Caro direttore del personale…

Caro direttore,

so che le ha già scritto la prozia, ma quella era una questione di quelle che tratta lei, di quelle seriose, globali, sul destino dell’umanità, insomma, una delle sue solite tirate.

Io le scrivo per una questione molto più circoscritta, di un unico collega.

Lui è uno di quelli che difende i lavoratori e, mi creda, è un uomo molto generoso, perché non è da tutti lottare con tanto impegno per chi è diverso.

Per fare questo lavoro – o forse per farne un altro, non ho mai capito bene – riceve dalla nostra azienda un regolare stipendio, pagato con i soldi che noi, formiche operaie, portiamo all’azienda col nostro lavoro.

Ora, non è sufficiente il nostro contributo economico per sostenerlo nella difesa e il sostegno dei lavoratori? E’ proprio necessario ospitare il soggetto nei locali adibiti ad ufficio?

Dico la verità, per noi non è un grandissimo disturbo, visto che non c’è quasi mai: tra legge 104, permessi sindacali, visite mediche, cause di forza maggiore, missioni urgentissime nella sede centrale che lo portano lontano da quella operativa, la convivenza con l’individuo diventa un fatto piuttosto occasionale, e non vorrei che lei attribuisse questa mia richiesta a scarsa disponibilità, tolleranza e spirito di adattamento.

Il fatto è che, essendo per l’appunto la sua presenza occasionale, gli capita di essere spesso come un pesce fuor d’acqua, poco informato delle vicende del progetto (ma è giusto così, lui si occupa di quelle dei lavoratori, che mi pare una missione molto più nobile). Difficilmente riesce a recuperare una postazione di lavoro, né il nostro attuale responsabile è stato in grado di procacciargli una linea telefonica dedicata, affinché lui possa organizzare in tutta tranquillità le sue, ma che dico, nostre, giuste lotte senza l’interferenza di noi, lavoratori succubi, che gli chiediamo in continuazione di liberarci la linea per le nostre futili telefonate di lavoro, a volte persino con miope sospetto che le sue chilometriche conversazioni personali non facciano parte di un disegno più grande volto al miglioramento della nostra classe sociale.

Ora lei, come capo del personale, questo personale dovrebbe averlo a cuore, e quindi dovrebbe avere a cuore colui che lo difende e rendere più agevole il suo lavoro: mi chiedevo, non so se vorrà prendere in considerazione la mia proposta, ma non gli si potrebbe mandare direttamente lo stipendio a casa, che almeno lui risparmierebbe pure la benzina, e noi finalmente potremmo lavorare in santa pace?

Sa perché, se non ci permette di portare soldi all’azienda – e ne portiamo tanti, come lui ci ha a volte sottolineato, non credo certo intendendo che siamo dei coglioni che si fanno sfruttare e non sanno difendere i propri diritti – come gli potrete continuare a pagare lo stipendio per la sua nobile missione e soprattutto, come faremo noi a continuare ad essere lavoratori?

Confidando in una favorevole accoglienza di questa mia, Le porgo deferenti saluti.

6 commenti

  1. Luisa G.

    Ify, ho finalmente capito dove lavori, e chi è il tuo collega. Lavori al Daily Planet e lui è il nostro Clark Kent. Tutto torna, è continuamente in missione nella sede centrale, dice lui, si scaglia(più o meno) in difesa degli umili e degli oppressi. Al lavoro è distratto,magari porta pure gli occhiali di celluloide. E’ lui, non c’è dubbio. Povero, non lo apprezzate come merita, lui con voi è sprecato, e forse lo sa. Invochi l’aiuto del capo del personale, io parlo direttamente a lui. Clark, va per il mondo, correggi le ingiustizie, vola più in alto che puoi, ma mantieni la doppia identità. Verrai salutato dai colleghi che sanno quanto tu valga, con le lacrime agli occhi. Verrai accolto nel nuovo posto di lavoro, con altrettante lacrime, la tua fama ti avrà preceduto. VA senza indugio e che Dio sia con i tuoi colleghi e con te.

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    • @Luisa: che Dio sia con lui? E perché mai dovrebbe, lui è ateo!

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  2. Sarebbe interessante sapere se il destinatario del post, il direttore del personale, legge o non legge quanto hai scritto.. 😉

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    • @Enrico: voglio sperare che non legga, non per l’articolo in questione, ma proprio per tutta la mia vita privata che qui racconto 😉

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  3. Luisa G.

    Oh, è ateo…allora vada solo. Mi sa tanto di un pelandrone che s’approfitta del suo ruolo per cazzeggiare senza vergogna. Dipendenti così andrebbero licenziati senza fare troppe storie. Sono un insulto costante a chi lo stipendio se lo guadagna…quanti ne ho conosciuti…

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    • @Luisa: hai detto bene, s’approfitta del suo ruolo, ma naturalmente c’è chi glielo permette, e non parlo dell’azienda, che in un certo senso è sotto scacco (guai a essere accusata, anche legalmente, di comportamento antisindacale!), quanto di quei pecoroni che sperano di essere più difesi, più agevolati, più tutelati, e si danno al lecchinaggio.

      Io, se un giorno dovessi convertirmi alla piaggeria, affogherei in mare grande.

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