Rosario elettronico

Non ho parole.

Mi giungono le parole di mia figlia che sta facendo una ricerca di non so che cosa, e a un certo punto sento parlare di un rosario elettronico, che solleva il credente dalla noia di recitare le preghiere: non credo alle mie orecchie, strabuzzo gli occhi, chiedo lumi.

Poi faccio una ricerchina su internet per trovarne un’immagine e trovo questa, con queste parole di pubblicità:

Il Rosario elettronico […]  è l’originale, semplice e di immediato. Con 2 tasti, uno di accensione e uno per la scelta del giorno della settimana, la vostra preghiera può iniziare immediatamente. Una comoda rotella laterale consente di regolare il volume della recita del rosario con una voce guida femminile ed un coro di voci. L’ascolto è possibile tramite un altoparlante o tramite auricolari inclusi nella confezione. Una comoda bustina per riporre l’apparecchio e proteggerlo dalla polvere e una coppia di pile, sono fornite insieme al nostro rosario elettronico.

Continuo a non aver parole… 😯

51 commenti

  1. Marta

    Sììììììì! Me lo ricordo , ho visto la pubblicità in televisione tempo fa. E subito dopo è seguita quella del calendario di Berlusconi.

    E’ stato un pomeriggio fuori dal comune.

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    • Tra un po’ inventeranno pure una vulva elettronica per evitare alla donna la fatica di collaborare (oops, mi sa che l’hanno già inventata! )

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  2. dani

    eggià.. mia cara ify.. non credo che tu possa passare l’idea a qualcuno che ti brevetti l’idea. Credo proprio che ci abbiano già pensato… 😉
    p.s. Credo che per evitare strabuzzamenti alle pupille sia necessario isolarsi da qualsiasi mezzo di comunicazione. Le mie stanno saltando fuori da ogni orbita a sentire Ballarò in tv. Per non parlare poi dei meriti che governo e ministra si son presi per i miglioramenti degli studenti nell’ultima indagine. Nella precendete risultavano fra i più somari di Europa. Ora sono migliorati per merito “loro”…

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  3. tra rosari e Gelmini vedo che vi state proprio divertendo… e poi sono io la depressa e disperata 😀

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  4. HaDaR

    Se mi posso permettere: ma in che scuola studia la tua pargola, sarà mica C/O Vaticano, visto che come congegno elettronico a pile, alla sua età, parla di rosario e non di vibratore, o iPod, iPhone, o iPad?

    C’è di certo un elemento positivo, però, anzi due:
    1) costa meno di ognuna delle alternative da me proposte;
    2) può servire in caso di tempi grami a impararseli a memoria, visto che lei, per parafrasare Leonard Cohen da “First We Take Manhattan”, non ha il “birthmark on her skin” e può sempre farsi passare per…
    Io che il “birthmark” ce l’ho, so a memoria e addirittura in Latino Ave e Pater… nonché i 5 cardini della fede in Arabo, nel caso in cui chi mi voglia fare arrosto sia musulmano e non cattolico…
    Adoro quella canzone di Leonard Cohen, è MOLTO autobiografica per me, SIN DALL’INIZIO…

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    • @HaDaR: temo di non aver capito cosa sia il “brithmark”…

      Mia figlia va in una scuola statale, e l’insegnante per cui stava faceno la ricerca è un ateo affetto da pessimismo cosmico, quindi al momento mi sfugge il nesso e non ti posso illuminare: tra una decina di minuti vado a svegliarla, e appena sarà in grado di rispondere chiederò lumi 🙄

      PS: grazie del tuo ritorno 😉

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    • @HaDaR: chiesto lumi alla pargola, a domanda risponde che il compito assegnato era di leggere la rubrica tale Umberto Galimberti di una rivista allegata a un quotidiano, scegliere una delle lettere e commentare la lettera, la risposta, e infine esprimere una propria opinione.

      Lei è stata colpita dalla lettera di una fedele che rimpiangeva il vecchio rosario da sgranare, mi pare che parlasse di una zia che le aveva insegnato tutte le preghiere. Credo poi che nella risposta si parlasse di nuovi e vecchi riti, e fino a che punto fosse giusta e avesse un significato la “modernizzazione” in certi contesti.

      Questo a grandi linee.

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  5. HaDaR

    Le parole…

    They sentenced me to twenty years of boredom
    For trying to change the system from within
    I’m coming now I’m coming to reward them
    First we take Manhattan, then we take Berlin

    I’m guided by a signal in the heavens
    I’m guided by this birthmark on my skin
    I’m guided by the beauty of our weapons
    First we take Manhattan, then we take Berlin

    I’d really like to live beside you, baby
    I love your body and your spirit and your clothes
    But you see that line there moving through the station?
    I told you I told you I told you I was one of those

    You loved me as a loser
    But now you’re worried that I just might win
    You know the way to stop me
    But you don’t have the discipline
    How many nights I prayed for this: to let my work begin
    First we take Manhattan, then we take Berlin

    I don’t like your fashion business, mister
    And I don’t like these drugs that keep you thin
    I don’t like what happened to my sister
    First we take Manhattan, then we take Berlin

    And thank you for those items that you sent me
    The monkey and the plywood violin
    I practiced every night and now I’m ready
    First we take Manhattan, then we take Berlin

    Remember me, I used to live for music
    Remember me, I brought your groceries in
    It’s Father’s Day and everybody’s wounded
    First we take Manhattan, then we take Berlin

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  6. Non ci mancava che questo! Non c’erano già troppe scemate collegate alla Chiesa? Insomma va bene pregare, ma senza faticare. E poi sono cose che devono fare gli altri, mica noi… qui ci vorrebbe MadDog 😉

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    • @Ross: io mi chiedo, pure a voler essere credenti, che senso possa avere una preghiera recitata da una macchinetta, e un fedele accidioso che non si spreca neanche ad aprire bocca e darle fiato.

      Già non capisco neanche il senso delle litanie pronunciate a memoria senza neanche capirne bene il senso (e, soprattutto, senza interiorizzarlo e applicarlo alla vita reale).

      Conosco poco MadDog, ma se qualcuno di voi è più in confidenza può sempre farle un fischio! 😉

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  7. Mai più senza

    (ps: l’altra cosa l’hanno già inventata, ricordo dai tempi del militare, ma non mi risulta abbia avuto grande successo)

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    • @Frap: meno male che non ha avuto successo, già abbiamo tanti problemi con gli uomini! 😯

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  8. dani

    Ecco.. appunto.. sarebbe interessante la risposta e capire fino a che punto sia giusta tale “modernizzazione”. Infatti, ciò che trovo sconcertante è che anche la chiesa sia giunta a tali modenità da loro sicuramente deprecabile in altri contesti.
    In fondo la funzione di questo rosario elettronico è chiara. non prega al posto tuo ma prega con te.. Il rosario si può certo dire anche da soli ma in chiesa lo dicono in gruppo. Una voce dice la prima parte della preghiera e il gruppo risponde e poi mi pare ache alternano le parti. Se ci riflettiamo.. anche questa è una manifestazione della solitudine dei nostri tempi..
    Buona giornata a tutti. 🙂

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    • @Dani: più che di modernizzazione qui semplicemente mi fermerei a chiedermi cos’è una preghiera. Una preghiera, se recitata da soli, è un rapporto personale con Dio, un dialogo interiore, un momento di astrazione, in cui le nostre parole, il nostro cuore, noi stessi, confluiamo nella divinità, per chiedere, o per ringraziare, o per ricordare.

      La preghiera invece recitata insieme agli altri è anche un momento di comunione. Sono stata spesso in compagnie di credenti “veri”, nel senso di persone che si riunivano per pregare perché lo sentivano, e non perché era domenica, sabato o venerdì, ed era un dovere, o un’abitudine, o comunque così si usava e così era stato insegnato. Sono stata in compagnia di persone che pregavano davvero, e devo dire che quell’amore che esprimevano, quell’energia, si sentiva nell’aria, era potente e rasserenava.

      Una volta, non mi ricordo in che occasione, sapevo che nello stesso momento quella preghiera sarebbe stata pronunciata in tutto il mondo, e l’emozione, sapendo che tutto il mondo si stava abbracciando e che stava pronunciando la stessa preghiera è stata incredibile. E dolce.

      Pensare a una macchinetta che pronuncia, magari con una voce di sintesi, una preghiera, intera o solo l’inizio o quello che volete, mi trasmette un senso di freddezza e di vuoto, ed è davvero un segno della solitudine dei nostri tempi.

      E soprattutto, mi dà tanto un’idea di idolo pagano.

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  9. cavaliereerrante

    Tutto si evolve, Amica mia, ed è sempre stato così !
    In ogni epoca, tutto ciò che di “nuovo tecnologicamente” si affacciava nelle società, “scombussolava” la vita contemporanea chiusa in abitudini che erano diventate vitali al’ esistenza . Basti pensare, tanto per citare uno degli innumerevoli esempi possibili, alla “rivoluzione copernicana”, per comprendere l’ impatto psicologico e materiale che quella società consolidata dovette sopportare con il rovesciamento di ogni credenza sulla natura dell’ Universo .
    La nostra epoca, a mio parere “errante”, più che dalla sostanza dei cambiamenti, è caratterizzata “dalla velocità” della mutazione, una rapidità nel cambiare a cui l’ essere umano non sempre è in grado di adeguarsi .
    Quanto al “rosario elettronico”, è un altro di quei cambiamenti che irrompono tra noi destando stupore e sconcerto .
    Io come noto non ho una Fede ( anche se, come già detto, non dispero ), ma penso che ogni Persona sensibile al richiamo mistico possa comunicare con l’ Entità Divina – più che con un abito ‘aggiornato tecnologicamente ai tempi’ – con quella parte che, Fede o non Fede, sentiamo far parte, indissolubilmente, del nostro mondo interiore, quella che chiamiamo “anima”, non di rado scuotendoci, in questo arcano e mistico contatto con Dio, una emozione viva che nessun dispositivo elettronico, per quanto funzionale e sbalorditivo da un punto di vista tecnico, potrà mai darci .

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    • @Ser Bruno: sì, hai detto bene, è la velocità dei cambiamenti quello che ci spiazza, che ci crea una sorta di stress adattivo a cui la natura umana non è in grado di star dietro: e di qui al Prozac è un attimo.

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  10. un aggeggio del genere a me avrebbe fatto molto comodo. Mia nonna mi chiedeva spesso di aiutarla a recitare il rosario e io non ero capace di dirle di no. Così lei sferruzzava a maglia e io mi annoiavo e contavo le avemarie con le dita. A volte mi perdevo, ne recitavo di più o anche di meno del dovuto. E non so dire quanti che me ne ha fatti recitare. Del resto, io ero il suo nipote preferito.
    Uff…una gran noia ma anche bei momenti.

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    • Mamma mia Pani, che mi hai fatto ricordare! C’era una donna molto pia, mia vicina di casa, di quelle sempre vestite di nero col fazzoletto in testa, che teneva il nipotino e che invece di farlo giocare non gli insegnava altro che a recitare il rosario!

      Poi si lamentavano che il bambino era triste, quando è andato a scuola non socializzava…

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  11. Luisa

    Mia nonna recitava il rosario tutte le sere. Il primo venerdì del mese c’era anche la preghiera per l’accettazione della buona morte. Io non so nemmeno da dove s’inizia a recitare il rosario,ma non vorrei mai recitarlo aiutata da un coso simile. Meglio preghiere sparse, o parlarci chiaro chiaro con Dio. Penso funzioni di più. Ad ogni modo, ho io il suo libro di preghiere, non si sa mai… 😉

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    • Oddio, io da sana vigorosa e libera una preghiera per l’accettazione della buona morte non penso che la pronuncerei mai 😯

      Anch’io, cara Luisa, col Padreterno ci parlo “a braccio”: niente intermediari, né preghiere preconfezionate. Nel caso del rosario elettronico poi, ci troviamo entrambe le cose, mamma che vuoto!

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  12. Luisa

    Diciamo che anch’io ero spinta quasi a fare gli scongiuri. Lei stava male e cercava di prepararsi psicologicamente…Sapeva preghiere di tutti i tipi e si lamentava della nipote che andava in chiesa solo se le davano qualcosa:domenica delle palme :mrgreen:
    Io adoro le chiese vuote. Ho sempre chiesto una unica cosa…a modo suo mi ha risposto…

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    • Risponde sempre a modo suo… che è un modo molto migliore del nostro, e mi pare giusto sia diverso 😉

      Anch’io amo pregare nel silenzio di un luogo sacro ma solitario, e adesso ti racconto una storia.

      Una mia amica (vado cauta perché in teoria potrebbe pure passare a leggermi) fu una ragazza madre che faticò molto per crescere suo figlio. Anche lei sempre sola, e non si sa bene per quale motivo (leggi il mio articolo che uscirà stasera), nonostante il suo spessore culturale e le sue capacità anche di vendersi è stata spesso costretta ad accettare lavori di basso profilo per poter sbarcare il lunario e conciliare tutte le sue esigenze. Il padre di suo figlio nel frattempo si faceva la sua vita e, che ve lo dico a fare, non cacciava un soldo.

      Poi, “casualmente” (lo metto tra virgolette perché io al caso non credo, e sono convinta che in tutto ci sia la mano di Dio) ebbe una buona chance lavorativa.

      Abbracciò la nuova occasione professionale portando con sé un collega per cui stravedeva (dal punto di vista puramente umano e professionale). La sfida lavorativa fu vinta ma il collega, forse anche complessato nei confronti di una donna così esuberante e poliedrica, cominciò a voltarle la faccia e menare colpi bassi. Lei ci si ammalò, e nel momento in cui toccava il fondo abbassò tutte le difese, accettando di piangere sulla spalla che le veniva offerta (spalla che rifiutava da anni, probabilmente per quelle paure così comuni in chi è rimasto scottato).

      In qualche modo si tirò fuori anche da quella situazione, e ricominciò ancora. Quest’anno dovrebbe sposarsi, la sua attività è fiorente e avviata, il figlio un fiore che le dà ogni sorta di soddisfazione. Abbenché atea lei (credo) e assolutamente anticlericale lui, ha espresso il desiderio di sposarsi in Chiesa.

      Mi ha detto: “Anch’io non credo nel matrimonio in Chiesa, ma ho voglia di gettarmi in ginocchio per dire grazie a qualcuno di tutto quello che ho: mi capisci?”

      E certo che la capisco.

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  13. Luisa

    C’è sempre chi s’approfitta.
    La tua amica ha sofferto, ma c’era sempre chi la stava sostenendo, come dicevamo qualche post fa 🙂 Questo è bello. Il fatto è che a volte si è pieni di dubbi ed è così facile arrendersi,lasciarsi andare…

    Devo scappare, se riesco torno stanotte… :)ciao

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  14. Bella la storia della tua amica. Non per quello che ha passato poverina (ehm devo ammettere che alcune delle analogie sono sconcertanti …), ma perché da tutta questa sofferenza ha capito il valore della felicità quando si trova. Ovviamente non ne condivido il gesto di sposarsi in chiesa per “ringraziamento”. Non ci si deve gettare in ginocchio davanti a nessuno e niente, mai. Semmai deve ringraziare se stessa per la sua forza d’animo, per esserci sempre stata per suo figlio, che è anche diventato un ragazzo in gamba, per essere riuscita a ricostruirsi professionalmente nonostante le mille difficoltà. Inginocchiarsi dunque non serve. Serve guardarsi allo specchio e dirsi “ce l’ho fatta, non solo sono sopravvissuta, ma vivo”. E magari esprimere anche gratitudine a quella spalla che era lì al momento giusto. Perchè le spalle su cui piangere (ed anche il resto ad esse attaccato 😉 ) sono essenziali.

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    • @Martina: non sono d’accordo, non dobbiamo mai ringraziare solo noi stessi. Senza la mano del Padreterno non si arriva da nessuna parte, e le spalle giuste non capitano mai per caso.

      Io ti auguro veramente di riuscire un giorno a respirare quella mano ferma che ti guida sempre e che c’è, che tu ci creda o no.

      Ed è giusto ringraziare, se non Dio, la vita, il destino, la sorte, il Fato, l’universo, quello che ti pare, ma io credo che sia sempre importante dire grazie per tutto quello che abbiamo: anche se lo dicessimo solo a noi stessi, che è sempre un modo per riconoscerlo, capirlo, apprezzarlo 😉

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  15. cavaliereerrante

    Sono d’ accordo con te, e con la tua comprensione all’ Amica “che voleva ringraziare qualcuno per quello che aveva raggiunto, Queen @Ifigenia !
    A mio parere “errante”, occorre il massimo rispetto per chi segua una Religione con sentimento profondamente avvertito e con l’ osservanza specifica di tutti i suoi comandamenti e di tutte le sue ritualità, ma lo stesso rispetto va riservato a chi senta comunque una vocazione incerta e misteriosa sì, ma altrettanto accoratamente sincera .
    Quanto al ‘rosario elettronico’, non dimentichiamoci che ‘anni ed anni fà’ Ser @Federico Fellini, col suo imperdibile Film “ROMA”, aveva già ipotizzato un Dio elettronico !

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    • @Ser Bruno: beh, un Dio elettronico, mi pare un ritorno alle origini pagane, cosa che già stiamo facendo col dio denaro.

      Insomma, anche gli ebrei attraversando il deserto si fermarono ad adorare il vitello d’oro, cosa c’è di più facile (e si più empio e servile)?

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  16. Daniela

    credo anche io che il “rosario elettronico” sia il sintomo di una solitudine enorme.. di qualcuno che vorrebbe ma magari non può andare in una chiesa dove pregare insieme a qualcuno…. mi fa tristezza…
    a parte che poi recitare a memoria delle litanie.. per me non è pregare… quando ne sento il bisogno io “parlo” in silenzio con Dio ovunque.. in casa.. per strada… sull’autobus…
    PS: che bello il lieto fine.. non mi stancherò mai (forse) di apettarlo anche io!!

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    • @Daniela: ma sì, aspettiamo il lieto fine, che sia pure il lieto inizio di una lieta (finalmente) vita! 😉

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  17. Curioso, anvedi il rosario.. anche la preghiera si tecnologizza!! Almeno lo puoi spegnere quando non ce la fai più!
    Io di rosari ne ho recitati tanti, in latino senza capirci nulla e in italiano imparando almeno che il ritmo che si seguiva aveva un ordine matematico ed io prestavo attenzione ai vari passaggi…
    Che si può fare? quando ti tocca, conviene giocare con fantasia e se si può ricavandoci qualcosa di buono… Tua figlia che ci dice, visto che ha svolto il compito. Io non penso di utilizzarlo, ma se capitasse si puo regalare??

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    • @alicemate: si può regalare? Beh, come in tutte le cose, dipende a chi. Se lo regalassero a me, non credo che reagirei troppo bene… 😯

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  18. Luisa

    La tua amica sposa il proprietario della spalla?

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  19. Luisa

    Soddisfazione. Bene così. Lo dicevo io, a volte basta solo guardarsi attorno con occhi nuovi,la felicità è lì a portata di mano…ma finchè non giunge il momento giusto, è tutto inutile.

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    • Basta che il momento giusto non arrivi quando avrò 90 anni!

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  20. Luisa

    A 90 mi sembra un po troppo in la…confido che il momento giusto sia decisamente prima! 🙂 voglio esplorare il mondo e possibilmente in compagnia..no viaggi inps..

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  21. HaDaR

    @Ify a domanda rispondo…
    La canzone parla di lui in quanto Ebreo – come MOLTISSIME delle canzoni di Leonard Cohen (vedi “The Future”, che senza riferimenti ebraici e al suo essere ebreo non può essere capita. LO so che adesso qualche intellettuale mi dirà che lui non lo è veramente, ecc. E che io non potrò citare TANTE conversazioni e giorni tra lui e mio fratello, suo vicino di casa, a Montreal. Infatti proprio perché l’intellettauale di turno “ha ragione”, quella che si dà agli…omissis… lui al concerto di Tel Aviv ha dato la Birkat Cohanim [Benedizione Sacerdotale] per il pubblico).
    Il suo essere Ebreo, come dice la canzone, è ciò che lo guida (uno dei suoi video, usato anche per questa mi pare, si conclude con la sua valigia che all’interno della parte superiore ha un’enorme Maghen David [stella di Davide]), insieme al suo SEGNO sulla pelle sin dalla nascita, cioè la sua circoncisione, che in Ebraico si chiama “Brit”, cioè patto, e la bellezza delle nostre armi (TsaHa”L, ma non solo: anche la cultura).
    Dicevo tutto questo in collegamento con l’eventuale necessità d’imparare a memoria il rosario, cosa che succede se uno si ascolta quello a pile, perché, per chi non ha la Brit, è cosí più facile farsi passare per non ebreo… E io, avendocela ed essendo più “riconoscibile”, so a memoria preghiere cattoliche persino in Latino, inni protestanti a iosa in Inglese e qualcuno persino in Italiano, e i 5 cardini della dichiarazione di fede dell’Islam in Arabo, pronto a cantarli in modo superdevoto di fronte a potenziali “rogaioli” o tagliateste…
    A MENO CHE… non mi si costringa a farlo di fronte a dieci Ebrei, con l’intento quindi di fuorviare o scoraggiare una comunità, nel qual caso non potrei, e mi lascerei uccidere…uno dei TRE casi in cui un ebreo DEVE: se, sotto minaccia di morte, 1) ti costringono, anche senza testimoni, a commettere adulterio, incesto o ad avere un rapporto sessuale con un altro uomo; 2) anche senza testimoni ad assassinare qualcuno; 3) a praticare idolatria con testimoni (alcuni dicono anche in privato).
    Un vero fanatico, vero? 🙂

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    • @HaDaR: “Io […] so a memoria preghiere cattoliche persino in Latino, inni protestanti a iosa in Inglese e qualcuno persino in Italiano, e i 5 cardini della dichiarazione di fede dell’Islam in Arabo, pronto a cantarli in modo superdevoto di fronte a potenziali “rogaioli” o tagliateste…”. Hai anche qui puntato il dito su una questione interessante. Tempo fa, quando vedendo il film “Perlasca, un eroe italiano”, davanti alla scena di un ebreo che davanti ai nazisti cercava di farsi passare per cattolico, mi chiese: “Ma non è peccato mentire?”, e io le risposi, credo: “Lì era difesa della propria vita”.

      “Ma mamma, uno mente sempre per difendersi, eppure mica è lecito!”.

      Le risposi “Non a tutti è dovuta la verità”, non aggiungendo però alcuna argomentazione, anche se il caso specifico mi era chiaro. Qual è la posizione ufficiale della nostra religione a tale proposito? E’ lecito in condizioni particolari mentire? E quali sono queste “condizioni particolari”?

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  22. HaDaR

    Tra l’altro, visto che ne accennavi, né le donne né la tribù di Levi presero parte in alcun modo nella questione del vitello d’oro. I Leviti infatti furono quelli col compito di far fuori qualche migliaio di “vitellari”… (pochi quindi lo fecero dei 600.000 maschi sopra i 20 anni censiti!).
    Non a caso le donne hanno un ruolo cosí centrale nell’Ebraismo… Sia quell’episodio, sia la frase rabbinica molto celebre che “per merito delle donne giuste siamo stati liberati dall’Egitto”…non sono che una delle migliaia di occasioni in cui il ruolo della donna viene esaltato, e infatti lei è ESENTATA dal fare un sacco di cose che noi maschietti più scemi DOBBIAMO fare. 🙂

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  23. Fede

    L’unico commento che mi viene d’istinto è … NO COMMENT.

    Dopo, qualche minuto, l’altro che fa partire il mio cervello è:chissà se la Chiesa approva, chiusa com’è ad altri tipi di cambiamenti sociali con cui farebbe meglio a confrontarsi…

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  24. cavaliereerrante

    Ehm … Ser @Sergio, debbo ammettere che “sei una sagoma” ( in romanesco : “sagoma” = “simpaticissimo burlone” ) …
    Bussi “a coppe”, ma rispondi “a picche”, e malgrado questo, voglio tranquillizzarti .
    Nò, “l’ Intellettuale di turno” ( in questo caso io, che come te, faccio funzionare l’ intelletto ) non ti dirà che Leonard Cohen “non è e non si sente Ebreo”, come, a dire la verità, non ti disse che Bob Dylan ( già Robert Zimmerman per l’ anagrafe della cittadina statunitense di Duluth, Minnesota ) “non era o non si sentisse Ebreo” o che avesse ripudiato la sua Religione .
    “L’ Intellettuale di turno” ( attenzione Ser @Sergio, non confondere “Intellettuale” con “Intelletualista” : “Intellettuale” è chi approccia la realtà “anche con l’ intelletto” oltre che con i cinque sensi corporali, mentre “Intellettualista” è “chi fà sfoggio dell’ intelletto”, pur contenendone una scarsa quantità nella sua scatola cranica ), ti ripete invece “che è una pretesa di scarso fondamento, il voler inchiodare ( o spillarne le ali, come scrisse il nostro Bob Dylan ) un Artista del calibro di Leonard al binario obbligato di una Religione !
    Persone che, come Leonard Cohen, hanno scelto la via dell’ Arte e la rappresentino nella meravigliosa sostanza che esprimano, “sono Persone libere ed imperfette”, Persone prodigiosamente creative quando attingano alla loro imperfezione e ai loro dubbi, scarsamente
    rilevanti invece ( e questo non è un mio giudizio “errante”, ma un giudizio della Storia dell’ Arte di ogni tempo e luogo ) quando si muovano sui binari della perfezione e della certezza religiosa !
    Mi piacciono assai i versi di Leonard Cohen, nella sua Canzone “Bird on the wire”, che dicono ( li traduco in italiano per gli Amici che non conoscessero bene l’ inglese ‘colto’ dell’ Artista canadese ) :

    Come un uccello
    sul filo
    come un ubriaco
    in un alterco di mezzanotte
    ho cercato
    a modo mio
    di essere libero !

    Ma, carissimo Ser @Sergio, vista la nostra comune passione per Ser @Cohen, ti linko ( si dice così ? ) una Ballata che a me piacque tantissimo quando la ascoltai la prima volta “anche senza tradurne i versi”, che restano bellissimi anche tradotti in italiano .
    A te, piace ?

    Ps. Chiedo scusa all’ Amica Ospitante, per la “prolissità” del mio commento, ma – come afferma il nostro Ser @Sergio, ed i nostri Carabinieri – io Cavaliere Errante, “a domanda rispondo” !

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  25. Sull’argomento mi astengo già da tempo….oramai non c’è più religione!

    kate

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  26. HaDaR

    @cavaliererrante 42
    Beh…
    Almeno intendiamoci nei termini…. 🙂
    L’Ebraismo, l’essere Ebreo, NON è ASSOLUTAMENTE una questione religiosa intesa in senso occidentale, cioè cristiano. Quindi, sorry, ma sei fuori tiro già nella definizione. Quello che per te è “limitare”, per gli Ebrei è TUTT’ALTRO che limitare!
    Ma vorrei farti notare che la PRIMA benedizione che un ebreo dice al mattino, è per l’essere LIBERO: Benedetto Sei Tu O S. D-io Nostro, Re del Mondo, che non mi hai creato schiavo.
    La nostra festa più importante è Pesach, la cosiddetta “pasqua ebraica”, che qui hanno ovviamente tradotto cristianizzandola, ma che in Inglese è PASSOVER, cioè passar oltre, come fece l’Angelo del S. quando passò davanti alle porte degli Ebrei in Egitto, ed è la festa della LIBERTÀ, cosí chiamata, CHAG Ha-CHERUT, sia nel Talmud sia nelle nostre preghiere.
    L’Ebreo dice che l’alternativa all’essere Servo di D-io, è quella di essere servo degli uomini, degli idoli, di re in cane ed ossa, di cose materiali, eccetera.
    NON A CASO i Pilgrims, sulla Mayflower, discussero se adottare l’Ebraico come lingua della Nuova Inghilterra, e i commencement speeches ad Harvard e altre università si fecero tra il XVIII e il XIX Sec. IN EBRAICO.
    La Libertà è un concetto che il Popolo d’Israele ha portato al mondo (leggiti “Come Gli Ebrei Cambiarono il Mondo” di Cahill), nonostante siamo stati praticamente rimossi dalla storia scritta dalla Chiesa in Europa Occidentale…
    Leggiti questo testo favoloso scritto da Eliahu Benamozegh, grande Rabbino di Livorno a cavallo tra il XIX e il XX Sec., che fece molto scalpore e ricevette moti premi, purtroppo mal tradotto e TAGLIATO in Italiano “Morale Juive et Morale Chretienne”…si legge facilmente come la busta delle patatine PAI…:
    http://ghansel.free.fr/benamoze/benamoze.html

    Quanto agli intellettuali, ti cito quanto Sandro Pertini citava dal padre di Gramsci:

    “Studia, studia figlio mio. Sennò mi diventi un intellettuale”.
    Spero di essere stato chiaro rispetto a quanto NON STIMO ASSOLUTAMENTE i cosiddetti intellettuali.
    Mi piace moltissimo ANCHE quella che hai messo di Leonard Cohen.

    Leonard in “the Future” dice:
    “You don’t know me from the wind
    You never did, you never will:
    I’m the “little Jew” who wrote the Bible.
    I’ve seen the Nations come and go,
    I know their stories, heard them all…”

    Non sono io a “ridurre” Leonard al suo essere Ebreo, un Cohen, addirittura, ne parla lui continuamente, in quasi tutte le sue canzoni… Ma, non pretendo che qui si capisca, anche data la sparizione degli Ebrei dalla conoscenza degli Italiani per ormai duemila anni… In America è discorso comune invece, nel posto dove Geaorge Washington decise di festeggiare Thanksgiving in un certo giorno che non corrisponda a NESSUNA festa Ebraica per rispetto per gli Ebrei, http://www.americanthinker.com/2010/11/the_thanksgiving_rabbi_1789.html, quando a Roma gli Ebrei erano ancora nel ghetto, perseguitati, umiliati, senza diritti e in abietta povertà e malattia (la densità di popolazione era superiore nel Ghetto di Roma a nel 1870 al Ghetto di Varsavia nel 1943! Una media di OTTO persone per stanza! Vedi: Attilio Milano: La Storia degli Ebrei Italiani et alia), ghetto in cui sarebbero stati fino al XX Settembre 1870…

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    • @HaDaR 44: grazie Sergio, sei sempre una preziosa fonte di informazioni.

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  27. HaDaR

    @Ifigenia 39
    Adesso forse potrai cominciare a capire perché le traduzioni della Toràh non hanno senso…e mi fanno ridere…non solo per VERE E PROPRIE CRETINATE CHE NON ESISTONO NEL TESTO EBRAICO come “la costola di Eva!”… 🙂
    Per una traduzione decente, una delle DUE che conosco e ne ho viste un sacco:
    http://www.chabad.org/library/bible_cdo/aid/63255/jewish/The-Bible-with-Rashi.htm
    Comunque…per risponderti…
    La Toràh insegna che “Il Sigillo del S. è la verità”.
    Verità (in Ebraico non esistono i numeri ma le lettere hanno valore numerico) si scrive Alef, Mem, Tau (la parola è EMet).
    Sono rispettivamente la prima, la lettera di mezzo e l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico.
    Alef è UNO. Senza la Alef, senza l’Uno, cioè il S., ma anche quando non è UNA, cioè INTEGRA, non rimane che MeT, che vuol dire MORTO. La verità senza l’UNO, non è verità, è morte. Quindi, immaginerai il valore, espresso in moltissime circostanze, in cui si dice che si DEVE SEMPRE dire la verità…A MENO CHE…
    Non solo è lecito, ma è un dovere non dire la verità per la PACE…ce lo insegna la Parashà della Sotah…in cui per la pace familiare, si cancella persino il Nome di D-io… ed è un obbligo mentire per salvare una vita. MA i caveat anche in quello ci sono: la vita NON È VALORE SUPREMO IN SÉ…come ho già accennato…
    Quindi, ovviamente “under duresse” uno può, anzi, deve mentire per salvarsi la vita, ma non a prezzo della vita di un altro, MAI, neanche “under duresse” ci si salva per mezzo del sacrificio certo di un altro.
    Si può e si deve mentire per mantenere o portare la pace tra due persone. Nulla è più schifoso nell’Ebraismo del “self-righteous bastard” che dice una cosa che potrebbe tacere e non creare conflitto o dolore, ma la dice “perché è la verità”…
    Poi, con la premessa del MAI FARLO, perché è grave quanto rubare, assassinare, e il resto dei Dieci Comandamenti e della Legge di Noè, se uno tradisce il proprio partner, DIRLO è DA BASTARDI E SERVE SOLO A SCARICARSI LA COSCIENZA. Io, in un’altra vita, perché in questa se non mi drogano a forza, e poi ancora, non può succedere, persino se venissi COLTO SUL FATTO negherei!!! :-))
    Quelli “cosí onesti” che lo dicono, mi fanno schifo perché sono ipocriti e tutt’altro che onesti. Se fossero onesti non lo farebbero. Il fatto è che LORO, i cornificatori, hanno un peso sulla coscienza, e anche al prezzo di far male al loro partner ANCORA UNA VOLTA devono dirglielo.

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    • @HaDaR 45: grazie, mi hai chiarito molte idee. Non sono tanto convinta sul mentire per portare la pace tra due persone, al massimo sono arrivata a tacere per non portare la guerra.

      Mentire in quel caso mi pare una manipolazione della vita altrui, e poi non penso che le persone abbiano una saggezza tale da saper gestire certe questioni. A volte le persone che mentono “a fin di bene”, convinte che ce l’altro sapesse una cosa s’infurierebbe, e invece dicendogliene un’altra si calma, scatenano guerre e cataclismi.

      Per tutto il resto hai ragione, anche se, nel caso io venissi tradita, preferirei saperlo: ovviamente per lasciarlo, perché non lo perdonerei mai.

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  28. cavaliereerrante

    Carissimo Ser @Sergio, qualche piccolo appuntino non guasta certo la tua sorgente di informazioni “in diretta”, senza cioè il filtro cialtrone di chi sia interessato a “mal vedere” gli Ebrei e la loro cultura atavica, gli Ebrei e la loro esatta religione, gli Ebrei ed il loro sacrosanto diritto ad avere la Terra in cui si mossero migliaia di anni fa .
    E poichè sei così irruentemente vertiginoso ( e non è facile “beccarti su una questione specifica”, poichè Tu ne stai già uscendo in fretta ), mi permetto di scrivere i miei ‘appuntini’, non senza prima essermi scusato con la nostra comune Amica @Ifigenia per la “prolissità” del mio commento, con un metodo che mi è caro, e cioè il “Metodo a menù” .
    1) E’ cosa ovvia che se io, o altri, vediamo gli Ebrei alla maniera occidentale ( e cioè dal versante ‘cristiano’ ), altrettanto ovvio è che Tu vedi noi dal tuo versante “medio-orientale” ( e cioè da quello ‘ebreo’ ), ancorchè Tu occidentale e italiano lo sia già stato e probabilmente lo sei ancora . Ma questo guardarci “da due versanti diversi”, non è detto che non possa portare ad una sintesi, che non è un compromesso ‘ipocrita’ per come la vedo io, ma una maniera di arricchirci, assumendo in noi il meglio dell’ altro, con sincerità e lealtà, senza peraltro mutare i fondamenti della nostra esistenza . Sotto questo aspetto, non ti nascondo che, attraverso di te, io stia già crescendo .
    2) Gli Intellettuali . Mi pare di averti già espresso il mio pensiero “errante” : una cosa sono gli Intellettuali, e cioè quelli che usano l’ intelletto ( e cioè il ragionamento e lo studio a tutto campo, mai convinti di avere in tasca “la verità assoluta” ), oltre ai cinque sensi naturali, “senza mai rinunciare all’ azione ( e sotto questo aspetto anche Tu, ti piaccia o meno, sei un Intellettuale ), altra cosa sono gli “Intellettualisti”, e cioè coloro che “sfoggiano la loro cultura” e la usano “per non agire”, rimirandosi in uno specchio tanto autoesaltatorio quanto inutile all’ esistenza .
    3) Il Padre di Gramsci . Non condivido assolutamente il suo pensiero nella sostanza in cui l’ hai rivelato Tu citando Pertini . Del resto, nei fatti non lo condivise neanche il Figlio, Antonio Gramsci, che non soltanto esortò tutti allo studio, ma si rivelò lui stesso un Intellettuale ( limitato sì nell’ azione, ma solo perchè fu costretto in carcere per vent’ anni ) quando affermò che, al Pessimismo della Ragione, opponeva l’Ottimismo della Volontà, qualità questa che appartiene a chi usa l’ Intelletto in tutte le sue potenzialità, tra cui spicca l’ Ottimismo ! Tu NON STIMI GLI INTELLETTUALI ? Bene, è una tua scelta insindacabile ! Io invece, quando gli Intellettuali alle parole facciano seguire i fatti, li stimo assai, e questa è una mia scelta, ed è per questo che stimo, ‘a pelle’ per ora poichè non ti conosco ( ma non mi è difficile percepire la tua irrompente ed attiva sincerità ), anche te !
    4) Leonard Cohen . Qui, Amico Ser @Sergio, dobbiamo uscirne !
    E più che farci avere il “curriculum vitae” di Ser @Leonard che non serve a niente ( poichè io non ho mai negato il suo essere Ebreo ma ho solo ribadito che un Artista è sempre, quando incida con le sue Opere un così vasto numero di Persone diverse, un “Uomo libero ed imperfetto”, e sotto questo aspetto mi sembra che sia d’ accordo anche Ser @Leonard ), meglio scambiarci “indormazioni artistiche” e “pezzi musicali”, visto che entrambi lo amiamo !
    5) Sincerità : io l’ apprezzo tantissimo quando giovi agli altri pur potendo danneggiare noi, nel senso che parlare con sincerità ( e dire quindi la verità che sentiamo nel cuore ) faccia del bene a molti ( o a qualcuno ) pur potendo attirare su di noi conseguenze negative, l’ aborro invece con tutto me stesso quando, la sincerità ( quindi il dire la verità ) a noi non costi nulla ( e cioè non subiremo mai alcuna negativa conseguenza ) mentre agli altri ( o ad uno solo ) farà del male, poco o tanto che sia !
    Stammi bene ….

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  29. Guardate che chicca che vi posto, l’articolo sul rosario elettronico da cui è scaturito tutto questo bailamme (o ambaradan, o tricchebballacche che dir si voglia):

    A proposito del rosario elettronico

    Non è che, nel tentativo di modernizzarsi, le pratiche religiose perdono la dimensione del sacro?

    Scrive una lettrice:

    Le zie si sedevano intorno alla sala, con piccole sedie di vimini e legno, arrivavamo noi nipoti e altri bambini e recitavamo il rosario. La zia Gigetta, più grande e autorevole con una sciarpetta sulle gambe e la corona in mano di perle bianche, che una ricca parente le aveva portato da Lourdes, dava inizio e fine alle preghiere, svolgendo man mano la corona. Le nostre voci, meno solide e più fini delle loro, davano a quel canto un tono più vivo. Noi lo recitavamo per assicurarci un buon futuro, loro lo recitavano per il passato, per il perdono e per assicurarsi un prossimo paradiso. Le nostre invocazioni erano per timore della vita, le loro per timore della morte. Il risultato era una melodia divina, un coro potente, una musica armonica.
    Oggi in tv ho visto la pubblicità del rosario elettronico. Sono rimasta sbalordita, affranta, tanto da dover raccontare, a chi leggerà questo mio piccolo racconto, quello che era recitare il rosario. Ma a chi è venuto in mente? A qualcuno per vendere? Chiunque fosse, poveraccio lui, non saprà mai che recitare il rosario è un opera d’arte! Grazie zie, per averci dato quegli attimi di verità e di Ignoto che, scorrendo tra una perla ed un’altra, formano “il rosario della vita”.

    A.M.

    Risponde Umberto Galimberti:

    Non è proprio il mio campo specifico, ma provo a entrarci, commosso dalla sua narrazione (e indignazione). Quando le pratiche religiose si “modernizzano” per stare “al passo coi tempi” è il momento in cui quella religione non crede più in se stessa e, per sopravvivere, si affida alla “modernità” dei mezzi di comunicazione, negando comunque quel tratto tipico della modernità che è il rifiuto di una verità assoluta. Il rosario elettronico fa parte di questa malintesa modernità. Così come quelle nenie recitate in italiano che in chiesa hanno sostituito il canto gregoriano e la polifonia.
    Se la chiesa vuole essere un luogo “altro” rispetto alla casa, alla strada, all’ufficio, in chiesa si deve parlare un’altra lingua rispetto a quella che abitualmente usiamo tra noi. “Ma la gente non capisce”, si è soliti obiettare. Ebbene, a mio parere non è importante capire, ma percepire la dimensione di quell'”altrove” dove abita il sacro, e che le nostre abituali parole non sono in grado di raggiungere. Perché altrimenti che ne è dell'”ineffabilità” di Dio?
    Se non sappiamo propriamente chi è Dio, e tanto meno possiamo conoscerne il volto, a Dio non si perviene con le parole che quotidianamente utilizziamo, ma unicamente col canto, dove le parole si perdono e diventano incomprensibili nel suono. In questo naufragio del linguaggio, che non è più preghiera per l’esaudimento dei nostri desideri e neppure invocazione per ottenere grazie, si dischiude una via che ci porta in una sorta di “dislocazione” rispetto ai luoghi che solitamente abitiamo, l’unica che ci consente di avvicinarci a quell’Altrove, o a quel totalmente Altro, con cui i più rispettosi nominano Dio.
    Per accedere al sacro, occorre infatti percorrere una via angusta e rischiosa che lascia ai suoi bordi l’intelletto che si rifiuta di accedere all’invisibile e di proferir parole su ciò che non sperimenta, e il sentimento che, abbandonato a se stesso, percorre quella deriva dove, sospeso ogni atteggiamento critico, si abbandona alla devozione incondizionata che percorre sentieri incomunicabili, dove viene abolita ogni distanza tra l’umano e il divino, e dove si proferiscono parole vissute come parole di Dio, quando invece nascondono solo la forza esasperata e incontrollata del bisogno umano di protezione.
    Il rosario, simile a un mantra che ripete se stesso, dice l’incapacità dell’uomo di rivolgersi a Dio, se non ripetendo la stessa parola. E già proferirne una in nome di Dio è un atto che sfiora l’empietà. Per cui ci vuole quella mediazione che nel mondo cristiano si chiama Maria. Il rosario elettronico non capisce nulla di questa via ardua e rischiosa che, nel rivolgersi a Dio, evita all’intelletto la sua rigidità e al sentimento la sua deriva. È una via che possono percorrere sia coloro che credono, sia coloro che non credono, perché sia gli uni sia gli altri, se appena conoscono la fragilità della coscienza, e non si irrigidiscono scambiando la loro posizione con la verità, possono disporsi di fronte all’indecifrabilità del sacro, come diceva Tommaso d’Aquino: cum timore et tremore multo. Ma per questo ci vuole il coraggio di coniugare la forza della fede con l’umiltà del dubbio.

    Bene, abbiamo messo un altro po’ di carne al fuoco… 😉

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  30. cavaliereerrante

    Conosco e leggo Ser @Umberto Garimberti da tempo, Amica mia, e da lui ho sempre ricevuto riflessioni libere come il vento, sincere come la rugiada, semplici come una pioggia, delicate come un fiore !
    Non verità ‘apodittiche’ ci rivela questo studioso tanto modesto quanto profondo, non luoghi comuni tipici del Professionista della psiche, nè opinioni allineate con la corrente e il suo flusso .
    Ma ogni sua parola sembra uscire da noi, poichè egli è parte di noi per quanto attiene la nostra continua ricerca, che comporta dubbi, incertezze, paure, speranze, tutta materia di cui è fatta l’ esistenza .
    Concordo quindi ‘in toto’ con il suo commento che ci hai fatto conoscere qui nel tuo Post, Queen @Ifigenia, e non m’ è difficile questa volta, perchè quel contatto con Dio che la Fede, che ora non ho, mi nega, io lo ricerco vagando per lande solitarie, in un mistero che getta ombra sulla mia anima, e la rabbuia, ma con un buio dove talvolta irrompe inaspettato un raggio di sole e di speranza !
    Sì, questo è il Viaggio,
    ed è il mio !

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    • @Ser Bruno: io invece non mi trovo mica tanto d’accordo e, se pure quello del rosario è un concetto a me estraneo e che, ammetto, mi è sempre sembrato difficile da comprendere, capisco più la lettrice che Galimberti: ma questo è pure normale, lei è credente e lui, mi pare, no, e quindi forse è normale che io mi senta più vicina alle posizioni della lettrice che del giornalista. Ma procediamo con ordine.

      Facciamo pure conto di non essere credenti. Facciamo conto che quando parliamo con Dio parliamo con noi stessi, come dallo psicologo, mettendo a nudo i nostri limiti, le nostre paure, i nostri dolori, le nostre speranze. Non ho mai capito il senso di una preghiera preconfenzionata, non l’ho mai capita in quanto preghiera, ma magari posso capirla di più come insegnamento, come momento di riflessione su quello che è il mondo e quello che Dio ci ha dato.

      Io non sono un’osservante quindi, al fine di pratica religiosa, non vado né in chiesa, né in sinagoga, né in circoli zen arancioni verdi o gialli, però chiaramente ho amici di tutte le religioni che si sposano e fanno comunioni e bar mitzà un po’ qui e un po’ là (che fa pure rima).

      Questo mi porta ad assistere alle funzioni, e di quelle che non sono in italiano, non avendo io mai studiato alcuna forma di liturgia, non capisco una mazza e non mi danno nulla.

      Le affermazioni di Galimberti ““Ma la gente non capisce”, si è soliti obiettare. Ebbene, a mio parere non è importante capire, ma percepire la dimensione di quell’”altrove” dove abita il sacro, e che le nostre abituali parole non sono in grado di raggiungere” e “a Dio non si perviene con le parole che quotidianamente utilizziamo, ma unicamente col canto, dove le parole si perdono e diventano incomprensibili nel suono”, sinceramente non mi trovano affatto d’accordo.

      Non ho mai amato ripetere pedissequamente cose di cui non capisco il senso, e non capisco che valore possano avere né per noi stessi, come momento di insegnamento e riflessione, né come nostra preghiera a Dio.

      Quando ancora dice “si dischiude una via che ci porta in una sorta di “dislocazione” rispetto ai luoghi che solitamente abitiamo, l’unica che ci consente di avvicinarci a quell’Altrove, o a quel totalmente Altro, con cui i più rispettosi nominano Dio.”, perdonatemi, mi viene proprio da chiedermi “ma che diamine stai dicendo? La dislocazione?

      Parole come “quella deriva dove, sospeso ogni atteggiamento critico, si abbandona alla devozione incondizionata” potrebbero pure suonare offensive alle orecchie di un credente.

      Un credente non è un imbecille credulone, ma uno il cui cuore è sintonizzato su una diversa lunghezza d’onda, e percepisce qualcosa di diverso, senza che io voglia ritenerlo per questo superiore, ma senz’altro neanche inferiore ai “razionali”.

      Tutto il resto sono parole che ho tentato pure di rileggere più volte per rispondere qui a te, ma francamente mi hanno più annoiato che illuminato.

      Il Divino è un po’ come la storia degli ultrasuoni, chi ha orecchie per percepirli e chi no, senza con questo significare che l’uno sia giusto e l’altro sia sbagliato (ma, percepiti o meno, gli ultrasuoni esistono, 😉 ).

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