La povertà

child-povertyNon volevo, a Natale, buttare giù un mattone, e invece, forse, col Natale ci sta: non era forse Gesù pauperrimo? Non nacque forse in una stalla, scaldato dal fiato del bue e dell’asinello?

Ecco, ci siamo, giungo subito al punto: scaldato.

Un mio amico ieri ha buttato là questa domanda, che cos’è secondo me la povertà. Io ho pensato subito alla fame, lui invece al freddo.

In effetti, quando si parla di poverissimi, di mendìci, si dice generalmente che patiscono “la fame e il freddo”.

Oggi si parla di “nuovi poveri”, e troppa gente ruota intorno se non ai cassonetti dei rifiuti, quantomeno agli scarti dei mercati.

Per quei molti che si sentono poveri se non possono fare un mese di vacanza nelle isole della Polinesia, ci sono persone piene di dignità che si fanno bastare quello che hanno, badando pure ai watt della lampadina, al filo di gas, etc. etc., e non si sentono poveri, magari solo non in condizione di scialare.

Per me povertà significa non poter provvedere ai bisogni primari, avere un tetto, avere cibo, potersi curare (cioè non soffrire il freddo, la fame, la malattia): questo come soglia minima di sopravvivenza ma poi questo, da solo, a meno che non si abbia una grande ricchezza in affetti, non basta a trasformare la mera sopravvivenza in vita.

29 commenti

  1. Luisa

    In tanti dicono “io sono povero”, a volte è più un’abitudine che una reale condizione. O meglio, c’è veramente la consapevolezza che se non si bada al centesimo i soldi non bastano. Allora viene il risparmio furioso per cercare di non intaccare i pochi risparmi. La casa di proprietà da queste parti ce l’abbiamo tutti, quindi non siamo a rischio di sfratto e un tetto sulla testa non ci mancherà mai. Quelli stessi che sono si dicono “poveri” hanno la carne tutti i giorni. Un minimo di comfort in casa ce l’hanno e allora sono poveri se paragonati a chi può spendere con più leggerezza. Rispetto a chi veramente non ha niente, sono in un’altra condizione. Quello che disturba veramente è la consapevolezza della necessità di fare i salti mortali per arrivare a fine mese e che fatti quelli non si avranno energie per fare altro. Penso ai nostri poveri che vivono della carità pubblica e so che tanti di loro potrebbero salvare almeno la dignità con un minimo d’impegno.
    Poi ci sono quelli che la dignità la salverebbero volentieri e non sono in condizioni di farlo. Quella è un’altra cosa. Quella è la vera disgrazia. Il telegiornale riferisce che alle mense della Caritas circa il 70% degli utenti è composto dai “nostri” che hanno perso il lavoro e non sono in condizioni di sfamare loro stessi e la loro famiglia. Per quelli sì che vale la pena d’impegnarsi. Mi ricordo cosa mi disse il P. dopo una riunione col parroco, questi li esortò a dare e dare perché i” loro” anche in condizioni di bisogno si vergognavano a chiedere e non avrebbero chiesto.

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    • @Luisa: io credo che noi neanche immaginiamo cosa sia la povertà (e mi auguro di non immaginarlo mai). Ho passato periodi brutti, difficili, in cui sono stata anche tanto spaventata, eppure temo che la vera povertà sia tutt’altro.

      E hai ragione, anzi, ha ragione il tuo parroco, perché per molti “Tutto è perduto fuorché l’onore”, e non chiederebbero mai.

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  2. Gli antichi Romani -e tu lo saprai bene – usavano due termini: paupertas che poi è passata direttamente al volgare, quindi all’italiano, povertà e inopia traducibile con la locuzione italiana “mancanza di mezzi”. Apparentemente due sinonimi, direte. E invece no: per paupertas i Romani intendevano una vita modesta, dignitosa ma modesta. Quindi credo che ora si sia ritornati alle origini visto che secondo il recente rapporto del Censis i nuovi poveri appartengono al ceto medio la cui ricchezza è passata dal 66,4% al 48,3%. Gli altri, che hanno subito in ricchezza una riduzione del 40,5%, appartengono proprio alla categoria degli inopes.

    Accontentiamoci della paupertas … non resta altro.

    P.S. il rapporto dice anche che in due anni 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o preziosi per campare. Diventeremo tutti Cornelia, madre dei Gracchi, che, mentre le altre matrone ostentavano i loro gioielli, lei mostrava orgogliosa i suoi figli (tra l’altro sfigatissimi, una volta diventati grandi), dicendo: “Ecco, questi sono i miei gioielli”.
    Peccato che oggigiorno i figli siano più che altro una spesa in più, quasi un lusso che i giovani non si possono permettere. 😦

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    • @Marisa: sfiziose le note linguistiche che ci hai voluto regalare, grazie! Certo però che accontentarsi della paupertas è tutto dire… 😦

      Vendersi i gioielli? Con l’anellino che possiedo al massimo potrei camparci due giorni (che non è poco rispetto a chi non ha neanche quello) ma per il resto io sono già Cornelia (grazie alla figlia, e Cornuta grazie al padre, così ho fatto bingo 😉 ).

      I figli economicamente sono una spesa, certo, e cosa se no? Passati i tempi in cui i figli andavano a lavorare e consegnavano la busta paga a casa!!! Che poi, poveretti, al di là che oggi non si usa più, anche se volessero…

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  3. facciamo i salti mortali per arrivare a fine mese, pensa con un solo stipendio……però la povertà vera è altra………ha ragione Marisa i giovani di oggi non possono permettersi di mettere al mondo figli, l’unica vera ricchezza della vita.

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    • @melodie: già, la nostra è solo necessità di fare attenzione, che in fondo è pure giusto, dovremmo farlo sempre, contro lo spreco e nel rispetto dell’ambiente: certo che quando non è una scelta etico ed ecologia ma esclusivamente economica è un po’ più pesante…

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  4. fab

    povertà per me è mancanza di mezzi per sopravvivere, per pagare le utenze domestiche, la paura costante al più piccolo rumore della macchina…(quanto mi costerebbe il meccanico???) la paura di dover farsi una visita medica (tanto o paghi o la fai tra tre anni)..in realtà povertà equivale ad ansia.

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    • @Fab: il problema è che paghi pure tra tre anni, oramai il ticket è talmente alto che in molti casi a fare visite e analisi privatamente risparmi. Fa noi è così, 24 euro la visita senza impegnativa, 34,66 via ASL.

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  5. cavaliereerrante

    Concordo con @Fab : povertà, ed assai amara quando non fatale, è “mancanza di mezzi per sopravvivere”, è dover umiliare la propria dignità … l’ ultimo nostro gioiello di famiglia che, ahinoi, nessuno comprerebbe mai .
    Ma “paupertas”, per come vedo le cose io, è anche quella in cui, pur avendo quei mezzi, e magari avendoli anche in abbondanza … ci guardiamo dentro e non troviamo altro che solitudine, egoismo, vuoto assoluto di ogni sentimento . Certo, in tal caso – al contrario del precedente – possiamo sopravvivere e indossare vesti o maschere acconcie, ma rimane, questa povertà, la peggiore da sopportare … non ostante tutto !

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    • @cvaliererrante: sì, ma la povertà d’animo, ben peggiore, uno potrebbe vincerla con un atto di volontà, per quanto difficile e non nelle proprie corde, mentre per la mancanza di mezzi la vedo dura, soprattutto da parti di chi ha anche problemi fisici, e non può piegarsi a qualsiasi lavoro!

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  6. Luisa

    Ify, mi sono espressa male e ti ho indotto in errore. Ha ragione il “suo” parroco, loro non chiederebbero mai. Noi veniamo da un altro mondo, ci siamo persi per strada. I nostri non chiedono, pretendono a brutto muso. (non saranno così tutti tutti, quelli che conosco io, si). Quando lo vieni a sapere ti passa ogni volontà di aiutare il prossimo e di averne pietà.,

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    • @Luisa: e infatti… ogni volta che incontro un povero mi chiedo quanta sia la sua responsabilità, se sia giusto o meno aiutarlo… tanti sono sfortunati con cui la vita è stata crudele, ma molti sono parassiti di professione, e se ne vantano! Quante volte mi sono sentita accusare di essere una schiava mentre loro sono liberi! Sì, liberi di farsi mantenere dagli schiavi come me che si spaccano la schiena per portare onestamente il pane a casa? Ma se ne vadano al diavolo!

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  7. Guardando la televisione e leggendo i giornali, ma anche guardandosi intorno, si assiste negli ultimi tempi a scene a cui non eravamo più abituati o forse a cui non siamo mai stati abituati, almeno dalla mia generazione in poi.

    Purtroppo ci sono due cose che ora paghiamo, e che mi fanno essere pessimista:
    La prima è che abbiamo vissuto per troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità, e forse non siamo in grado di gestire e superare questo momento.
    La seconda è che siamo (o siamo diventati) troppo individualisti, troppo egoisti, e se siamo in queste condizioni è stato anche perché chi ci ha governati per troppo tempo ha favorito questo egoismo. Non so se si riesce a invertire questa tendenza.

    Speriamo bene.

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  8. cavaliereerrante

    Caro/cara @Paperisinasce …. leggo il tuo commento, e vedo che non tutti/tutte hanno smarrito la memoria ! In poche, scarne parole, hai spiegato – esaustivamente per me e per chi sappia andare al di là dei luoghi comuni e/o delle sterili maledizioni ai @Monti di turno – la natura e le ragioni del Debito Pubblico, condensandole in due : 1) abbiamo vissuto ( specialmente a partire dagli anni ottanta … ) al di sopra delle nostre possibilità ( e cioè entro il limite della “possibilità di spesa” dello Stato italiano, in questo ben assecondati da chi ci governava, lontano dal percepire che un giorno tutti e tutte saremmo stati richiamati a pagare i debiti …. ) -2) siamo stati – e restiamo ! – EGOISTI, anche in questo, oltre alla spinta del nostro DNA italiano ( basta guardare la Storia d’Italia degli ultimi 500 anni ), assai ben stimolati dai nostri governanti, massimamente da quelli che ora si ripresentano in campo puntando proprio sulla memoria corta nostra e sulla facilità con cui, cambiando essi la maschera, ci possano illudere di farla franca, magari proponendoci la scempiaggine di uscire dall’ Europa( che allo stato attuale, sarebbe una catastrofe ) e di dimenticarci “che dobbiamo saldare i debiti, contratti allegramente fin qui, ai possessori legittimi dei Titoli di Stato” !
    Come dici Tu, sarà impresa ardua invertire la tendenza, ma non impossibile …. se ci riaffidiamo tutti e tutte al buon senso, alla serietà che by-passa le ideologie politiche, alla memoria e ad un esame realistico della situazione interna ed internazionale !
    Ti abbraccio …. da amico ! 🙂

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  9. Pure io trovo condivisibile, anche per la sintesi chiara, il commento di @Paperi si nasce.
    Di mio aggiungo che il criterio di povertà oggi è più che mai relativo, spesso basato su standard di vita che altri ci impongono, che spesso nulla hanno a che fare con la povertà nera, quella che ti fa saltare i pasti e si, patire il freddo, ma non per risparmiare il gasolio!
    A me fan girare le scatole certe interviste (di un’originalità impressionante, quasi come quelle, per altri versi, fatte in spiaggia, o sul perdono a chi deve ancora fare il funerale di un caro che gli hanno ammazzato) su cosa e quanto mangeranno a natale e sui regali che faranno. Ancora prima di rispondere fanno già NO con la testa, che non ce la fanno e di come sono ridotti, quando poi, se vuoi andarti a mangiare una pizza al sabato sera, devi scegliere il posto in base alla minor confusione o ai tempi di attesa, che si può trovare!
    Un’altra cosa, so che la caritas, almeno quella del mio paese, adesso ha imparato a star attenta che i destinatari di aiuti non siano quelli che vanno al bar, a prendersi le sigarette o giocarsi i soldi al lotto e vizi similari!
    Un bacione carissima @Ify e l’augurio di una buona settimana!

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  10. @ Sergio

    Hai fatto una giusta osservazione. Sembra che la crisi non ci sia quando devi andare a mangiare una pizza o quando ci si trova in centro il sabato pomeriggio e si vuole bere un caffè o un aperitivo seduti. Per non parlare dei teatri pieni, dei cinema pieni, dei centri commerciali pieni … e non dimentichiamo le settimane bianche, hotel completi da mesi, e le vacanze natalizie nell’altro emisfero, anche quelle già tutte prenotate. Insomma, dov’è ‘sta crisi? Sta solo nel mio portafoglio? 👿

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    • @Marisa: beh, noi non parliamo di statistiche, ma di persone. Se una persona mangia due polli e un altro non mangia niente, per le statistiche hanno avuto un pollo a testa, e quindi stanno benone, nella realtà uno si è ingozzato e l’altro è morto di fame, ed è di realtà che noi stiamo parlando.

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  11. cavaliereerrante

    Ehm …. non vorrei contrariare nessuno, ma le tue osservazioni, @Marisa, e quelle di @Sergio, …. somigliano maledettamente a quelle dell’ ex capo del governo ‘ante @Monti’, e cioè di quel @MancatoWatusso, che, non più tardi di tredici mesi fa, parlava di “centri commerciali” gremiti di gente, di pizzerie in cui si doveva far la fila per accedervi … et similia, negando la crisi ( anzi, affermando che noi italiani, grazie a lui … stavamo assai meglio degli altri europei 😯 ) e, così facendo, aggravandola di fatto !
    Se sbaglio, mi corregga lui stesso, ma non mi sembra che fosse questo il senso che, nel suo commento, @Paperisinasce voleva esprimere, quando parlava di “aver vissuto, noi italiani, ben al di sopra alle possibilità di spesa nostre” ( e quindi dello Stato ), e dell’ individualismo egoistico che ci contraddistingue ! 😦
    Ma, come disse colui a cui fu promesso, da una leggiadra e formosa donna, uno spogliarello solo per lui ….. STAREMO A VEDERE !!! :mrgreen:

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    • @Bruno: anche qui torniamo alle statistiche: io, personalmente, ho sempre vissuta ben al di sotto delle mie possibilità (poco entusiasmo, ma anche poche esigenze e nessuna considerazione per apparenza e beni materiali), però i buffi degli altri non li voglio pagare!!!

      Che poi so bene, tra tasse, svalutazioni, uscita dall’accordo di cambio quando avevo un mutuo in Ecu, non faccio altro che pagarli i buffi de ‘sti debosciati, non ne posso più!!!!!! 👿

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    • Non sbagli. E confermo il mio pensiero.
      L’aver vissuto al di sopra delle nostre possibilità è una cosa che non è peculiare degli italiani, ma quando si associa all’egoismo (o se vogliamo allo scarso senso civico) può diventare socialmente drammatico.
      Per quanto riguarda i mitici ristoranti sempre pieni, effettivamente è così, sono pieni. E aggiungo che sono anche pienissimi quei ristoranti di lusso nei quali un pasto costa alcune centinaia di euro.
      Questo non vuol dire che il benessere è invariato, perché è un dato oggettivo e misurabile che molti ristoranti, in verità, sono costretti a chiudere, e comunque i consumi si sono sensibilmente ridotti in tutti gli ambiti e (preoccupantemente) nell’ambito delle spese per la salute e per i generi di prima necessità.

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    • @Paperi: non sono solo i ristoranti a chiudere, da noi è un continuo aprire negozi da giovani (o meno giovani) di belle speranze che dopo pochi mesi chiudono. Non ci posso pensare ai nostri giovani… Prima uno poteva aspirare a una piccola attività in proprio, ora siamo tutti destinati a fare i garzoni, in qualche multinazionale 😦

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  12. Luisa

    Marisa la crisi non sta solo nel tuo portafoglio…la noti quando hai bisogno di un paio di scarpe nuove e vedi prezzi da capogiro e passi oltre. C’è quando vai a fare la spesa e fai i paragoni con 10 anni fa. Con 100.000 lire ti riempivi il carrello, con 100€ è mezzo vuoto. Se devi riscaldare casa con la corrente elettrica ti fai il segno della croce e l’accendi il minimo indispensabile…etc è vero,certi sembra che non si siano accorti di niente (vedi le resse per iphone non so che numero), ma in tanti, troppi, si. Io ringrazio d’avere l’anima da formichina e di avere ancora i miei genitori coi quali vivo, altrimenti con uno stipendio come il mio, lontana da casa, riuscirei ad affittare una stanza e basta! E’ la vita di tanti pensionati, la vita di tanti giovani…noialtri Milano non l’abbiamo mai bevuta, e ora meno che mai. Passerà? speriamo. La vedo brutta ancora per molto.

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    • @Luisa: vedila in positivo, magari è il momento di riscoprire altri valori… e di mandare questi in malora!

      Hai letto ieri sulla mia bacheca di una che piangeva per l’Imu da pagare? Va pagata prima della tredicesima, anche in ufficio da me non sanno dove sbattersi la testa. Probabilmente molti chiederanno un prestito, da restituire con la tredicesima, oppure pagheranno dopo, con una piccola (?) mora, non possono far altro.

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    • PS: commento arrivato in questo momento su quel post ” “io dovrò pagarlo in ritardo…la signorina al caf ha detto che molta gente non può permettersi di pagarla…”: cvd, come volevasi dimostrare. 😥

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  13. Luisa

    Ci credo, se si ha fortuna-sfortuna di avere la casa pur piccola in una località di pregio, il salasso è assicurato. Casa grande in località dimenticata da Dio e dagli uomini si traduce in un IMU più o meno sopportabile…
    Giusto ieri notte una mia amica mi raccontava quanto apprezzasse un ragazzino di sua conoscenza che dava il giusto valore ai soldi perché se li sudava tutti dal primo all’ultimo centesimo…bellissimo contrasto con chi aveva tutto e un po’ di più e e lo dava per scontato.

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    • Io ho scoperto che molto probabilmente sto pagando più del dovuto… è stato inserito nel conteggio la rendita già rivalutata (errore fatto inizialmente dal Caaf, e di cui sospetto ora che l’ho dovuta calcolare da sola).

      Insomma, ora non ce la faccio a rettificare, non ho i dati catastali al volo, e poi ci sarebbe incongruenza con l’acconto. Che rabbia, che rabbia, che rabbia…

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  14. @ Cavaliererrante

    Il commento precedente (quello in cui mi trovavo d’accordo con Sergio) è frutto di una mera osservazione. Normalmente non mi lascio “indottrinare” da nessuno, tanto meno da chi mi è del tutto indifferente. In altre parole, ciò che dice l’altro cavaliere o non lo ascolto o, se lo sento (notare la differenza tra “ascoltare” e “sentire”), mi entra da una parte e mi esce dall’altra. Di solito chi lo odia lo ascolta sempre ma a me, come detto, è indifferente.
    Che la crisi economica ci sia è un dato di fatto. Però è anche vero, come sostiene Paperi, che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità (come Stato, non come singoli individui) e pare che qualcuno abbia imparato la lezione visto che, crisi o non crisi, continua a fare ciò che faceva prima, solo che ora chiede un prestito anche per andare in vacanza perché non è capace di rinunciarvi.

    @ Ifigenia

    A proposito di IMU, hai letto che l’ex ministro Renato Brunetta è costretto a chiedere un prestito in banca per pagarla? 😯
    E ti credo (per modo di dire), ha tante di quelle case, seconde, terze e quarte, se basta …
    A me è capitato invece di risultare insolvente. Mio marito si è informato sulla quota da pagare per il saldo e gli è stato detto che ha pagato il doppio di quanto dovesse MA IO NON HO PAGATO NULLA. 😦 Inutile dire che la casa è cointestata e che non ci è nemmeno venuto in mente che dovessimo pagare ognuno la sua quota, visto che siamo sposati e, per ora, non divorziati. Quindi, ora il saldo lo devo pagare TUTTO IO.

    Ma saranno cose dell’altro mondo? 👿

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    • @Marisa: io pure ho pagato più del dovuto, il primo calcolo me l’ha fatto il Caaf, e si è sbagliato, perché siamo comunque in mano a una manica d’incompetenti, e quando io mi sono accorta dell’errore avrei dovuto fare un saldo incongruente, e questo sarebbe stato il minimo, ma prima di mettermi a discutere volevo essere sicura del fatto mio, e avrei avuto bisogno di una visura al volo sulla casa, ma non ne avevo la possibilità (please, non rispondetemi che on line si fa in poche ore, non ne avevo davvero la possibilità), e così ho pagato e basta. Per il prossimo anno mi attrezzerò un po’ meglio.

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