catastrofe che come un sentimento romantico.
    Vittoria fece allontanare Dorotea e mio nonno dalla villa. Forse si vergognava di quello che le pareva una soluzione così modesta e deludente. Si sposarono ed ebbero quattro figli. La prima, figlia della catastrofe, fu mia mamma. Quindi i due si trasferirono nelle campagne più vicino alla città perchè Giuseppe, mio nonno, da ferratore di cavalli passò all’industria pesante, passando ancor prima per la guerra che gli costò il tributo di un occhio. Trovò lavoro in fonderia, in una grossa azienda che produceva armamento pesante. Pure mia madre, giovanissima, ci lavorava tagliando il vetro per l’industria bellica. Venne il tempo della seconda guerra mondiale e mio nonno non fu richiamato perchè invalido, così faticava in fonderia assieme a mia madre che, seppur dall’aspetto fine ed elegante, aveva una forza fisica non comune. Insomma come la madre precedentemente aveva ereditato una bellezza discreta e sofisticata e questo in un paesino di campagna saltava davvero all’occhio.
    Mia nonna forse a causa della sua infanzia o solo perchè vedeva mia madre come la causa della sua sfortuna, non aveva per lei un amore materno normale. Per giunta, essendo l’unica delle due femmine appetibile, vedeva in lei la bella figlia da sistemare con un buon partito, cosa che le risultava impossibile con la seconda figlia bruttina, ma comunque lampantemente preferita alla prima.
    A volte la bellezza di una donna crea problemi anche dove non sembra. In effetti mia madre veniva angariata dalla nonna per piegarla alla sua volontà. I corteggiatori erano molti, ma le era permesso frequentare solo quelli benvisti dalla madre e dotati di un cospicuo capitale.
    Povera ragazza. Lei invece era così romantica. Non voleva un marito coi soldi da sposare senza amore. Lei sognava l’amore e una famiglia e pure dei bambini. Lei amava i bambini. Guardava i figli degli altri e sognava i suoi. Pensava ad una vita piena d’amore, che però nella sua vita non aveva mai avuto. Il nonno non era male, era socialista e pieno di amici, suonava il violino alle feste paesane, ma aveva imparato a rifuggire quella donna che amava e che non sapeva dargli affetto.
    Mia madre era la persona perfetta per farne una vittima, persino la sua insegnante delle elementari invece di tenerla in classe ad imparare come suo diritto, le consegnava i due figli da accudire fino a quando non finiva l’orario di scuola.
    Forse per questo non aveva molta fiducia in se stessa, e si considerava inferiore ed ignorante nei confronti degli altri. Questo non l’aiutò nella sua vita successiva.
    Un giorno mentre prendeva l’acqua alla fontana incontrò mio padre. Lui era appena tornato dalla guerra. Era rimasto lontano per dieci anni, tra militare, campagna di Grecia e Albania e prigioniero di guerra in Germania. Erano vicini di casa quindi alla sua partenza l’aveva lasciata bambina e la ritrovava donna. Lui era più vecchio di mia madre e malgrado fosse considerato un bell’uomo e facesse soggezione, non poteva dirsi un buon partito. In pochi giorni si presentò alla nonna e la chiese in sposa. La nonna non poteva opporsi, era un uomo adulto e senza sfronzoli, con lui si sentiva intimidita. Per tutta la vita lo trattò come se non fosse suo genero. Così mia madre si sposò e si trasferì in città.
    Mio padre faceva il ciabattino, lavoro umile anche a quel tempo. Però era bravo e molto capace nel preparare scarpe ortopediche. Era un grande lavoratore, ma poco avezzo a trattare con una donna così giovane e spaventata. Non c’erano gentilezze nè divertimenti per lei, nemmeno nei primi anni della loro vita insieme. Anzi, viveva sotto il giogo della suocera, mia nonna paterna che era piuttosto egoista e manipolatrice. Non fu un bel vivere, e mia madre soffrì moltissimo della convivenza con quella donna che non la poteva soffrire. Quando i miei decisero di lasciare la casa della nonna, mia madre si ammalò. Era stanca e depressa. Non riusciva a dormire e a parlare con la gente. Ogni tanto si sentiva male e io dovevo correre dalla vicina perchè mi diceva che si sentiva svenire e che le sembrava di morire. Mio padre liquidava i suoi malesseri come cose da donne.
    Credo che cominciarono lì le mie rivolte contro mio padre. Mia madre non riusciva a tenergli testa. Era debole e lo assecondava sempre anche quando la trattava come se fosse una stupida.
    Successivamente mia madre ebbe altri tre figli. Credo che per lei noi fossimo importanti perchè solo con noi riusciva ad essere serena. Ma a quel tempo i figli erano un grande peso. Era una fatica che non poteva condividere con nessuno. Mio padre non le concedeva nessuna agevolazione perchè pensava che quello doveva essere il destino di una donna: lavorare senza sosta per la famiglia. Mia madre era forte fisicamente, ma terribilmente sola. Io crescevo dentro ad una famiglia numerosa comprendendo fin da subito gli equilibri. Dal momento che avevo potuto schierarmi con qualcuno l’avevo fatto. Combattevo una battaglia impari per far riconoscere i miei diritti e quelli di mia madre, ma lei non si schierava mai al mio fianco. Io mi scontravo per renderla più emancipata e per far riconoscere le sue fatiche e i suoi diritti e lei si faceva mettere sotto senza dire nemmeno una parola. Io l’aiutavo a crescere i suoi figli insegnando loro la collaboraione e la parità tra maschi e femmine, mentre mi costringeva a trattarli come faceva lei: in modo disuguale. La cosa che sopportavo meno era il suo ricatto affettivo. Sapevo che non era felice, cercavo di aiutarla per farle migliorare la vita, ma lei mi rifiutava e anzi sviluppava verso di me una sorta di rancore.
    Ovviamente non sapeva contrastarmi perchè il mio carattere era troppo forte per lei, ma non sapeva nemmeno abbandonarsi all’affetto se era affetto quello che provava per me. Crescendo si attaccò morbosamente a mia sorella a cui avrei potuto quasi essere madre. Questo lo dico solo perchè era questo il sentimento che provavo verso i miei fratelli piccoli. Li avevo cresciuti in sostituzione di mia madre, che lavorava, e loro mi ricambiavano con un amore quasi filiale. Questo non me lo perdonò mai. Ogni volta che la invitavo a lasciare più indipendenza a mia sorella per il suo bene, mi accusava di essere ingiustamente gelosa del loro rapporto speciale. Credo che fu sollevata quando alla maggiore età me ne andai di casa per vivere da sola. Si riprendeva totalmente lo spazio che forse io occupavo in modo ingombrante. Passarono parecchi anni ed io feci la mia vita indipendente dalla mia famiglia, ma sempre pronta ad intervenire nel caso di necessità. Aiutai i miei fratelli negli studi e raccolsi le loro confidenze più intime. Era inevitabile visto che non ero davvero la loro madre. Se intervenni a loro favore lo feci sempre facendo finta di non intervenire. Un gioco delle parti che non mi piaceva, ma che mi adattavo a fare per tutti loro.
    Poi ebbi un figlio mio e mia madre si offrì di tenerlo quando andavo a lavorare. Io lo portai all’asilo nido a quattro mesi. Non ero per niente entusiasta della sua proposta. Poi come succede il piccolo si ammalò frequentemente ed in quei periodi se ne occupava lei. Di questo le ero grata, mi permetteva di non dover continuamente assentarmi dal lavoro, ma in vari modi mi fece sentire una madre snaturata, una donna per cui era più importante il lavoro che il figlio (e per inciso solo del mio lavoro vivevo), cercò di allontanarmi da lui manipolandolo. “Vero amore che vuoi restare dalla nonna? Che ti fa dei buoni manicaretti? Lascia andare la mamma che è stanca e che domani deve andare a lavorare. Tu dormi bene a letto con la nonna vero? Tu mangi con la nonna vero? Tu sei più buono con la nonna vero? Fai ciao ciao alla mamma!!!”
    Per quanto tentassi di farle capire che si comportava in modo sciocco, senza offenderla frontalmente, lei continuava il suo gioco al massacro. Per fortuna passarono gli anni e mio figlio, molto presto mi chiese di lasciarlo a casa da solo piuttosto che farlo andare da mia madre. Mi diceva: “Ti prometto che starò buono e tranquillo purchè tu non lo dica alla nonna che sono a casa da solo.” Forse nemmeno a lui piaceva quella critica velata sul nostro modo di vivere ma soprattutto sul mio.
    Per mia fortuna e per carattere il contributo di mia madre alla mia formazione è stato non troppo invasivo. A lei mi lega comunque affetto e stima e il tempo ha anche stemperato le nostre difficoltà. Oggi che è rimasta vedova e non ha più costrizioni si è resa conto che io l’avevo aiutata a prendere coscienza di molte ingiustizie che subiva dagli altri e che l’ho pure supportata scontrandomi duramente con mio padre. La cosa incredibile è che oggi riesce a confidarsi con me come se fossi una sorella maggiore. “Lo sai, mi vergogno dirlo, ma la morte di tuo padre mi ha sollevato di un peso.”
    Questa frase è terribile, lei lo sa e sa pure che sono l’unica che la può capire. Ma quella del padre è un’altra storia che racconterò in un altro post.
    Oggi le voglio bene e le perdono di non essermi stata madre o almeno la madre che volevo, ma come si sa bene, egoisticamente tutti valutano più quello che hanno dato di quello che hanno ricevuto ed io non faccio differenza purtroppo. Lei ha dato tutto quello che poteva dare e forse io non ci sono riuscita appieno.

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  9. Mi scuso per la prolissità. Ma ad un tema così non ho saputo rinunciare. Forse sono andata OT ma parlare di mia madre senza capire da dove provenivano alcuni suoi pregi e difetti, come daltronde anche miei, mi pareva ingiusto.
    Spero che ce l’abbiate fatta a leggere tutto.
    Congratulazioni! 😉
    Ross

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  10. Cara Ify, volevo scrivere qualcosa prima ma non ho avuto il tempo. Anzi, era una scusa. Non ne ho avuto il coraggio. Poi ho letto la testimonianza di Polly, mi si e’ stretto il cuore. Tutto quel parlare di autostima mancante… mi e’ sembrato di rivivere il passato.
    Ross, la tua storia la conosco anche se molti dettagli mi mancavano. Tua madre lo intravista e mi ha dato l’impressione di una donna che il tempo e la vita hanno reso fragile. Una donna gentile.
    Non scrivero’ la mia storia, non abbiatevene a male. Ancora e’ un capitolo aperto. La storia di una madre che ha sempre sofferto di malattie mentali e fisiche, da che mi ricordi. Che non ha mai avuto forza ed energia. Di una madre che non c’e’ mai stata per nessuno psicologicamente ma che ha sempre preteso supporto da tutti e quando non gliene potevi dare chiudeva ponti e comunicazioni. Anche adesso comincia a spaventarsi del mio ritorno in Italia, teme che, per la prima volta in vita sua, debba “farsi carico” di due nipoti feriti, uno molto, molto difficile da gestire. Ovviamente non gliene faro’ carico, non mi sogno neanche. Anzi, sono sempre li’ a dire ai miei figli “quando andiamo in Italia la nonna dovete aiutarla, sapete che ha bisogno”.
    La storia dunque la raccontero’ un altro giorno. Anch’io dico sempre, come Polly, che forse solo sul letto di morte troveremo un punto di contatto, che non c’e’ mai stato. Lo dico con paura, perché non voglio che muoia senza rendersi conto, nemmeno per un attimo, di cosa sia un rapporto madre-figlia. Ma poi mi dico: e’ la sua malattia. Non scuso, non cerco giustificazioni. Forse cerco solo di convincermi che non sono stata una cattiva figlia. Che non e’ stata colpa mia.

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  11. Consentitemi, di abbracciare ‘forte e lealmente’ Lady @Polly, per la sua struggente testimonianza !
    Nessuno di noi, ha ricette esistenziali o verità assolute da rivelare, nè i nostri giudizi sono più consistenti delle foglie al vento .
    Ma, di fronte a quanto ci ha appena rivelato Lady @Polly, non si può non pensare, con tutto il sentimento e la ragione dentro ciascuno di noi, che “quel suo vivere”, e con quella Madre che continua, ora, a parlare con lei come entrambe non fecero allora, con quel suo starle vicina ‘comunque e a prescindere’ ed accompagnarla, con tutta la dolcezza di una Figlia non immemore, al sonno perenne, che il suo comportamento nel rapporto arcano “Madre-Figlia” è stato, ed è tuttora, semplicemente, accoratamente, appassionatamente, “ESEMPLARE” !!!

    Ps. Chiedo scusa alle altre Amiche che conosco se per ora non commento, ma le loro lunghe storie, oltre al rispetto, meritano una mia lunga riflessione sulla quale volentieri amerò tornare con maggiore lucidità !

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  12. Carissimi, intanto grazie a tutti della vostra partecipazione. Non ho potuto partecipare molto ai commenti perché ho dato la precedenza alla pubblicazione.

    Oltretutto devo ancora dare il mio di contributo, sono ferma alle prime tre righe. Voi direte che c’è la prozia, ma che c’entra? Se siamo prozia e bisnipote la madre non può essere la stessa, vi pare?

    E poi, diciamo pure (e soprattutto) che il tempo passa e le cose cambiano. Credo che da adulti il rapporto genitori e figli cambi in continuazione.

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  13. Scusate, un’aggiunta. Vi pregherei di commentare i post degli amici che sono intervenuti nelle pagine rispettive, thank you, e a proposito di commenti, sono testimonianze molto intense, hanno bisogno di essere metabolizzate.

    Mi sono resa conto di aver toccato una corda che fa male quasi in tutti noi, e non è un caso. Forse non è questione di tempo che non sono riuscita ancora a scrivere, la penna mi s’impunta e non va avanti.

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  14. kalojannis

    Non ci sono lettere, parole o pensieri che possano esprimere la grandiosità, la bellezza e la bontà di mia madre.
    Mi spiace ragazzi ma la MIA è la mamma più splendidissima del mondo!

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    • @Kalos: scalda il cuore e illumina il viso leggere le tue parole, ma un altro pensiero mi ha attraversato all’improvviso la mente: forse anche la mia è così, e io sono semplicemente incapace di vederlo.

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  15. Dopo oltre otto mesi dalla sua morte, per me è ancora doloroso parlare di mia madre.
    http://aquilanonvedente.wordpress.com/2010/05/28/tecnicamente/

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  16. Ify, non penso sia questo il punto. Questo forum non vuole essere su come siano le “persone” madri ma su come sia stato il rapporto con noi. Io ad esempio non so neppure come sia esattamente mia madre, come “persona”. E’ difficile capirlo dietro a tutti gli strati dlle varie malattie. E’ difficile definire cos’e’ una “brava” madre. Cosa vuol dire come definizione?
    Solo una cosa dico e ripeto all’infinito: genitori si diventa, non si nasce. Ci vorrebbe un corso di laurea obbligatorio per tutti prima di diventarlo (mi includo anch’io nel numero di quelli che ne avrebbero avuto bisogno).

    @aquila: un abbraccio forte.

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  17. Non so se è così, ma mi par di capire che i rapporti tra madri e figli maschi siano decisamente migliori.
    Leggendo Kalos e Aquila scopro quanto più viscerale e diretto sia il loro rapporto con la loro madre.
    Certamente è naturale che, senza andare tanto a scomodare Freud la sinapsi sia migliore. Molto spesso madri e figlie sviluppano dei sentimenti di rivalità mai confessati. I complessi di Edipo esistono ancora anche se ormai non se ne parla più.
    E poi comunque le donne sono decisamente più istintive e viscerali degli uomini.
    Secondo me esiste anche un’altra cosa di cui raramente si parla. Le madri amano i loro figli (potenzialmente quasi tutte) e lo dovrebbero fare suddividendo il loro cuore in parti uguali, ma sono convinta che non è così. La cosa certamente si semplifica se il figlio/a e unico/a, ma se i figli sono di più, allora è facile che quella madre abbia comunque una preferenza, viva un amore materno più o protettivo, o istintivo o ragionato oppure anche solo immotivato verso uno dei figli/e.
    So che le madri di questo si vergognano, almeno quelle che si pongono il problema, e che lo negano fino allo spasmo, ma così è umano e questo bisogna accettare.

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  18. Nò, se si legge attentamente l’ accorato Post di Ser @Aquilanonvedente ( “Tecnicamente” ), non mi sembra che si possa parlare di ‘complesso di edipo’ o di ‘rapporto particolare’ tra Mamma e Figlio ( unico o nò ) .
    Ser @Aquila tocca, magistralmente, ma facendoci assai male dentro, un altro aspetto di questo tema, un aspetto amaro che fa parte della mia premessa, e tocca direttamente i Figli, non per il rapporto viscerale che ebbero, o hanno, con la loro Madre, ma per lo struggente sentimento “di ciò che non fecero” quando le loro Mamme, con una presenza non intralciante, con uno star vicino ai Figli silente e dolce, con una necessità di aiuto mai richiesta ( o tacitamente allusa ) e da essi Figli, per una incomprensione egoistica dovuta alle loro problematiche, “negata o concessa in fretta come ad un inopportuno estraneo”, senza nessuna vicinanza affettuosa che le confortasse in quel passaggio fatale ‘malattia-morte’ che stavano attraversando .
    E’ un aspetto dolorosissimo che ci tocca tutti e ci ricorda che noi, per quanto giovani possiamo essere, siamo soltanto un attimo di vita che presto si fa ombra, ed in questa precaria brevità “non riusciamo a capire per tempo”, chiusi come siamo nei nostri egoismi, le esigenze umanissime di chi ci generò !
    E quando il filo si spezza e, rimasti noi soli e senza più problemi con le nostre Madri, solo allora ci accorgiamo “che non siamo più gli stessi”, che con la loro silenziosa uscita “per sempre” dalla nostra vita, una considerevole parte di noi ( forse, la migliore ) se ne è andata, irrimediabilmente per noi, con loro .

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  19. Caro Cavaliere ho fatto la più o meno la stessa riflessione dentro al post di Aquila nelle sottopagine di Ifigena.
    Hai ragione sono perdite irrimediabili quelle che la vita a volte ci mette davanti. O almeno è questo che la natura ci prepara. Ed è comunque difficile quel viaggio senza poterci portare appresso il loro dolce ricordo o il loro delicato affetto.

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  20. Non saprei Ross. Io alle teorie freudiane non credo ed ho letto anch’io l’intervento di aquila come il cavaliere.
    Vorrei dire una cosa sulle madri di piu’ figli che li amano in “quantita’” diverse (e se ho intepretato male, ti progo correggimi). Lo trovo impossibile da concepire. Io ho due figli che amo assolutamente allo stesso modo. Non ci ragiono neppure su questa cosa, per me e’ naturale che loro siano assolutamente uguali nella bilancia del mio amore. Anche se l’amore non ha bilance ma lasciamo questo tema per un prossimo post.
    Cio’ che e’ diverso, da figlio a figlio, e’ invece l’approccio. Un esempio pratico. Mio figlio e’ diffcile da amare. A volte devi esserne proprio la madre, accettarne le scontrosita’, i problemi, la conflittualita’. Ha avuto enormi problemi in tutta la sua carriera scolastica, a partire dall’asilo. E’ stato un lavoro a tempo pieno che spesso non lasciava il tempo di tirare fiato. Mia figlia invece si lascia amare e ricambia con gli interessi. E’ la “figlia facile”, quella che tutti i genitori si immaginano, quella che vuole farti contenta a tutti i costi (e qui con brividi sulla schiena rivedo un pattern comportamentale a me fin troppo noto che spero non la porti, in futuro, nelle fauci di una catastrofe).
    L’approccio che uso con mio figlio e’ dunque diverso dall’approccio che uso con mia figlia. Ma non ho “preferiti”. Questo concetto mi e’ talmente alieno che difatti non riesco neppure ad immaginarlo.

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  21. Cara Martina, scusami se mi intrometto. Perché mia madre dovrebbe essere la tua, o te, e non può essere lei? Parlando di Ross posso dire che erano cinque figli. Tre erano maschi. Quei maschi erano maschi. Esenti da certi doveri. Tutt’ora la sono. Una donna anche madre può avere delle debolezze. Può essere vittima. Lei si sente più vicina alla sorella di Ross. Perché la sorella risponde ad una sua esigenza di compatimento. Perché… non c’è mai un vero motivo nei sentimenti. Quando si ama lo si fa e basta. Anche nei confronti di una madre o di un figlio. Forse mia figlia vorrebbe esprimessi in modo diverso il mio affetto per lei (figlia unica). Sicuramente vorrei che lo facesse lei. Che poi perché sua madre ha deciso (forse anche per tradizione) di fare anche il padre, come lo fece mia madre anche se per motivi diversi, non lo so. Potrei fare delle supposizioni e delle ipotesi, ma appunti sarebbero solo supposizioni e ipotesi. Sicuramente sono il fratello maggiore di un figlio unico.

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  22. Quoto (si dice così, no?) l’intervento del Cav.: fa male quel senso di “ciò che non si è fatto” (vero o falso che sia).
    Fa male, molto.
    Scusatemi, la discussione è molto interessante ma io non interverrò più.
    Risvegliare i ricordi fa ancora male.
    Ify: c’ho messo una giornata intera a capire come funziona il coso lì sopra, le pagine, i link e tutto il resto… Saranno i 50?

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  23. Mario, sono comunque convinta che sia l’approccio diverso verso diversi figli, non la quantita’ d’amore.
    Allora, Freud o non Freud e’ innegabile che il figlio maschio abbia con la madre un rapporto particolare. Lascerei da parte i complessi di Edipo, in genere avviene (non e’ avvenuto tra mio padre e sua madre ad esempio, ma questa e’ una lunga storia per un altro post).
    Vedo ad esempio io e mio figlio. E’ un amore di pancia, viscerale, emotivo, a volte conflittuale (per citare la sorella, “mamma come litigate tu e O. non litiga nessuno” 😉 ) ma un amore assolutamente incondizionato. Con mia figlia, ripeto, c’e’ un rapporto diverso, di complicita’, meno conflittuale, piu’ affettuoso.
    Approcci diversi. Probabilmente mia figlia sara’ quella che in futuro verra’ a pranzo la domenica, quella con cui andro’ in giro a fare shopping. Mio figlio sara’ quello a cui andro’ a pagare la cauzione in carcere. Cionondimeno li amero’ esattamente allo stesso modo.

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  24. Grazie Ser @Aquila, del tuo fugace “ma essenziale” intervento !
    Sò, lo percepii allora e lo sento, ahimè, anche adesso, quel dolore infame che avvertisti, e per il quale, sentendomi “tuo fratello in questo”, di dissi che non eri il solo ad aver avuto quell’ amarezza bastarda che si avverte “dopo”, ma che eri stato ‘tra le rarissime Persone’ che lo soffrivano ‘senza assolversi’, senza misericordia o remissione per la propria vita “prima” e per le proprie umanissime omissioni !
    E condivido con tutta la mia ragione più lucida ‘al netto del rimpianto’ e con tutto il sentimento che possa esprimere “ora”, quanto accoratamente Tu ci ripeti : “fa male quel senso di “ciò che non si è fatto” (vero o falso che sia)” .
    Sì, Amico mio, FA MALE ASSAI, e ci fa male anche se, consapevolmente, facemmo tanto per le nostre Mamme ‘esse in vita’, anche se, ‘esse vive’ e accanto a noi, avremmo dato la vita stessa per vederle felici e fuori dal dolore che conobbero !
    Ma, ahinoi, non riuscimmo ( nè ci assolveremo mai per questo !!! ) a cogliere quell’ attimo supremo per dar loro certezza, “là e in quel momento”, dell’ amore immenso che sentivamo per loro “comunque e senza nulla a pretendere”, occasione ‘unica ed irripetibile’ per prenderle dolcemente ed accompagnandole per mano, e rassicurandole con dolci parole, nel passaggio finale, come loro seppero fare con noi, quando bambini temevamo il buio !

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  25. sabby

    trovo interessante questo scambio di pensieri, in fondo il blog è bello quando è condivisione!
    Riguardo a mia madre ricordo di aver scritto qualcosa ma non so se in questo o nell’altro mio blog.
    Negli anni dell’adolescenza “detestavo” quella figura docile che percepivo, non mi piaceva vederla così dimessa, così vittima degli eventi, di mio padre, un uomo padrone e traditore.
    Poi nel tempo, crescendo, diventando moglie e madre, l’ho rivalutata, perché ho visto in quella sua “pazienza” una dote, una virtù, un saper ricucire brandeli di vita logorati dall’indifferenza di mio padre.
    Oggi sembra una donna tranquilla, dedita alla casa, cosa che fa con amore e in certi momenti, questo mai lo avrei creduto, mi è sembrata anche una mia amica, da lei ne traggo calma e amore per una vita che non sempre mi piace!

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  26. Cari amici, eccomi di ritorno. E’ stata una bella sorpresa trovare una così intensa e sentita partecipazione, e ringrazio voi tutti.

    Un grazie particolare a Ross, che è voluta passare su tutte le pagine scritte, commentandole ad una ad una.

    Un grazie a Martina per il sorriso che mi ha strappato la storia della cauzione, e uno ad Aquila che mi ha permesso di ripubblicare la sua storia, nonostante ancora non manchi di recargli dolore.

    Un grazie anticipato a Sabby, se vorrà rintracciare il suo racconto e permetterne la pubblicazione accanto agli altri, e a Mario e Ser Bruno se vorranno partecipare anche con la loro testimonianza (anticipato per la loro testimonianza, ma contestuale per la loro partecipazione sempre così sentita).

    Con Bali ci sto provando (intendo a farci raccontare della sua mamma 😛 ), ma non c’è verso… 🙄

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  27. dani

    Argomento molto impegnativo.. troppo direi 🙂
    Non mi sento di parlarne in prima persona. Forse un’altra volta ma non certo stasera anche perchè reduce di un film che mi ha riempito di buon umore (e un pò anche commosso..).
    C’è pero una frase detta da ify in un commento che voglio riportare: “siamo tutti vittime di altre vittime..”.
    Buona notte..

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    • @Dani: è una frase che uso spesso, dalla prima volta che l’ho sentita ho capito quanto fosse vera, e l’ho fatta mia.

      Beh, della tua mamma ci dirai quando ti sentirai pronta a farlo, ma almeno il titolo del film?;)

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  28. kalojannis

    Ti ringrazio per gli usuali (sempre graditi) complimenti… posso assicurarti che mentre scrivevo il commento, ad essere illuminato era – in primis – il mio viso 🙂
    Forse hai ragione… a volte siamo noi a non renderci conto dell’amore delle persone che ci circondano… poi, ovvio, ogni caso è a sé.

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    • @kalos: però quello di non renderci conto dell’amore delle persone chi ci circondano è un abito piuttosto diffuso, ed è un peccato: quanti liti inutili che vedo, quante separazioni dolorose per incomprensioni e puntigli, ed è davvero una tristezza.

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  29. dani

    Lo avevo già scritto in altra sede 😉
    Il film è “Passione”.

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    • Cerco la trama da qualche parte, così me ne faccio un’idea.

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  30. dani

    Ify, non c’è una trama ben precisa perchè è un documentario musicale. Infatti ho messo la premessa.. se ami napoli. A me era stato segnalato da altri e credo fosse in programma già da un pò. Visto al cinema intrastevere (nella saletta 3 che non amo in quanto come il salotto di casa e per me il cinema deve essere “cinema”.. infatti ci stavo rinunciando quando ho visto che era lì dentro ma.. son contenta di averlo poi visto)

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  31. A quando una sezione intitolata “TUTTO SULL’AMANTE”?
    Dovrai affittare un server dedicato unicamente ai commenti… (magari alle AUAI, che se hai difficoltà ad andarci da sola, posso sempre accompagnarti…).

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    • @Aquila: sai che mi hai dato una bella idea? Se po’ fa’ , se po’ fa’… 😉

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  32. Io adoro mia madre. E’ la persona di cui ho sentito prepotente la mancanza da piccola, e non per chissà quale motivo, solo perchè lavorava e non potevo averla accanto durante le mie giornate. Ricordo ancora quando venivo portata come una specie di pacco postale da casa a scuola, da scuola a casa di mia nonna. In pratica riuscivo a vederla mezz’ora la mattina e mezz’ora la sera e questo per me è sempre stato duro da accettare. Comprendo adesso che erano esigenze pratiche di quotidianità, ma in fondo questa situazione l’ho sempre vissuta come una sorta di abbandono. Mi chiedevo perchè io non potessi avere vicino mia madre quando stavo male o perchè dovessi vederla e stare con lei così poco! Per me che vedevo il mondo con gli occhi di bambina, era inaccetabile e allora aspettavo con ansia che venisse la sera, mi affacciavo dalla finestra della casa di mia nonna e aspettavo che l’auto spuntasse dal solito angolo di strada.
    Poi sono cresciuta, ho cominciato a capire le esigenze della famiglia, l’importanza del lavoro, ma…
    Ma ancora oggi sono fermamente convinta che abbia dovuto rinunciare a qualcosa d’importante, sento che tra noi non ci potrà mai essere confidenza e complicità. Infatti di me, sono convinta, lei sa poco e niente. Non sa se sono triste, né se sono preoccupata. E io non riuscirei mai a parlarle di me!
    Probabilmente tutto ciò è dovuto alla differenza generazionale, in fondo quando sono nata io lei aveva più di 40 anni e i 40enni di trent’anni fa non sono certamente quelli di adesso!
    Comunque, tornando al discorso madre-figlia, quando potevo godermi la sua vicinanza, le è stato diagnosticato un tumore al seno ed è iniziato l’inferno: cure, esami, interventi, recriminazioni, sconforto… E ben presto mi sono ritrovata nel ruolo di chi deve accudire. Un bel cambiamento sconvolgente!
    Per fortuna il problema è stato risolto, ma l’età avanza e la salute va peggiorando, così come va scemando anche la voglia di vivere.
    E così ci sono periodi un po’ più bui, in cui non riesce proprio a nascondere quello che pensa e dice parole che feriscono peggio di una coltellata.
    Un esempio?
    Qualche settimana fa ho perso la pazienza perchè non è che abbia un caratterino facile. Così dopo aver dato una decina di consigli e dopo aver sopportato in silenzio una decina, se non di più, di “Tu non capisci niente!”, le ho detto di fare quello che voleva.
    Risultato: “Non preoccuparti, tanto presto ti liberi di questo peso!” 😯
    Fantastico! Viene a dire una cosa del genere a me che mi faccio in quattro tutto il giorno, che cerco di risolvere problemi che non sarebbero di mia competenza, che cerco di accontentarla anche nelle più piccole cose? Io non ho mai nemmeno pensato che potesse essere un peso. Non l’ho mai pensato nemmeno per un minuto e neppure per un secondo della mia vita!
    Questa frase mi ha ferito tantissimo, la ricordo ancora benissimo, devo anche confessare che non mi è facile dimenticarla e mi ha fatto passare una serata in lacrime.
    Per concludere mia madre è la persona a cui voglio più bene in assoluto, ma è anche l’unica che sa come ferirmi per benino. Onestamente spero che lo faccia inconsapevolmente!

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    • @Anto: cara Anto, benvenuta sul mio blog, e grazie per la tua testimonianza. Sto cercando un’immagine per pubblicarla insieme alle altre sulle pagine dedicate, dove potremo parlarne insieme. Spero di fare presto, son qui che cerco! 😉

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  33. eccolo la’: aquila e’ tornato 😀 😀

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    • @Martina: ma ci hai fatto caso che Aquila tira il sasso e nasconde la mano? Qui stiamo tutti tutte aspettando delle avances serie!

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  34. ….. ed è tornato “puntuale”, l’ Amico !!!!
    Ehm ….. Ser @Aquila : puoi indossare un tovagliolino al collo per
    riparare lo sterno, mettendo una zampetta su un occhio in modo da attopparlo bene, e tenere invece l’ altro, usando due dita artigliate per divaricare le palpebre, ben esposto affinchè io “vi ci possa sputare dentro” alla Totò ???
    M’ hai fatto fare una figura ‘da cane’ ….. dalla bisnonna di Queen @Ifi, chette possino ….zzà !
    Ma come, annunciavi ‘all’ urbe e all’ orbi’ lo spogliarello di una certa Amica nostra ‘irlandese’ in quel sito, io m’ ero attrezzato di seggioletta per assistervi comodamente seduto, avevo messo la musichetta ed il video giusti, e alla fin fine scopro che era tutta una bufola ?!?!?
    Chi ti aveva dato quella dritta ??? Te l’ eri inventata Tu ???
    Mah, ora non ci si può fidare più nemmeno delle Aquile …..

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    • @Cavaliere: caro Bruno, abbiamo perfettamente capito che le donne “ti fanno sangue”, ma qui si sta parlando di mamme caste, seriose, dedite al lavoro, figli e famiglia. Orsù, anche a noi piacciono gli uomini, ma ogni tanto facciamo finta di non pensarci!

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  35. @ify: ho notato 😀
    e qui lo dico e qui lo nego: non faccio spogliarelli!!!
    (ne andrebbe della vostra digestione) 😀

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  36. dani

    siamo passati agli spogliarelli??
    ok ma cominciano gli uomini, no?

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  37. dani

    e così ci facciamo un pò risate.. 🙂

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  38. Brava Dani!!! 😀

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  39. dani

    con sottofondo musicale idoneo, eh?

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    • Se passate sul Divano a parlare di spogliarelli arrivo subito e metto in mezzo il buon Bali (così s’impara a non essere presente 😛 )

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  40. rosigna

    … dopo un bel po’ di giorni di assenza completa dal mondo dei blog, ritorno nel tuo mondo e cosa mi ritrovo??? Un post sulla mamma. Stasera. Anch’io potrei dire tante cose, la mia esperienza non ha toni cosi’ forti come alcune testimonianze che ho letto, ha i suoi toni, che probabilmente avrebbero potuto essere piu’ dolci sia per me che per lei, ma intanto la vita e’ andata cosi’ (e continua ad andare, purtroppo, anche peggio).

    Ma ora non riesco a scrivere … e forse non scrivero’ neppure domani e neppure dopodomani, forse non scrivero’ mai, e spero che mi perdonerai se non rispondo al tuo appello.

    Nonostante in questi anni abbia messo molti chilometri tra me e lei e abbia imparato a pensare prima di tutto con la mia testa, per certe cose e in certi momenti mi sento ancora in colpa a pensarla in un certo modo. Perche’ non puo’ essere che le cose stiano come penso. La madre e’ pur sempre lei.

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    • @Rosy, sapevo che per te quello della mamma è un tasto doloroso (come per molti di noi), e tu sei ancora molto giovane. Io sono riuscita a pensare che forse riuscirei a cambiare prospettiva a cinquant’anni, e mie amiche che l’hanno fatto è stato più o meno intorno a quest’età.

      A trenta si è ancora troppo vicini, e troppo pesante è ancora l’impatto diretto e le conseguenze del loro comportamento.

      Comunque, non disperare, tra quindici, venti anni, noi saremo sempre qua, e ci potrai raccontare 😉

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  41. Buongiorno Ifi…beh su questo io purtroppo non faccio testo, lo sai, ne abbiamo parlato mille volte e il mio rapporto con mia madre tranne quando si attenua il tutto per ragioni di salute, direi che rimane tristemente simile al tuo e cioè conflittuale…
    non credo centri molto l’avanzare della mezza età o il rendersi conto che magari un giorno non ci sarà più, perchè dentro i rancori restano e sono veramente laceranti, soprattutto quando ripensi a cosa hai fatto e cosa hai perso per dedicarti a lei e senza manco un piccolo grazie sei la figlia che avrei sempre desiderato…
    a me questo non è mai stato detto, anzi ti dirò di più, i piccoli grazie nel momento del bisogno si sono sempre trasformati in “tu per me non hai fatto nulla…o in fondo tu per me cosa hai fatto?” nel momento del non bisogno….e posso essere sincera, anche io ho imparato abbastanza a fare così con lei, anche se non avrei mai voluto, se c’è ok, se non c’è ok lo stesso…è a me che debbo bastare e a mio figlio, cercando di darmi e dargli tutto quello che non ho avuto io e che non ho neanche ora…

    Baci kate

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    • Cara Kate, pensavo a te quando ho letto la storia di Anto.

      Quello che tua madre ha fatto a te è grave, ma credo che mia madre, nelle stesse circostanza, avrebbe fatto la stessa identica cosa: forse l’ingenuità (ignoranza?), la debolezza, la mentalità… tutte cose che hanno portato le nostre madri a nascondersi dietro un dito e a raccontarsela.

      Io non credo che capiranno mai che razza di ferita abbiano aperto dentro di noi, che sempre ferita resterà anche quando, guarita, lascerà di sé una cicatrice ben difficile da nascondere.

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  42. ehm, Ify, tutta questa cosa mi ha rimescolato un po’ la palude dei miei ricordi… e ne e’ nato un “posticino” nel mio blog… 😉

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  43. Tutto su mia madre….bell’iniziativa, ma per contribuire anch’io dovrei fare un vero e proprio lavoro di psicoanalisi, troppo lungo e troppo spazio ti prenderei. Allora ti dico solo com’è oggi, il nostro rapporto. Complicato. Irrisolto. Fatto di poche parole, poche gesti. So che c’è se ho bisogno e sa che ci sono se ha bisogno.Ma non sappiamo dirci a parole il grande amore che ci lega. Nemmeno a gesti, con un bacio o un abbraccio. D’altra parte, non mi ci ha mai abituata. Questo Natale, chissà come le è venuto, stava ai fornelli con mia zia, si è girata sentendomi arrivare e mi ha abbracciato. La prima cosa che mi è venuto da chiedere, di istinto, è stata “che è successo?”. Me ne vergogno. Mi fermo qui. Forse è un post impossibile da scrivere, senza andare nel profondo, nel dettaglio, nell’analisi storica. Non ci riesco, è troppo…toccante, lacerante. Però l’iniziativa è bella, veramente. Ora leggo ;o) Buona serata

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    • Il rapporto madre-figlia è sempre conflittuale, ed è pure un conflitto che difficilmente si risolve. Con l’età si arriva a una sorta di rassegnata convivenza, di accettazione con riserva, raramente di soluzione.

      Una mia amica, di circa settant’anni, è arrabbiata persa con la madre di 101 anni, e non si rivolgono la parola. Io mi chiedo come si possa ma, evidentemente, si può.

      Io spero che questo tuo post riesca a prendere vita, mi farebbe davvero piacere condividerlo, e comunque fai quello che ti senti, tanto questa pagina è qui, mica scade! 😉

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