Sissi e le proteste studentesche

Un tempo, intendo qualche mese fa, o forse l’anno scorso, Sissi parlava di andare all’estero a studiare. Parlava di andare all’estero non perché volesse fare questo tipo di esperienza, ma perché capiva che in Italia non c’erano possibilità; diceva, lei studentessa brillantissima, una di quelle persone che lo Stato si dovrebbe tenere ben strette, “Non voglio andare a finire in un call center, con una laurea che non potrò mai sfruttare”.

Oggi da un lato c’è chi propone di svuotare la penisola: un signore tempo fa mi diceva che questo consigliava ai suoi figli, che lui rimase qua “a salvare la nazione” e ora, anziano e deluso, non ritiene certo utile che anche i suoi figli stiano qui a fare inutilmente gli eroi, presi a calci in bocca da una società che dovrebbe loro dir grazie. Dall’altro però ci sono giovani che invece vogliono crederci, che non vogliono essere costretti ad abbandonare la loro terra e che sono fortemente intenzionati ad essere loro il cambiamento che vogliono.

Mia figlia, dopo un breve passaggio nella prima categoria, oggi fa fieramente parte della seconda: giusto? Sbagliato? Non saprei dirlo.

Giorni fa ha partecipato, sempre fieramente, alla manifestazione nazionale contro le misure di austerity del governo. Vergognosi tagli a tutti, e i tagli sono tagli assassini nei confronti della povera gente, ma sono tagli suicidi nei confronti della scuola, siamo una nazione che si fa autogol e si condanna alla barbarie.

Lei, nel nostro riscatto, ci crede.

Nella sua scuola hanno votato per l’occupazione, con autogestione la mattina e didattica alternativa. Sono stati per lei momenti costruttivi e bellissimi, in cui davvero ha sentito la scuola come cosa sua, il che ha scatenato in lei un amore passionale nei confronti della stessa.

Lei ci crede. Lei questa sua nazione la vuole cambiare sul serio.

Ieri, domenica, è stata lì, ha contribuito con un po’ di cibarie, dato un piccolo contributo economico, e usufruito di quello che avevano fatto tutti gli altri. L’atmosfera è stata assolutamente magica, di grande solidarietà e collaborazione. Prima di andare via si è messa a lavare le scale della scuola, perché dal giorno seguente si sarebbe tornati alla normalità e loro hanno intenzione di restituire la scuola ssolutamente in ordine, ma queste giornate le rimarranno nel cuore, un ricordo di questi “teen” anni che stanno per terminare, un patto d’amore tra lei e la sua scuola, tra lei e la sua nazione.

Mi sono resa conto che tutto questo a me manca: l’ho fatto? Non l’ho fatto? Non ricordo più nulla di quel periodo, tabula rasa, ma non è su questo che vorrei soffermarmi.

A questa iniziativa, votata da TUTTI gli studenti, hanno partecipato SOLO l’otto per cento: quando io tuono contro gli italiani, questo intendo. Certo che non sono tutti uguali, certo che abbiamo grandi individualità e grandi eccellenze ma, purtroppo, sono vergognosamente in minoranza.

Sarà vero che anche un singolo uomo, se determinato, fa la maggioranza? A me sembra una gran bella frase, ma con scarse possibilità di essere vera.

Comunque auguri Sissi, e in bocca al lupo, che tu e tutte le persone come te possiate contagiare questa nostra Italia e renderla un posto illuminato e migliore. Auguro a tutti voi di essere profeti in patria.

Siamo nelle vostre mani, nelle vostre dolcissime e vigorose mani.

28 commenti

  1. Avevo già in mente un commento mentre leggevo questo post. Poi, man mano che andavo avanti, mi rendevo conto che il mio commento stava già scritto lì:

    «A questa iniziativa, votata da TUTTI gli studenti, hanno partecipato SOLO l’otto per cento»

    Ecco, appunto. I ragazzi approfittano dell’autogestione (l’occupazione vera e propria è illegale e lo sanno, quindi evitano) per fare una settimana (o cinque giorni, dipende) di festa. Lo stesso dicasi quando fanno sciopero (che poi è una vita che ripeto che lo sciopero non lo possono fare, che lo sciopero lo fa chi lavora e ha uno stipendio, tant’è vero che per ogni giorno di sciopero c’è una trattenuta). Poi va a finire che accanto ai quattro volenterosi, a quelli che davvero ci credono e vanno a sfilare, si fa strada una miriade di vandali, infiltrati, che nulla hanno a che vedere con la protesta.

    Io da studentessa ho partecipato all’occupazione del mio liceo (occupazione vera perché dormivamo dentro) ed eravamo quasi tutti, magari non stavamo lì tutto il giorno, facevamo i turni, si discuteva dei problemi della scuola ma si cantava anche al suono della chitarra che non mancava mai in quegli anni (ma adesso sanno ancora suonarla?).

    Da insegnante sono contro anche perché noi siamo costretti a rimanere in classe, attendendo chi vuole fare lezione e ci ritroviamo il povero sfigato che umilmente si presenta e dice che avrebbe bisogno di ripetere quella data regola, fare quel dato esercizio. Insomma, a me non pare giusto che si debba essere al servizio solo di qualcuno e poi quando facciamo notare che si perdono ore e dopo sconteranno amaramente la settimana di autogestione perché dovranno fare sei compiti in sette giorni, si lamentano pure.

    Per anni puntualmente nell’ultima settimana di dicembre, quella precedente l’inizio delle vacanze, ho assistito inerme all’autogestione, annoiandomi a morte durante le ore perché in classe non c’era mai nessuno. E’ chiaro che l’intenzione era quella di farsi una settimana in più di vacanze, eppure a Natale ne hanno già due.
    Da qualche anno la situazione è tranquilla. Ora non so quello che succederà nel mio liceo. Sono anche d’accordo sui motivi della protesta ma non su quelli che poi sono i risultati.

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    • @Marisa: hai detto tutto… ora stanno decidendo se continuare l’occupazione, ma a questo punto sono solo una manica di incoscienti (parlo del 92% che se ne sta a casa) che vuole fare come Lucignolo nel paese dei balocchi.

      Questi devono pensare che hanno gli esami, o le proteste si fanno sul serio, a oltranza e compatti, oppure si accontentino di questa settimana di esperienza alternativa e alternativa didattica, punto.

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  2. Luisa

    Anche la mia esperienza di studentessa è stata piu o meno quella raccontata da Marisa. Scioperi che arrivavano puntuali per compiti in classe e interrogazioni varie. Non ci sono mai stati motivi seri. Mi ricordo che ci associavamo agli scioperi dei Cobas, ma chi erano sti Cobas proprio non lo si sapeva. Forse erano i ferrovieri dei quali non ci importava assolutamente nulla…di marinare la scuola, si che ci importava! Per questo motivo quando vedo tutte queste scolaresche che fanno manifestazioni su manifestazioni rimango scettica. Sicuramente sono malfidata e sbaglio ad applicare il metro che si usava ai miei tempi con le nuove generazioni. Se quei giovani ci credono veramente è giusto che s’attivino che facciano qualcosa per cambiare lo stato delle cose. Non cambierà nulla, ma come giustamente sottolineavi, è per loro un momento di comunione e di crescita. Mi piace pure che siano giovani responsabili che non lasciano lo sporco dove passano e soggiornano. L’adulto fa così, o almeno dovrebbe. La scuola è uno spazio di tutti, un luogo dove li si dovrebbe formare anche come persone non solo imbottirli di nozioni. Quei pochi che ci hanno creduto hanno fatto bene a portare avanti le loro idee pacificamente. Bravi!
    Sul cercare o meno lavoro in Italia, sono più elastica. La mia casa sarà dove mi trovo bene, e potrei trovarmi bene anche molto lontano. Non sono così attaccata al luogo natìo, anzi 🙄

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    • @Luisa: bravi quell’8%, per quanto riguarda gli altri sono solo la conferma che il dramma dell’Italia sono i suoi abitanti.

      Ancora non si hanno notizie di come andrà a finire questa storia, e soprattutto quando, ma sul sito della scuola quei pochi studenti all’interno lanciano disperati messaggi agli altri di partecipare, almeno la mattina, e di non approfittarsi del fatto che non c’è appello e che non saranno considerati assenti.

      Si capisce dagli altri interventi e commenti che questi appelli cadono nel vuoto, e su queste premesse stanno pensando di continuare cosa? Se ne vadano al parco a fare le grigliate, se amano tanto stare tutti insieme!

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  3. Anche mia figlia un paio d’anni fa aveva partecipato all’occupazione della sua scuola. Erano stati bravissimi: mentre in qualche istituto i soliti deficienti danneggiavano quel poco che già non cadeva a pezzi, loro si sono autotassati, hanno comprato vernice e pennelli ed hanno ridipinto i bagni che erano in condizioni vergognose.
    Mi piace lo spirito costruttivo. Così dovrebbero essere le proteste e così sarebbero forse pure più ascoltate…

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    • @gmdb: mia figlia ha pure studiato per tutto il periodo. Insomma, se dimostrassero che la loro gestione è migliore di quella statale (che, detto tra noi, ci vuole pure poco) davvero potrebbero andare avanti a oltranza ed ottenere di essere ascoltati. Se i media s’interessano a loro solo per riportare la cronaca degli atti vandalici, credo che tanto lontano non vanno.

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  4. Luisa

    Il tuo ragionamento è più che giusto. Se quello sparuto gruppetto deve occupare la scuola mentre gli altri vanno al centro commerciale o dove gli pare, la cosa va chiusa lì. Tanto agli esami ci devono arrivare, il programma va svolto e su quello devono giungere preparati, quindi a scuola prima o poi si torna anche se i problemi che hanno originato l’occupazione non verranno risolti. E’ stato un ennesimo armiamoci e partite.

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    • @Luisa: già. A me fa una rabbia la massa di gente sempre ignava, quella del “vai avanti tu che mi vien da ridere”.

      Le persone motivate, quelle che lotterebbero, sono sempre un numero sparuto che fa ridere i polli, e che si fa presto a mettere a tacere.

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  5. Io credo che alla base del ragionamento tuo e di tante altre persone che la pensano come te vi sia un concetto di cittadinanza di stampo “sanguigno”, nel vero senso della parola.
    Cioè, dire “io sono italiano perché sono nato da genitori italiani, e avevo nonni italiani, e bisnonni italiani, e sono sempre vissuto in Italia, ecc.”.
    Per carità, niente da dire su questo pensiero, ma è appunto legato a un concetto di cittadinanza e di appartenenza ereditato ed ereditario, non volontario.
    Il mio (e di altri) è invece un concetto di cittadinanza, intesa in senso largo, cioè di appartenenza, legato alla volontà, non al sangue: io sono italiano finché mi riconosco nella mia terra, nella mia gente, ecc. Quando questo non accade più, allora devo cercare un altro posto, altra gente con la quale sentirmi “a casa”. E se non posso farlo, rimarrò qui, ma sarò italiano soltanto all’anagrafe e nelle vene, ma non nel cuore.
    Ecco, se dovessi semplificare direi che la cittadinanza è un fatto di cuore,non di sangue e tanto meno di residenza e/o di nascita.
    E il mio cuore da tempo non si sente più italiano (la mente ha cessato di esserlo da prima ancora).

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    • @aquila: sì e no. Io non ce l’ho questo amore viscerale per l’Italia per questioni di sangue, ma i miei legami familiari sono qui, e sono quelli che lascerei andando all’estero. E poi, un conto è andare via a diciotto anni, come feci, terminare gli studi all’estero, diventare parte integrante della nazione che hai scelto e in cui ti senti a casa, un conto è arrivarci a età avanzata, e realizzare che non conosci la loro storia, la loro lingua, ed essere condannato ad essere analfabeta: questo proprio non mi piace, questa è la parte che non riesco proprio ad accettare (diciamo più la prima che la seconda).

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  6. A occhio e croce, direi che questa è l’altra faccia della medaglia.
    E’ chiaro che la cittadinanza cosiddetta “esclusiva” tende appunto a escludere, crea barriere. Nelle sue manifestazioni più truculente può arrivare perfino al razzismo. Il ragionamernto è semplice: perché dovrei impegnarmi per agevolare l’entrata nella mia comunità di quell’individuo che non fa parte della mia razza? Che non è (nel caso nostro) e non sarà mai italiano? Tanto vale che se la sbrighi da solo. E io dormirò sempre con un occhio aperto, perché di quello non mi fido.
    Un concetto di cittadinanza “inclusiva”, invece, è il miglior antidoto all’intolleranza e (nei casi estremi) al razzismo. Se c’è qualcuno che vuole far parte della mia comunità, tanto meglio. E la sua volontà in tal senso esige (e sottolineo “esige”) che ne rispetti le regole, che ne conosca la storia e che contemporaneamente la “contamini” (in senso buono) con la sua.
    Vabbeh, è un ragionamento lungo…
    Buona giornata Ify.

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    • Sarà pure un ragionamento lungo, ma prima di tutto mi pare un ragionamento off topic. Posso pure essere d’accordo con quello che dici, ma che ci azzecca? Io ho detto che non voglio emigrare, non ho mai detto che qui non voglio migranti. In tutto questo discorso di patria, scuola, emigrazione, dove le hai viste le barriere? Dove l’hai vista questa esclusione?

      Io desidero (e lo desidererei anche qui) essere capita quando parlo, e capire quando mi parlano. Voglio non sbarrare gli occhi quando vedo un modulo da riempire (e vabbè, lo ammetto, qui anche se sono scritti in italiano, tra il burocratese e il fatto che l’italiano usato sia molto discutibile, non ci si capisce niente lo stesso).

      Non ho capito a chi tu attribuisci il “ragionamento” ‘perché dovrei impegnarmi per agevolare l’entrata nella mia comunità di quell’individuo che non fa parte della mia razza?‘: io chi parla di razza non lo sto proprio ad ascoltare, e su questo penso che oramai non dovrebbero esserci dubbi.

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  7. karina890

    Speriamo davvero che le persone come tua figlia vincano perché ne abbiamo davvero tanto bisogno 😦

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    • Che poi vorrei sapere perché mi torna a casa distrutta che ha ripulito tutta la scuola mentre a casa sua non fa un beneamato piffero…

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  8. karina890

    @Ify: vedrai che imparerà a fare anche i mestieri di casa ^^ In quel caso non avrai più la proprietà della scopa! 😯 Ma penso non sia un problema… 😉

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    • @karina: e no, non lo sarà 😉

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  9. Mi pare che anche questa vicenda sia un’ulteriore occasione di fare sempre le stesse constatazioni, cioè di quanto si parli, ma anche quanto poco i più spesso facciano, come propria parte, per dare una sterzata in meglio alle troppe cose che non vanno!
    Provoca ammirazione e tenerezza questo impegno convinto della tua @Sissi, ma nello stesso tempo fa cadere le braccia vedere che le belle idee e l’ammirabile impegno vengono vanificati dall’ignavia, per non dire dall’appofittarsene per i comodi propri, da parte di troppi, che magari poi saranno anche in prima fila nel denunciare quello che non funziona!
    D’altra parte non bisogna nemmeno scoraggiare, visto che queste cose ormai accadono da sempre, ed io, da una visuale ben precisa e che tu puoi immaginare, potrei testimoniartelo.
    Vorrà dire che se ancora ci sono cose che funzionano, è anche perchè ci sono persone che non si allineano a quell’80%, ma, forti delle loro convinzioni, pure trovano motivazioni e soddisfazioni nell’esser cittadini esemplari, che qui non possiamo che ammirare!
    Un abbraccio grande alla tua splendida figliola ed uno non meno grande alla sua magnifica madre, che di questo credo abbia la sua parte assai importante!

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    • @Sergio: io sono davvero scorata dall’ignavia e dall’inciviltà di questo popolo. Saltando di pala in frasca, ma non più di tanto, oggi, andando in ufficio, l’autobus su cui mi trovavo non riusciva a passare un incrocio, regolato dal semaforo, per le macchine provenienti dall’altra parte che lo bloccavano. E così, quando era rosso non passavamo perché era rosso, quando era verde non passavamo per quella manica di deficienti che impegnava l’incrocio, perché se non passano col giallo, quando vedono che la fila è bloccata, si sentono privati di qualcosa. Non un cretino in via eccezionale, ma tutti, l’eccezione era semmai quello che si fermava capendo che non avrebbe potuto liberare l’incrocio in tempi utili.

      E così ogni tanto (tanto per dirne una, quest’anno sono l’unica rappresentante di classe, con due voti, uno dei quali è il mio, perché nessuno si è presentato a votare), penso che gli italiani abbiano lo stato che si meritano, con i parlamentari che si meritano, e che città come Roma abbiano il caos che si meritano.

      E allora, ora che passo a rispondere ad Aquila, non so proprio più cosa dirgli…

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  10. Certo, sarà stato anche un ragionamento fuori tema il mio (in italiano), ma il concetto, stringi stringi, mi sembravauna logica conseguenza del tuo ragionamento.
    Chi si sente italiano, è giusto che si impegni per riaggiustare la barca.
    Per chi (come me) è italiano per forza, perché costretto a stare qui, è meglio che i figli emigrino e che, al massimo, tornino qui per le ferie (stando bene attenti a non farsi truffare, per bene che vada…).

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    • @Aquila: io non lo so se mi sento italiana, ma qui sono nata, qui ho studiato, di questo paese conosco la lingua e la storia, qui ho amicizie coltivate non dico dall’infanzia, ma magari dall’adlescenza, qui ci sono tutti i miei familiari. Certo che ho voglia di darmi da fare, più per abito mentale che per patriottismo. MI dispiace sentirti così deluso e disincantato, anche se non so darti torto: bellissimo di bibulo il racconto di quando ha smesso i panni della politica (o ricordo male e sto prendendo un abaglio?).

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  11. cavaliereerrante

    @Aquilaemigrante … “è meglio che i figli emigrino” ?!? 😯
    E …. ehmm …. per andare dove ?!?
    A Honolulu ?!? :mrgreen:

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    • @Bruno: e infatti, dove? Uno non è che “emigra”, ci vuole anche una direzione, un’occasione. Un mio figlioccio è in America, ci andò al seguito di un docente universitario che gli indicò uno stage, e poi ci rimase, ma gli altri? Molti si trasferiscono perché incontrano un partner di un altro stato, e vi di trasferiscono, ma gli altri? Insomma, Ci sarà pure chi è capaci di farlo, alzarsi una mattina, far fagotto e partire alla ventura, ma insomma, mica è facile (sennò la penisola da quel dì che si sarebbe svuotata!).

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  12. Sai Ifigenia, fra 15 giorni parto per l’Australia, perchè vado a passare il Natale col figlio più piccolo, che vive a Sydney da un anno e mezzo. E’ partito dopo aver accettato da una Ditta del luogo, un’offerta di lavoro molto promettente e vantaggiosa. Enrico ha 32 anni.
    Lui non è emigrato in cerca di fortuna, e nemmeno ha abbandonato la sua Patria e le sue radici. Si è semplicemente trasferito nel Paese che, in questo preciso momento della sua vita, gli offre molto di più.
    Qualche giorno fa, gli ho chiesto se rimarrà per sempre in Australia. Mi ha risposto: “Chi lo sa?…L’anno prossimo potrei essere in America o in Giappone…si vedrà!” E non lo dice per scherzare!
    Enrico è Designer e crea siti Web. A quanto pare, sembra che piacciano in tutto il mondo.
    Cara Ify, ti ho portato l’esempio di mio figlio, per parlarti da mamma, e dirti che ogni giovane ha tutte le “sue carte da giocare”, ed è un bene, secondo me, che vengano giocate nel luogo e nel momento più a lui propizio. Affinchè non siano inutili o sprecate. Dal mio punto di vista, la spinta vitale a CRESCERE in base a tutte le potenzialità giovanili, va accolta con sana APERTURA, per poter maturare delle scelte consapevoli. E poi occorre andare con coraggio….magari a lottare per degli Ideali, o per il benessere sociale….come fà, mirabilmente SISSI!!!
    Un caro saluto
    Nives

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    • @Nives: al momento Sissi è determinata a lottare qui, a viaggiare tanto ma a non lasciare l’Italia. Se un giorno cambierà idea, sarò pronta a seguirla (che l’aggradi o no, non la mollo! 😉 ).

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  13. Oggi Sissi è impegnata nell’iniziativa del Banco Alimentare, ieri ha fatto la spesa e oggi va mi pare a un centro commerciale per promuovere la raccolta. Spero che non spengano mai l’entusiasmo di questa figlia mia: quando si vive per gli altri, come lei fa (e come spero di essere stata io a insegnarle a fare), di serpi in seno se ne allevano tante, di calci in bocca se prendono tanti, ma è fisiologico, bisogna continuare a crederci e andare avanti.

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  14. Beh, ho anche io una “Sissi” che si sta impegnando nelle proteste studentesche (e anche nel banco alimentare, btw) e devo dire che sono orgoglioso di lei e dei suoi compagni, del loro impegno, della maturità che stanno dimostrando. In una cittadina relativamente piccola sono riusciti a mettere insieme un collettivo che unisce rappresentanti di tutte le scuole della città e del circondario organizzando una manifestazione che ha portato in strada 7000 persone! (5000 per la Questura… 😀 )
    In queste cose è sempre impegnata una minoranza, ma oggi vedo che si tratta di una minoranza ben più matura e motivata di quelle che si impegnavano ai miei tempi. E quando c’è maturità e impegno poi si trascinano dietro il consenso e il supporto… Non dobbiamo disperare!

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    • @Paperi: concordo, oggi i giovani motivati sono più informati (ma non tutti), più maturi. D’altra parte ai nostri tempi c’era il boom economico, in fondo a fare i contestatari si giocava, ora questi giovani si sentono col fiato sul collo, e in dovere di combattere:

      PS ma che significa “btw”?

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  15. ECCOMI carissima ho letto……io non sono daccordo che dei ragazzi di 15 aznni debbano rimanere a dormire in una scuola senza un consenso dei genitori, chi li controlla questi ragazzini?………..e poi mio figlio occupa la scuola per seguire il gruppo ma non sa il motivo…….allora i ragazzi del 5 aznni dovevano girare per classe e spiegare a cosa serve occupare una scuola….invece di mettere solo la voce in giro………..

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