Piccoli grandi amori

Faccio seguito all’idea che mi è venuta leggendo un post di emmacarla per ricordare il primo tenero amore di mia figlia.

Non tutte le persone con la sindrome della crocerossina, e in questo io e mia figlia ci somigliamo, cercano nel compagno qualcuno da accudire: alcuni accudiscono il prossimo in generale, ma col compagno vogliono essere loro la parte da proteggere, e finiscono per innamorarsi di tutori, insegnanti, medici, leader in genere, che promettono di essere forti e rassicuranti.

Fu così che mia figlia, appena seienne, a un campo scuola si prese una cotta per uno dei tutor, che in un certo senso la ricambiava, nel senso più sano del termine intendo, perché era decisamente la sua cocca: la considerava una bimba deliziosa che gli ispirava infinita tenerezza, e si intratteneva spesso a raccontarle storie che l’avvincevano.

Per il suo compleanno, cui fu invitato in qualità di animatore, non potendo partecipare volle fargli almeno una telefonata di auguri.

Non avete idea che effetto ebbe quella telefonata! Arrossì, non pronunciò una parola, poi scappò via tenendo il cellulare stretto al cuore e si rifugiò in una di quelle casette di plastica che si trovano nei parchi giochi.

A chi le andò a chiedere cosa fosse successo rispose, orgogliosa e sfoggiando un sorriso felice: “Mi ha telefonato il mio fidanzato!” :D

Indenne

E’ una cosa meravigliosa scoprire di avere quello che gli amici sono disposti a fare per te.

A volte ci sorprende, come ci sorprende chi credevamo amico e da cui all’improvviso ci vediamo attaccati, o ci sentiamo abbandonati.

Oddio, magari l’abbiamo sempre saputo, e il nostro sesto senso, quello che non abbiamo mai voluto ascoltare, ce l’ha sempre detto, ma tant’è.

Ma torniamo al positivo: è bello scoprire che chi ha sempre detto di credere in te è  pronto a dimostrarlo coi fatti, è bello che anche chi non l’ha mai detto ti sia, semplicemente, accanto.

A tutti i miei amici, quelli veri… grazie  :)

Per far mangiare papà…

Ecco quello che s’inventa mia figlia per mangiare la verdura al padre: ma una volta non erano le mamme che facevano queste cose per i figli? E si può sapere perché mai gli uomini hanno sempre una qualche donna che li vizia, dalla madre alla figlia, più qualche compagna di passaggio?

Fangàla!

Casa mia è completamente sottosopra.

Ieri mattina ho lavorato, ieri pomeriggio sono dovuta andare fuori Roma per portare in assistenza un pezzo che avevo comprato. Mia figlia nel tardo pomeriggio aveva una festa, e durante i preparativi era insopportabile, nulla le stava bene, tutto le andava storto… insomma, ha innescato la sirena dell’ambulanza oltre che avere devastato casa alla ricerca dell’abito perduto.

Sera sveglia ad aspettarla, finalmente rientra e mi si addormenta addosso, tutta vestita, persino ancora col cappotto addosso: voi capite che dormire con mezzo quintale sullo sterno non è proprio la cosa più agevole…

Alle tre si sveglia, un imprevisto, cerchiamo di tamponare ma poi decidiamo che è meglio rivolgersi al pronto soccorso. Sono tornata da mezz’ora, la casa è sempre sottosopra.

La guardo sconsolata e mi rimetto a dormire:per oggi va così,  fangàla!

Un ufficio bellissimo

Gli uffici di Google

Tra le novità di quest’anno c’è che ho cambiato ufficio. Sono andata in un posto bellissimo, completamente ristrutturato e attrezzato di tutto punto.

Insomma, diciamocelo, io non cerco mai il cambiamento, ma quando arriva devo ammettere che una ventata di novità ci sta proprio bene. E poi, approfondirò la conoscenza di un altro rione della città, e pure quella è cultura!  :D

Naturalmente, l’ufficio della presentazione non è il mio (della serie: ma dov’è che ho sbagliato??? :lol:   )

La Lobot redenta?

No, dico, ma vi pare che la Lobot, dico la Lobot (che chissà perché proprio oggi scrivo di lei :lol:   ), più vicina agli ottanta che ai settanta, una faccia da strega che mette paura ai bambini, carattere assolutamente insopportabile pure dal più mite certosino (non dimentichiamo che fine ha fatto il marito…), abbia due, dico due corteggiatori, di cui uno accettato a corte, pare pure ben messo, che le apre financo la portiera della macchina (*), che le offre a destra e a manca, e che se qualcuno alza un po’ la voce con lei o se, a suo dire, le manca di rispetto, a momenti lo sfida a duello col guanto?

Ma… ma… c’è qualcosa che non funziona, SGRUNT!!!

Tutta questa storia però pare averla addolcita, mi dicono che sia diventata umana, che dalla sua bocca escano suoni di senso compiuto e con PH leggermente meno acido, e che addirittura abbia riscoperto mia figlia, definendola prodigiosa, “la migliore nipote che una nonna si possa augurare”.

Che sia la volta buona che ci faccio pace anch’io? In fondo sono solo diciassette anni e rotti che non mi parla!  :mrgreen:

(*) Per quanto riguarda certe gentilezze, non dimentichiamo il vecchio detto che recita che, se un uomo apre la portiera a una donna, una delle due è nuova  :lol:

Dal mattino si vede il buongiorno?

O dal buongiorno si vede il mattino?

Com’è il proverbio non l’ho mai saputo davvero, ma il senso mi è chiaro, e mi auguro di tutto cuore che non ci azzecchi.

Ieri ritorno al lavoro, primo giorno del nuovo anno, e tralasciamo il fatto della sede nuova.

Io sono una che cavalca bene il cambiamento, ma non se lo va cercando per niente: ammetto, una certa resistenza mentale c’è sempre, il mio presente generalmente mi è comodo, e non vedo perché lo dovrei cambiare.

Poi, ripeto, al nuovo mi abituo facilmente, e velocemente lo apprezzo, cionondimento un minimo fisiologico di disorientamento iniziale c’è sempre.

Dunque, ufficio nuovo, bello, moderno, funzionale, ma con – ahimé – molta meno luce naturale del precedente, e anche soffitti un po’ più bassi.

Ancora non so bene dove siano ubicati i colleghi per cui, se ho bisogno di qualcosa (e il nostro è un lavoro di squadra), non so neanche tanto bene come fare a rintracciarli (salvo i recapiti personali, poi tramite quelli semmai arriveremo a quelli lavorativi).

Tutto questo cappello non c’entra niente con quello che vi vengo a raccontare (ma sapete come sono le donne, per raccontare una minima cosa ripartono sempre da Adamo ed Eva!  :lol: ).

Insomma, ieri stavo giusto cercando di simpatizzare col nuovo ufficio – IN CUI NON C’E’ COPERTURA PER IL CELLULARE :evil: – quando mi arriva la telefonata concitata di mia figlia (per fortuna, il cell si trovava in quel momento nell’unico angolo non più individuabile della stanza dove aveva almeno una tacchetta): “Mamma, casa è completamente allagata, tutto distrutto, l’acqua mi arriva alle ginocchia e continua a sgorgare!”

Da dove?

“Da un termosifone che si è bucato. Io dormivo, me ne sono accorta solo ora ed è un disastro!”.

Panico io, panico lei. Chiamo i vigili del fuoco dal mio telefonino, ma il cellulare non prende, devo chiamare il mio capo, ma i nuovi telefoni non hanno nessun numero memorizzato, e ancora non abbiamo riattaccato alle pareti tutti i figlietti coi nostri numeri di servizio. Richiamo i vigili del fuoco dal telefono dell’ufficio, recupero tramite giro di e-mail il telefono del capo che avviso e scappo via).

La faccio breve: tutta la sera a raccogliere l’acqua, e sapete quanto è nera l’acqua che esce dai caloriferi? Tanto!

Ergo, finito di raccogliere, altro giro di risciacquo con acqua pulita e disinfettante. L’acqua continuava a ridiventare nera, non finivo più di raccogliere sporco (e, infatti, non ho finito :cry:   ).

Scarpe e documenti che erano nei piani più bassi ho tentato di recuperarli, idem con le scarpe, mentre gli indumenti nella cesta dei panni da stirare sono stati abbandonati alla loro sorte, un giorno o l’altro li rilaverò e pace.

Buon 2012, eh!!!  :shock:

NB: la casa allagata nell’immagine NON E’ casa mia  :mrgreen:

Cose così

Stasera altro che Mulino Bianco! Non ne conosco il motivo, ma Attila è qua.

Non c’è neanche la scusa della figlia, che non c’è.

Ora è di là che cucina, io ho messo la tovaglia rossa, un cestino come centrotavola che abbiamo appena comprato nell’ultimo giro di shopping poche ore fa. Era una ragazza africana che lo vendeva, e a me gli africani stanno simpatici. Non è giusto , lo so, il razzismo alla rovescia è razzismo comunque, ma a me certi africani, sempre sorridenti, con quell’immagine che ti comunica la loro comunione con la terra, con la natura, con la vita, mette addosso un senso di allegria, di armonia col mondo e di senso della vita.

Oggi è il 31 dicembre, era già sera e io non potevo sapere se lei avesse o meno incassato qualcosa, allora ho voluto comprare quel cestino che non mi serviva per niente, ma che mi piaceva, e che userò.

Su un’altra bancarella ho trovato proprio il rossetto che da un po’ non riuscivo a trovare, Max Factor: peccato che quando poi sono entrata in un grande magazzino ha iniziato a suonare tutto. Pazienza, per quanto mi riguardava mi potevano pure perquisire, è da una vita che non ce li hanno più quei rossetti!

Al ritorno, fuori la porta di un negozio di cui sono cliente, un banchetto con due bottiglie da stappare. “Che facciamo,” chiedo all’amico negoziante, “brindiamo?”. E lui annuisce, e mi prega di aspettare, che erano in arrivo le cibarie. Lo aiuto ad andarle a ritirare, completo il banchetto assestando un po’ le varie cose, e tra fuochi d’artificio, pandoro, dolci vari, vini e spumante, alle sei e mezzo avevamo bell’e festeggiato l’anno nuovo. Baci e abbracci con tutti, negozianti di cui alcuni amici, altri sconosciuti, tutti a ritrovarsi lì in una nuova familiarità.

Al ritorno, chiacchiaratona telefonica con l’amico del cuore (tanto voi lo sapete chi è  ;)   ) e ora sono qui, tra un po’ si cenerà, poi vedremo un film, e poi ninna (in due stanze diverse, s’intende :mrgreen: ), in attesa che domattina la pargola rincasi.

Insomma, a me la serata si presenta serena, anche se credo ci sia chi la possa vedere diversamente.

Ordunque, siccome io invece la vedo così, buon 2012, che ci veda sempre più pro e sempre meno contro.

Un abbraccio cosmico, felice anno nuovo!

La mia figlia deamicisiana

Allora, volete sapere com’è andata la grande serata del Mulino Bianco?

Beh, direi che è andata bene, anche al di là delle nostre aspettative: d’altra parte, quando Sissi si mette in testa di fare una cosa, parte come un treno, e generalmente riesce.

Nel frattempo diventa insopportabile, è tesa come una corda di violino, ma è una gran sgobbona, ce la mette tutta e spesso è commovente. Come ieri sera per esempio.

Non vi dico nel frattempo la cucina cos’è diventata (e toccherà a me oggi tentare di ridarle un aspetto umano… :roll: ), ma avevamo una bella tavola con tovaglia natalizia, agghindata di tutto punto, compresa composizione floreale.

Il tacchino è una gran bontà, col ripieno di frutta il sapore è delizioso, lo sformato di verdura direi divino, uno dei piatti più buoni che abbia mangiato in vita mia. Continuiamo fino al vin brulé, anche questo preparato rigorosamente con le sue manine.

Arriviamo ai regali, per primi i pacchi per me e per il padre, due belle scatole rosse, con un bel fiocco. Il padre scarta il suo, sapevo cosa conteneva, una sciarpa fatta da lei a mano, non vi dico quanto ci ha lavorato! Era il suo primo lavoro, si è messa in testa di imparare a lavorare a maglia, ha fatto un po’ di giri su internet e voilà, dopo qualche giorno la sciarpa era bell’e confezionata.

Apro il mio… idem, un’altra sciarpa, ancora più bella (non era più principiante ;) ) ma quando mi racconta la storia che c’è dietro mi vengono i lucciconi.

Mia figlia non ha una paghetta settimanale, comunque le lascio i soldi per la spesa e lei li amministra. S’intende che deve amministrarli con coscienza, non è che li possa spendere come vuole. Ora, già la volta precedente mi aveva detto che non aveva comprato la carne perché i soldi li aveva usati per i regali di Natale delle sue amiche, e un po’ mi sono urtata perché comunque lei i suoi soldi li ha: non moltissimi, giusto i regali di nonne e zii, comunque ce li ha, e per me il principio è che i regali alle sue amiche li fa lei, non io.

Poi, un giorno entro in camera sua e vedo un gomitolo di lana, su cui ancora era l’etichetta del prezzo (molto caro). Mi risento, non può buttare i soldi così, oltre tutto quella lana non era neanche un granché bella, e quasi completamente sintetica, quel prezzo era una rapina a mano armata, e riattacco con la solfa che comunque i soldi che le lascio sono per la spesa ed eventuale materiale di scuola, non per tutti gli sfizi che le saltano in mente, e che avrebbe dovuto tirare fuori i suoi soldi e restituirmi la somma.

Lei annuisce, poi io passo a fare altro.

Solo ieri sera mi ha raccontato che era la lana per la mia sciarpa, di cui aveva già lavorato un gomitolo. Il giorno appresso a scuola piangeva a calde lacrime sulla spalla della sua amica per come io mi ero espressa nei confronti di quella lana. Meno male che la sua amica è riuscita a consolarla, dicendole che lavorata avrebbe fatto un altro effetto, e mi sarebbe senz’altro piaciuta, cosa che puntualmente è stata. La sera prima è restata sveglia fino alle due di notte a sferruzzare per completarla.

Ecco, mia figlia a volte mi fa sentire assolutamente inadeguata, mentre lei sembra uscita dal libro Cuore.

Figli (che sgamano)

Quest’anno mi è toccato fare la Babba Natale.

Era da parecchio che a casa mia non si faceva l’albero (d’altra parte il Natale nella mia religione non è previsto ;) ) ma mia figlia, con la sua fissa della famiglia del Mulino Bianco, si è messa in testa che quest’anno sarebbe stato fatto tutto secondo tradizione, io lei e il padre, albero di Natale e cena natalizia (con tanto di tacchino ripieno preparato con le sue manine).

L’altro ieri poi mi si presenta con tutta una serie di regalini da fare alle sue amiche, e vengo prontamente precettata per impacchettarli. L’indomani vengo nuovamente precettata per il servizio taxi, perché mica può prendere l’autobus carica con un mulo, tra zaino, dizionario e pacchi regalo!

Al ritorno da scuola mi telefona affranta, che lei ha fatto il regalo a tutti, e nessuno, dico nessuno, neanche uno per sbaglio, l’ha fatto a lei.

Còre de mamma si mette subito all’opera, e all’uscita dall’ufficio s’infila di corsa in tutti i negozi, cercando qualcosa che possa impacchettare e mettere sotto l’albero, impresa non facile, visto che mia figlia ha dei gusti completamente diversi dai miei, oserei dire inimmaginabili da parte mia, e quindi non ci azzecco mai. :roll:

Qualcosa insieme riesco a mettere, ma vorrei riuscire a  introdurre i pacchetti in casa senza farmene accorgere (pur sapendo che mia figlia è una gran lenza, e quindi sarebbe stato pressoché impossibile).

Entro con le chiavi, sperando che sia occupata, ma in un balzo mi è addosso, l’occhio prontamente puntato al paccone che tentavo di mimetizzare.

Vado in stanza mia, lei si chiude in cucina a preparare (ha scelto pure piatti che devono riposare 24 ore  :roll: ), e io ne approfitto per chiudermi a impacchettare. A un certo punto tenta di spalancare la porta, meno male che ho chiuso, le grido “Lasciami in pace che sto scrivendo un’e-mail importante!” e lei mi risponde “E che l’e-mail la scrivi tagliando lo scotch?” :shock:

Ve l’ho detto io che è una lenza, a lei non la si fa  ;)

Eppure io dovrei essere un’esperta, pure tutte le befane di quando era bambina le ho dovute organizzare davanti ai suoi occhi, magari andando alla cassa a pagare un caffè, e sussurrando furtivamente al cassiere di prepararmi una calza con questo e quello e darmela incartata in maniera anonima e insospettabile: quello che non si fa per i figli!  :D

Posso tornare a casa?

La notizia è datata, del mese scorso per l’esattezza, ma io l’ho letta solo oggi.

Dunque, pare che una ragazza ventottenne, specializzanda in neurochirurgia, si sia innamorata in ospedale di un collega 61enne (de gustibus… ).

Per l’attempato (rispetto a lei intendo) fedifrago la giovane avrebbe perso la testa (ammesso che l’abbia mai avuta) e ha chiamato la di lui moglie, dandole appuntamento.

La giovane si è presentata all’appuntamento armata di un coltellaccio e ha sgozzato la povera moglie del suo principe azzurro, che doveva essere soltanto suo. I carabinieri l’hanno più o meno beccata subito (ve la faccio breve) e lei, dopo la confessione, ha candidamente chiesto:

“Ora posso tornare a casa?”

Ora, sapete che mi sconvolge di più di tutta questa storia? Il fatto che abbiamo rischiato tutti di andare a finire un giorno o l’altro in sala operatoria sotto le sue mani. Il lato buono della faccenda è che la sua carriera sembre stroncata.

 

Sette e ancora sette

Ricevo da Veronica l’invito a indicare dei post rispondenti a questa categoria.

1. Il post il cui successo mi ha stupito: è stato il racconto di Natale dell’anno scorso, un po’ particolare, ci sono state un mucchio di perplessità sul pubblicarlo o meno, poi è stato optato per il sì, e meno male che l’ho fatto!

2. Il mio post più popolare: nato da un’immagine trovata su google, ha dato il via a una ricerca particolare, ovvero i modelli di profilattici. L’unico problema c’è stato con qualcuno che mi diceva di non poter seguire la discussione in ufficio, perché non stava bene farsi trovare con una pagina aperta sul pc con *quella* figura :lol:

3. Il mio post più controverso: generalmente sono controversi gli articoli che mettono l’uno contro l’altro due schieramenti opposti, e quindi tutti quelli sull’aborto e sulla questione israelo-palestinese (qui ne pubblicati uno addirittura chiuso ai commenti, perché proprio non me la sentivo di gestire i fuochi incrociati). In questo lo schieramento era il più antico del mondo, uomini contro donne, e ne è nata una bella discussione.

4. Il mio post più utile: credo che questo post, tra tanti, possa aver portato qualche genitore, madri soprattutto, a rivalutare e ridimensionare il proprio ruolo, il limite tra compiere il proprio dovere con equilibrio e l’acritico immolarsi. Chissà, forse questo post avrà fatto riflettere qualcuno, e gli/le avrà far pace con qualche senso di colpa per quello che si in buona fede si è sbagliato, o per quella sensazione di non aver mai fatto abbastanza.
5. Il post che secondo me non ha avuto l’attenzione che meritava: riguarda la natura dell’uomo, rifletto su che l’uomo sarebbe capace di fare qualora se ne presentasse l’occasione. Forse le riflessioni sarebbero troppo articolate, serie, profonde, per stare in un blog.
6. Il post più bello: Beh, il post per me più bello, in questo blog, mica l’ho scritto io! Eh sì, perché anche se lui è dietro le quinte, in questo blog gli autori sono due, e fa piacere ricevere un bel post di compleanno!  :D
7. Il post di cui vado più fiera: non poteva che riguardare mia figlia. Ne ho scelto uno a caso, in cui parlo di quel dialogo che vorrei continuasse anche quando io non ci sarò più.

e poi a indicare a mia volta sette blog a cui passare la palla.

Sono sotto pressione, e i post che ho scritto sono tanti, ciascuno una storia, ma cercherò di onorare l’impegno conferitomi da Veronica, sebbene la memoria non mi assista.

Sono andata sulla mia pagina “Un post a caso”, e ho lasciato fare alla sorte. Il primo post che mi ha proposto è stato quello scritto per il Natale dell’anno scorso. L’ho riletto, mi è piaciuto moltissimo, e mi sono stupita nel vedere (non me lo ricordavo!) che ha ricevuto ben 131 commenti!

Ecco, diciamo che incomincio a riproporvi quello, messo oggi in prima pagina, come “Il post il cui successo mi ha più stupito”.

Beh, aspetto i vostri ritorni sul post, ma anche consigli su cosa proporre per le altre categorie: chiedo il vostro aiuto, magari ricorrendo anche voi a “Un post a caso“, perché gli articoli qui sono al momento 330, direi che sarebbe un’impresa andarli a rileggere tutti  :roll:

Grazie a Veronica per avermi nominata, e a chiunque mi vorra aiutare nell’impresa di trovare i post per le altre categorie!

Le culle vuote

Mi inviano il link a un articolo, decisamente spunto di rilessioni.

Lo leggo, sono ragionevolmente d’accordo con l’analisi che fa della situazione, mi fanno però accapponare la pelle sia le manifestazioni xenofobe che quelle sessiste.

L’articolo in questione è di Camillo Langone, e risponde al titolo “Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli“.

Insomma, la sua ricetta contro la crescita zero o, peggio ancora, il calo demografico, è mettere le donne in condizioni di non poter far altro che le incubatrici, madri non per scelta ma per ineluttabile destino genetico che nessuno spazio lascia a niun’altra velleità.

Peccato questa conclusione, perché le premesse non erano male.

Comunque, io l’angelo del focolare l’avrei pure voluto fare. Ci si arrabbiava la mia insegnante del liceo, mi diceva: “Di persone con un’intelligenza come la tua in quarant’anni d’insegnamento ne avrò viste sì e no altre due, l’angelo del focolare lascialo fare a chi non sa fare altro, tu devi avere altri progetti!”.

Beh, la mia intelligenza mi diceva che fare l’angelo del focolare non era una scelta di serie B, che assecondare la propria natura e cercare la propria realizzazione seguendo le inclinazioni personali e non i modelli imposti dalla società richiedeva comunque forza e capacità: in ogni caso, l’uomo propone e Dio dispone (poi ce n’era pure un altro di proverbio su diavoli pentole e coperchi, ma in questo momento non mi viene in mente) e, per farla breve, non ho fatto né l’uno ne l’altro.

Insomma, alla donna italiana, di fatto, di fare i figli viene impedito. La società non le viene incontro in nessun modo, con nessun aiuto, né economico né di strutture, e se l’istituto familiare è allo sbando non è solo per una questione valoriale.

Io ne avrei voluti tanti di bambini, ma ho sputato sangue per un’abitazione minuscola, e sempre di sangue le lacrime piante per tirarne su una, con i mezzi e gli aiuti – a parte quello materno – prossimi allo zero.

Ora, voi sapete bene che io non sono assolutamente contraria all’immigrazione, ma da qui a farla passare per un nostro bisogno di emergenza demografica, e che i soldi spesi dallo stato per assistere gli immigrati in Italia siano spesi non a scopo umanitario, ma per tamponare la decrescita causata da noi donne egoiste e ingiustamente emancipate che vengono meno al loro ruolo (perché stoltamente strappate al loro ruolo di donne oggetto) se permettete ce ne corre! Dateci le scuole, dateci strutture, dateci sussidi, asili nido, dateci la possibilità di assentarci un po’ di più dal lavoro, perché come si fa a lasciare un bambino di tre mesi per tornare al lavoro? Eppure ho fatto anche quello, perché altre di possibilità non ne avevo.

Una mia collega, che ha un solo figlio, mi dice di non averne fatti altri per il rimorso di quello che aveva fatto passare al primo, pacco postale dalle cinque di mattina del suo novantunesimo giorno di vita e per anni e anni, con qualsiasi condizione atmosferica e in qualsiasi stato di salute.

La donna italiana non è che non faccia figli perché è una carrierista ambiziosa ed egoista e, vi dirò, abbenché la ragione sarebbe ben più valida, neanché perché non trova il compagno della vita: la donna italiana non fa figli perché la nostra società non le dà la possibilità di occuparsene, sic et simpliciter.

Per una trasgressioncina…

Ma insomma, poveretto, vi pare che un povero padre di famiglia non si possa trastullare tra sé e sé con un misero limoncino, magari pure del discount, che deve essere messo alla berlina di fronte al mondo intero? Evviva la privacy!

Ci posso ben credere che abbia tentato tutti i mezzi per provvedere in autonomia, prima di rivolgersi all’ospedale!  :oops:

PS: però il fatto che non abbia saputo dire come il limone sia finito là, non vi pare inquietante?  :lol:

Chi ha incastrato Ifigenia?

Cari amici, mi davate per dispersa?

Beh, direi di no, visto che mi avete ritrovato tutti a casa della prozia, presso cui dimoravo :D

Dunque, oggi discutevamo sul fatto che io possa essere o no leggermente prigioniera di mia figlia (Bali, zitto tu, era con Martina che ne parlavo! :P ).

Fermo restando che io il mio ruolo di madre lo svolgo ben volentieri, e che ciò che faccio per mia figlia non lo ritengo un sacrificio, da qui a dire che la cosa non mi condizioni un po’ ce ne corre.

Capita che i miei sabato e le mie domeniche io li trascorra generalmente a casa, visto che lei non ha voglia di uscire, e io non ho voglia di lasciarla sola anche nel week end (che ce l’avrò pure il diritto di godermi un po’ mia figlia, oltre che il sacrosanto dovere di offrirle un minimo di presenza genitoriale, non vi pare?).

Lei spesso si rifiuta di uscire sostenendo che deve studiare, ma poi si scopre che così non è, o che comunque quello che deve fare è poco e se la sbriga in un’oretta e io, dopo una settimana di lavoro, mezzi pubblici e basta, ad aggiungerci un week end di soli lavori domestici, tappata in casa, mi sento veramente un leone in gabbia.

Magari quando non ci sono occasioni sono pure io che m’impigrisco, ma a volte l’occasione c’è, come per esempio sabato.

Al mattino, lavoro. Mia figlia mi comunica che suo padre mi ha invitato a pranzo per il suo compleanno (ogni tanto una sana dose di famiglia del Mulino Bianco ci vuole, non vi pare?) e ci accordiamo che sarebbe passato a prendermi in ufficio all’uscita onde evitare, con me che mi muovo coi mezzi pubblici, di mangiare alle quattro.

Il caso volle che sabato coincidesse pure con la visita di una mia amica di Milano, di passaggio a Roma e quindi, per incontrarci, o sabato o mai più.

La sera sono invitata a cena da un’altra amica, che in realtà mi avrebbe invitato per venerdi sera ma, non volendo mia figlia seguirmi e non volendo io lasciarla sola per andarmene a cena fuori, si è deciso di spostare l’appuntamento a sabato, giornata in cui la sera sarebbe stata con il padre.

Vi anticipo che ho fatto tutto, e me la sono pure goduta, ma vi pare che prima di uscire il pomeriggio e andare dalla mia amica (ci sono stata un’oretta) e prima di uscire poi la sera per cena (anche lì sarò stata due ore, due ore e mezzo al massimo) mi sia dovuta sorbettare i rimbrotti di mia figlia che mi accusava di abbandonare la famiglia, anzi, peggio ancora, di andarmene per i casi miei abbandonando tutti, dimostrando così di non avere nessun sentimento di famiglia?

Figli manipolatori o poco coscienti che io e suo padre famiglia non siamo?