Tre ore di studio?

Credo di essere tra le poche madri che con i figli ha il problema che studiano troppo.

Qualche giorno fa, dopo non so quante notti che Sissi ha tirato a studiare fino alle due di notte (iniziando alle tre del pomeriggio), si è sentita male per strada, quasi svenuta, tremava come una foglia e non ce la faceva a tornare a casa.

Io già da tempo mi arrabbiavo con lei, sostenendo che oltretutto è controproducente, che se va a scuola così stanca non connette, non ha lucidità né concentrazione, e infatti i primi voti hanno incominciato ad aggirarsi intorno al sette, per lei voto pessimo (con carico d’ansia che la vita le dimostrerà quanto sprecato per il problema).

Una sera quasi piangeva che non sapeva che scusa inventare per non aver terminato un compito, e io le ho fatto presente di dire semplicemente la verità, che non ce l’aveva fatta a farli tutti, che più che mettersi a studiare dal ritorno a casa fino a sera, rinunciando a tutto, un povero studente che può fare?

“Non mi accetterà la giustificazione, ce li ho da due settimane questi compiti”.

“E perché non li hai fatti prima?”.

“Mamma, ho studiato sempre fino all’una, le due di notte, che volevi che a quell’ora mi mettessi a studiare per avvantaggiarmi quelli dei giorni successivi?”.

E pure lei ha ragione.

Le ho detto “Senti figlia, io sono sempre dell’idea che meglio un asino vivo che un dottore morto. Da oggi intervengo io e alle dieci di sera ti metto a letto di prepotenza, quello che hai fatto hai fatto, e se vai a scuola impreparata, ti mettano impreparato, ti mettano quello che vogliono, io non sono più disposta a vederti in queste condizioni. Senza contare che poi, sai come stiamo messi, magari tu vai finire che neanche passi l’esame di ammissione a medicina perché non sai gli ingredienti della granita della “Sora Maria”, mentre quella che ha passato il pomeriggio a laccarsi le unghie la fanno ministra”.

Oggi leggevo su un post:

per avere successo al liceo bisogna studiare. Una prima riflessione è d’obbligo. Eccezioni a parte, i nostri ragazzi hanno la serenità per affrontare scuole impegnative che necessitano di almeno tre ore di studio al giorno?

Tre ore al giorno??? Tre ore al giorno???

Dov’è che dobbiamo firmare?  😯

32 commenti

  1. 3 ore??? magari…
    mi riconosco un po’ troppo in Sissi, e il guaio è che continuerei ancora così, se non fossi tragicamente invecchiata. Adesso il giorno lavoro (e di rado esco dal laboratorio prima delle otto di sera) e per lo studio mi resterebbe solo la notte, se solo non svenissi sul letto dopo aver lavato i piatti…

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    • @goldie: io studiavo tantissimo, e non mi pesava per niente quando era qualcosa che mi prendeva, ma per una materia che detestavo mi ci ammalai, ore e ore appresso a mezze pagine, deconcentrazione totale.

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  2. Scusa, Ify, ma forse bisognerebbe prestare attenzione a quell’ almeno

    Quando insegnavo in un altro liceo, sempre scientifico, il consiglio di classe, all’inizio di ogni anno, nell’ambito della programmazione indicava anche le ore da dedicare a studio ed esecuzione dei compiti in media alla settimana. Ne veniva fuori quasi sempre una media compresa tra le tre ore e mezza e le quattro ore. Ovviamente ci possono essere delle giornate in cui si studia anche cinque ore e altre in cui ne possono bastare tre.
    Io, comunque, sono sempre stata contraria a stabilire dei tempi perché l’apprendimento standard non esiste (magari!) e ognuno ha i suoi tempi. Senza contare che c’è qualcuno che giura di studiare cinque ore al giorno e ha la media del 4,5 … in quei casi, contano le ore in cui effettivamente stanno davanti ai libri ma non quelle che perdono a pensare o fare altro, mancando completamente la capacità di concentrazione. Inoltre, ho notato che chi ha impegni extra (sport, danza o musica) si concentra meglio perché sa che il tempo a disposizione lo deve dividere e non può dedicarlo solo alla scuola.
    Mi pare di capire che Sissi non faccia altro e non va bene. Deve distrarsi, anche solo uscendo a fare una passeggiata, perché è impossibile concentrarsi per tutto quel tempo e poi gli studi hanno rilevato una concentrazione massima nei primi venti minuti di ciascuna ora, quindi deve fare delle pause brevi ogni tanto. Poi, la mia impressione è che in quella scuola esagerino con gli impegni, considerando che, avendo l’esame di Stato, rischiano di mandare davanti alla commissione degli zombi.

    Un consiglio: in tutte le scuole c’è il CIC (Centro Informazione e Consulenza), ovvero uno sportello di ascolto. Io fossi in te direi a Sissi di andarci. L’organizzazione non è sempre perfetta, dipende da chi coordina le attività e dai fondi che la scuola è disposta a spendere, specie se ci si avvale di un consulente esterno, uno psicologo o psicoterapeuta oppure un counselor. Ti scrivo in privato come è organizzato da me … io sono la coordinatrice e referente e ti assicuro che funziona. 🙂

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    • @Marisa: sono perfettamente d’accordo con quello che dici, so benissimo che è così, tant’è vero che l’orario delle dieci gliel’ho messo proprio come paletto affinché non perdesse tempo. Sono stata studentessa, ho insegnato, ma anche per qualsiasi altra attività, anche per le pulizie di casa, se sai che è senza fine, che lì ti si fa giorno e lì ti si fa notte è inutile negarlo, ci si trascina.

      Io la vedo sia quando non ha sprint, sia invece quando si appassiona che il tempo le va via per gli approfondimenti, sono due atteggiamenti mentali completamente diversi.

      Comunque quello di arrivare uno straccetto agli esami è un rischio grosso. Poi una cosa non mi piace di mia figlia è che si fa parassitare il lavoro dagli altri: uno nella vita si deve pure saper difendere, altrimenti ti si mangiano.

      Per quanto riguarda il CIC, mia figlia non sa bene di che si tratti, ma mi ha detto che, se sono gli psicologi che stanno lì a parlare con gli studenti, la loro funzione è solo quella di occupare la bilbioteca (è graffiante la piccola ma, considerando quello che ho visto per l’orientamente scolastico, sugli psicologi non posso darle torto)

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  3. Quest’ansia esagerata per la perfezione potrebbe davvero nuocerle e intrappolarla, è come se cercasse di far quadrare il mondo dimostrandosi impeccabile…ma bisogna dirle che rischia di trovarsi chiusa nelle sue mura perfette. E poi quando questo impegno finirà rischia di trovarsi vuota…
    Meno perfezione e più passeggiate 🙂

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    • @Monique: io sono stata una persona letteralmente rovinata dall’ansia, e oggi che rivedo me stessa in mia figlia non mi piace.

      Spero che dirle, anche a brutto muso, che pure se prende cinque non me ne importa niente, l’aiuti a capire che non si pretende da lei la perfezione. Vero che lei la pretende da sola, ma bisogna pure lavorare sul concetto di cosa significhi essere una persona in gamba, che non è solo competenza teorica, ma è pure saper ridimensionare, contestualizzare, sdrammatizzare, organizzare i tempi, gestire le pressioni psicologiche esterne… ne ha di strada da fare la bimba!

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  4. Come ho detto, il CIC non sempre funziona, dipende dall’organizzazione. Comunque ci dovrebbero essere anche degli operatori interni, docenti, come me, preparati sull’ascolto attivo, ed essendo docenti, sanno forse meglio di altri dare dei buoni consigli.

    Onestamente non capisco perché ci siano degli studenti che snobbano un servizio, anche senza averlo mai provato, che invece può essere molto utile. E’ forse a causa della presunzione di non averne bisogno?

    Tornando allo studio, anch’io studiavo ore e ore ma non mi deconcentravo, anzi, quando preparavo la tesi i miei dovevano chiamarmi per cena per mezz’ora … arrivo subito, dicevo, e non arrivavo mai.

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    • @marisamoles: secondo me un po’ di presunzione c’entra. Mia figlia è tanto buona e cara ma un po’ di spocchietta bisogna ammettere che ce l’ha. Ammettiamo pure che si è trovata spesso di fronte persone che avrebbero dovuto insegnarle qualcosa e invece ne sapevano meno di lei, ma tentar non nuoce, secondo me lei a quegli sportelli ci si dovrebbe rivolgere, anche per un supporto sull’interazione con i suoi compagni.

      Lei, secondo me, pur non essendo un’ “abbozzona”, a volte non riesce a difendersi dalle pressioni psicologiche degli asinoni, e negli ultimi tempi ha fatto passare come fatto in gruppo un lavoro che aveva fatto da sola (non l’ha condiviso per sua scelta, decisione che poteva avere anche un suo senso e avrei potuto persino appoggiare, ma perché pressata e anche insultata pubblicamente su fb), e poi ha consegnato una ricerca di nascosto perché, non avendola fatta nessuno, è stata praticamente minacciata di linciaggio se l’avesse consegnata.

      Ecco, a me questo non piace, non da parte dei suoi compagni, ma neanche di mia figlia. A me non piace cedere ai ricatti, non mi piace che ceda a questo lavorio di fianco. Non mi piace che le cose buone debbano essere fatte di nascosto: per come la vedo io, o doveva avere il coraggio di consegnarla apertamente, o doveva – per libera scelta e non perché minacciata – essere solidale coi compagni e non consegnarla.

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  5. Luisa G.

    Il troppo stroppia sempre. Siamo solo ad ottobre, e strafare non la farà arrivare a giugno in buone condizioni di salute. Se dopo tanto impegno, i risultati sono “scadenti” è da capire che si demoralizzi, a chi non farebbe lo stesso effetto? fai bene a farla andare a dormire presto, non te ne fai niente di una figlia che si prende un esaurimento per essere troppo ligia al dovere.

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    • @Luisa: ora ha qualche giorno di riposo, e il fatto che io sia stata a casa le ha fatto rimettere qualche tassello a posto. Non deve cedere alla tentazione, il giorno in cui non ha niente, di riposarsi, non può ridursi sempre all’ultimo momento e affogare.

      Poi, devo convincerla a fare quello che le avevo già detto e che Marisa ha confermato nei suoi consigli. E’ inutile mettersi là pensando che tanto la giornata finirà là e quindi dilatare i tempi. Bisognerebbe fare un piano d’azione del tipo “Mi sbrigo in due ore, poi un giro di palazzo, magari per una commissione, poi studio altre due ore, poi ne faccio mezza di pausa, poi torno e finisco”, non più di un’altra ora, che sarebbero cinque e non sono poche, ma magari il tutto diventerebbe più umano e meno stancamente trascinato.

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  6. D&R

    Tre ore comunque non bastano nemmeno a mia figlia, che fa le medie. E’ vero che un po’ di organizzazione magari aiuterebbe, ma, con le 36 ore (e la lezione di atletica due volte alla settimana) ci sono poche volte in cui rientra a casa ad un orario decente. Si potrebbe farla rinunciare allo sport, ma è una sua scelta, ci si dedica con passione, e fintanto che è possibile, si cerca di mediare, tra ripassi serali e fine settimana passati sui libri.
    I vero problema è quello che le capiterà dopo.

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    • @D&R: mai rinunciare allo sport, mens sana in corpore sano! Io credo che anche mia figlia, se facesse sport, si sbrigherebbe un po’ di più e si sentirebbe meglio.

      Sì, tre ore sono davvero poche, come fai a prepararti cinque o sei materie in tre ore?

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  7. Argomento un pò troppo specifico, per fare commenti generici, oppure basati solo su esperienze dirette, proprie, ma datate, oppure dei figli, che, maschi, di ore non ne impegnavano mai così tante, forse nemmeno quelle della media suggerita!
    Io sapevo per me e non può valere per altri, ma credo che si possa anche entrare in merito al metodo, perchè non è possibile imparare e sapere sempre bene tutto!
    Mi chiedo che succederebbe se avesse anche qualche impegno extrascolastico….
    Comunque do ragione a te, cara @Ify, la salute viene sempre prima di tutto il resto!
    A proposito di salute, spero bene per il tuo infortunio, auguri, un bacione!

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    • @Sergio: il liceo è impegnativo, questo lei lo sapeva e l’ha scelto perché comunque studiare le piace tanto, e se le cose le fai con passione pesano decisamente meno anzi, da una parte ti assorbono eneregia ma dall’altra ti riempiono di soddisfazione e ti gratificano.

      Vediamo un po’ come aggiustare il tiro, anche trovare metodo ed equilibrio fa parte del percorso di crescita.

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    • Giusto!!!

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  8. karina890

    Leggendo mi è venuto da pensare “Benedetta ragazza!”. Sai se magari vuole qualche borsa di studio o un punteggio così alto da essere agevolata all’università? (Oltre al fatto che la sua ansia sia genetica, è ovvio).

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    • @karina: mia figlia non ha mai avuto una borsa di studio, nonostante i risultati sempre eccellenti: forse colpa mia che non so da che parte cominciare a chiederle? Che il mio ufficio e dava io l’ho saputo pochi giorni dopo la scadenza dell’ultima che avrei potuto richiedere prima della maturità.

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  9. karina890

    @Ify: 😕 Pensavo ne parlassero direttamente a scuola… Almeno qualche volta da noi è capitato così…

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    • @Karina: da lei no. Ho saputo troppo tardi che al mio lavoro prima la davano tutti gli anni (e a mia figlia sarebbe spettata), poi invece solo a fine ciclo, quindi licenza elementare, licenza media e chissà, forse maturità! L’ho saputo pochi giorno dopo che erano scaduti i termini per la terza media. Ora sono passati cinque anni, vediamo per la maturità come si mette.

      Lei ci tiene talmente e io ci sono rimasta talmente tanto male che non mi ci abbiano fatto rientrare per via dei termini (avrebbero potuto benissimo, sarebbe bastata un po’0 di buona volontà) che avevo pensato di regalarle qualcosa iio dicendole che era la sua borsa di studio, ma poi ho scelto di rimanere fedele ai miei principi di non mentire mai, neanche a fin di bene.

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  10. Non c’entra niente (grazie al cielo) con la storia di mia figlia, ma leggete qui:

    http://affaritaliani.libero.it/rubriche/lettere_allo_psicologo/problemi-mia-figlia110512.html?refresh_ce

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  11. Luisa G.

    Letta la lettera. La mamma si chiedeva(e purtroppo si è data pure la risposta) “i docenti non dovrebbero essere educatori?” evidentemente non tutti lo sono. Da uno simile cosa si può imparare? Sarà pure preparatissimo nella sua materia, ma con le persone non ci sa fare. Dal punto di vista umano, cosa dà?

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    • La cosa terribile in Italia è che “tra cani ‘n se mozzicano”, e quando c’è un problema nessuno vuole intervenire, nessuno lo prende al cuore, nessuno si vuole esporre, probabilmente nessuno lo capisce.

      Per quanto riguarda i dirigenti scolastici – e i manager in genere – la gente pensa che occupare una poszione più elevata significhi solo prendere più soldi, dimenticando che significa soprattutto assumersi maggiori responsabilità.

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  12. Io ho sulle spalle 36 anni di insegnamento, tua figlia no, ma vedo che su psicologi e affini ha già capito tutto lo stesso. Non si tratta di spocchia, ma semplicemente di sapere con chi si ha a che fare: io lo so, e a quanto pare anche tua figlia, e adesso lo sa anche la signora della lettera linkata. Già gli psicologi in generale sarebbero da mandare a zappare la terra – detto senza offesa per gli onesti zappatori – ma quelli che fanno gli psicologi e i consulenti nelle scuole sono l’esatto equivalente degli ingegneri o dei medici che insegnano scienze alle medie: talmente incapaci, talmente falliti, da doversi riciclare così. Ho avuto a che fare con scolari letteralmente devastati da quella gentaglia e ho avuto una classe con la quale c’era qualche problema per cui capitava che si creassero momenti di tensione. E’ intervenuto il consulente pricologico, e da quel momento fino alla fine dell’anno non sono praticamente più riuscita a fare un minuto di lezione lì dentro. Quanto al fatto che se prende cinque non te ne frega niente, hai perfettamente ragione, ma non sono sicura che sia una buona idea dirglielo: potrebbe non interpretarlo nel modo più giusto. Meglio, anche se molto più complicato, provare a discutere sulle priorità della vita. Poi magari ricordale anche che è scientificamente dimostrato che quando si è rilassati si assimila molto di più che quando si è tesi, e che quindi fare una passeggiata, ascoltare un po’ di musica, raccontare una barzelletta sono ingredienti essenziali di uno studio proficuo.

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    • Barbara, sono felice che tu l’abbia detto, mi sento meglio! Chiaramente la penso anch’io così: se leggi nell’altro mio blog, a proposito dell’orientamento scolastico scrissi un post in cui raccontai le performance degli psicologi che se ne occuparono: ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere!

      Tra le altre cose sconsigliarono matematica a un ragazzo che è un assoluto genio della matematica e al momento vincitore di varie gare anche a livello nazionale.

      Quando la “psicologa” spiegò al padre, docente di matematica all’università, che cos’era la matematica e quali attitudini bisognava possedere per riuscire, lui pietosamente tacque per non mortificarla, ma certo gli caddero le braccia.

      Anche a mia figlia dissero che non era portata per il liceo classico (che l’appassiona, e ha almeno nove in tutte le materie fin dal quarto ginnasio).

      Cara Barbara, se io penso che ero in Israele, la terra della competenza e dell’eccellenza, e me ne sono tornata in Italia, mi sento male, che Dio mi perdoni della boiata che ho fatto!

      PS: per quanto riguarda la mia affermazione che non m’importa niente se prende cinque, è chiaro che mia figlia sa che io sono orgogliosa dei suoi successi e che mi fanno piacere, e che il mio discorso era inserito in un contesto di analisi di priorità.

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    • Peccato sì: se fossi rimasta lì avresti potuto ospitarmi quando ci vado! Scherzi a parte, ovviamente non è che in Israele sia sempre tutto perfetto, per carità, però scovare e incentivare le doti di ognuno e premiare l’eccellenza è davvero la loro specialità (e come avrebbero potuto sopravvivere, se no, nelle condizioni che sappiamo?)

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    • @Barbara: però vedere riconosciuti i propri meriti è un’emozione incredibile…. Credo che questo sia uno dei principali motivi per cui stravedo per Israele.

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    • Volevo dire, vedere riconosciuti i propri meriti è un’emozione incredibile cui noi italiani non siamo abituati…

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  13. @ Barbara e Ify

    Generalizzare non va mai bene. Come ho detto, nel mio liceo le cose funzionano perché c’è un’equipe che le fa funzionare. Il consulente esterno viene nominato tramite bando e tenuto sotto controllo, nel senso che se c’è qualcosa che non va, se gli studenti o i familiari si lamentano, lo si interpella e assieme si concorda un cambiamento nella strategia.
    Anni fa avevamo uno psicologo carissimo che nessuno aveva mai controllato. Venuta a sapere di cose piuttosto gravi (tipo: faceva fare i colloqui a un tirocinante e una mamma me l’ha segnalato), presa in mano la situazione, nel mio ruolo di referente per lo sportello d’ascolto, l’ho fatto licenziare.

    Insomma, le cose funzionano se c’è l’interesse a farle funzionare.

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    • @Marisa: che le cose funzionino se c’è l’interesse a farle funzionare è poco ma sicuro.

      Comunque, non cambio idea, per quello che riguarda la mia esperienza, diretta e indiretta, e quindi compresi gli esempi che tu hai qua e là portato, io di psicologi salverei una sparuto numero di “giusti” degli altri farei un bel falò.

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    • Appunto: generalizzare non va mai bene. Io in tutta la mia vita non ho mai incontrato uno psicologo che non fosse pesantemente psicodisturbato e non ho mai conosciuto un servizio scolastico di consulenza psicologica che non abbia avuto come unico risultato un pesante peggioramento di qualunque situazione. Quindi dire che può essere utile solo perché si è avuta l’occasione di incontrare un caso di buon funzionamento mi sembra una indebita generalizzazione.

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    • Cara Barbara,

      io amo la psicologia ma – in linea di massima – non credo negli psicologi. Ciò non toglie che probabilmente di bravi ce ne siano. Personalmente non ho tutta questa esperienza, ma molte persone mi dicono di averne avuto giovamento e, se in certi casi secondo me è un’illusione, in altri credo che siano davvero riusciti a far da guida all’introspezione e a una utile presa di coscienza dei propri problemi.

      Marisa è una persona molto in gamba (mia coetanea, e quindi già con una certa esperienza di vita), e con il servizio che ci ha indicato ci lavora da un po’, quindi la sua testimonianza è per me più che attendibile.

      Stiamo discutendo semmai di percentuali di funzionamento di certi servizi, io sono un po’ più pessimista, lei un po’ più ottimista, però davvero, non credo che un caso di buon funzionamento sia solo una voce nel deserto!

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  14. In quest’istante
    sto decisamente meglio IO
    che ho scelto d’Essere un …
    http://emozionilibere.wordpress.com/2010/02/04/sono-un-ignorante/

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