Andare via

A volte uno fa la mossa di andar via solo perché ha bisogno di sentire qualcuno che lo tiri per la manica dicendo “Resta!”.

Se ciò non accade, tocca tenere il punto e andare via…

29 commenti

  1. Luisa G.

    Beh, a quel punto o va o ci perde la faccia…e se capitasse ancora non verrebbe più creduto…fino a che prende i piedi e va via veramente.
    Sono prove di forza rischiose. Bisogna pensarci bene, vagliare i pro e i contro e sperare che vada tutto secondo i piani.

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    • A volte sono prove di forza, e bisogna pensarci due volte prima di darsi arie da vergine offesa e imboccare un vicolo cieco, ma altre volte è un bisogno di essere rassicurati che si fa pressante, si ha bisogno di sentirsi dire “Dimmi che a me ci tieni, che non è cambiato niente”.

      A volte, semplicemente, abbiamo bisogno anche di più delle parole, perché non mi basta quello che sei disposto a dire, ma ho bisogno di sapere quello che sei disposto a fare.

      Un uomo, miliardario e innamoratissimo della donna che stava per sposare, intestò a lei metà di tutto il suo immenso patrimonio perché voleva essere certo che lei lo sposasse per amore; era inaccettabile per lui il minimo dubbio in proposito. Tutti gli dissero che stava rischiando moltissimo, ma lui rispose che tanto, sposandosi, comunque lei l’avrebbe avuto. Lei, intestataria oramai di un immenso patrimonio, restò con lui per l’amore che gli portava, e vissero felici e contenti, godendo di un rapporto non adombrato da alcun dubbio.

      Ecco, i dubbi sono una brutta cosa, o forse no, ma esistono per essere chiariti, sono domande che non possono rimanere sospese nel vuoto.

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  2. kalojannis

    A volte uno non dice “resta” perchè ritiene che quella che fa la mossa, effettivamente voglia andarsene.
    Perché (generalmente) l’uomo ragiona in modo lineare.
    La donna (generalmente) no.
    P.S.: e al mio via, scatenate l’inferno 😀

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    • @Kalos: a volte non è questione di ragionare in modo lineare, ma di io ipertrofico. Comunque tu hai attribuito automaticamente la mia osservazione a una sitazione uomo-donna, ma la questione potrebbe pure essere più vasta (dare per esempio le dimissioni perché la propria dignità o una certa situazione lo impongono in quel momento, ma desiderare che non vengano accettata in riconoscimento di tutto ciò che si è, si è fatto, si merita).

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  3. karina890

    Certo se nessuno ti ferma significa che nessuno ci tiene, quindi è inutile tornare. Ma l’animo umano è troppo complicato da poter classificare in un bivio di due sole strade: fosse così la letteratura mondiale non esisterebbe, Jane Austen in particolare non ci avrebbe fatto carriera. :/

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    • @Karina: può darsi che chi tu vorresti ti fermasse a sua volta vorrebbe, ma non capisce che tu vuoi essere trattenuta, oppure è paralizzato da sgomento, orgoglio, sordità emotiva…

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  4. kalojannis

    Ok, nel caso delle dimissioni hai ragione.
    E’ successo a me, almeno un paio di volte 😉

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    • Anche a me, forse anche un po’ più di un paio di volte. Nel vecchio posto di lavoro mi hanno sempre ritrattenuto (anche perché una che sapesse l’italiano perfettamente (perché là non ce n’era altri che lo conoscesse e doveva essere un italiano doc, francese, inglese ed ebraico non è che la trovassero dietro l’angolo), invece nel posto a cui più tenevo…

      Alla fine gliel’ho pure chiesto. “Così, per curiosità, come mai non tentate neanche di farmi una controfferta?” “Mi hanno risposto che io ero una persona serissima e legatissima all’azienda per cui, se ero arrivata a dare una lettera di dimissioni così, senza neanche una precedente richiesta di qualcosa, significava che la csa era decisa e irreversibile. Aggiunsero “Poi, se non è così e vuoi qualcosa, basta che tu lo dica”.

      Che dirvi, mi mancò forse la presenza di spirito, ma che senso avrebbe avuto dire “Vorrei che mi tratteneste”?

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  5. cavaliereerrante

    C’ è, nell’ anima di tutti noi, credo, quel sentimento di univocità nostra e smisurato orgoglio, così in amore come in politica (sic!), in un rapporto di amicizia così come nell’ occupare un banco a scuola o in un ufficio, così in un blog come in casa nostra o in un qualunque altro luogo in cui ci ritroviamo a vivere in compagnia condividendo affetto sincero con chi ci stia accanto oppure esercitando un potere dominante sugli altri …. per il quale pensiamo ( erroneamente ?!?!? ) che la nostra presenza sia insostituibile per l’ altra/l’ altro/gli altri, e che senza noi, non sarebbe più la stessa cosa in quello stesso luogo che abbiamo colmato con le nostre azioni, con i pensieri …. con il nostro cuore .
    Da quel grande Re francese che esclamò “après moi, le déluge”, all’ ultimo amante che minaccia alla persona amata di andarsene via “se non” …. ben sapendo che, se spettasse veramente a lui o a lei pronunciare l’ addio, il solo pensiero di doversene andar via lo/la consegnerebbe ad una solitudine così amara che gli/le sarebbe impossibile vivere senza tutto quello/quella che si era minacciato di lasciare !
    NEC SINE TE NEC TECUM VIVERE POSSUM, scriveva @Ovidio dal fronte di guerra, dove l’ aveva trascinato l’ ambizione dell’ Imperatore e di Roma, alla sua ragazza rimasta in città lontano anni luce da lui …. ed era sincero, forse …. Eppure la perse, quella giovane donna di cui era innamorato pazzamente, e non ostante ciò sopravvisse a lungo – per fortuna nostra, sua e della Poesia che resta sempre – a quel forzato, mai voluto, disperato abbandono . 😦
    Per quanto mi riguarda, lo si chiami minaccia o lo si chiami ricatto, lo si chiami “bisogno di verifica dell’ affetto” o pura volontà di interrompere un rapporto quale sia … non sottovaluto mai quella affermazione “GUARDA CHE ME NE VADO VIA PER SEMPRE … “, anche quando possa sembrare un pretesto per piegare la mia libera volontà, poichè capisco che, per quanto io mi possa sforzare a capire il mio simile, non riuscirò mai a comprenderne fino in fondo le reali intenzioni, o – ammesso per assurdo che ci riuscissi – mi farebbe poi un male della madonna trovarmi di fronte – ove fosse sincero/sincera – alla sua disperazione !
    Per questo, la parola ADDIO, mi è estranea come la morte …. anche se, non di rado, io stesso ahimè l’ ho pronunciata …. e non con falsa intenzione .
    In fondo, sia nostra la ragione o sia dell’ altro/dell’ altra, sia una necessità di fuga la nostra o una mera ricerca della conferma di essere amati e apprezzati sempre, andarcene non dipenderà più da noi, poichè il tempo è nemico, sempre e comunque, della parola ARRIVEDERCI !
    @Cavaliereerrante …

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    • @Bruno: giò, le cose stanno proprio così, tutti siamo utili e nessuno è indispensabile, però ci sono persone per cu vorremmo esserlo indispensabili, e allora bluffiamo giocandoci questa carta…

      “Forse per il mondo non sei nessuno, ma per qualcuno sei tutto il mondo”: a volte vogliamo semplicemente sapere se quella persona specifica è quel qualcuno per cui siamo tutto il mondo e, se non lo è, non possiamo far altro che sommessamente andar via.

      Ci sono persone per le quali riteniamo indispensabile essere tutto il mondo, altrimenti non vale… 🙄

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  6. Luisa G.

    “può darsi che chi tu vorresti ti fermasse a sua volta vorrebbe, ma non capisce che tu vuoi essere trattenuta, oppure è paralizzato da sgomento, orgoglio, sordità emotiva…”
    Mi sembra una ottima sintesi di quello che può capitare fra due persone, non necessariamente fra uomo-donna. Una mia amica diceva che non dovevo lasciare parlare troppo forte l’orgoglio, ma non dovevo darle retta. Capisco la necessità di chiedere qualcosa in più, una testimonianza tangibile d’affetto, di stima, di quello che sia. Non è un “mi ami, ma quanto mi ami?” da chiedere con ossessività, perchè quello è ben altro… Come dicevamo prima, è un rischio, ma se i dubbi sono troppi e insopportabili bisogna fare qualcosa, che tanto cercando di soffocarli non si vive bene comunque.

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    • A volte non è neanche una questione di orgoglio: a volte si è disorientati, o non si riesce a capire cosa voglia esattamente l’altro.

      Però, se il bisogno di questa conferma è impellente, ben poco c’è da fare, il rapporto raggiungerebbe comunque un punto critico in tempi brevi, anche restando…

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  7. cavaliereerrante

    E’ un post bellissimo questo, @Ifi …. ma così malinconico … eppure così vero !
    Il problema che hai posto, come un’ equazione di 2° grado in cui il Delta sia = 0, NON ammette soluzioni reali … oppure diventi indeterminata, con infinite soluzioni ( o “risposte” … ) possibili nel campo della realtà .
    Andarsene comunque ???
    O andarsene soltanto dopo una irriducibile delusione ???
    Oppure ancora restare ‘a dispetto dei santi’ ???
    E quand’ anche ce ne andassimo per rispettare la scelta dell’ altro/dell’ altra ( o degli altri …. ) che non ci vuole più accanto a sè, cosa resterebbe dentro di noi di quanto già vissuto insieme, che – come ben sappiamo – non si annulla mai e quindi resta o come rimpianto o come dolcissimo ricordo …. o come sogno interrotto ???
    Mah … tutto passa, affinchè nulla passi …. questo mi sembra, a volte, il destino delle cose .
    Dai … amiche mie, ascoltiamoci questa canzone che ho trovato nel blog della nostra carissima amica @Mammanonbasta …. e anche se è un poco triste, gustiamone comunque la bellezza, e sia poi … quello che sia ! 🙂
    @Bruno …

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    • Caro Bruno, io penso che se nessuno ci trattiene sia giusto andarsene, e il fatto di non essere trattenuti forse dimostra che i nostri sospetti sono fondati, e allora è una questione di dignità.

      Chi non trattiene, sa lui perché non lo fa. Se non fa per orgoglio, se non è capace di tenere stretta e non lasciar andar via una cosa bella, peggio per lui: almeno questo nella vita bisogna impararlo, ad avere cura delle cose care, a difenderle, a non darle mai per scontate.

      Io ho sempre sofferto quando sono andata via (raramente) ma, tornando indietro, forse farei lo stesso.

      Se io sono “la favorita”, in quel contesto non accetterò mai di essere “una del mazzo”: “una del mazzo” la vado a fare altrove, senza bisogno di distruggere anche il passato.

      PS: sì, hai ragione, è un post malinconico 🙄

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  8. karina890

    @Ify: quando si tratta di lavoro è più complicato :/ dire: “me ne vado” per aspettarsi di essere trattenuti, potrebbe essere l’equivalente di sentirsi cantare dietro alle spalle “Bye, bye baby”, anche se soprattutto a chi ti perde non conviene. Quando ti trattengono è perché non c’è davvero nessuno in giro, non che ti sostituisca: in circolazione. Del tutto. Presuzione da parte loro? Possibile, ma è cosi, temo… 🙄

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    • @Karina: la mia azienda ha lasciato andar via tante persone valide, le cose sono precipitate, e ha continuato a non capire e non imparare niente.

      Lo sport nazionale è diventato dare una spiegazione ai fallimenti, non fare in modo di evitarli. Detesto i luoghi in cui si agisce non per risolvere ma per pararsi il… va beh, tanto avete capito.

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    • karina890

      @Ify: a tutto questo un solo commento…sigh! -.-”’

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    • Già… ho visto cose che voi umani… 😥

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  9. cavaliereerrante

    😦

    Ma l’ amore no
    l’ amore mio non può
    disperdersi nel vento con le rose
    tanto è forte che non cederà
    non sfiorirà ….

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  10. Credo che bisogna sempre valutare preventivamente tutte le possibilità, prima di esporsi accennando di fare ciò di cui non si sa che conseguenze possa comportare.
    Poi, qualora la reazione suscitata non sia quella sperata, si può anche avere la faccia tosta di prenderla un pò scherzosamente, ma la brutta figura è sempre fatta e la sentenza rimane evidente e per questo più pesante!
    Quindi mai intraprendere iniziative delle quali non si ha la ragionevole certezza di come verranno prese, mai fare domande importanti se non si ha nessuna idea della risposta, sempre se questa per noi è determinante.
    Sempre meglio capirlo in altro modo, poi, caso mai, si potrà verificarlo, ma sempre avendo prima una ragionevole certezza nell’esito.
    Hai usato il termine bluff, ebbene sulle cose importanti è meglio evitarlo!
    Ciao carissima @Ify, un abbraccio e felice giornata!

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    • @Sergio: sono d’accordo che il bluff sia da evitare, ma quando di bluff non si tratta, quando per noi il fatto che l’altro capisca è vitale, al punto di essere disposto a perderlo, allora forse l’unica cosa prudente è temporeggiare un pochino per vedere se questo “prurito” ci passa, ma se non passa, se la necessità rimane la stessa, allora l’aut aut va fatto, quali che ne siano le conseguenze.

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    • se si è preparati anche alla risposta che non si vorrebbe ricevere, allora si, sono d’accordo!
      Quel che dobbiamo evitare è rimanere sorpresi, o peggio messi in crisi, dal risultato di questa verifica

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    • @Sergio: più che preparati, pronti e rassegnati. Si tratta di preferire la risposta alla politica dello struzzo.

      Insomma, è vero che a volte è meglio, almeno per un periodo, far finta di niente e lasciare che le acque si decantino, ma è pure vero che questa non può essere un modo per gestire un rapporto a regime.

      Insomma, “Ci tieni a me?” e “Cosa saresti disposto a fare per non perdermi?” è una domanda che è necessario fare: io sono una donna che si lega molto, a persone, case, cose, situazioni, lavoro, ma non sono mentalmente dipendente, sono disposta ad accettare che in certi punti della vita possano esserci dei bivi.

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  11. Vero

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    • @Fede: 😀

      PS: ma i tuoi bei commenti chilometrici? 😉

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  12. grazie per gli auguri Luisa

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    • @melodiestonate e Luisa: ehm… allora vi lascio alle vostre ciagole e… vado via! 😉

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  13. Luisa G.

    @Melodiestonate. Appena ho un po più di tempo libero, dò una seria frugata al tuo blog, mi sembrano ci siano pagine “nelle mie corde” 🙂

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