Lo voglio!!!

Tappo di spumante buca quadro del Settecento

Ill quadro danneggiato esposto a Palazzo Isimbardi

Cari amici, sono di passaggio dopo essermi fatta sfuggire nientepopodimento che il compleanno del blog, che ha compiuto ben quattro anni intorno alla fine dello scorso dicembre.

Non vi potevo però far perdere questa chicca, leggete qui:

Tappo di spumante buca quadro del Settecento
L’assessore Cassago: sono stato io e pago i danni

Qui il particolare del quadro dove è visibile il danno:

Quadro danneggiato

In viaggio con papà

Paperino_auto

E’ successa la seconda della Grecia: lite furiosa prima della partenza e io non parto più neanche se ti fai nero.

Tutto prenotato, il testina mi aveva pure indotto a lavorare due sabati per poter avere due giorni di recupero da attaccare uno in testa e uno in coda, per allungare un po’ la vacanza.

Resta da capire se è talmente fino da averlo fatto apposta per avere le mani libere o talmente idiota da farsi l’ennesimo autogoal (la discussione è stata sui soldi, e così facendo la vacanza gli è costata il doppio, essendosene dovuto accollare tutte le spese.).

Comunque, se ai tempi della Grecia piccola era minorenne e quindi la mia posizione è stata “non veniamo”, oggi che è maggiorenne ho potuto decidere solo con me, e lei è andata.

Sono partiti ieri notte, stamattina chiamo e lei non risponde: dorme?

E’ proprio vero, se un madre riposa di braccia non riposa di cuore, ma non sono l’unica madre a non riposare.

La Lobot si è ripetutamente raccomandata a mia figlia che sorvegli il padre, e non gli faccia commettere imprudenze. Lei è perplessa, “Ma insomma,” mi ha detto, “vado con mio padre e devo fare la baby sitter?”.

Sì.

Most influential blog

most-influential-blogger

Grazie a Veronica, ho ricevuto questo simpatico premio. Non so quanto il mio blog possa essere influente, però ha avuto il suo periodo di splendore e, lo ammetto, qualche bel pezzo, l’abbiamo scritto.

Ma passiamo al premio che prevede queste regole:

  1. Aggiungere il logo del premio al blog (io l’ho aggiunto al post)
  2. Rispondere alle 11 domande proposte (arrivo!)
  3. Passare il premio ad altri 11 blogger (ehm… )

Passiamo alle domande (uhm, come fare nelle risposte a differenziarmi dall’austera prozia?).

1) Cosa ti rende più felice?

Esistere, possibilmente con una certa vitalità.

2) Ami più l’oceano o le montagne?

Oceano (e sono una fan della leggenda del pianista sull’oceano ;)  ).

3) Qual è stato un momento speciale nel 2012?

Su due piedi non saprei…

4) Qual è la tua citazione preferita?

Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita (Rita Levi Montalcini).

5) Ti piaci?

No.

6) A Capodanno, resti in piedi ad aspettare la mezzanotte?

A Roma non è che ci sia troppa scelta.

7) Qualcosa che desideri sia fatto ASAP?

Un centro benessere convenzionato con la ASL esattamente sotto casa mia  ;) .

8) Quali erano le tue materie favorite quando eri a scuola?

All’università decisamente l’ebraico!.

9) Quale strumento musicale hai tentato di suonare?

Beh, se parliamo di “tentato”… tutti quelli che mi sono capitati sotto le mani.

10) Qualcosa che desidereresti aver imparato prima?

Che la vita è come il gioco della sedia, a un certo punto la musica si ferma e… chi ha dato ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto ha avuto…

11) Ti piace svolgere attività manuali, disegnare, dipingere?

Oh, yes!

Per la nomina degli undici blog invece salterò il turno perché… beh, chi conosce il mio albero genealogico lo capirà il perché!  :lol:

Il materasso

Stanotte ho inaugurato il mio nuovo materasso, comprato venerdi e messo in opera sabato mattina.

Ragazzi, una goduria, non mi alzerei mai dal letto! Ho fatto un sonno tutto di filato, e stamattina ancora non mi decido ad alzarmi, ogni volta che mi ridistendo è un piacevole massaggio alla schiena. Davo tanto la colpa del cattivo sonno alla respirazione, alle preoccupazioni… macché, era solo una questione di materasso!

Questo è rigidissimo, che quasi quasi la venditrice tentava di dissuadermi, sicura che sarei tornata a lamentarmene.

Io li ho provati tutti, nel negozio intendo, dal memory foam a questo, che è praticamente una tavola di legno: “Ma è sicura signora?” , continuava a insistere la venditrice.

“Sicurissima!”.

“Ah, a lei piace… così”.

“Sì, a me piace… così”.

Mai pronunciare parole che potrebbero essere diversamente interpretate!  :lol:

Sissi vegetariana

Già carne non ne mangiava. Poi, dopo aver visto questo video, ha eliminato anche il pesce ed è diventata totalmente vegetariana. Per fortuna non vegana (per ora).

Inutile dirvi quanto sono preoccupata (sta pure sotto esami): qualche nutrizionista o vegetariano di passaggio mi può illuminare/indicare/tranquillizzare ?

Un regalo per Attila

Che ne dite? Di farsi un po’ di muscoli ha veramente bisogno!  :lol:

L’Attila innamorato?

Innamorato

Mi ci mancava la domestica a difendere la causa di Attila.

Perché vedete, Attila, di professione, invade. Lui, di professione, sta tra le scatole, e per quanto cerchi di smammarlo, per quanto mi sia raccomandata che almeno quando c’è la signora che mi viene ad aiutare non si deve presentare, lui all’appello non manca mai.

Si mette nei passaggi, in modo tale che tu per passare da una stanza all’altra debba chiedere sempre permesso (e una persona che pulisce deve fare avanti e indietro in continuazione, e il più velocemente possibile!), e a me va il sangue alla testa, e lo caccio via in malo modo.

L’ultima volta ci si è impegnato particolarmente, e dopo averlo invitato a brutto muso più volte ad andarsene via (faceva la mossa ma poi per qualche motivo misterioso tornava sempre indietro), l’ho preso per la collottola e l’ho messo fuori casa con la forza bruta (non ho tromba delle scale, altrimenti l’esito sarebbe stato ben diverso e soprattutto definitivo).

Appena messo fuori la domestica ha iniziato a farmi domande, quanti anni avesse, se si fosse rifatto una vita, poi ha iniziato a dire che è proprio un bell’uomo (al che io, prontamente e generosamente ho replicato: “Lo vuole? Glielo regalo!”).

Avrei voluto aggiungere “E’ bello ma non balla”, ma poi ho pensato che gliel’ avrei avrei dovuta spiegare e me la sono risparmiata.

Lei ha continuato. “Lui non viene qui solo per figlia, lui viene qui per lei. Lui innamorato”.

“Ma figuriamoci!”.

“Uomo non si fa trattare così se non innamorato”.

Pure qui avrei voluto aggiungere “E tu cara mia non lo conosci!”, più un sacco di altre cosette, ma anche queste me le sono risparmiate. Tutte.  :lol:

Ma secondo voi, perché Attila mi sta da vent’anni attaccato come una cozza patella?  :shock:

Liebster Award

Ringrazio Marisaliebster-award per avermi voluto assegnare questo riconoscimento così caro e così tenero, nonostante io sia da queste parti piuttosto latitante.

Mi riaffaccio dunque a questo blog per dare un giusto ritorno a questo gradito premio, e iniziamo dalle regole previste dal Liebster Blog Award:

• Ringraziare i blog che ti hanno assegnato il premio citandoli nel post (Grazie Marisa! ♥ )
• Rispondere alle undici domande poste dal blog stesso (Marisa le ha poste  a se stessa, e io cercherò di rispondere alle stesse)
• Scrivere undici cose su di te (beh, vedremo)
• Premiare, a tua volta, undici blog con meno di 200 followers (oops, la prozia avrebbe avuto meno problemi, non è che ci aggiungeresti lei alla lista dei premiati? Tanto ci rientra, mi pare che come follower sia a 182 ;)  ).
• Formulare altre undici domande a cui gli altri blogger dovranno rispondere (e anche questo vedremo se riuscirò a inventarmi qualcosa)
• Informare i blogger del premio assegnato (Intravedo qualche piccola difficoltà  ;)  ).

Ed ecco le domande (e le risposte):

1. Qual è il tuo miglior pregio? La tolleranza. Nessun problema con idee diverse dalle mie, ci si confronta per crescere (purché siano idee, e non deliri d’onnipotenza, e accompagnati da altrettanto rispetto per le mie di idee!)
2. Qual è il tuo peggior difetto? Non abbandono mai la presa, e questo può diventare pesante. Nella vita, alle volte, bisogna lasciare andare, chiudere, mettere un punto, sbarazzarsi di ciò che è solo un peso trattenere.
4. A cosa pensi prima di addormentarti? Finalmente, non ne potevo proprio più!
5. Qual è stato il più bel regalo che hai ricevuto? Mia figlia. Anche se proprio regalata non è stata.
6. Che cosa ti fa maggiormente soffrire nel rapporto con gli altri? Essere accusata di colpe che non ho: io le mie di responsabilità me le prendo tutte, ma quelle non mie non le voglio.
7. Qual è il tuo più bel ricordo d’infanzia/giovinezza? Dell’infanzia ne ho tanti da non saper scegliere, al contrario della giovinezza che è stata un inferno.
8. Qual è un posto che non hai mai visitato e che vorresti vedere? Parigi.
9. Qual è la cosa più cattiva che hai detto a una persona cara? A mia nonna, adottiva, ho detto che non mi era nonna, e poi ci ho aggiunto pure una frecciata su un suo difetto fisico. Le sue lacrime e il mio rimorso sono il fardello più pesante che porto.
10. Qual è la cosa più pazza che hai fatto? Magari avessi fatto una qualche follia, mi sentirei un po’ più viva!
11. Quante volte hai pensato di chiudere il blog? Un po’. Il minimo fisiologico.

Undici cose che vorrei sapere dagli altri? Va beh, diciamo che ripropongo le stesse domande, che mi sembrano interessanti e utili a scoprirci un po’, che poi è lo scopo ultimo di questi premi.

Ruby in lacrime, la sua verità

Ruby sua difesa

Scusatemi, sarò socialmente insensibile, ma certe notizie non m’interessano proprio.

Ho letto sul sito dell’ansa l’articolo dal titolo “Karima El Mahroug in lacrime davanti tribunale”, e ancora non ho capito, sia che sia zoccola sia che non lo sia, cosa debba interessare al mondo.

Se ha avuto rapporti e con chi, se è stata pagata o l’ha fatto per piacere, trasgressione o divertimento, o non l’ha fatto proprio, ma dico, saranno un attimo affaracci suoi???

Ve lo dice una all’antica, che per tutta la vita ha seguito “sani principi” e avuto “alti valori”, ma uno dei miei valori è pure ‘vivi e lascia vivere’, e che ognuno della sua vita faccia quello che vuole.

E allora, perché andare a sindacare chi ha fatto cosa, con chi è perché, parlando di questioni tanto private quanto la propria intimità?

le-lacrime-di-ruby

Gioco a premi: dov’è la sòla?

servosterzo-elettrico

L’amata Lobot vuole regalare il suo macinino alla nipote. Ha pensato che insomma, lei è anziana, non ce la fa più a guidare, la ragazza è maggiorenne e prima o poi prenderà la patente, è pure prossima alla maturità e insomma, facciamo conto che sia il regalo di maturità.

Ok.

Poi sono iniziate le insistenze per il passaggio di proprietà (cercando di mollarmene il pagamento, ma s’attaccano alla grande).

Poi sono iniziate le pressioni affinché questo passaggio di proprietà venga fatto al più presto: scusate, e perché mai?

Mi dice mia figlia: “Perché nonna deve comprarsene un’altra”.

Ma come, non era la povera vecchietta rattrappita che non ce la faceva più a tenere il volante?

Giuro, il proverbio “Piangono il morto e fregano il vivo” l’hanno inventato per loro, ne sono certa!

Affronto Attila, e gli chiedo che cos’è questa storia. Risponde che mia figlia ha capito male (sì, coreje appresso!), e poi, a furia di incalzarlo, viene fuori che “forse” (fooooooorse, non è assolutamente sicuuuuuuuuro) si comprerà una macchina con servosterzo.

Ieri mia figlia parla al telefono con la nonna, che le comunica quando si dovrà recare a firmare il passaggio di proprietà, così lo farà in contemporanea al suo.

“Nonna, che macchina ti sei comprata?”

“Uguale a quella che avevo”.

Ecco. Spiegatemela.

Un aiutino: mentre parlava Attila le ha strappato il telefono da mano e, messa una mano davanti alla cornetta, ha detto alla madre “Ti avevo detto di non dirle niente!”.

Ecco, perché vedete, Attila ha la bugia – o almeno l’omissione – congenita.

Perché se Attila ti dice buongiorno, devi affacciarti e verificare se è giorno.

Chi sgama l’inciucio vince la mia gratitudine eterna.

Gli esami di Stato

E ti ci avvicini, ogni giorno di più.

E di quel film che ci fece tanto ridere, e per me così carico di ricordi e rimpianti, stai diventando protagonista.

Qualche giorno fa c’è stato il consiglio di classe, e ho visto i tuoi insegnanti ansiosi, per non dire in panico. Dicono che non siete pronti per gli esami, che non siete preparati, che non siete maturi.

Mi parlano di cose di cui so poco, questa famigerata terza prova, membri e commissari che mi pare non somiglino per niente a quella commissione esterna dei tempi nostri, di materie così lontane dalle nostre due materie d’esami, la prima a scelta e la seconda, praticamente, pure.

L’esame di maturità. Sono bravi i tuoi insegnanti, figlia mia, bravi davvero, tu non sai che fortuna che hai avuto!

E voi che state lì, che vi preoccupate delle nozioni, e gli insegnanti a dirvi che non si tratta di nozioni, che può anche capitare che vi chiedano la cosa che non sapete, e allora dovete difendervi, dovete sapervi muovere, dovete dimostrare chi siete, chi siete diventati in tanti anni di studio.

E io l’ho ribadito, perché l’ho capito col tempo. Non è un esame di quinto anno, è un esame di maturità.

E maturità non è avere la testa piena di nozioni, ma sapersi presentare, saper argomentare, sapersi muovere. Significa avere un linguaggio appropriato,  capacità di analisi, di sintesi, di collegamento. Significa non necessariamente sapere la nozione, ma soprattutto non arrancare nello spazio e nel tempo, significa avere una bussola mentale.

E significa avere sangue freddo, tanto.

E significa avere determinazione, tanta.

E poi ci vuole il fattore C, perché anche quello serve. Sempre. Tanto.

Ti voglio bene figlia mia, tanto. Tra pochi mesi, in un modo o nell’altro, ne sarai fuori.

E allora forse ti dirò come tua madre, dopo quell’esame, peraltro brillantemente superato, è stata messa in ginocchio, per sempre.

Ma io lotterò per te, perché questo a te non succeda e, per quanto sbagliato possa essere il transfert, spero attraverso te, dopo 35 anni, di poter riaprire gli occhi sulla vita.

La prima volta alle urne

immagine elezioni

E’ che la mia Sissi è una ragazza responsabile.

Da tanto si informava leggendo i programmi di tutti i partiti, e mi chiedeva consiglio: povera creatura, anche in questa occasione abbandonata a se stessa!

“Mamma, guardiamo i programmi insieme?”.

“Ma che ti guardi i programmi, tanto sono solo chiacchiere cui non daranno seguito. Bisogna guardare le persone, e la storia di quei partiti, di quello che hanno fatto in Italia e per l’Italia, le storie -molte- di ordinaria corruzione e quelle -poche- di assertività e coraggio”.

Lei però tutti i programmi se le è guardati, ha letto e si è informata. Io, da vent’anni, forse trenta, non guardo neanche la tv. Non ho sentito un comizio, non ho seguito la campagna elettorale.

Alla fine, siamo andate a votare. Lei aveva paura di sbagliarsi, non aveva mai visto neanche il facsimile di una scheda elettorale. Gliel’ho spiegato, quello era facile. Le ho anche fatto presente che sarebbe potuta andare a fare la scrutatrice, si sarebbe guadagnata qualche soldo. Peccato che avessimo impegni pregressi.

Abbiamo votato. Entrambe la stessa cosa. Lei solo alla Camera, io anche il Senato. Lo stesso partito (che non vi dirò).

Alla Regione, entrambe, abbiamo votato un partito diverso, perché c’era una persona che conoscevamo, che conoscevamo come onesta e competente intendo, e io credo nelle persone prima ancora che nei partiti (anche perché i partiti, li fanno le persone, non trovate?  ;)  ). Chiarisco che non è stato un voto di favore, la persona in questione neanche saprà mai che l’abbiamo votata, e l’abbiamo votata perché ci credevamo, non per un qualsivoglia tornaconto.

Lei è uscita dalla cabina emozionata, io un po’ meno, ma stavolta ho votato. Non che abbia smesso di credere nel partito degli astensionisti -all’occorrenza-, ma ci sono emergenze in cui si è chiamati al fronte e, come Cincinnato d’Anzio, bisogna posare l’aratro e andare in trincea.

San Valentino

Cuore bambino

Oggi Attila andrà a prendere la figlia, portandole fiori e cioccolatini.

Lo fa da quando è piccola, ma a un certo punto le ha incominciato, ridendo, a dire che è ora che si trovi un sallucchione che lo sollevi dall’incarico.

All’orizzonte però non si profila nulla, e così è ancora il suo papà che oggi, che lei ha quasi diciannove anni, si presenterà a scuola col bouquet di fiori e i baci Perugina.

Il fatto è che comincia a sentirsi un po’ in imbarazzo, e per sollevarlo un po’ da questo imbarazzo mi sono autoinvitata ai festeggiamenti.

Update:

ho appena sentito la piccola, tutta felice che il padre l’aveva ricoperta di fiori e leccornie (pure la farinata di ceci a forma di cuore).

Ecco, certe volte Attila mi fa tenerezza…

Cambiamenti epocali

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Ne parlavo ieri con Sissi: quando uno li studia a scuola, sembrano grandi eventi, mentre quando si vivono in diretta sembra normale cronaca, e non ci si rende conto di essere testimoni di cambiamenti epocali.

Io ho visto l’uomo sulla luna, la fine dell’URSS, la caduta del muro di Berlino.

Mia figlia l’abbattimento delle Torri Gemelle, la primavera araba, le dimissioni del Papa (le precedenti, circo 600 anni prima).

Oops, ovviamente, essendo ancora viva, per gli avvenimenti di cui al paragrafo precedente c’ero anch’io  ;)

L’assistenza di Attila #2

depressione-sintomi

Qualcosa vi ho accennato qua e là, ma riassumo brevemente.

Figlia con l’influenza, il suo aiuto è consistito nel venire a sbracarsi sul divano, dando pure a Sissi delle cose da fare “urgentemente” al computer (le sue cose sono sempre importanti e urgentissime) e pressandola abbenché malata e febbricitante.

Poi mi ammalo io, si offre di venire ad aiutarmi: io declino ovviamente l’offerta, macché, viene e si sbraca comunque.

Ho sete, vado in cucina a prendere un bicchiere d’acqua, il passaggio è bloccato, con due sedie si è creato una postazione per potersi sbracare anche là. Ho sete, comincio a irritarmi, “Fammi passare”: vista la lentezza nella reazione gli dico “Allora prendimelo tu un bicchiere d’acqua che facciamo prima” e lui, come uno zombie, prende un bicchiere dal catino già pronto coi piatti immersi nell’acqua saponata, lo riempie d’acqua e me lo porge, così, saponato.

Io non credo ai miei occhi, comincio ad arrabbiarmi e andiamo a finire a litigare (cura omeopatica per chi sta male).

Oggi mi chiama per chiedermi come sto, al mio “male” risponde che lui sta peggio (ma va? Chi l’avrebbe mai immaginato?), dice che una colica renale l’ha tenuto sveglio tutta la notte.

Gli faccio presente che, secondo me che lo vedo cascare e pendere da vent’anni, nonostante lo stato fisico integro, lui ha un brutto esaurimento, e sarebbe il caso che si curasse per questo.

Non l’avessi mai detto! Lui ha una colica renale, punto, è un fatto fisico, non ha nessun esaurimento. Ma secondo voi, un uomo la cui attività principale è stare sdraiato a guardare il soffitto dicendo che sta malissimo, che oramai non è in grado neanche di porgere un bicchiere d’acqua, ha una colica renale? Secondo me ha una depressione da affrontare di petto, con tutti i mezzi che medicina e psicologia mettono a disposizione.

Ma d’atra parte, quando uno sta male, se è una malattia psicologica, la prima cosa che fa è negare, non è così?

Attila il “lavoratore”

Me stesso - il magnifico lavativo

Ieri Sissi e il padre hanno discusso molto pesantemente.

Sarà che nasco figlia d’imprenditore (piccolo, ma imprenditore) che ha avuto i suoi guai con qualche operaio lavativo, ma non posso fare a meno di guardare alle situazioni lavorative pure con l’occhio dell’azienda.

Attila è in malattia, per l’ennesima volta: mesi, settimane, o giorni, le sue “malattie” scandiscono regolarmente la sua vita lavorativa. Sta facendo causa alla sua azienda (colpevole, a mio avviso, di averlo assunto e queste sono, giustamente, colpe che si pagano, e che solo io?), e pretende pure che gli si dia ragione. Se la sua azienda commette un qualche errore lui, anziché ripararlo (è o non è pagato dall’azienda per collaborare alla di lei attività?), cerca di enfatizzarlo, di farlo saltare fuori nella maniera più palese e virulenta possibile, per creare difficoltà, per dimostrare come siano tutti dei gran cretini e così via.

Ora, al di là delle sue frustrazioni personali per non essere Presidente della Repubblica, mi dite perché mai un’azienda si dovrebbe tenere un cancro del genere? Diciamocelo francamente, è una calamità, un lavativo e un piantagrane.

Esprimevo giusto ieri questo concetto al telefono con una mia amica, mentre Sissi dormiva tra le mie braccia. Ma Sissi, si sa, dorme con un occhio solo e con nessuna delle due orecchie, quindi non le è sfuggita la conversazione.

Lei ama suo padre, vede quello che fa e vorrebbe non lo facesse. Vorrebbe evitargli qualche cappellata. Lo vede e lo piange. Le appare evidente che si sta impegnando di brutto per perdere il posto di lavoro e farsi terra bruciata intorno. Che poi, per carità, il posto di lavoro è a rischio per tutti noi, e va finire che magari si salva proprio lui, ma per ora questo è il quadro (per altro, durante le ore di visita fiscale, se ne va tranquillamente a spasso per il mondo, nella fattispecie si piazza qui).

Insomma, ha provato a farlo ragionare, e lui si è scatenato contro entrambe, che siamo delle leccapiedi quaquaraqua, e lui sì invece che difende la sua dignità. Lui è uno di quelli che sicuramente, ai suoi tempi, avrà chiamato leccapiedi quelli che stimavano gli insegnanti e ci andavano d’accordo, e ora lo stesso metro usa per chi lavora seriamente, collaborando al benessere dell’azienda per cui lavora.

Io il mio capo lo adoro. Non che in passato non mi sia capitato di avere degli emeriti vermi sopra di me, ma hanno rappresentato l’eccezione, non la regola, e io non mi sono piegata mai (spezzata sì, due periodi di mobbing di cui ancora sento il peso quanto a conseguenze). Non sono una che s’inchina al potere, ma sicuramente faccio gli interessi della mia azienda, collaboro con il mio capo affinché il progetto cui lavoriamo venga portato avanti eccellentemente e ci dia lustro. Per dovere, per piacere, per amor proprio, per interesse per il posto di lavoro, perché quando al lavoro si lavora bene e si collabora si sta meglio, e poi, di ritorno, quando io ho avuto un problema non mi è stato mai detto di no a niente.

Io sono entrata più tardi per i lavori in casa, sono uscita prima per assistere un familiare in ospedale, mi sono stati concessi orari più che elastici quando mia figlia era piccola e dovevo riuscirla ad andare a prendere a scuola, a stare con lei se aveva la febbre, etc. etc. etc.

Oggi, a casa con l’influenza, sto lavorando. Mi sono fatta spedire per posta tutti i documenti che mi erano necessari e ci sto lavorando su. Gratis ed amore dei, ufficialmente sono in malattia.

Attila inorridirebbe. Ancora non l’ha capito che fare l’impiegato del catasto è una sua scelta, non mia.

E mica solo Erika De Nardo

Laurea di Elisabetta Bellarin

Forse ho sbagliato foto, sembra un volto angelico… :shock:

Una borsa di studio a Elisabetta Ballarin: salita alla ribalta della cronaca e incarcerata per omicidio e partecipazione alla setta satanica delle Bestie di Satana,  riceve un permio di 6.000 euro.

Mia figlia, leggendo la notizia, ha commentato:

E io magari dovrò fare la cameriera per mantenermi… Triste

Io gliel’ho detto a mia figlia, se proprio mamma non ti riuscisse a mantenere agli studi, squartami, e tutta la società si muoverà per te.

Ma finché sarai la brava figlia che studia sodo, s’impegna per il Banco Alimentare e l’AIRC, soccorre le persone in strada e porta i pacchi alle vecchiette che non ce la fanno, ma abbi pazienza, ma che gliene frega all’Italia di te?

E se non bastasse, eccovi i buonisti pronti a tendere la mano agli assassini, e a fregarsene degli innocenti:

Sissi caustica

eugenetica

Ieri, arrabbiatissima con il padre scansafatiche, mi ha detto:

“Mamma, il fatto che tu abbia scelto papà è un insulto all’eugenetica!”.

Papona, ma obiettiva.

I figli sono sempre “piezz ‘e còre”?

Monumento all'Emigrante Veneto, Montebelluna, Treviso

Monumento all’Emigrante Veneto, Montebelluna, Treviso

Leggo il post di Melodie sulla nostalgia di lei madre per sua figlia, e mi sale una rabbia, o forse un dolore, o forse un rimpianto, che non vi dico.

Veramente non è stato il post di Sara la causa scatenante, bensì il compleanno di mia figlia.

E già, perché lei ora ha esattamente l’età che avevo io quando partii per Israele. Ora, non crediate che io partii per mia volontà, per scelta sionistico-idealistica o che. No, io me ne andai per fuggire da casa, o meglio, fui invitata ad andarmene per lascare libera casa, o meglio… insomma, là capitò l’occasione di andare, e là  andai.

Sola.

Praticamente senza soldi.

Chiaramente senza sapere una parola d’ebraico.

Ve lo devo raccontare quello che passai? Ora, devo ringraziare il cielo che Israele è davvero una terra meravigliosa abitata da gente meravigliosa e in effetti, alla fine dei giochi, lì sono stata felice, la piango e rimpiango, e certamente se potessi tornare indietro col senno di oggi l’Italia col piffero che mi rivedrebbe.

Però fu dura. Vedo la mia cucciola, che già è più sveglia di me, abituata a organizzarsi da sola, campi scuola in Italia e all’estero, viaggi aerei da sola… eppure è cucciola.

E’ cucciola, mi viene vicino che vuole le coccole, tante volte è impaurita, disorientata, sconcertata, e ha bisogno di ascolto, di conforto, di appoggio…

Anch’io avevo bisogno. Io non sono nata grande, io sono nata piccola.

Avevo bisogno.

Ma a mia madre, che importava? Aveva riconquistato la sua pace di casa, e poi aveva riavuto i suoi spazi, che i miei libri per casa le avevano sempre fatto schifo.

Che gliene importava a lei di come stavo, che gliene importava…

Sì, certo, ci sono madri per cui i figli sono “piezz’ e còre”. E altre no.

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