Le piccole spalle dei nostri figli

Riporto qui un mio commento lasciato sull’ultimo post di Martina:

Cara Martina, forse mi sbaglio.

Forse perché sono in ufficio e presa da altre cose non ho avuto la concentrazione adatta, dovrò certamente rileggere tutto ma così, a prima botta, direi che non sono d’accordo quasi con nulla di quanto espresso fin qui.

Capisco la tua posizione di estrema stanchezza, esasperazione, di madre ferita nel suo amore per il figlio, rinnegata nei sacrifici fatti e tutto il resto, ma credo che sia la prima volta che non mi ritrovo in nessuna delle posizioni fin qui manifestate (forse in quella di Mario, quando dice che non c’è nessuna scelta da fare).

Mi sfugge in questo momento l’età di tuo figlio, so che ci corre un anno dalla mia, ma non so se più in meno, credo comunque sia più piccolo.

Il vizio di fondo della questione è che Martina è sfinita e non è in grado di affrontare questa situazione in questo momento, non senza aiuto.

L’errore di fondo invece è parlare con il figlio come fosse un pari grado, e non lo è: non lo farei io con mia figlia, che non ha i problemi di adattamento sociale di questo ragazzo, figuriamo con lui che ne ha.

I termini della situazione sono questi, e forse converrebbe fissare subito i famosi paletti: lui starà con la madre, punto, non c’è un’altra possibilità. Il padre non vuole questi figli, e se pure li volesse – cosa che non è – sarebbe una figura deleteria. Il tribunale, inoltre, li ha affidati alla madre.

Questo, non è un punto su cui secondo me si dovrebbe tornare a discutere, si sta chiacchierando troppo, le parole ci avviluppano, ci creano lacci che ci stringono il collo e ci soffocano.

Il figlio starà a Milano con la madre, non c’è da tornarci sopra a parlarne. Sono i genitori che decidono, non i figli. Non ce l’hanno questa autorità, nessuno gliela conferisce, non hanno nessun titolo per decidere.

Lui starà con la madre, se gli piace è così, se non gli piace è così lo stesso. Non stiamo a contrattare la sua presenza e la sua permanenza, troppa importanza alla sua opinione capricciosa, sofferente e ricattatoria. Lui starà con la madre, una madre che si occuperà di lui, che lo ama e che lo vuole, ma che non tollererà simili comportamenti.

Se non gli sta bene la famiglia, a diciotto anni se ne potrà andare dove vuole, e verrà anche aiutato a organizzarsi in tal senso. Per ora, ha rotto i coglioni con papino e con le sue telefonate da ragazzino sbandato e viziato, non di meno ragazzino, e bisognoso di amore e sostegno, di polso fermo e di guida.

Le regole di questa casa sono queste, e questa è la tua casa. Punto, altre questioni non ce ne sono.

La ragazza poi, non deve essere accomunata. Sono d’accordo anch’io sul “meno male che dormiva” quando ti sono venute in mente certe idee. Lei è tua, e sta a casa sua a organizzarsi con il massimo entusiasmo e la massima collaborazione una nuova vita: non tarparle le ali.

Ecco, una cosa volevo aggiungere a quanto da me scritto sul suo blog e qui riportato: a volte noi facciamo decidere un figlio pensando così di manifestargli rispetto, e invece carichiamo sulle sue spalle un peso e una responsabilità che non è giusto che abbia. Io sono perfettamente convinta che un figlio voglia addirittura che un genitore gli dica “Non sta a te decidere” perché decidere, e su cose così importanti, è un peso troppo grosso per le piccole spalle dei nostri figli.

Loro ci giocano con questo presunto potere decisionale, ne fanno magari un’arma di ricatto, ma la verità è che sono sofferenti e impauriti.

Togliamo questo peso dalle loro spalle.

30 commenti

  1. Fede

    Io sono altrettanto convinta che sia deleterio per un figlio avere uno o entrambi i genitori che sentenziano:”Decido io perché sono il genitore, tu non hai nessun potere decisionale né alcuna voce in capitolo, si fa così e basta”.

    I ragazzi non devono decidere da soli, ma devono avere la possibilità di manifestare comunque i loro pensieri, i loro desideri, le loro paura. Il dialogo e il confronto sono gli strumenti per farli crescere e maturare, per responsabilizzarli man mano in relazione alle loro età, per condurli in un percorso di crescita che altrimenti rimane irrimediabilmente segnato e svuotato di ogni significato.

    Nello specifico caso di Martina, io, come ho visto altre persone, ho suggerito di parlare con il ragazzo per portarlo a riflettere sulle scelte che possono condizionare la sua vita futura, a qualunque adolescente viene chiesto di farlo, o forse mi sto sbagliando???
    Credo che non fosse nelle intenzioni di nessuno (almeno non nelle mie) scaricare sul figlio adolescente di Martina una così difficile decisione ma semplicemente l’intento era di portarlo verso la strada della riflessione piuttosto che quella del capriccio e del pestare i piedi. Non sono madre ma dalla mia esperienza di figlia posso sicuramente dire che l’istinto è stato sempre quello di fare l’esatto contrario di ciò che mi veniva vietato o imposto, soprattutto durante l’adolescenza, periodo in cui la ribellione verso tutto il mondo che ci circonda è il sentimento predominante. Quando invece qualche adulto mi ha portata a riflettere ho saputo fare delle scelte più ponderate. Quanto meno ho valutato i pro e i contro.

    Il ragazzo va aiutato nella sua scelta di vita, in questo caso anche andando contro quello che può essere il suo stesso bene, perché non c’è solo la sua vita da tutelare, ma quella di altre due persone: una madre sfinita, svuotata dalle lotte continue e dal rifiuto perenne del figlio e una sorella che sente condizionata la sua vita dalla presenza invadente del fratello e dal suo stile di vita. Martina non ce la fa più a dover salvare tutto. Credo che per non fare affondare la nave debba abbandonare una scialuppa alla corrente scelta. Ha il dovere di informare il figlio della sua volontà e dei possibili pregiudizi che la sua scelta ostinata potrebbero avere, dell’errore che sta compiendo, dei pericoli cui va incontro. E ha il sacrosanto dovere di ascoltare la volontà del ragazzo.

    Diversa la posizione di fermezza che va assunta nei confronti di un padre che è più infantile del figlio. Se non è suo interesse crescere e maturare, almeno che si astenga dal continuare a torturare persone che non ce la fanno più neanche a respirare, a volte.

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    • @Fede: forse mi sono espressa male, non intendevo repressione e prevaricazione, intendevo paletti. Ognuno di noi si muove, come dire, in un ring, puoi andare da qua a là, ci sono dei punti fermi che non si possono valicare (o si possono, ma con cognizione di causa, o per grandi atti eroici, o per entrare nell’illegalità, nel disadattamento sociale, nella follia).

      Certo che il ragazzo va ascoltato, ma questo non significa che deve essere lui a decidere, o che lui comanda e chi gli sta intorno obbedisce. Quando un genitore equilibrato e che ha a cuore i figli prende una decisione, la prende sempre tenendo conto delle esigenze di questi figli, ascoltando il loro parere, ma poi la decisione – e la responsabilità della decisione – è sua.

      I figli devono fare i figli, e i genitori devono fare i genitori. I genitori non devono buttare sulle spalle dei propri figli ruoli che non spettano loro (tipo prendere posizione tra i due genitori), i figli devono seguire le decisioni dei genitori ed adeguarsi – anche quando maggiorenni – alle regole della casa.

      Qui nessuno sta tarpando le ali al figlio di Martina, la scelta che lui vuole fare non esiste: ripeto, il padre non c’è, non lo vuole, e nell’improbabile caso lo volesse, sarebbe una figura deleteria che, assecondando il figlio nel suo abbandonarsi a se stesso e non occupandosene, lo ridurrebbe facilmente una larva imbarbonita.

      C’è bisogno di punti fermi da cui partire, e i punti fermi sono che lui è affidato alla madre, e vive in Italia. Poi, tra i punti, ci può mettere anche l’estate a Cork, il ritorno dal padre allo scoccare dei diciotto anni, ci può mettere tutto, ma non deve più ricattare la madre e rovinare la vita a lei e alla sorella.

      Telefona al padre? E chissenefrega. Gli dice che la mamma è brutta e cattiva? Glielo lasci dire, tanto lo sa bene che non è vero (e, secondo me, lo sa anche l’ex-marito).

      Sapeste quante telefonate ha fatto Sissi al padre, e ancora peggio alla Lobot, lamentandosi di me! E’ chiaro che il genitore normativo viene contestato, e si va a piangere tra le braccia di chi sappiamo ci darà ragione, ma non va trascurato il fatto che si sa di non averla, e si sa che ci si sta marciando.

      Il ragazzo è giovane, e io sono stata contenta della risposta di Scrutatrice, che parla nelle vesti di figlia: sapere che i genitori “ci pensano loro”, è riposante, e non toglie alla loro giovinezza la giusta spensieratezza.

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  2. Non c’è cosa peggiore di quando mia madre mi dice: “Fai come ti pare”, delegando così a me il compito di decidere e prendermi la responsabilità delle conseguenze delle mie azioni.
    Ti dò quindi ragione su questo punto: meglio che su certe cose decidano loro per noi…

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    • @Scrutatrice: meglio che i genitori insegnino ai figli a prendersi la responsabilità delle azioni che spettano ai figli, e che loro si prendano quelle che spettano a loro. C’è un’età per ogni cosa, e ognuno è padrone e allo stesso tempo responsabile del proprio spazio.

      Grazie del tuo sostegno, a questo giro ne avevo bisogno ,)

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  3. Per esperienza con il mio che ripeto ha quasi 10 anni, l’impegnarsi con tutte se stesse sperando che capiscano l’amore, non serve a nulla, o almeno non quanto vorremmo….semplicemente perchè come nel mio caso c’è un padre che lo vizia a tutto andare e gli fa fare ogni cosa e io faccio la parte della cattiva di quella che lo sgrida per i compiti o gli dice che non vuole che diventi come molti ragazzi di oggi…..
    in cambio ho, che quando si litiga, mi risponde, ok allora chiamo papà e vado da lui…oppure che quando dovrebbe tornare a casa, chiama per dire resto a dormire da papà….voglia di madre zero!
    Ora potrei pensare che crescendo capirà la differenza tra i due, ma sinceramente dentro all’anima non ci credo più, perchè sarà magari allettato da un motorino invece che da un gioco, ma la corsa sarà sempre a chi offre di più!
    E io il bene e l’amore di mio figlio mi rifiuto di comprarlo!
    Piuttosto resto senza!

    :X

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    • @Kate: i figli sono dei grossi manipolatori, ma poi la verità la sanno ben bene (e sanno pure quando i loro giochetti non attaccano).

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  4. Luisa

    Ho letto da Martina, e la prima cosa che ho pensato è che ha un marito stronzo, che più di così non si può. Non so cosa farei al suo posto, ma se il papà non vuole i figli, è obbligata a farglieli vedere? Se in tre settimane di ferie il ragazzo è peggiorato, se glielo lascia per sempre e questi viene trattato male dal padre, non se lo perdonerebbe mai. Tutto il lavoro fatto fin’ora, l’impegno, l’amore che gli ha dato per fargli avere una vita migliore, tutto alle ortiche. Certo che se viene insultata e minacciata fisicamente, la cosa va arginata quanto prima. Come? non lo so. Tanta tenerezza per la bimba che vuole stare con lei, vuole avere una nuova vita in Italia. E’ un inizio, bisogna riacciuffare il bandolo della matassa, e lei glielo sta offrendo. La bimba è un piccola luce di speranza. Non ha fatto la scelta sbagliata a tornare(e coi figli), di questo ne sono più che convinta

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    • @Luisa: anche io sono convinta che abbia fatto bene, ma in questo momento sento Martina estremamente fragile, insicura delle proprie scelte, come si è spesso nei momenti di transizione e di grossi cambiamenti, soprattutto quelli da noi stessi provocati, per i quali ci dobbiamo assumere la responsabilità ed eventuale rimorso.

      Credo anche che, se del caso, Martina si debba rivolgere ai servizi sociali per rappresentare la propria situazione e chiedere aiuto (questo in teoria, perché mi pare così facile cadere nelle mani sbagliate!).

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  5. Prima di tutto grazie a tutti per i vostri pensieri e grazie ancora una volta a Ify per essermi stata così vicina. Lo dico sul serio, eh?
    A onor del vero, Luisa, vorrei però precisare, perché non ci siano fraintendimenti, che il padre di mio figlio (che non è più mio marito anche nei confronti della legge, per mettere i puntini sulle i 😉 ) non tratta male i suoi figli, in nessun modo.
    E’ semplicemente assente. Ovvero, quando mio figlio è da lui, vive per conto suo, spesso solo, senza nessuna regola o guida.
    Fatta questa precisazione dovuta, devo dire che mi ritrovo spesso nella situazione di Kate (Kate te l’avevo scritto anche nel tuo blog), le dinamiche sono simili.
    Le altre precisazioni le ho fatte sul mio blog, non vi tedio con le ripetizioni. E’ interessante tuttavia osservare che entrambi i miei figli sono manipolatori, come tutti i figli di genitori separati, seppur con “tecniche diverse”

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    • @Martina: e sono manipolatori entrambi sì, elementari tecniche di sopravvivenza.

      I nostri figli, quando si trovano all’interno di famiglie che non funzionano, qualche cosa per sopravviverci s’inventano.

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  6. Luisa

    Vivere è un rischio perenne, chi lo sa se le nostre decisioni sono giuste o sbagliate?Ha già avuto tanto coraggio, ha dato una sterzata decisa, non deve fare marcia indietro. Quando si è capo-famiglia, i pesi non ce li toglie nessuno. Ci possono dare un piccolo sostegno, ma alla fine rimaniamo solo noi…Confido, qualora si rivolgesse ai servizi sociali, che siano gente con esperienza e sensibilità non ragazzini freschi freschi di studi. Merita il meglio per se e la sua famiglia. I servizi sociali potrebbero trovare un aiuto per il ragazzo senza farla svenare ulteriormente?

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    • @Luisa: l’idea che mi sono fatta io è che Martina abbia una grossa statura intellettuale e morale, non sostenuta da un’altrettale forza caratteriale, o meglio ancora emotiva, perché poi col suo carattere mi pare che abbia fatto tutto lo stesso, e portato avanti comunque la sua vita e quella dei suoi figli..

      Lei ogni tanto sottolinea anche il fisico minuto, e non so come convincerla che non è così. Io ero piccola piccola e mia madre, quando passava una signora con un cane, era costretta a dire per mia sorella “Signora, scansi il cane che la bambina ha paura” e per me, che ero ancora più piccola “Signora scansi il cane, altrimenti la bambina glielo morde”: la questione è solo caratteriale:

      Mia figlia è tale e quale. A una vicina che la sgridò brutalmente per qualcosa, lei puntò il suo ditino di duenne e poco più e le disse a brutto muso “Non ti azzardare più!”. Il fisico può entrarci in uno scontro per l’appunto fisico, ma quando si confrontano due opinioni, due posizioni, due scelte, non aiuta molto a farsi valere.

      NB: anch’io sono figlia dei fiori, sì, ma quelli di cactus! Con tutto questo, lungi da me il dire “A me non la si fa”, che troppe ferite di guerra ho riportato! 🙄 :

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  7. Scusate mi è partito il commento senza che lo volessi, sarà perché c’è un nuovo modulo commenti e non lo so usare 😉 Dicevo, entrambi i miei figli sono manipolatori, però mia figlia manipola in modo sottile e soprattutto, vuole compiacere. fa una differenza enorme. Mio figlio invece non vuole compiacere nessuno, in modo molto egoistico (e, consentitemi, maschile) manipola senza curarsi delle conseguenze.
    Ify, come ho scritto nel mio blog, condivido la tesi del ragazzino viziato, ma anche quella dell’adolescente ferito (ricordiamoci che è stato ferito, e anche parecchio, dal sistema scolastico irlandese) cresciuto solo con la madre che tira colpi a destra e a manca all’impazzata.
    Comunque lo psicologo ha afferrato al volo la situazione ed è disposto a vederlo immediatamente domani pomeriggio. Ho tirato un sospiro di sollievo. Finalmente comincia un’azione concreta verso un qualsiasi tipo di risoluzione.
    Perché a questo punto io ho bisogno di una sola cosa: risoluzione. Non ce la faccio più a camminare su questo calvario, sta durando da troppi anni, più di dieci.
    Grazie a tutti ancora per il supporto.

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  8. Luisa

    Mi fa piacere che lo veda domani. Incrociamo le dita, e speriamo bene 🙂

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  9. Grazie Luisa. per lo “svenamento” non ti preoccupare: questo psicologo è privato, e ogni seduta è una mazzata sulle gengive (uno psicologo bilingue con studio in pieno centro storico di Milano, vi prego di sbizzarrirvi con l’immaginazione). Ecco dove va a finire il mantenimento per i figli. Che, con un sospiro di sollievo, ha finalmente cominciato a pagare (ma ormai penso che farebbe di tutto pur di non ritrovarseli tra i piedi di nuovo….)…
    Eppure, vi assicuro, al momento è l’unica alternativa. non avete idea di come ne farei volentieri a meno e con quei soldi preferirei andarmene in vacanza con i ragazzi, a divertirci su una spiaggia. Cosa che ovviamente non sarà possibile.
    Che voglia di emigrare su Vega, che ho….

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  10. @Martina: seconda stella a destra, questo è il cammino, e poi dritta fino al mattino … 🙂

    Non sei sola.

    Buonanotte

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  11. Figlia di fiori di cactus…. 😆 😆 😆 troppo forte ma dove le trovi al mercato delle battute pronte?

    Beh l’impressione che ho io di Martina è che sia una donna con le palle!
    Decisamente super organizzata, super decisa e super determinata….solo che ora è un pò stanca per tutte le vicissitudini e quindi è anche normale che la stanchezza da una parte debba esplodere…..ma passerà e tutto tornerà in equilibrio perchè di base la donna con gli attributi esiste…e noi lo sappiamo come lo sa lei!

    Baci piccola Marty!

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    • Modestamente la battuta è il mio forte, ho il sarcasmo nel DNA 😉

      (a volte anche l’ironia, ma solo a volte 😉 ).

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  12. OT: una volta mia suocera disse con la sua consueta superbia che lei discendeva dai conti […] e io: “Ma certo, signora, si vede che è molto discesa!”

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  13. Cara Kate, ti ringrazio ma purtroppo hai un’impressione sbagliata di me. Sono molto il contrario di quello che pensi… come ho fatto a darti quest’impressione? Purtroppo ho accettato cose in passato che nessuna donna sana di mente (e certamente non tra le frequentatrici di questo blog) avrebbe accettato. E sono disorganizzata, insicura e tutt’altro che determinata… molte mie scelte sono state fatte per disperazione.
    Ti ringrazio comunque… sei molto cara 😉

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    • Sei sicura?

      “ho accettato cose in passato che nessuna donna sana di mente […] avrebbe accettato. E sono disorganizzata, insicura e tutt’altro che determinata… molte mie scelte sono state fatte per disperazione”.

      Una frase che avrei potuto benissimo scrivere io. Senza tema di smentite.

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  14. Luisa

    A me Martina ha fatto una buona impressione, forse perchè un po mi ci ritrovo. Capisco la voglia di andare su Vega, sai quante volte ho provato una frustrazione enorme da non poterne più? eppure restiamo qui e continuiamo a fare quello che possiamo, come possiamo. Quando dice che vorrebbe lasciare libero il figlio di tornare dal padre, non è Martina che parla, è la stanchezza. Quell’attimo di sbandamento che ci fa dubitare di noi, che ci sopraffà. Una persona mi ha detto che stava facendo scommesse su quanto tempo avrei resistito in questo posto di lavoro…ci sarà rimasta male, penso… Non diamo soddisfazione a nessuno, non permettiamo allo sconforto di avvilupparci fino a non farci respirare…crediamo ancora in quello che stiamo facendo e prima o poi ne coglieremo i frutti. Certo che sarebbe meglio fare una bella vacanza rilassante,ma in qualche modo la stai preparando offrendo ancora una possibilità a quel figliolo. Una madre, come penso tu sia (e come sarei io) non ce la fa a sacrificare un figlio per il bene dell’altro. Sono suoi e amati entrambi. Non ci vivrebbe, non sarebbe comunque serena…ne soffrirebbero comunque tutti. Se da grande se ne va spontaneamente, è un’altra cosa, amalo ancora Martina…
    Ho fatto un predicozzo 🙄 però non so se parlavo a Martina o a me…o a entrambe e per questo mi sono permessa…boh?

    Ify, i fiori di cactus sono bellissimi…sicuramente hai visto che belli i fiori del fico d’india…tanti e coloratissimi 🙂

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  15. Fede

    @Ify: Sono daccordo per i paletti da fissare, entro i quali lasciarli muovere. Nel caso in questione, penso che il ragazzo debba essere informato anche delle possibili conseguenze negative della sua scelta, dato che evidentemente non riesce a vederle da solo. Il punto di vista della madre è il migliore che possa aiutarlo a scegliere meglio. Anche perché un domani la madre non dovrà sentirsi dire: “mi hai lasciato andare via per liberarti di me senza fare nulla per farmi capire che stavo sbagliando”. Lo prende, si confronta una volta per tutte e una volta fatta la scelta non si tocca più l’argomento e non si torna più indietro, causa pentimenti o quant’altro. Se il ragazzo è viziato bisogna toglierli questa pessima abitudine di sbattere i piedi (e non solo, da quanto ho capito) per ottenere le cose. Deve assumersi le sue responsabilità, L’unica che in questi ultimi 10 anni lo ha fatto in questa famiglia è Martina (e forse ora comincerà anche la figlia).
    Ma adesso è il momento di cambiare pagina.
    Questa famiglia non può continuare a reggersi solo sulle scelte di responsabilità di una persona, che pure ha provato a tenerla su il più a lungo possibile, solo con le sue forze. E’ giunto il momento che ognuno faccia la sua parte. E se per la sopravvivenza degli altri e il bene comune è necessario che il ragazzo se ne vada dal padre allora che vada pure così. Però che sia lui a deciderlo e ad assumersi tale responsabilità.

    Inoltre, io ho una mia teoria che solo Martina può smontare o meno, conoscendo il soggetto: mi viene semplicemente un piccolo dubbio … e se per caso questo genere di padre si disinteressasse del figlio perché sa che tanto c’è sempre (stato???) qualcuno a correre ai ripari e a risanare i danni da lui prodotti?
    E se per caso ad un certo punto tale persona si trovasse veramente sola a gestire il figlio e non ci fosse Martina a riprendersi il problema nel momento del bisogno? Davvero lascerebbe soccombere suo figlio? Non lo so … perché se il ragazzo vive con lui prima o poi questa maleducazione e questi capricci gli si ritorcerebbero contro …
    In sintesi (mi sto dilungando, ci credereste ???): come fa l’ex marito di Martina ad imparare a gestire il ragazzo se ogni volta qualcun altro lo risolve per lui???

    E’ora che crescano. Entrambi. Che qualcuno gli indichi la strada, e poi a loro decidere se seguirla o meno. Martina e sua figlia hanno diritto ad una vita. Vera, e dignitosa.

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  16. Fede, hai fatto tombola!!! Per quanto riguarda la tua teoria, intendo. Non fa una grinza.
    Ricorderò sempre l’unica seduta di terapia di coppia che facemmo io e il merluzzo anni fa (unica perché si rivelò da subito un fallimento, visto che non c’era, prima di tutto, nessuna coppia di fatto da mettere in terapia). Lui passò un’ora ad accusarmi senza interruzione di tutta una sequela interminabile di errori che io avrei in teoria fatto con i miei figli. Erano accuse pesanti, io ero schiacciata sulla poltrona e non osavo dire niente in ritorno. A un certo punto la terapista lo fermo e gli chiese cosa aveva fatto lui, come padre, in quelle situazioni per cercare di correggere il “presunto errore” che io stavo compiendo sotto i suoi occhi. Lui ignorò la domanda e continuò la mitragliata di accuse. A quel punto la terapista perse la pazienza, cosa assai insolita per uno psicologo che dovrebbe rimanere neutrale, e ribadì “d’accordo, ma TU COME PADRE cosa hai fatto per controbilanciare quelle situazioni?!”
    Niente. Infatti non seppe rispondere.
    C’ero semore io pronta a mettere una pezza a tutto, a supplire le carenze affettive di una situazione di isolamento sociale in cui i figli crescevano. Con il problema che i miei problemi, in questo modo, sono peggiorati.
    Ne è venuto fuori un pasticcio, i i miei figli stanno pagando.

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  17. Fede

    Bene.
    Anzi male, avrei preferito essermi sbagliata ma almeno abbiamo colto nel segno del problema.
    Anche per questo motivo insisto per il confronto con tuo figlio, proprio per iniziare a responsabilizzarlo nelle sue scelte, in modo che sappia che ogni nostra azione ha delle conseguenze, talvolta anche pesanti. Secondo me, se decidi tu per lui, anche sulla scorta di quanto ha deciso il tribunale, non farai altro che ripetere l’errore fatto con il padre: quindi smetti di togliergli le castagne dal fuoco e decidete se possibile insieme. Se testardamente intende perseguire la sua scelta, benissimo, almeno che sappia verso cosa sta andando. E poi, porta aperta, libero arbitrio …
    Negli anni mi sono convinta che le persone tentano di scappare se tenute prigioniere, nel momento in cui sono libere di andarsene, ti assicuro che ci pensano un minimo. E se non ci pensano, in genere, si pentono subito dopo…

    Per quanto riguarda te, mi permetto di dirti che non devi sentirti in colpa per gli errori commessi in passato; in genere i sensi di colpa non aiutano a migliorarsi, al contrario, alimentano le nostre debolezze emotive e ci fanno perseverare nell’errore.
    Hai agito a fin di bene, in buona fede e in preda ad una emotività e sensibilità che avrebbero travolto chiunque. Ora che sei riuscita ad imboccare finalmente la strada del cambiamento devi continuare a percorrerla. Chi dovrebbe essere pervaso dai sensi di colpa non sei tu ma il merluzzo, ogni cosa a suo tempo, ma di questo non ci importa granché adesso
    Liberati da pregiudizi e preconcetti che per troppo tempo hanno schiacciato la tua bellezza dell’essere donna, il tuo animo femminile, la tua indole naturale … lo so che questo non avviene con un semplice schioccare di dita ma se nessuno te lo dice ad alta voce rischi di rimanere per sempre invischiata in un circolo vizioso da cui non saprai uscire.

    E invece ora la vita va vissuta, non più subita.
    Sono sicura che saprai riuscirci.
    Con sincero affetto e stima.

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  18. @Fede: anche se il tuo discorso è valido, io qualche domanda me la pongo e chiedo scusa a Martina se farò qualche valutazione errata, è veramente una questione personale e delicata, ma lei sa che credo di comprendere il suo stato d’animo ed il senso di frustrazione, quell’alternarsi di rabbia ed auto-colpevolizzazione.

    Il senso di responsabilità penso che sia una conquista graduale che un essere umano può raggiungere.
    Martina ci dice che qualche problema comportamentale (non dimentichiamolo) suo figlio lo manifesta, che quello che negli anni è accaduto ha travolto sia lui che lei come un onda che rende improbabili rapporti equilibrati fra genitori e figli (un grazie al Merluzzo e, direi, a tutta Cork).
    E’ possibile, mi chiedo, fare una richiesta di assunzione di responsabilità, di dimostrarsi adulto, ad un ragazzo ancora molto giovane ed il cui padre sembra aver insegnato da sempre che demandare ad altri le scelte è, non solo possibile, ma anche giusto e soddisfacente?
    L’ex-marito di Martina non è mai cresciuto da questo punto di vista e, ti dirò, non credo che lo farà più né questa dovrà essere una preoccupazione per la nostra amica.

    Dovrà quindi continuare a subire? Certo che no, dovrà, come dice giustamente lei, proteggersi, lei e la figlia. Dovrà riacquistare il piacere di vivere.
    E allora?
    Lo so che tu parli, Fede, di “iniziare” a responsabilizzare, di mettere dei paletti oltre i quali lui, il figlio intendo, capisca a cosa va incontro.
    Ma ecco, i paletti devono essere scelti con oculatezza, e ci sarà bisogno di tempo.
    Perché, a quel che ho capito, non parliamo di un ventenne e nemmeno, forse, di un diciottenne.
    Questo tempo non deve essere l’inferno per Martina ma, soprattutto, non può pensare di affrontarlo ancora una volta da sola.
    Il figlio va supportato e va supportata Martina, anche professionalmente; il che non vuol dire mandiamoli da uno psicologo entrambi, vuol dire poter far ricorso a quegli strumenti che i servizi sociali dovrebbero mettere a disposizione.
    Chiedere aiuto a chi ha le competenze per farlo, è un passo importante. Dovrebbe alleggerire la gestione del problema e permettere un percorso di reale crescita.
    Martina non può più affrontare la vita da sola, e ovviamente non parlo di compagni.

    Poi non è escluso che alla fine la soluzione migliore sia il ritorno del figlio in Irlanda, ma penso che ci sia ancora un po’ di lavoro per Martina, innanzitutto per se stessa e poi per il figlio. Ripeto, un’occasione, non un inferno.

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  19. Bravo Bali, tu hai capito tutto.
    Come ho anche scritto sul mio blog, sia io che mio figlio siamo finiti entrambi da uno psicologo. Il supporto, come ho scritto con amarezza, preferisco pagarmelo. E’ uno psicologo che mi da’ fiducia, va detto, si è molto preoccupato per me, nonstante lo avessi ingaggiato esclusivamente per mio figlio, adesso vuole fare metà e metà con me. Giustamente, come tutti voi sapete, sostiene che se la madre non sta in piedi non possono stare in piedi neppure i figli. Lavorerà come mediatore tra me e mio figlio, cercherà di incentivar un’accettazione reciproca. Se non funziona, il figlio se ne dovrà tornare, questo è ovvio. So che tu parli di servizi sociali e hai ragione, mi rivolgerò anche a quelli, dammi solo un po’ di tempo per trovare la mia via. Questo psicologo è una misura d’emergenza. Ed è anche una figura maschile, il che non guasta per mio figlio.
    Comunque concordo anche con quello che dice Fede, è tempo che ritrovi anche la mia via individuale, che esca dal circolo vizioso di autodistruzione. Vorrei tanto acquisire la positività di Bali, lo invidio.

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  20. Luisa

    Se il figlio se ne dovrà tornare dal padre, in coscienza, potrai dire di averle tentate veramente tutte…più di così non potevi…e questa certezza da un po di sollievo.
    E’ ora di andare a dormire, domani mi alzo prima.
    Buonanotte a tutti 🙂

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  21. Cara Martina, io sono completamente d’accordo che è arrivato il momento che pensi anche a te stessa.
    Dici “dammi un po’ di tempo” ed io ti risponderei “prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno. Non avere fretta adesso. Se puoi non averne mai”
    Fra l’altro pensavo che il fatto che probabilmente tuo figlio non è bilingue crea qualche difficoltà in più.
    Senza vergogna posso dirti che in vita mia, oltre ad aver lavorato nel campo sociale, ho dovuto affrontare dei momenti molto difficili e se ora sono qui a scrivere è perché ho capito quanto sia importante scoprire che in determinate situazioni è importante e saggio saper chiedere aiuto.
    Buongiorno e buona giornata a tutti. 🙂

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  22. cavaliereerrante

    Posso solamente aggiungere, dopo aver letto attentamente ogni riga che mi precede, e su cui non potrò sottrarmi dall’ esprimere il mio effimero parere nello stesso Blog della nostra @Martina, un “BRAVO” @Balibar, onore al tuo saggio e pacato buon senso, ed al tuo profondo, sincero, affettuoso, umanissimo sforzo di metterti nei panni altrui, ed esprimere, con la consapevolezza di quanto poco sappiamo e di noi stessi e di chi ci stesse davanti, la tua, per me validissima, opinione !
    Ti abbraccio, se è consentito farlo fra due guerrieri ‘loosers of life’ sì, ma sempre e comunque “perdutamente inarrendevoli” !

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