Perdere un amico (o un’amica)

Chi di noi può vantarsi di non aver vissuto quest’esperienza? Esperienza per me assurda, incomprensibile, e certo dolorosa.

Le prime volte cerchi di spiegarti, farti spiegare, chiedere, ricucire. Di fronte all’insuccesso, soffri terribilmente, ma vai avanti, e piano piano impari anche a non soffrirne più, anzi no, a continuare a vivere come se non ne soffrissi più: oramai hai capito la lezione, capita, non c’è niente da fare, inutile dilaniarsi, anche se continui a non capire, anche se poi la perdita continua di quello che è stato comunque un investimento affettivo rischia di abbattere pesantemente l’entusiasmo e la voglia di ricominciare.

E’ come che uno si costruisse una casetta, mattone su mattone, e un giorno non la ritrovasse più, mettesse dei risparmi in un libretto, e poi un giorno questo sparisse nel nulla, come se avesse un armadio pieno di abiti e un giorno, andandosi a vestire, lo trovasse completamente vuoto, e fosse costretto a girare per le vie dei suoi ricordi completamente nudo.

Cose che fanno passare la voglia.

C’è una tesi, con la quale, che ve lo dico a fare, non concordo, che consiste nell’azzerare il passato e ricominciare daccapo. Molti la danno come formula vincente, ricetta della felicità, panacea di tutti i mali.

Sembra che negare il proprio passato, negare se stessi, sia la soluzione, qualora la mancanza di radici, di struttura, è piuttosto il problema.

Dicono che il passato sia una zavorra inutile, e portarselo dietro paralizzante e dannoso.

A me, a dimenticare il passato, sembrerebbe nascondermi dietro un dito. Certo che non bisogna vivere nel passato, certo che non bisogna rinnovare il ricordo dei dolori del nostro passato, che quelli sì che sono un impedimento alla vita, ma io non vorrei mai dimenticare il mio passato, a meno che non me ne vergognassi (e non è il mio caso).

Tutto quello che io posso aver fatto nella vita è la mia storia e la mia ricchezza, è il mio sostegno nei momenti più difficili. Non rende infelici il passato, rende forti, dà continuità alla propria vita: vedere quanta strada si è percorsa carica di foza per quella da percorrere, quando magari ci sentiamo stanchi, e abbiamo bisogno di ricordare chi siamo, di ritrovarci, e credere ancora in noi.

Però sto fuorviando.

Dicevo, perdere un amico. O un’amica.  Lo stupore delle prime volte, al vaglio dell’esperienza, ha assunto connotati diversi. A volti gli amici (se erano amici s’intende), li perdi per un loro problema, per una parte di loro che non accettano, per una ferita che non riescono a superare, e non è che tu ci possa fare molto.

Mi chiese una volta un amico come vado via, quali sono le mie modalità: questa fu la risposta.

47 commenti

  1. Quello che siamo adesso lo dobbiamo al nostro passato. Quindi perchè rinnegarlo? Significherebbe rinnegare anche noi stessi, anche il presente.
    La tesi, bah, non la conoscevo, però non la ritengo valida nemmeno io.

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    • @Scruty: mi disse qualcuno una frase che non ricordo esattamente, ma diceva più o meno che dal passato bisogna farsi guidare e non condizionare, spronare e non frenare.

      Come in tutte le cose, dipende da come si vive, ma certo è che noi, nel bene e nel male, siamo frutto del nostro passato, e che lasciarselo alle spalle senza voltarsi indietro è rinnegare noi stessi.

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  2. karina890

    Avrei da raccontare in proposito e non ci farei una bella figura. Però sto quantomeno notando una cosa: se incontri una persona, quella rimarrà per sempre nella tua vita. Andarsene sembra inutile.

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    • @karina: eppure ti assicuro che, spesso e volentieri, le persone che escono dalla mia vita non lasciano nessuna traccia.

      In questo momento, di una persona, dico “per me è morta”, perché comunque c’è stata, e quello che è stato il nostro dialogo umano, il nostro scambio, è ancora là, ma di un’altra potrei dire tranquillamente di non sapere chi sia, e che non ha mai fatto parte della mia vita, del mio cuore, dei miei pensieri. Nulla di più probabile che tra qualche tempo abbia dimenticato anche il nome.

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  3. Luisa G.

    Ci pensavo, mi sono lasciata poche persone alle spalle. Amicizie anche belle che non hanno avuto seguito cambiando la situazione di una delle due. Un bel ricordo, solo un filo di dispiacere. Altre che non considero morte perchè sento ancora un grande affetto che so ricambiato. Qualcos’altro che non era un affetto profondo, cosa della quale mi sono sempre resa conto, che sta agonizzando. Non credo d’avere una linea di condotta generale, so che perdere in malo malo modo un affetto sincero fa un male cane che dura per anni. S’insiste un po, forse oltre la decenza, poi…machete, per la salute di tutti. Si, il mai più ce lo diciamo tutti, ma che vuoi farci, per quanta prudenza ci mettiamo nello scegliere gli amici non si può mai escludere la possibilità che il nostro affetto non fosse ricambiato in egual misura.

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    • @Luisa: è vero, è il cambio di situazione a volte che mette a dura prova le amicizie, o la fortuna avversa di una delle due, che non le fa accettare quella propizia dell’altra. La prozia scrisse un post a mio parere molto profondo sull’argomento, “L’amico perduto“, in cui ritengo che si esaminino in maniera piuttosto puntuale i motivi che possono portare alla fine di un’amicizia.

      Solo che, e me ne sto rendendo conto giusto ora, non sempre si sanno: voglio dire, non sai se poi alla fine hai veramente toccato un nervo scoperto, o se quella dell’altro è solo tristezza per una situazione che vede te in vantaggio e così via.

      Forse stavolta sono anche preoccupata perché, forse per la prima volta nella mia vita, il sesto senso non m’ha avvisato di niente: hai presente la persona per cui avresti messo la mano sul fuoco? E va beh, meno male che non l’ho fatto, altrimenti oggi il mio nick sarebbe Muzia Scevola! 😯

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  4. larosaviola

    tocchi un tasto dolente.Il bilancio della mia vita nel settore “amicizia” è per lo più positivo, ma come tutte le persone ho avuto delusioni, piuttosto cocenti.
    Ti dico solo che ho sofferto molto di più per le amiche perse che per amori finiti.

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    • @larosaviola: non stento a crederlo, perdere un’amicizia fa più male che perdere un amore anche per me 😦

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  5. Perdere un amico è come perdere l’amore,
    con lui se ne va un pezzettino del nostro cuore.
    Eppure dobbiamo superare questo dolore
    perché oltre la mancanza ci attende lo stupore …

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    • @l’amico Mauro: probabilmente è proprio così…. 🙄

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  6. SyS

    è altresì vero che alle volte la casetta, mattone su mattone, uno se la costruisce in aria e non afferra certi segnali che l altra persona manda, fino a quando questa se ne va o dà chiaro e tondo il due di picche.
    non è così raro. come quando ascolti un separato che ti dice “ah, mia moglie/marito se n è andata/o e io non so spiegarmi perché… andava tutto così bene” e se andava così non se ne sarebbe andato, o no?
    alle volte succede anche con gli amici/che che magari qualcosa ci dicono o cercano di farci capire, e noi si cerca di capire quello che ci fa comodo capire.
    e alle volte diciamocelo, capiamo proprio una mazza…

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    • @Sys: sì, è un po’ quello che scrisse Bali in un commento sull’altro post, riguardo al fatto di passare la carta vetrato sul famoso nervo scoperto Come fare a saperlo? Neh, considerando che si nuota in mare aperto, e anche bendati.

      Quello di genitori e figli è poi un capitolo a parte, ci sono genitori che chiudono in casa i figli, li lasciano senza cena, li gonfiano di botte, e poi sono pure sicuri che stanno bene e si stupiscono il giorno che non li trovano più in casa.

      Effettivamente però la sensibilità è un fatto privato, e il nostro prossimo dovrebbe anche capire che non possiamo intuire tutti i pensieri del mondo!

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  7. Noi siamo il frutto del nostro passato, dei nostri incontri, delle persone che abbiamo conosciuto, anche quelle che se ne sono andate.
    In questo momento non sono molto lucida per affrontare questo argomento: devo ancora digerire “un’uscita” dalla mia vita da parte di un’amica per la quale ho dato l’anima. Fa male. Per quanto ti sforzi di far finta di niente, di dire “peggio per lei”, di frequentare altre persone, fa male. Per l’energia, l’affetto, l’aprire cuore ed anima ad un’altra persona; per i sogni, i viaggi, i pensieri più intimi. fa male.
    E ora ci penso due volte prima di ridarle ad un’altra persona.

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    • @Maria: quanto ti capisco! In questo momento poi non posso che essere solidale in pieno con quello che dici, ma io non voglio chiudermi. Queste persone non meritano che si dia loro il potere di inaridirci.

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  8. Luisa G.

    Quando non ci viene incontro nemmeno il sesto senso siamo veramente in mano di Dio…e degli umori degli altri, purtroppo.

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    • @Luisa: il mio sesto senso mi diceva che lei era proprio “pulita”, per questo adesso sono più sconcertata.

      A volte ti chiedi se non ci sia qualcos’altro, che non sia sotto l’influsso di, che so io, qualche medicinale o altro, perché mai il sesto senso m’aveva ingannato prima d’ora, non riesco a ricordare di qualcuno, a parte questa persona, di cui possa dire davvero che il suo comportamento m’ha stupito.

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  9. SyS

    @ Genitori e figli? io non ho mai parlato di genitori e figli!

    quello che cercavo di dire, è che alle volte si interagisce ad orecchie e sensibilità chiuse. o meglio, forse pure distratte da altre cose…
    poi, che ne so, se si entra nei rapporti d amicizia Uomo/Donna, ad esempio, è ancora diverso, perché ci vuole più attenzione e non sempre si parla la stessa lingua… o non sempre si vogliono le stesse cose. e la persona che dovesse farsi coinvolgere magari in modo diverso diventa ancora più cieca a certi segnali di non corrispondenza e vengono fuori i patatrac…
    Insomma, ogni storia ha il suo perché… vale la pena di rifletterci sempre un po’ sopra.

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    • @Sys: scusa, mi sono espressa male, ho fatto un volo pindarico e i passaggi sono rimasti nella mia testa. Sono d’accordissimo con quello che hai detto. Volevo dire che io questa storia l’ho sentita spesso, e lì l’ho notata, a proposito di adolescenti che scomparivano nel nulla, e alla domanda delle autorità o altri se poteva essere scappato da casa, regolarmente i genitori rispondevano che no, assolutamente, non ne avrebbe avuto motivo, il figlio a casa stava benissimo.

      Quasi regolarmente, arrivava la telefonata (magari a “Chi l’ha visto?”), del figlio che raccontava che inferno era la sua vita in quella casa, genitori che picchiavano, sequestravano in camera, allontanavano dagli amici impedendo di frequentare “per il suo bene” questo e quello: insomma, viene sempre fuori che il figlio fin troppa resistenza aveva avuto, un altro non avrebbe retto cinque minuti, altro che stava benissimo!

      Ovviamente, questo vale anche in tutti gli altri casi, ma diciamo che l’adolescente, in quanto minorenne e dipendente dai genitori, è più esposto a non avere mezzi per liberarsi dell’inferno qualora si ritrovi a viverlo.

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  10. Luisa G.

    Il sesto senso non sbaglia. Le volte in cui mi sono ficcata in qualcosa che poi è andata male, i segnali li avevo avuti e ignorati. Se la sensazione era positiva, allora doveva essere così. Vero è che ci sono periodi, a volte lunghi, in cui si è più fragili e soggetti ad ogni genere di sollecitazioni e a volte mordiamo proprio chi amiamo di più. Solo che a nessuno piace essere azzannato o usato come pungiball per sfogare tensioni in cui non ci entriamo niente. Ti potrei raccontare gli anni dell’adolescenza in cui ho fatto da pungiball, ma evito per non guastarmi il fegato.

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    • @Luisa: tu dici che non avevo sbagliato? Io me lo auguro, ma questa nuova persona, questa brutta persona che mi si è parata davanti mi pare proprio di non conoscerla. La questione è esplosa con una tale virulenza che sono arrivata a chiedere se non fosse un esperimento di psicologia, una specie di candid camera per saggiare le reazioni altrui.

      Ha altri problemi? Sono il suo punching ball? Dovrebbe esserne cosciente, perché un conto è essere alterati e manifestare un caratteraccio, avere reazioni che magari a regime non ci appartengono, e l’altro potrebbe pure capire, un conto è considerare l’altro un mostro e sputargli addosso: no, mi dispiace, non ci sto (e poi, se provocata, io sputo pure più forte e più lontano, tiè! 😉 ).

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  11. Ho chiuso un’amicizia proprio ieri.
    Causa: invasione della mia privacy. Detesto le persone invadenti e questa non la smetteva ultimamente di tormentarmi con contatti eccessivi.
    Avevo chiesto gentilmente tregua per stare in pace pensare ai fatti miei, ma niente, telefonate a casa e email …basta. Ieri gli ho detto chiaro e tondo di non cercarmi più. Ora fa l’offeso, ma non me ne importa niente.

    NON COLLEZIONO PERSONE e tanta gente confonde con l’amicizia una costruzione mentale ed emotiva che amicizia non è.

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    • @Mrs President: a me sentire queste cose dispiace, forse ho un po’ di coda di paglia perché, come persona espansiva, mantengo tanto i contatti con gli altri e, peraltro, meno di quanto vorrei, perché di persone a cui voglio bene e mi fa piacere sentire ne ho tante, ma di tempo poco.

      A volte ci si scontra con persone che vogliono stare per i fatti propri, e per carità, ne hanno tutto il diritto, ma una telefonata disinteressata di una persona che vuole solo sapere come stai, perché gli stai a cuore, pure se arriva in un momento inopportuno credo si possa perdonare: ce ne fossero di persone che ci chiamano non perché serve loro qualcosa, ma solo perché hanno piacere a sapere come stiamo!

      Le e-mail poi… voglio dire, le e-mail sono gestibili, se vuoi le leggi, se non vuoi non le leggi, come possono costituire un problema? Oddio, c’era una tizia, nostra comune conoscenza tra le altre cose, che ti scriveva e poi ti chiamava per sapere se avevi ricevuto l’e-mail, e poi ti riscriveva per dirti che aspettava la tua risposta, e poi ti telefonava per rimproverarti perché ancora non le avevi risposto: quella il vaffa se lo andava proprio cercando, e quello ha avuto, sgrunt!

      Tu dici “tanta gente confonde con l’amicizia una costruzione mentale ed emotiva che amicizia non è”, e ci penserò su a questa frase, perché l’amicizia ha tanti aspetti, e tante sfumature, è difficile da definire: certo è che l’amicizia deve essere reciproca e gradevole e, se non risponde a questi due requisiti, certo è che di amicizia non si tratta.

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  12. Luisa G.

    M’hai strappato un sorriso. In un altro commento eri Muzia Scevola, ora sei la mia amica lama. Troppo forte Ify, e…non sei un mostro, sei una donna deliziosa! scappo via, m’aspetta il secondo round…ciaoooo 🙂

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    • @Luisa: spero con questa di strappartene un altro.

      Oggi, sulla mail quotidiana che ricevo da BastardiDentro c’era questa citazione:

      “Non si e’ mai troppo prudenti nella scelta dei propri nemici. (Oscar Wilde).”

      Ah quanto è vera! 😉

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  13. ti siamo vicini

    Un saluto da Lordbad

    Vongole & Merluzzi

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  14. In questi giorni vedendo le immagini in tv del relitto della Concordia non ho potuto fare a meno di ripensare ad un’amicizia finita senza un perché. Anzi, diciamo che il suo perché non è valido per me ed il mio non ha alcun valore per lei. Io e la mia amica ci siamo incontrate a vent’anni. A quell’età pensi che un’amicizia sia per sempre. Abbiamo vissuto quasi in simbiosi per quasi trent’anni: anniversari, feste varie, Capodanni … sempre insieme. I nostri figli sono nati ad anni alterni: nel 1987 il suo primogenito, nel 1988 il mio primogenito, nel 1989 il suo secondogenito e nel 1990 il mio secondogenito. I mariti si conoscevano fin da ragazzini, erano stati compagni di scuola. Al Giglio abbiamo fatto l’unica vacanza insieme, una mezza tragedia anche perché lei era incinta di tre mesi ed ebbe dei problemi (hai presente al Giglio dove non c’era, allora, nemmeno un pronto soccorso e per arrivare a Porto Santo Stefano in ospedale bisogna prendere un mezzo nautico?). Ma quell’esperienza se da un lato incrinò la nostra amicizia, non riuscì a spezzarla.

    Il motivo della rottura? Un favore “professionale” che le avevo chiesto per mia mamma. Le dissi: “Fai conto che sia per la tua, se io dovessi fare qualcosa per tua mamma lo farei come se lo facessi per la mia”. Morale: non se ne occupò affatto. Io mi offesi anche perché ci vedevamo di rado e ogni volta che c’incontravamo, c’era la terza incomoda: un’amica che era anche il suo capo. Pensavo che la nostra amicizia fosse più importante, ma mi sbagliavo.

    Dopo quasi due anni di silenzio, ho tentato una riconciliazione. Lui era stato il testimone di nozze di mio marito e aveva già declinato l’invito alle nostre nozze d’argento perché la moglie non avrebbe gradito. Un’altra ali mio posto avrebbe detto: “Bella stronza! Ma vaffa…” e invece le scrissi un sms (non mi andava di telefonarle). Rispose con tono acido che avrei potuto contattarla prima, e non via sms, per chiarire. Replicai che non c’era nulla da chiarire, senza tenere nel conto il fatto che, nonostante quello che lei aveva fatto a me, era lei a sentirsi offesa e aspettava le mie scuse.

    Ecco, quando le cose degenerano fino a questo punto, davvero bisognerebbe far finta che certe persone siano morte, scomparse, vivere facendo finta che non siano nemmeno esistite. Io, però, non ce la faccio. Ogni giorno, quando la tv manda in onda le immagini dal Giglio, io aggiungo al dolore delle vittime il mio. Quello di aver perso un’amicizia che per me aveva un valore enorme. Non mi rassegno, purtroppo. Ma so che anche se tentassi nuovamente una riconciliazione, niente sarebbe mai come prima.

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    • Anch’io ho passato una rottura così, forse non proprio così ma insomma, se mettiamo insieme tutte le amicizie rotte e incrinate nel corso di una vita, gli elementi ci sono tutti.

      Il primo fra tutti, e il più inaccettabile, è la mancanza di motivazione, ovvero, la totale mancanza di motivazione ai nostri occhi che oltretutto, se scaviamo a fondo, abbiamo pure i nostri bravi motivi per sentirci parte lesa.

      Ripeto, l’esperienza mi dice che, in questi casi, c’è un malessere profondo in queste persone, una ferita che sanguina, e l’amicizia si vuole rompere semplicemente perché è causa di disagio. Credo che queste persone si autosobillino e se la raccontino e, infine, la reazione senza senso per noi, ma che è la risposta al film che si sono fatte per darsi degli alibi. Questo è tipico delle persone deboli: la tua amica lo era?

      Il portarsi dietro l’amica sostituta, che era anche il suo capo, mi farebbe pensare di sì. Io credo di avere imparato bene la lezione, di avere imparato bene a far conto che queste persone siano morte anche perché, in effetti, lo sono: dopo una parte del genere, come fai a fidartene ancora? Qui non si tratta di avere litigato o non essere d’accordo su qualcosa, qui si tratta di un abbandono, di un tradimento, e per di più protratto nel tempo.

      In tutta questa storia, la mia intendo, c’è qualcosa che non mi convince: come dire, manca il movente, tutto quello che è stato detto sono appigli, dettagli di contorno, che non colgono il nocciolo della questione.

      Parlavo giusto oggi con una persona e dicevo che per me gli amici non sono intercambiabili, non sono un tappabuchi per il sabato sera, per cui chi se ne frega di chi va via, tanto ce ne sono altri: per me ogni amico che si aggiunge è una ricchezza, ma ognuno che se ne va una perdita, non colmabile da null’altro.

      Credo però che alla fine un po’ cinici ci si diventa, vuoi andare vai, io vado avanti, e indietro non mi ci volterò mai (che poi invece, magari, un’occhiatina di sottecchi ogni tanto si dà, nascondendo una furtiva lacrima).

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  15. Cara Ify,
    dici bene. La mia amica, al di là dell’apparenza -misonofattadamemaiavutoaiutodanessuno – , è debole. Soprattutto considerando che nel lavoro che aveva prima si era sentita sempre una sorta di cenerentola, poi ha incontrato il suo capo e allora … cene, teatro, pellicce, regali costosi, bel mondo, insomma. Io, che le sono sempre stata vicina e che l’avevo messa in guardia sul dare e accettare troppa confidenza (viaggio in Tunisia compreso, senza mariti e figli) da parte di una persona che, secondo il mio modesto parere, voleva solo farla stare in studio anche le domeniche (e di questo lei non faceva altro che lamentarsi con la sottoscritta) e lavorare senza orari durante la settimana, sono stata messa da parte semplicemente perché non le servivo più. Il fatto che abbia volutamente trascurato il favore che le avevo chiesto parla da solo. Eppure, a suo dire, in difetto sono io che ho espresso il mio parere, sempre modesto, s’intende, sulla scarsa competenza del suo capo, almeno nella questione che mi stava a cuore e che con la massima fiducia le avevo chiesto di risolvere. Non avevo messo in conto che ormai non era il suo capo ma la sua Amica (qualcuno addirittura malignava alle sue spalle insinuando che ci fosse più di un’amicizia, ma io ho sempre rifiutato l’idea).
    Più che un movente vero e proprio a me è sembrato solo che aspettasse un pretesto per scaricarmi. Lo si può anche fare a quindici anni ma non a quasi cinquanta!
    Anche per me gli amici non sono intercambiabili … insomma, morto un papa non se ne fa un altro. Di amiche ne ho ma le mie due più grandi amiche le ho perdute: una per sempre, purtroppo, l’altra non so. Dicono che finché c’è vita c’è speranza.

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    • E infatti, sono comportamenti tipici di personalità non strutturata. Il farsi fare gli occhi grossi dal bel mondo, il sentirsi parte ci una casta per l’amicizia “importante”, sono chiari segni di fragilità, come pure il rifiutare un’amica – nonostante il suo grosso valore personale e affettivo – perché giudicata non più all’altezza. Un capo come un gioiello da sfoggiare, che a me fa venire in mente solo la famosa storiella del fumo che si vantava di essere figlio del fuoco e nipote del sole: “va bene,” gli fu risposto, “ma tu chi sei?”.

      Credo che calzi benissimo alla tua amica e alla sua capa, o altro che sia (tanto non è questo che ci scandalizzerebbe, ma tutto il resto).

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  16. Che distratta! Ho ripetuto due volte “la mia amica” all’inizio e, ovviamente, volevo scrivere “risolvere” non “rosolvere”. 😦

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    • @Marisa: tranquilla, ho corretto 🙂

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  17. Luisa G.

    Certo che anche la storia di Marisa è ben triste. Un’amica alla stregua di un Kleenex usato da gettare nell’indifferenziato.

    La frase di Oscar Wilde m’è piaciuta!

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    • @Luisa: beh, chi non sa distinguere un’amica da un Kleenex direi che ha dei seri problemi!

      E sì, la frase di Oscar Wilde non è peregrina…

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  18. Luisa G.

    Concordo.

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  19. @ Luisa

    Grazie per la “solidarietà”. Comunque la cosa più triste è pensare che certe persone sono capaci di fare del male senza neppure rendersene conto.
    Non le auguro nulla di male, ma sto pensando che, dovesse avere qualche problema con la nuova amica, sarebbe un bel guaio: o la dovrebbe sopportare lavorandoci insieme (cosa che, secondo me, è assai difficile e a lungo andare logorante) o si troverebbe senza lavoro.
    Buona giornata.

    P.S. anch’io trovo molto vera la massima di Wilde.

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    • @Marisa: sta tranquilla, che se poco poco ho capito di che pasta è la tua amica, prima di entrare in collisione con la sua nuova amica se ne sarà trovata un’altra per farle da paracadute!

      PS: Wilde sapeva il fatto suo…

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  20. Premetto che non ho letto i precedenti commenti, per cui la mia opinione non si lega in alcun modo ad essi, ma io non mi pongo il problema di amicizia o non amicizia e di quando un rapporto possa definirsi in tal modo: diciamo che ho un certo numero di persone con le quali sono in buoni rapporti, sono in “simpatica confidenza” e con le quali ci scambiamo, all’occasione, piccoli favori o gentilezze, ma invero non so, di fronte a un evento macroscopico, quanto potrei contare su di loro… e loro su di me.
    E non mi addolorerei più di tanto se con qualcuno di essi i rapporti si guastassero (cosa già successa), non me ne farei affatto un cruccio.
    Altro caso è l’interruzione di rapporti con “amiche” con le quali avevo un rapporto che sconfinava, almeno da parte mia, in un interesse non propriamente (o esclusivamente) amichevole: questo genere di distacchi invece li reggo molto meno bene.. 😆

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    • @Enrico: in questo sono diversa, a me è più difficile dimenticare un amico che un amore. Cosa significa amicizia? Non è il porsi il problema di cosa sia, è il viverla. Una persona a cui vuoi bene, che ti vuole bene, con cui hai confidenza e che ha confidenza con te, che capisci e dal quale ti senti capito… si condivide un pezzo di vita, ricordi, pensieri privati e poi… poi all’improvviso diventa nessuno, o forse addirittura un nemico (con in mano l’arma di tutte le tue confidenze): insomma, non è una bella cosa, sia dal punto di vista affettivo sia da quello pratico.

      Ve ne dico un altro di proverbio, terribile, sull’argomento?

      “Nessuno, in tribunale, testimonierà contro di lui: non ebbe amici”.

      Amici, non nemici.

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  21. Grazie, perché il tuo post è stato un “tramite”. Leggo il nome Sergio (non conoscevo questa canzone di Vecchioni) e subito penso al mio papà, in giorni che si avvicinano all’anniversario della sua “partenza”… Ascolto le parole del testo e, … ancora una volta mio papà Sergio mi risponde a modo suo, dicendomi, come faceva lui, che tutto va bene…
    A presto, Es.
    Ps: “curioso” poi che il tutto avvenga nella sera in cui la nostra comune Marisa (leggi il suo commento al mio post di oggi) mi sia stata da “tramite” con mia mamma…

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    • @espress51: questa canzone, come pure Blu Notte, sempre di Vecchioni, che ti posterò qui, a me ricordano proprio tutti i miei amici, quelli perduti e mai dimenticati.

      Casualità per il video? Io non credo alle coincidenze (e comunque noi ci conosciamo 😉 )

      Passo più tardi a leggere il commento di Marisa, buona giornata a te!

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  22. Ho notato solo adesso che le immagini del video di Vecchioni (“Canzone per Sergio”) sono della “mia” Trieste. Bellissime. 🙂
    La canzone mi piace un po’ meno ma Vecchioni non è la mia più grande passione …

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    • E su questo non ci somigliamo, perché invece è decisamente la mia 😀

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  23. amicosincero

    Perdere una persona che consideravi amico è terribile, ti riempie di dolore, di stupore e di amarezza, io avevo tra i miei amici una coppia sposata, con problemi di salute ed economici, mi son fatto in quattro per cercare di aiutarli in tutti i modi in cui ero capace, e senza chiedere nè aspettarmi nulla in cambio. Nonostante ciò mi hanno ingannato, mi hanno raccontato moltissime bugie, e non mi hanno considerato come un amico. Mi hanno detto che i loro amici gli avevano voltato le spalle nei momenti di bisogno, ma adesso forse capisco di chi possa essere la colpa.

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    • @amicosincero: anche a me è successo spesso di capire perché le persone stiano sole…

      Oggi come oggi ho paura ad accostarmi alle persone che “tutti hanno abbandonato”, perché il rischio è di capirne, dolorosamente e sulla propria pelle, il perché.

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  24. Kitty

    Ciao a tutti…molto bello questo articolo..complimenti!evidenzia il mio stato attuale..ho perso una persona che mi ha illuso..mi ha fatto credere in un amicizia sincera e nel suo bene..scomparso improvvisamente dopo un litigio. La cosa che ho chiesto é stata: il bene che mi dicevi é scomparso?sapete la risposta quale é stata? Non provo piu le stesse cose..da li tutti i miei dubbi si sono risolti..si puó litigare commettere errori sbagliare…ma il bene se é vero non finisce da un giorno all altro!!all inizio ho pensato fosse orgoglio il suo..forse me lo dico pure io ma sono troppo buona, poi peró o pensato una cosa..che io questa frase non l avrei mai dettaperché sapevo che si parlava di sentimenti e ci si poteva fare molto male…e io a una persona a cui ho voluto bene non riuscivo a fargliene. Voi che ne pensate?

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    • Cara @Kitty, stai chiedendo alla persona sbagliata: io stessa non so come una persona che ti vuole bene possa a un certo punto non volertene più, farti addirittura del male… ognuno misura col suo metro, io se voglio bene è per sempre, e non godo certo a far soffrire la gente, nessuno, figuriamoci gli amici!

      Ecco, per questo, sono nella tua stessa barca, non chiedermi di spiegarti il comportamento altrui, è una vita che tento di spiegarmelo anch’io 🙄

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