Un ufficio bellissimo

Gli uffici di Google

Tra le novità di quest’anno c’è che ho cambiato ufficio. Sono andata in un posto bellissimo, completamente ristrutturato e attrezzato di tutto punto.

Insomma, diciamocelo, io non cerco mai il cambiamento, ma quando arriva devo ammettere che una ventata di novità ci sta proprio bene. E poi, approfondirò la conoscenza di un altro rione della città, e pure quella è cultura!  😀

Naturalmente, l’ufficio della presentazione non è il mio (della serie: ma dov’è che ho sbagliato??? 😆  )

29 commenti

  1. Gli uffici di Google (come quelli della Pixar) hanno fatto benire le bave a taaaaanta gente.
    Nei nostri “uffici” fatico a distinguere la differenza che passa rispetto a dei garages con arredamenti da dopo-bomba.

    "Mi piace"

    • Anch’io sono stata in uffici come quelli da te descritti, e forse ci ricapiterò ancora, perché i miei impegni lavorativi sono di consulenza, anche se continuativa, e quindi limitati nel tempo, ma questo di stavolta è veramente una chicca: oddio, nulla a che vedere con quelli della Google, ma nuovo, funzionale, attrezzato di tutto, spazioso, armadi e cassettiere personali, tutto super ergonomico.

      Io ci metterei la firma, senza contare che anche il lavoro mi piace da morire e i miei colleghi sono fantastici! 😀

      "Mi piace"

  2. voglio lavorare per goooogle!!!

    "Mi piace"

  3. karina890

    È molto lontano da casa tua?

    "Mi piace"

    • @karina: purtoppo sì, la perfezione non è di questo mondo. Però, a parte il tempo, a me non piacerebbe fare casa e bottega, e mi piace incontrare tanta gente lungo il percorso: sapessi quante amicizie ho stretto così! 🙂

      "Mi piace"

  4. karina890

    @Ify 🙂

    "Mi piace"

  5. INVIDIAAAAA!!!! comunque sia il tuo ufficio sarà sicuramente meglioo del mio che si trova all’interno di una villa barocca. bello dirai tu!! e invece no…in entrata e in uscita devo stare attenta ai percorsi delle oche assassine. se ci sono loro in giro, chiamo rinforzi. perchè? perchè le stronze azzannano e c’hanno pure dei denti che sembrano squali. non parliamo poi del viale d’ingresso: in estate arrivi gattonando e boccheggiando, è lungo e troppo assolato; in inverno devi indossare gli stivali dei pescatori per attraversarlo. dopo una pioggia minima, infatti, si trasforma in palude. per non parlare degli uffici ex stalle. un freddo polare. della serie, mi viene il raffreddore a ottobre e mi passa, a dio piacendo, a giugno

    "Mi piace"

    • @emmecarla: io oramai di uffici ne ho visti di tutti i tipi, e tanti ancora ne vedrò, visto che in pensione non ci andremo praticamente mai 😥

      Certo che quello che descrivi tu però sembra tanto un girone dell’inferno!

      "Mi piace"

  6. Luisa G.

    Sto scaricando il file degli uffici di google, forse riuscirò a vederli…ok mentre scrivevo ho visto tutto. Non voglio lavorare negli uffici di Google, voglio andare a viverci. Uso il primo come monolocale, gli altri come depandance! Penso che uffici accoglienti ben dispongano il personale. Fai stare bene il dipendente e questo, in linea di massima dovrebbe rendere di più. Se poi è bello anche l’ambiente umano penso si vada a lavorare volentieri…

    "Mi piace"

    • @Luisa: decisamente sì. In passato, quando giravano più soldi e stavamo molto in trasferta, non ti dico che vita facevamo fuori dell’ufficio, ma in ufficio abbiamo lavorato anche fino alle tre di notte, con efficienza, entusiasmo, allegria, spirito di corpo.

      Ora i tempi sono cambiati ma, nel nostro piccolo, cerchiamo di ritagliarci angoli di serenità 🙂

      "Mi piace"

    • Spiacente, il ragionamento che descrivi tu non è proprio delle aziende italiane, o meglio, non lo è nel 90% dei casi.
      Ti ricordo che Fantozzi e Fracchia non sono inventati, Paolo Villaggio lavorava in un ufficio.

      "Mi piace"

    • @Warp: non so se sia solo una questione di aziende italiane, si tratta di una logica del profitto che snatura le persone riducendole a ingranaggi di una catena di montaggio.

      Una persona schiava difficilmente riesce a essere creativa, anche perché la molla della creatività, talenti personali a parte, è l’entusiasmo.

      "Mi piace"

  7. Sorry, non si vede la replica.
    La risposta è per Luisa G.

    "Mi piace"

  8. Luisa G.

    Non ho mai lavorato in ufficio, però ho lavorato in ambienti dove il dipendente era trattato da bestia e solo il rapporto umano creato fra colleghi salvava la situazione. Ho sempre pensato che se loro si fossero curati di più del nostro benessere avremmo potuto rendere di più, invece c’era un generale scontento e continue lamentele…e alcuni decisamente più scaltri di me, dove potevano, fregavano i datori di lavoro.

    "Mi piace"

    • @Luisa: infatti, questi sono gli effetti della repressione che, al contrario della responsabilizzazione, diventa uno stimolo a farla franca in qualche modo, con le buone o con le cattive.

      Io quando sono stata in un ambiente umano e stimolante, dove si respirava rispetto, disponibilità e collaborazione (come quello in cui sto ora), avevo voglia di fare sempre di più e sempre meglio, e i risultati ci sono stati eccome, ma in quei rari dove vigeva lo schiavismo non vedevo l’ora di scappare. Fregare no, non ho mai fregato, l’integrità fa parte del rispetto di me stessa, ma in un caso, all’orario d’uscita spaccato, sollevare la penna e lasciarla cadere dall’alto sulla scrivania guardando dritto negli occhi il mio capo di allora con sguardo di sfida, quello sì, l’ho fatto.

      "Mi piace"

  9. Non credo che il fenomeno sia da limitare all’Italia.
    Ci sono i “guru” che sfornano in continuazione le teorie, poi messe in pratica, che permettono di aumentare la redditività dei dipendenti.

    L’ultima stima che se il dipendente si trova a suo agio, è soddisfatto, tenderà a sedersi e a produrre meno. Meglio incentivare l’insoddisfazione, il senso di stare sul filo del rasoio che, stranamente, innescherà uno spirito competitivo (cercare di fare meglio e di ricevere gli apprezzamenti dai superiori, che puntualmente non arriveranno) nei confronti dei colleghi piuttosto che nei confronti della dirigenza.
    Un aumento delle “ruffianerie” e dei “lecchinaggi” (e in tempi non di crisi di ore straordinarie).

    Alla lunga questo produrrà stress nel lavoratore, ma chi se ne frega, spremuto un limone se ne prende un altro.
    Questo s’insegna nelle formazioni, non troppo pubblicizzate, che gli esperti fanno agli imprenditori (o ai responsabili del personale).

    E questo accade nelle grandi aziende, quelle strutturate; da noi spesso è più un arrangiarsi come si può.

    Ma in quegli uffici, quelli di Google intendo, si lavora anche? 😀

    "Mi piace"

    • @Bali: beh, Google funziona! 😀

      Sono a conoscenza di tutto questo che mi racconti, e potrebbe pure essere che così la produttività terra terra aumenti e a costi bassissimi, ma ci sono cose che senza creatività, entusiasmo, spirito di partecipazione non si fanno.

      Quello che tu descrivi e che, ammetto, ci stanno propinando, è un mondo, al di là dell’aspetto umano, decisamente grigio.

      "Mi piace"

  10. @Ifigenia & @balibar: Io penso che il profitto debba essere equo e non alla stregua del “finchè ce n’è, meglio è”.
    Il profitto va inseguito, ma tutto deve essere in equilibrio.
    Penso anche che certi “guru” dovrebbero andare a sfornare pane invece che teorie e che quelli che seguono queste teorie dovrebbero fargli da garzone del forno.
    Io credo nelle vecchie e sane regole: se poni il rapporto sul rispetto sarai rispettato, se lo poni sul predominio sarai temuto ma odiato.
    E da questo ne deriva l’andamento di un’attività.

    "Mi piace"

    • @Warp9: tu hai ragione, ma le nostre teoria poi non vengono messe in pratica da chi dovrebbe farlo. Chi pensa al profitto personale a volte se ne frega di allargare un po’ il pensiero e considerare non solo l’aspetto umano, ma persino un tipo di produttività diversa e ugualmente redditizia se non di più.

      Lasciamo stare poi certi guru, di cui quello che cito sempre è esemplificativo di tanti altri…

      "Mi piace"

  11. @Ifigenia: quei meeting sono quanto di più assurdo, offensivo alla umana intelligenza e inutile ci possa essere nell’ambito aziendale.
    Qualunque persona sana di mente sa che un obiettivo si rincorre con determinazione, passione e chiarezza di idee e non ha bisogno che qualcuno lo dica da un palco usando frasi ad effetto e tecniche da imbonitore di fiera di paese.
    Quando un’azienda arriva a dover usare queste cose, dovrebbe farsi un piccolo esamino di coscienza e chiedersi il perché, invece di tentare di ipnotizzare i suoi dipendenti.

    "Mi piace"

    • @Warp9: e poi, consideriamo la qualità dei cosiddetti “ipnotizzatori”. Santo cielo, ma chi è che ci casca? E chi ci casca, se li merita tutti!

      "Mi piace"

  12. Perso il commento, vabbè, ci riprovo.

    Bello, si fanno un corso da leader con la PNL eppoi con modi da “coatto” fanno il loro capolavoro come “Napoletone” a Vaterlò.

    Rimango convinto che prima hanno preparato il terreno, poi hanno seminato ed ora raccolgono. Il guaio è che l’unico discorso recepito anche dai dipendenti, ahimè, è che quello che conta è il profitto (e le furberie per ottenerlo).
    @Warp, a mio avviso il Profitto (almeno quello occidentale) è ciò che “più ce n’è, meglio è”. A dispetto di qualsiasi forma di umanità.
    Personalmente non inseguo il profitto, sarà per questo che quando piove nelle mie scarpe entra l’acqua. 😀

    "Mi piace"

    • @Bali: certi “manager” usano copioni da manuale. Purtroppo però c’ una massa che si beve tutto, e che vorrebbe persino essere come loro, e soprattutto al loro posto.

      Quando la gente capirà che i soldi non si mangiano sarà sempre troppo tardi.

      “Quando l’uomo avrà abbattuto l’ultimo albero, pescato l’ultimo pesce, inquinato l’ultimo fiume, allora si accorgerà che il denaro non si può mangiare”. (proverbio indiano)

      "Mi piace"

  13. @balibar: sono d’accordo con te su semina e raccolto.

    "Mi piace"

  14. @Ifigenia: un mio collega è solito citare un proverbio contadino che dice “la bara non ha tasche”.

    Sul fatto del cascare in certi discorsi, non sottovalutare il potere della folla.
    Ci sono saggi interi che dimostrano che, in una folla, il livello medio di ragione e furbizia cala di parecchio.
    Un libro che è praticamente una bibbia del settore è “Psicologia delle folle” di Gustav Le Bon, edito nel 1895 e letto da praticamente tutti gli uomini di potere da allora in poi.
    Non mi stupirei che fosse anche sul comodino di certi “guru”.
    Il libro lo puoi trovare in libreria sia off che online, qui c’è un link per leggerlo via web.
    http://cronologia.leonardo.it/lebon/indice.htm
    E’ parecchio illuminante e, per me, dovrebbero metterlo come libro di testo alle superiori.

    "Mi piace"

    • @Warp9: o no, no che non sottovaluto il potere della folla! “Il popolo è bue” è uno dei principi in cui credo più fermamente: non ci si crede il grado di “supinaggine” e insulsaggine che la massa riesce a raggiungere! Che poi, i singoli individui, presi ognuno a sé, magari non sarebbero neanche male: l’unione fa la forza, ma non sempre in senso costruttivo.

      "Mi piace"

    • Proprio vero.

      "Mi piace"

    • 😉

      "Mi piace"

Che ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: