Attila il “lavoratore”

Me stesso - il magnifico lavativo

Ieri Sissi e il padre hanno discusso molto pesantemente.

Sarà che nasco figlia d’imprenditore (piccolo, ma imprenditore) che ha avuto i suoi guai con qualche operaio lavativo, ma non posso fare a meno di guardare alle situazioni lavorative pure con l’occhio dell’azienda.

Attila è in malattia, per l’ennesima volta: mesi, settimane, o giorni, le sue “malattie” scandiscono regolarmente la sua vita lavorativa. Sta facendo causa alla sua azienda (colpevole, a mio avviso, di averlo assunto e queste sono, giustamente, colpe che si pagano, e che solo io?), e pretende pure che gli si dia ragione. Se la sua azienda commette un qualche errore lui, anziché ripararlo (è o non è pagato dall’azienda per collaborare alla di lei attività?), cerca di enfatizzarlo, di farlo saltare fuori nella maniera più palese e virulenta possibile, per creare difficoltà, per dimostrare come siano tutti dei gran cretini e così via.

Ora, al di là delle sue frustrazioni personali per non essere Presidente della Repubblica, mi dite perché mai un’azienda si dovrebbe tenere un cancro del genere? Diciamocelo francamente, è una calamità, un lavativo e un piantagrane.

Esprimevo giusto ieri questo concetto al telefono con una mia amica, mentre Sissi dormiva tra le mie braccia. Ma Sissi, si sa, dorme con un occhio solo e con nessuna delle due orecchie, quindi non le è sfuggita la conversazione.

Lei ama suo padre, vede quello che fa e vorrebbe non lo facesse. Vorrebbe evitargli qualche cappellata. Lo vede e lo piange. Le appare evidente che si sta impegnando di brutto per perdere il posto di lavoro e farsi terra bruciata intorno. Che poi, per carità, il posto di lavoro è a rischio per tutti noi, e va finire che magari si salva proprio lui, ma per ora questo è il quadro (per altro, durante le ore di visita fiscale, se ne va tranquillamente a spasso per il mondo, nella fattispecie si piazza qui).

Insomma, ha provato a farlo ragionare, e lui si è scatenato contro entrambe, che siamo delle leccapiedi quaquaraqua, e lui sì invece che difende la sua dignità. Lui è uno di quelli che sicuramente, ai suoi tempi, avrà chiamato leccapiedi quelli che stimavano gli insegnanti e ci andavano d’accordo, e ora lo stesso metro usa per chi lavora seriamente, collaborando al benessere dell’azienda per cui lavora.

Io il mio capo lo adoro. Non che in passato non mi sia capitato di avere degli emeriti vermi sopra di me, ma hanno rappresentato l’eccezione, non la regola, e io non mi sono piegata mai (spezzata sì, due periodi di mobbing di cui ancora sento il peso quanto a conseguenze). Non sono una che s’inchina al potere, ma sicuramente faccio gli interessi della mia azienda, collaboro con il mio capo affinché il progetto cui lavoriamo venga portato avanti eccellentemente e ci dia lustro. Per dovere, per piacere, per amor proprio, per interesse per il posto di lavoro, perché quando al lavoro si lavora bene e si collabora si sta meglio, e poi, di ritorno, quando io ho avuto un problema non mi è stato mai detto di no a niente.

Io sono entrata più tardi per i lavori in casa, sono uscita prima per assistere un familiare in ospedale, mi sono stati concessi orari più che elastici quando mia figlia era piccola e dovevo riuscirla ad andare a prendere a scuola, a stare con lei se aveva la febbre, etc. etc. etc.

Oggi, a casa con l’influenza, sto lavorando. Mi sono fatta spedire per posta tutti i documenti che mi erano necessari e ci sto lavorando su. Gratis ed amore dei, ufficialmente sono in malattia.

Attila inorridirebbe. Ancora non l’ha capito che fare l’impiegato del catasto è una sua scelta, non mia.

17 commenti

  1. Sono d’accordo con te.
    Però, nello stesso tempo, ti confesso che quando vedi la tua buona volontà calpestata o, peggio, assolutamente non considerata, arrivi al punto che inizi a chiederti se ne vale la pena.
    Della serie: un po’ va bene, poi…

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    • Warp, l’Italia non è un paese meritocratico, e il fatto che i meriti non vengano riconosciuti è, purtroppo, all’ordine del giorno. Ora, i motivi per cui i meriti non vengono ufficialmente riconosciuti sono tre:

      1) Il tuo capo li vede benissimo, lui è una mezza calzetta e se ne sente messo in ombra, ergo tenta di sotterrarti (al massimo di fregartene qualcuno).

      2) Non è in grado di vederli, perché è talmente incompetente che non è proprio in grado di valutare: che sia in buona o cattiva fede, non sa riconoscere la lana dalla seta.

      3) Deve favorire qualcun altro, e l’uno esclude l’altro.

      C’è una quarta possibilità, che è quella in cui rientra Attila: i meriti non esistono.

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  2. cavaliereerrante

    “Mi dite perché mai un’azienda si dovrebbe tenere un cancro del genere?” …. ?!? 😯
    Mah …. ehm …. @Ifigenia, vuoi pazziare ?!?
    Ma come … ci parli di “cancro”, riferendoti al sor @Attila … e trascuri l’ onore, per una azienda, di poter annoverare nel portafogli manageriale … un siffatto collaboratore ?!?
    E Tu stessa, che te lo ritrovi “notte e dì” fra i cabasisi …. Tu che hai la fortuna di averlo al tuo fianco ( ma pure “davante e de retro” … ) come la colla @cervioni, invece di sciogliere inni agli Dei …. te ne lamenti e lo rampogni per il suo reiterato assenteismo ?!? 😯
    Maddai …. curalo in silenzio, essi Tu per lui, ancorchè azzoppata e claudicante, una novella ‘florence nightingale’ al suo dolente capezzale, e assistilo come Dio comanda : tante sono le strade che conducono al Paradiso, ma assistere @Atty, rimboccargli le lenzuola …. è fra le più apprezzate dal Padreterno ! :mrgreen:

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    • @Bruno: tu dici che me l’ha mandato il Padreterno per conquistarmi il Paradiso? Guarda, quasi quasi preferisco sua madre, che se non altro è una sgobbona.

      Ok, ma per l’azienda continua a non essermi chiaro il concetto: quota disabili?

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  3. cavaliereerrante

    E sai una cosa @Florencegenìa ???
    Se vuoi vederti assegnato, in Paradiso, un Attico celestiale vista Valle dei Beati, con coro degli arcangeli ivi compreso e luce diretta dagli astri dell’ empireo, getta al secchione la stampella della claudicante musa, ed armati invece di una soave balalaika ! Indi, sciolte le trecce sull’ affannoso tuo petto(ne) …. atteggiata la boccuccia vermiglia a cuoricino, siediti un poco discinta accanto all’ esimio infermo e cantagli la ballata dell’ amor perduto !
    Vedrai …. è ‘na mano santa, per far ribollire il sangue ad @Atty e sanarlo “da quel verso” ! :mrgreen:
    @Cavalierecupido …
    Ps. La @Lobot ?!? 😯
    Manco a li cani ! 😥

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    • @Bruno: manco a li cani? Eppure mi fa una pena infinita. Ma vi rendete conto che significa avere un figlio che a 53 anni ancora non è autonomo? Hai presente che significa pensare alla propria vecchiaia in mano a uno che non è in grado di portarti un bicchiere d’acqua?

      Ricordavo giusto oggi alla nostra Luisa di come, la disperata (còre de mamma!) abbia telefonato a mia madre chiedendole di intercedere affinché tornassimo insieme. In prima battuta ha detto “per amore della bambina” (questo succedeva qualche anno fa), ma poi aggiungendo “e poi io sto invecchiando, e non ce la faccio più”.

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  4. cavaliereerrante

    N.B.
    Cheppoi …. sarebbe mooolto meglio questa ! 😀

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  5. Luisa

    Cosa gli sembrerà rischiare di perdere il posto di lavoro, ancora non l’ho capito. Una rivolta contro il padrone “sfruttatore” che in cambio dello stipendio gli chiede di lavorare? Mamma mia, che piaga quest’uomo! peggio persino delle cavallette!

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    • @Luisa: nella sua mente uno l’impegno ce lo mette per avere il posto fisso. Che debba lavorare anche dopo non è in conto.

      Comunque, può darsi pure che io mi sia sbagliata, ma secondo me prima non era così. Io credo che sia davvero profondamente depresso, e viva per automatismo, trascinandosi così. D’altra parte, la vita presenta il conto. Quasi sempre.

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  6. cavaliereerrante

    @Florencegenìa …. ehm !

    Parcere victis, e ad @Atty in special modo,
    spedendo a quel paese la @Lobbotta,
    se del tuo figuràr vuoi sciolto il nodo
    e contro lui … abbandonar la lotta !
    “Ma mi fà pena” – mi dici – “oh … poveretta,
    ch’ ancor si cinge d’ un cinquantatreenne
    che sembra un bimbo appresso alla calzetta
    e dalla vita mai se n’ esce indenne” ! 😯
    Ma “mamma” è @Loby, e “mamma italiana”
    di figlio maschio e uno, ed è notorio,
    anche al più scalcagnato del pretorio,
    che a tale “mamma” fà comodo la piana !
    E’ suo piacèr che @Attila giammai
    cresca, divenga uomo … ed abbandoni
    l’ esser cialtrone, ed il crear quei guai
    che “mamma” sa che Tu glieli condoni ! :mrgreen:

    Morale della favola : esistono o no supermercati in cui “prendi due e paghi uno” ?!?
    Bene ! E allora Tu, vai all’ incontrè : “cacciane due e non ne resti uno” !!! 😀

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    • @Bruno: credimi quella donna è accecata per questo figlio, e per quanto Lobot, per quanto mamma italiana, con l’altra non è così (tant’è vero che l’altra, tutto sommato, l’altra è venuta su normale: succuba ma normale).

      Forse questo le viene da un senso di colpa per un danno che lei procurò al figlio da bambino, di cui lui porta le conseguenze, oppure solo perché è maschio. Certo è che il grande amore per il figlio, amore assolutamente cieco, l’ha completamente deresponsabilizzato e rovinato.

      Ipsa dixit.

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  7. cavaliereerrante

    Intanto, monamì …. te bbecchi un bel 10 in Italiano, per aver Tu scritto “succuba” ( femminile singolare del corrispondente maschile “succubo”, e non l’ errato ( abbenchè generalmente usato da chi non conosca nè il latino nè l’ italiano ) “succube” ! 😀
    In secundis te bbecchi ‘na … noooo, nessuna randellata sulle gengive, anzi …. mi sembra che la tua analisi lobot-attilea sia ampiamente condivisibile, e sul piano macro-umano e su quello micro-psicologico .
    Certo è che er sor @Attila, m’ appare oggi come @Paganini : con @Sissi …. ha eseguito un assolo divino, ma …. ahitè …. come quel leggendario violinista …. non si ripete più !!!! :mrgreen:

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    • Quello è sicuro… (e comunque, ahimé, succube oramai non è più considerato errato, e il mitico Totò non ci potrebbe più deliziare con l’esilarante gag su succubò, succubì, succubà, succubé 😀 )

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  8. Luisa

    Ma la depressione arriva pure senza un motivo?
    Per me quella mamma ha sbagliato a farlo vivere da principino considerando che lui era figlio di lavoratori. Purtroppo certi sbagli si pagano come scrivi tu stessa, e alla fine l’ammette pure lei.

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    • Beh, ammette è una parola grossa. Fino a che potrà sostenere che sono stata io a rovinarlo, figurati se ricorre a una sana autocritica.

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  9. cavaliereerrante

    Ahimè, @Ifigenia …. travolto dalla rabbia per il ritorno al post precedente, ho per errore scritto qui il mio commento : ti prego quindi di passarlo nell’ altro, al quale ovviamente si riferisce ! 😦

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    • @Bruno, io non posso spostare i commenti a piacimento da un post all’altro, devi reinserirlo tu. Te l’ho lasciato in moderazione, così puoi copincollare, dopodiché io da qui lo cancello: ah, benedett’uomo, se almeno questo me l’avessi messo nel post giusto, avrei potuto riportarci il testo!

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