Autorità e libero pensiero

La libertà che guida il popolo - Eugene Delacroix

Prendo spunto da un post di Sabby e da alcune delle risposte date per riflettere ancora su un tema che ci sta molto a cuore: il confine tra il rispetto dell’autorità e il libero pensiero.

Sabby parte da un episodio che sembra banale, una questione di scuola elementare tra maestra e alunno. Chiude il suo post scrivendo:

Sapessi che dolore ho provato nel vederti così chiusa dentro uno schema rigido, sapessi che voglia ho avuto di mandarti a quel paese, ma non l’ho fatto, non per te, ma per mio figlio, tu sei la sua maestra e lui deve pensare che sono dalla tua parte!

Faccio il mio solito salto sulla sedia: perché il bambino deve pensare che la madre stia dalla parte della maestra, e invece non abbia una sua posizione semplicemente su ciò che è giusto? Ovviamente, giusto secondo lei ma, per l’appunto, stiamo parlando dei nostri principi e del nostro pensiero. Non è mortificante che qualcuno ti dia torto quando invece hai ragione?

Le rispondo raccontandole una mia personale esperienza con mia figlia:

Cara Sabby, hai toccato un tasto doloroso.

Io mandai mia figlia in primina, perché si vedeva che la bambina era precoce e aveva capacità di analisi, ragionamento, apprendimento, curiosità e competenze per cui, con un altro anno d’asilo, si sarebbe fatta due scatole tante (mia figlia ha imparato a leggere da sola a tre anni, tanto per dirne una, e ora che è al liceo piglia un nove dietro l’altro).

Trovò una maestra, in una scuola privata peraltro, che era contraria alle anticipatarie, e non ti dico che anima di ritorsioni e guerre psicologiche metteva in atto nei confronti di mia figlia: andava dal “Questo non è il tuo posto, che ti ci ha mandato a fare tua madre qui?” al “Ti devo mortificare davanti a tutti, tu ti devi vergognare!”: a una bambina di cinque anni, colpevole di stare in prima!

Mia figlia, che era sempre stata (e tuttora è) una ragazza piena d’entusiasmo, si sentiva male al pensiero di andare a scuola. La maestra di matematica, con cui non aveva problemi e che l’aveva presa a benvolere, tentava di gratificarla, ma fu aspramente rimproverata dalla collega di cui sopra (socia della cooperativa cui faceva capo la scuola): questa seconda insegnante era una supplente e dovette abbozzare, non poté esporsi di più.

Insomma, dovetti togliergliela dalle grinfie per non farle odiare la scuola e soprattutto per non farla ammalare. La soddisfazione fu che feci risputare alla scuola i soldi che avevo versato, ma fu una magra consolazione.

La riportai all’asilo, dovendole trovare parole ed argomenti per farle digerire questa marcia indietro. Fu un mal per bene, perché lì trovo una maestra, artistoide, genialoide ed estrosa, con cui scoppiò il grande amore, e fecero insieme cose eccezionali.

La prima elementare fu dura, si annoiava, mi raccontava la maestra che mentre lei insegnava agli altri l’alfabeto Sissi scriveva poesie. Ogni tanto veniva anche messa in punizione (devo dire bonariamente) perché disturbava la classe (ma era semplicemente piena di energie), ma nel complesso gli insegnanti furono strordinari, intelligenti, e sempre dalla sua parte, con affetto e comprensione.

In seconda elementare, quando finalmente cominciò a studiare cose per lei nuove, si calmò e vissero felici e contenti.

[…].

Quando raccontai l’episodio a una mia amica, si scandalizzò e ritenne antieducativo che io avessi detto a mia figlia che era la maestra ad avere sbagliato. Mi disse “La maestra è l’autorità, tu non puoi dire che la maestra ha sbagliato”. No? Una che mortifica e insolentisce una bambina di cinque anni, facendole odiare la scuola, creandole mille complessi schernendola pubblicamente, va difesa? Una bambina che subisce tutto questo si deve sentire dire dalla propria madre che è giusto così, e che deve sopportare di tutto e di più perché quella è l’autorità?

Io ho una figlia assolutamente obbediente, non ho tirato su una contestataria per principio, ma certo ho allevato una persona che ha la sua statura e la sua dignità, non una pecora remissiva e acritica.

Io credo che la rabbia che tanti ragazzi hanno in corpo derivi anche da questo, dal non aver avuto dei “ganci” solidi a cui tenersi, e quindi tutto il loro carico di energia repressa, anziché esprimersi in maniera costruttiva, si esprima in maniera distruttiva.

Interviene Martina:

Sabby, che tasto che hai toccato. Io ho due figli, uno diametralmente l’opposto dell’altra.

Mia figlia e’ l’alunna che tutti gli insegnanti adorano. Mai avuto problemi a scuola, intelligente , interessata, non ho mai dovuto neanche una volta ricordarle di fare i compiti. Cresciuta in una situazione familiare disastrata e senza nessuno che le desse una mano tranne la madre, si e’ presto responsabilizzata ed e’ autonoma in un modo fin troppo eccessivo per la sua eta’. Ma non ha scelta.

Dall’altra parte un figlio la cui storia scolastica e’ stata un calvario. In dieci anni ha cambiato cinque scuole. L’anno scorso non ha passato neanche una materia a parte scienze, ma secondo me e’ stato un puro colpo di fortuna, dato che non si ricorda neanche il programma. In dieci anni e’ stato abusato e discriminato e la mia e’ stata una sequela quotidiana di riunioni con gli insegnanti, richieste quotidiane di venirmi a riprendere il figlio a meta’ mattina perché non “riuscivano a gestirlo”, ricerche di scuole alternative. Sono stata minacciata ed abusata verbalmente da un direttore che sarebbe stato da denunciare.

Dopo dieci anni di questa vita, ho detto basta. Mio figlio non e’ andato a scuola lo scorso settembre, in questo paese non sembra fregargliene niente a nessuno ed il prossimo settembre in Italia cerchera’ di iniziare una scuola professionale, dove avra’ il minimo contatto con i libri, praticamente niente compiti e lavoro pratico tutto il giorno.
Morale della favola? Io ho vissuto entrambe le esperienze: genitore di una bambina “modello” e di un ragazzo difficilissimo che causa problemi dovunque vada. Per cui, finalmente concludo cara Sabby che NON E’ COLPA NOSTRA.

Se cosi’ fosse, mi sono detta, allora entrambi i miei figli sarebbero problematici.

Mettiti il cuore in pace. Tu stai facendo tutto il possibile. Ne’ una madre si deve accollare da sola tutti i problemi dei figli. L’ho sempre fatto ed e’ titanico, ingiusto. Si fanno irrimediabilmente errori e, alla fine, si crolla.
Mi spiace Stellinna ma non sono pienamente d’accordo con te. Non e’ dovere dei nostri figli “conformarsi” al sistema scolastico. E’ dovere del sistema scolastico invece supportare le famiglie, soprattutto le famiglie contemporanee, sempre piu’ isolate socialmente e che cercano di sopravvivere in mezzo a mille difficolta’. Tormentare i nostri figli e tormentare noi genitori non porta da nessuna parte se non ad alimentare le casistiche di malattie da stress.

La scuola non e’ un dovere: e’ un diritto. E’ nostro compito insegnare ai nostri figli che l’istruzione e’ un diritto e devono onorarla in quanto tale. Il rispetto delle istituzioni non deve essere acritico. Deve essere un rispetto esteso a tutti i campi. Mio figlio ad esempio non rispetta neanche me. Come potrebbe rispettare un insegnante? E come si insegna il rispetto? Non e’ che magari dobbiamo guadagnarcelo?

Trova la storia di Ify esemplare: gli insegnanti abusavano la figlia, lei l’ha tolta da scuola. Non ha chiesto a Sissi di adattarsi. Perché non era possibile.
Mio figlio e’ diverso, non puo’ adattarsi. Anche per la scuola professionale il prossimo settembre ho una paura che mi attorciglia le budella: ci sono buone probabilita’ che non riesca neppure in quella.
Sabby, accetta tuo figlio con le sue diversita’. Se gli insegnanti non comprendono, allora peparati ad una lunga lotta in cui purtroppo sarai spesso sola. Perché noi pur sempre le madri siamo e gli errori dei nostri figli cerchiamo sempre di giustificarli. Chi e’ poi, alla fine della fiera, nel giusto e nello sbaglio?
Loro sono bambini, con il loro diritto di essere bambini. Noi adulti abbiamo invece il dovere di dargli una direzione ed il nostro totale appoggio e supporto. Trova insegnanti di supporto a casa, qualcuno che ti dia una mano con lui. Ricorda, hai un altro figlio che ha diritto allo stesso tipo di attenzione. Mia figlia e’ diventata cosi’ autonoma perché io ero una sola e loro erano in due ed il fratello assorbiva TUTTE le mie forze e risorse. Ha dovuto fare da sola.
Non e’ giusto. Detto chiaro, chi se ne frega se tuo figlio va bene a scuola o no: la cosa essenziale e’ che sia felice. Questa e’ la tua battaglia. difendi il suo diritto alla serenita’ di un’infanzia felice.

Con umilta’, non so darti altri consigli.

Avevo la tentazione di tagliere alcune parti dell’intervento di Martina perché volevo riportare solo i passi riguardanti la posizione di insegnanti e genitori, ma era talmente coinvolgente e appassionato che non me la sono sentita.

Rispondo a Martina su due  punti: io non è che non abbia chiesto a mia figlia di adattarsi perché non era possibile: io non gliel’ho chiesto perché non era giusto. Non ho messo al mondo una figlia per insegnarle a sopportare soprusi, ma le ho trasmesso invece il valore del diritto a battersi contro ogni sopruso.

Non le ho certo insegnato l’anarchia, non le ho certo insegnato a seguire i suoi istinti e i suoi capricci infischiandosene delle gerarchie e dei diritti altrui, certo che no. Non le ho insegnato neanche che sua madre è sempre dalla sua parte qualunque cosa lei faccia, non ci penso nemmeno: lei deve prendersi le sue responsabilità e, se non condivido il suo comportamento, non starò certo lì a giustificarla.

Di Ross mi colpì quando disse di aver cresciuto “un uomo giusto”: penso che sia la cosa più bella che una madre possa fare. Io spero che mia figlia continui a crescere come una persona giusta: non “obbediente” né anarchica e disobbediente: giusta.

Che poi è chiaro, che ognuno di giustizia ha il suo concetto, ma infatti è per i propri di ideali che si combatte, non credete?

Un ultimo esempio. Quando studiavo psicologia transazionale, su uno dei vari libri degli Harrys “Sentirsi ok”, “Io sono ok tu sei ok” etc, era riportata la seguente considerazione: se voi avete insegnato a vostra figlia ad obbedire, e non vi ha mai detto di no, non stupitevi poi che un giorno vi torni a casa incinta; non dite: “Ma come, com’è potuto accadere, una così brava ragazza!”. Di cosa vi stupite? Le avete insegnato a dire sempre di sì: l’ha detto anche a lui.

Nella mia mente sempre lo spauracchio di coloro che si sono giustificati di aver trucidato innocenti perché “obbedivano agli ordini”: l’autorità va rispettata, non ciecamente e supinamente seguita.

Ci sono casi in cui la disobbedienza è un dovere etico: è l’obbedienza ad essere il tumore da estirpare.

32 commenti

  1. sabby

    sono contenta che anche nel tuo blog verrà sviscerato questo problema, che come dici giustamente, sta a cuore a tutti.
    Non so se il mio comportamento sia stato giusto,
    a mio figlio l’ho premiato per l’impegno ma siccome è stato un impegno sporadico, anche se importante, non potevo mettere la maestra dalla parte del torto, anche se di torto ne aveva, perché avrei in un certo qual modo “autorizzato” mio figlio ad ascoltare me e non lei, avrebbe così percepito che la scuola sbaglia e la madre no.
    Gli ho detto che per avere un premio bisogna conquistarlo con l’impegno costante.
    Forse ho sbagliato?? sarò ben felice di mettermi in discussione con voi, attraverso i vostri commenti!

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    • No Sabby, dire che la maestra aveva torto non avrebbe significato dirgli di ascoltare te e non lei, e anche questo messaggio doveva passare: stiamo biasimando un comportamento, non condannando una persona nella sua interezza. Non è facile questo da far capire, le persone non sono o giuste o sbagliate, le persone sono composite, e hanno comportamenti giusti e comportamenti sbagliati. Sai quante volte ho difeso Attila e la Lobot? E’ anche così che si insegna ad essere giusti: tu puoi essere il mio peggiore nemico, ma se hai ragione hai ragione. Anche qui, stiamo giudicando l’azione, non la persona.

      Io non ho insegnato a mia figlia che ci sono i buoni e i cattivi, che si è o al di qua o al di là della barricata: le situazioni vanno contestualizzate e giudicate ad una ad una.

      Un’altra tua affermazione non mi trova d’accordo, “avrebbe così percepito che la scuola sbaglia e la madre no”. Intanto, sulla maestra per l’appunto ho chiarito che dire che non approvi un suo comportamento non significa dire “la maestra è sbagliata e indegna di considerazione e obbedienza”: ci vuole un po’ a insegnare e a far recepire questi distinguo, ma ti assicuro che ci si riesce.

      Però, se anche fosse che la maestra è davvero tutta sbagliata, incapace, incompetente, cattiva, psicopatica, etc. etc., se pure fosse il demonio in persona (sto esasperando la situazione per esprimere il concetto), rimane il fatto che la maestra non è la scuola, e se la maestra è sbagliata non se ne deduce che tutta la scuola sia sbagliata.

      Non è da me dire “Non si può giudicare”, certo che si può giudicare, ma non sommariamente, non superficialmente, non acriticamente.

      Un comportamento della maestra non è “la maestra”. Una maestra non è “la scuola”.

      Il pensiero, per essere intelligente, per essere critico, dev’essere aperto: chi è che disse che la mente è come un paracadute, funziona solo quando è aperto?

      E’ questo che dobbiamo insegnare ai nostri figli, non ad accettare e nemmeno a rifiutare “a scatola chiusa”, ma a non dedurre il generale dallo specifico né viceversa, bensì a pensare, valutare, considerare, capire.

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  2. sabby

    sono d’accordo completamente su quanto dici,
    infatti il mio fine ultimo è quello di formare la mente dei mie figli all’apertura di cuore e di mente.
    Penso però che un bambino associ le cose, quindi maestra-scuola, scuola-maestra, forse più in la quando lo vedrò seriamente impegnarsi, allora potrò far risaltare un comportamento giusto o sbagliato,
    ma prendo spunto dal tuo commento, che ti ripeto, condivido molto, e ne terrò conto!!

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    • Certo che assocerà le cose, è compito tuo non fargliele associare, ed è sicuramente la parte più difficile.

      Paradigmi mentali del tipo:

      comportamento sbagliato = persona sbagliata –> persona sbagliata = gruppo di appartenenza della persona sbagliato

      sono i semi della discriminazione, l’intolleranza e il razzismo (e della stoltezza in genere).

      Ripeto, non è immediato, ma è un pensiero critico che non solo si deve imparare, ma imparare ad adattarlo a tutto.

      Per esempio: è giusto accendere il riscaldamento? E’ giusto se fa freddo, ma non solo, è giusto se nell’ambiente ci sono persone che possono percepirlo il freddo.

      Probabilmente, sarebbe sbagliato accenderlo con il caldo o quando l’ambiente è vuoto e non servirebbe a nessuno, a meno che nell’ambiente non ci sia qualcosa che soffra il freddo e debba essere mantenuto a una certa temperatura.

      Difficile che qualcosa sia giusto o sbagliato di per sé.

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  3. cavaliereerrante

    Vedi Queen @Ifigenia-2, non sono, questa volta, ‘completamente’ d’ accordo con te, nè lo sono stato con l’ appassionato commento di Lady @Martina, che hai riportato anche qui, alla quale ( pur condividendone molte riflessioni ) ho già espresso il mio punto di vista parzialmente discordante dal suo nello spazio di Lady @Sabby .
    Tu dici, rispondendo alla nostra Amica in pena per suo Figlio novenne, che “Anche qui, stiamo giudicando l’azione, non la persona” . In altre parole Tu, distinguendo la Persona ( e cioè la Maestra ) dall’ azione ( il comportamento cialtrone, nell’ occasione lamentata da Lady @Sabby, tenuto dalla stessa Maestra ), avresti giudicato, davanti al Bambino, la sola azione riprovevole della Maestra, non “la figura della Maestra” .
    Bene, ma siamo sicuri che un Bambino di nove anni, laddove sua Madre ( seguendo il tuo consiglio ) avesse condannato davanti a lui “la sola azione” della sua Insegnante, sarebbe stato altrettanto lucido come te ( o come sua Madre ) “nel distinguere le due cose” ???
    A me sembra assai improbabile, dare per certa, in un Bambino novenne, questa capacità di pacato e lucido ‘giudizio’ che, spesso, non hanno nemmeno gli adulti !
    E se poi pensiamo ad un Bambino che si è un poco adagiato ( con tutte le ragioni del mondo a quell’ età, ed in presenza di una scuola che non ha saputo nè comprenderlo nè motivarlo ), che si è un poco adattato a fare un po’ come gli pare ( sempre con tutte le ragioni del mondo ), direi che “quella capacità di distinguo” è praticamente inesistente !
    Di fronte ad un attacco diretto di Lady @Sabby “al solo comportamento cialtrone” della Maestra, suo Figlio al 99% l’ avrebbe giudicato “un attacco diretto contro la Maestra stessa”, e quindi avrebbe in parte “autogiudicato ed assolto il proprio comportamento di scolaro”, seguitando furbescamente a non impegnarsi a fare i compiti, a ‘staccare la sua presenza attiva in classe’ dopo due ore dall’ inizio delle lezioni ed a fare tutto il resto !
    Nò, a mio parere “errante”, i Figli si debbono difendere con le unghie e con i denti sempre, ma nel contempo, piaccia o non piaccia ai cavalieri della libertà assoluta per tutti ( pure per chi abbia 9 anni ), si deve far capire loro, possibilmente con la tenerezza e la comprensione ma se del caso con la ‘severità giusta’, che esistono delle “regole ben precise da rispettare”, non soltanto nella Scuola, ma in ogni settore di una esistenza reale ‘configurata a società civile e democratica’ .
    Su un Isola deserta, si può fare “tutto ciò che ci piaccia”, ma in una società questo “tutto” va anche rapportato al “tutto” degli altri .
    Concludo con la convinzione che, ove tra qualche mese ( durante il quale periodo suo Figlio “abbia lavorato e studiato con continuità” facendo, con gioia o con rammarico, il proprio dovere di scolaretto ‘sostenuto dall’ aiuto affettuoso della Mamma’ ) la stessa Maestra ripetesse il suo riprovevole comportamento nelle stesse situazioni, l’ atteggiamento di Lady @Sabby sarebbe ben diverso da quello tenuto pochi giorni fà !

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    • @Ser Bruno: io l’ho premesso che il bambino non avrebbe capito. Sicuramente avrebbe capito che la madre disprezzava la maestra, e forse avrebbe fatto più il bulletto. Tornato con una qualche punizione a casa, si sarebbe sfogato con la madre attendendone l’appoggio, che non ci sarebbe stato.

      Quale sarebbe stato il pensiero del bambino? “Ma mamma non ha detto che la maestra è cattiva? Perché ora la difende?”.

      Tutto sommato facile spiegare che la mamma non aveva detto che la maestra era cattiva, semplicemente aveva detto che su un tale episodio aveva torto; su su questo, invece, ritiene che abbia ragione: un primo passo per far capire che stiamo parlando di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, non di persone assolutamente giuste e persone invece sbagliate.

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  4. Nella mia vita ho avuto il privilegio di conoscere insegnanti incredibili. E la sfortuna di conoscerne altri che avrebbero dovuto fare un altro mestiere. C’e’ una differenza tra insegnante e educatore che l’anno scorso avevo espresso in questo post: http://killercat.blogspot.com/2009/09/and-then-that-text-message.html .
    Sottoscrivo ancora quelle parole.
    Ho una posizione estrema sul sistema scolastico del mondo industrializzato e non riesco a cambiarla in nessun modo. Questo sistema scolastico (quello dell’istruzione obbligatoria) e’ relativamente giovane (intorno ai 100 anni) e fu messo a punto dai governi per togliere dalle strade i figli di genitori che erano entrati in massa nella forza del lavoro dopo la grande rivoluzione industriale. Era il potente mezzo di controllo sul proletariato da parte dei governi che avevano bisogno di una forza di lavoro massificata per portare avanti le industrie e dunque l’economia del paese. Un modo efficace per regimentare e condizionare la loro prole, appunto, al nuovo sistema di cose.
    Lo so, e’ una posizione marxista, faccio ammenda dopo 😀
    Quindi, un sistema che ci e’ stato imposto. Che paghiamo con le nostre tasse. Ricordatevelo, senza le nostre tasse gli insegnanti non avrebbero uno stipendio.
    E allora che questo sistema funzioni. Lo pretendo.
    Ho avuto anche la sfortuna di avere a che fare, fino ad ora, solo con scuole di un paese, l’Irlanda, in cui l’istruzione non e’ vista come un diritto. Nonostante abbiano tra gli insegnanti piu’ pagati d’Europa. Con le mie tasse.
    Non e’ una questione di disciplina. io con i miei figli a volte tengo un “pugno di ferro” piu’ stretto di quello che si dovrebbe, per quetioni di sopravvivenza: sono sola, loro hanno solo me e non ho scelta. Gliel’ho spiegato chiaramente che e’ cosi’ e non c’e’ possibilita’ di cambiamento fino a che non torniamo in Italia, dove allora mi potro’ finalmente rilassare perché anche loro potranno contare su altre persone.
    Per cui fino ad ora sono stata effettivamente il classico genitore che “tiene sotto controllo”. Qualcuno mi chiamerebbe una “mamma-chioccia” e devo ammettere che e’ vero :).
    Pero’ a prescindere da questo ho sempre lasciato i miei figli liberi di fare scelte (spero consapevoli) sulle cose importanti della loro vita. Chenneso’, religione, questioni etiche e morali, politica, relazioni con gli altri. Se un insegnante non gli piace sono liberi di criticarlo, non <devono obbedire ciecamente. Purché ovviamente portino rispetto.
    E a questo punto, pretendo che l’insegnante rispetti anche loro.
    Non e’ avvenuto sempre in passato. Non lo dimentichero’, purtroppo io sono una che le cose che vengono fatte ai propri figli non se le dimentica.

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    • @Martina: beh, che l’istruzione sia un mezzo di controllo sul proletariato mi risulta un po’ ostico da accettare, in effetti ho sempre pensato il contrario.

      Comunque, tornando on topic, tu dici “ho sempre lasciato i miei figli liberi di fare scelte (spero consapevoli) sulle cose importanti della loro vita”: questo è ciò che a volte le autorità non ti lasciano fare, ma non è neanche quello il problema, per quanto mi riguarda ho una mentalità che definirei militare, e capisco pure che in una struttura chi sta sopra non può (e non deve) stare sempre a discutere e contrattare ogni azione; da qualche intervento letto credo che qualcuno possa aver frainteso il mio pensiero, io non sto predicando affatto il non rispetto delle autorità e delle gerarchie.

      Quello che voglio dire è solo che è la nostra mente che non si deve incasellare e intorpidire. Il nostro ruolo, fosse pure quello di ultimo anello della catena alimentare, non deve mai vissuto in maniera acritica, al punto di non chiedersi più se siamo menti pensanti o inermi e imbelli ingranaggi di un sistema.

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  5. dani

    Discorsi da cui è meglio che io mi tenga fuori…
    Già affrontati in questa stessa piazza. 😉

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    • @Dani, un po’ nel commento precedente mi riferivo a te, anche se non sono sicura di quello che venne fuori da altri discorsi in altre occasioni.

      A spanne, credo che abbiamo detto in più occasioni che l’intervento dei genitori ostacola spesso e volentieri il lavoro degli insegnanti.

      Su questo sono d’accordo quando parliamo di un insegnante “normale” (nel senso che non sia un ‘caso umano’, come tanti che girano, e come probabilmente era la maestra in cui incappò mia figlia in primina), e per contro i genitori sono di quelli che non sanno essere obiettivi con i propri figli, non sanno rispettare il lavoro altrui, e soprattutto spesso hanno anche un po’ di cattiva coscienza di genitori assenti, che tentano di riparare facendo i paladini a oltranza.

      Proprio quest’anno, che a causa di una situazione difficile in classe di mia figlia noi genitori ci siamo incontrati più spesso, ho avuto modo di rintuzzare qualcuno che si permetteve di entrare in merito di ogni azione e metodo degli insegnanti; e certo che questo rende difficile il loro lavoro!

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  6. cavaliereerrante

    Cara Lady @Marty, sulla tua esperienza e sulle conclusioni che Tu stessa ne hai tratto, sulle difficoltà che hai incontrato con la scuola ‘come Madre’, e le sofferenze che, pur essendone le cause imputabili ad altri, hai dovuto comunque sopportare sulla tua pelle ‘di Donna e di Mamma’, non credo sia il caso di esprimere altri pareri o riflessioni che non siano in linea con i tuoi pensieri .
    Concordo con te quando indichi che ci dovrebbe essere una ‘rimarcata’ differenza tra un Educatore ( alla Socrate, per come la vedo io ! ) ed un Insegnante, così come convengo con te che un Insegnante debba considerare la sua opera non ‘come un mero mestiere’ ma come una vocazione a cui l’ abbia spinto la passione e l ‘affetto verso i Giovani, ma l’ argomento di questo Post, così come quello di Lady @Sabby è, se ho ben capito, un altro !
    E cioè se un Genitore, debba stare dalla parte dei Figli “comunque e a prescindere” dall’ atteggiamento di questi, se un Genitore debba consentire o nò ai propri Figli ( attenzione, parliamo di Bambini delle elementari ! ), di comportarsi a scuola ‘senza regole’, di fare come gli aggrada ( anche a casa, quando si tratti di studiare ) etc. , “solo perchè i Maestri capitati ai loro Figli sono dei cialtroni”, oppure se il Genitore stesso debba intervenire “anche sui suoi Figli” con una giusta, ma inflessibile, severità .
    E’ questo il punto !
    A mio contestabilissimo parere, i Genitori, pur dovendo ( e volendo appassionatamente ) stare “sempre” dalla parte dei Figli difendendoli da chiunque ( specialmente dai cattivi Maestri ), hanno il dovere nel contempo di esortare i Figli a comportarsi bene, invitandoli a seguire le regole scolastiche ( e cioè studiare con impegno, essere leali con compagni ed Insegnanti, rispettare gli orari di lezione, etc. ), esortandoli ad essere educati e rispettosi degli altri ( a scuola o altrove ), ad assumersi ‘piccole responsabilità’, e tutto questo “non solo per il fatto che debbano stare a Scuola”, ma perchè è impossibile per chiunque ( e per questo esistono leggi che regolano la comune convivenza ) vivere in una società facendo unicamente il proprio comodo, ‘senza il benchè minimo impegno” .
    Tutto qui !
    Sta poi alla Politica ( e quindi “a tutti noi” che ci battiamo perchè le cose migliorino ) indirizzare la Scuola affinchè sia consona alle sue funzioni ‘di educatrice’, selezionando e sostenendo ( soprattutto con stipendi adeguati alla loro nobile fatica ) gli Insegnanti di valore che credono nella loro missione, che si impegnano, “non a scartare gli studenti più scadenti” dal loro parziale punto di vista, ma a recuperare proprio questi e ad interessarli concretamente alla conoscenza, “come e più di quelli diligenti” .

    Ps. Amica mia, Tu concludi dicendo di te stessa : “purtroppo io sono una che le cose che vengono fatte ai propri figli non se le dimentica”, ma conosci una Madre, che non sia la Madonna, che invece i torti fatti ai propri Figli li dimentichi ?

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  7. Intervengo con molta apprensione a questo post suggerito dal post di Sabby. Ammiro molto lo spirito combattivo di Ifigenia e di Martina. Non credo comunque che questo voglia dire che stanno dalla parte dei figli anche contro ogni logica. Se un insegnante riprende mio figlio perchè non ha fatto il suo dovere e tira a campare, non posso che aderire alle sue richieste di impegno e attenzione. Questo e nell’ordine delle cose. L’insegnante ha ragione di chiedere maggiore serietà e di parlare con i genitore o il genitore in quanto un lavoro comune può migliorare l’andamento scolastico del bambino. Ovviamente questo atteggiamento sta nei limiti della ragionevolezza. Non posso dire altrettanto se l’ambiente scolastico rifiuta a vari titoli un bambino con consentendogli possibilità alcuna.
    Devo dire che ogni qualvolta ho parlato con gli insegnanti di mio figlio, ho sempre preferito che non fosse presente. Questo mi permetteva a volte di scambiare opinioni coll’insegnante in modo più libero, ammesso che ci fossero argomenti da trattare in modo più specifico. Non mi è mai piaciuto fare la classica mamma che vede solo le ragioni del proprio figlio. L’ho abituato ad essere sincero e critico, perchè solo così io potevo aver fiducia nelle sue parole e non prendere lucciole per lanterne. Sono stata fortunata perchè mio figlio ha sempre saputo distinguere tra le sue pecche e le defiance dell’insegnante. Molto spesso mi diceva che quando qualche insegnante lo riprendeva avrebbe lui stesso rimesso a posto le cose dandosi da fare. Ci sono stati nella sua vita due soli insegnanti che gli hanno reso la vita impossibile: un insegnante di italiano dei due primi anni di liceo che aveva un atteggiamento così ingiusto nei suoi confronti che perfino i compagni di classe mi telefonavano per chiedermi di fare qualche cosa. Io ci andai proprio dopo i primi giorni di scuola e mi resi conto che non c’era niente da fare. Parlai con mio figlio e gli disse che quel professore gli avrebbe fatto sputare sangue e che doveva essere ineccepibile se voleva venirne fuori. Lui si impegnò parecchio, alle interrogazioni il professore lo torchiava tanto e in genere lui sapeva tenergli testa, ma non ci riusciva in tutto e per tutto. Comunque passò con il debito tutti e due gli anni. Al terzo anno la nuova insegnante del triennio mi chiamò e mi chiese come mai mio figlio avesse il debito, visto che era il migliore della classe. Gli risposi che aveva avuto a che fare con il prof…. e lei mi rispose: Ah per fortuna che se ne è andato in pensione.
    L’altro era il professore di disegno che più che con mio figlio aveva avuto atteggiameni poco consoni con me, per un problema alle mani del mio ragazzo. Ho cercato di dialogare con lui per trovare una soluzione. Non ha ascoltato. Io l’ho salutato cortesemente e sono andata diretta in presidenza, portando il certificato medico dal quale io avrei potuto pretendere un insegnante di sostegno. Il preside mi rassicurò che l’insegnante di sostegno non serviva e che dal professore non avrei avuto più rogne. E così fu.
    Mio figlio sapeva bene quali fossero gli insegnanti degni di questo nome e quelli che avrebbero meritato le forche caudine, ma non è mai stato sollecitato a mancare di rispetto, anzi sapeva che la scuola era la palestra di vita, che proprio lì veniva forgiato il suo carattere e la sua capacità di stare con gli altri. Appunto le regole vanno rispettate e più tu sei capace di rispettarle e più diventi forte e rispettato. In effetti fu rappresentate degli studenti fino alla fine del liceo. Era rispettato dai professori e anche dai compagni. Questo non gli impedì di sostenere con gli altri rappresentanti una denuncia per interruzione di pubblico ufficio (si ringrazia per questo la Moratti e il governo Berlusconi) di una occupazione che loro come rappresentanti non avevano voluto. Per fortuna professori e preside si sono affiancati ai ragazzi e hanno fatto cadere le denunce.
    Ebbene sì c’è già un penalista nella nostra vita per difendere i diritti di mio figlio e quelli degli altri studenti. Prestino eh? 🙂
    Questo solo per dire che non è tutto facile e non c’è nemmeno una ricetta giusta. I figli vanno appoggiati nelle loro battaglie, purchè siano battaglie giuste e che soprattutto non difendano solo il suo orticello, bensì tutto il giardino del sapere.
    Non sempre sono d’accordo con le scelte di mio figlio e glielo dico sempre fuori dai denti, poi fa lui quello che crede, ma ormai è grande e non può essere che lui a sapere cos’è giusto per la sua vita. Ma, siccome ci tiene al mio parere s’informa e mi coinvolge sempre prima, a scanso di scazzi grossi.
    Quello che posso dire a Sabby è di evitare di parlare di fronte al figlio del suo andamento scolastico e di esprimere all’insegnante nel caso fosse giusto il suo dissentire. Il bambino deve essere tenuto fuori e in casa incoraggiato per le cose buone e ripreso per quelle che non vanno bene. Per quello che succederà a scuola non si può intervenire più di tanto. Lo so si vorrebbero insegnanti perfetti e giusti, ma sono umani anche loro.
    Per le mie due amiche battagliere Ify e Marty credo sappiano che avrei anche io il carattere focoso e battagliero, ma a volte per amore dei figli bisogna abbozzare e non eccedere in difesa.
    😉 Però che bello potersi dare una sfogata ogni tanto no?

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    • @Ross: cara amica, hai colto perfettamente lo spirito del mio discorso. Nessuno sta parlando di dare ragione a oltranza ai figli, contro ogni logica: le madri che danno sempre ragione, e non permettono ai figli di crescere e assumersi le proprie responsabilità, creano degli Attila (oops!).

      Qui per l’appunto stiamo parlando di essere e forgiare menti pensanti, e dare sempre ragione ai propri figli produce danni non inferiori al dare sempre torto.

      Però la rassegnazione e la mortificazione di coloro ai quali i genitori hanno sempre dato torto per principio, mi fanno molto più male degli arroganti tracotanti superficiali strafottenti che continuano a pensare di avere sempre ragione perché così ha insegnato loro mammà.

      Una cosa però mi viene in mente… mia madre era una che mi dava sempre torto, una mortificatrice a oltranza, eppure non sono venuta su particolarmente remissica: che non tutte le ciambelle, nel bene e nel male, riescano col buco? 😉

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  8. Ross, io non sono stata cosi’ battagliera in passato. sono stata intimidita dal personale scolastico delle varie scuole in cui e’ andato in passto. Quando e’ andato alle elementari mi e’ stato detto che ero una cattiva madre, non lo disclipinavo abbastanza, che mio figlio non aveva diritto di essere in una classe con bambini normali ecc… sono stata intimidita da uno stronzo di direttore che avrei dovuto trascinare in tribunale ma non ne avevo le forze, che si e’ sentito in dovere di trattarmi come una pezza da piedi perché ero 1. donna 2. straniera 3. alta un metro e 50. Uno di quegli uomini che non voglio neppure immaginarmi in una relazione… Sono stata giudicata perché ero separata e mio figlio doveva “avere stabilita’”.
    Secondo te perché adesso sono cosi’ amareggiata? Sembro “aggressiva” ma non lo sono. Questa e’ tutta frustrazione per l’amarezza che ho passato.
    E’ per questo che adesso sono cosi’ sulle difensive.
    Il mio messaggio a sabby e’ uno solo: NESSUN genitore deve essere punito perché ha un figlio “difficile” o “diverso dalla media degli altri bambini”. Nessuno.

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  9. cavaliereerrante

    Sento parlare dalle mie ‘amatissime’ Amiche ( altro che ‘virtualità’ di questo mezzo, certi sentimenti mi eccitano, scatenano la mia voglia di potermi trovare là, quando qualcuno si permette di offendere un Donna abusando della sua momentanea fragilità, e facendomi prudere le mani … !!! ) di ‘bellicosità e carnale desiderio di difesa’ dei propri Figli di fronte all’ ottusa aggressività di Direttori e/o Insegnanti scolastici cialtroni e ciechi, e per questo vorrei far comprendere con chiarezza una cosa .
    Raramente parlo di me, ma chi mi conosce sà che di fronte ad un torto palese ( soprattutto se fatto a chi non possa difendersi ! ) non riesce ferma nemmeno la mia natura restìa alla violenza !
    Sono un “Uomo” di circa ‘centonovanta centimetri di statura’, opportunamente strutturati, non mi mancano argomenti ( in svariatissimi campi ! ) in grado di stroncare qualsiasi prepotente, o sulla pubblica piazza ( come mi è capitato non di rado ) ‘coram populo’, o in un ambiente protetto ( Direzione di una Scuola, Stanza di un Commissariato, Stazione di Carabinieri, Stanza megalattica di un Amministratore Delegato d’ Azienda, etc. ), non sono privo di ‘carisma’ a quanto mi è stato detto da altri, sempre, fin dai ‘tempi adolescenti della strada’, e per concludere “sono attaccatissimo ( direi ‘visceralmente’ ) alle mie due Figlie !
    Fatta questa premessa ( di cui mi scuso, se possa essere apparsa ‘baldanzosa’, ma la mia storia personale esclude questa ‘apparente’ vanagloria ! ), io sono stato ‘accanitamente’ sempre dalla parte delle mie due Figlie ma, per rimanere all’ argomento scuola, sempre con l’ atteggiamento ( e si rifletta sul fatto che io sono un Uomo ! ) di cui parla Lady @Ross ( “Questo solo per dire che non è tutto facile e non c’è nemmeno una ricetta giusta. I figli vanno appoggiati nelle loro battaglie, purchè siano battaglie giuste e “che soprattutto non difendano solo il suo orticello”, bensì tutto il giardino del sapere.” ), anche nei casi in cui “avrei potuto prendere per il cravattino, dopo averlo annichilito con gli argomenti, l’ Insegnante ‘Uomo’ delle mie Figlie, sollevarlo da terra e scaraventarlo in strada buttandolo giù dalla finestra dell’ aula” !!!
    Ho sempre cercato, in ogni circostanza, di far riflettere le mie Figlie sulla debolezza di alcuni Professori cialtroni che, ahimè, incrociarono anche loro, evidenziando ad esse che nessuno di noi è perfetto, ed è pura ( e vana ! ) presunzione che “gli altri lo siano”, dimostrando loro che lo strumento ‘più efficace’ che ciascuno di noi ha per superare le difficoltà è la sommatoria di : “l’ impegno duro sempre e comunque”, la capacità di sacrificarsi “ancora di più” se le circostanze lo esigano, il gusto della sfida a dimostrare il contrario di quanto frettolosamente presunto da Insegnanti ( o da altri fuori dalla scuola ) non adeguati o poco sereni nel giudizio, la lotta determinata e continua, specialmente quando le motivazioni escano – come dice Lady @Ross – “dal proprio orticello”, e vadano invece incontro a mete che riguardano i più !

    Ps. Cara Lady @Martina-10 : Tu, una “cattiva madre” ???
    Vorrei avere avuto sotto mano quell’ insegnante imbecille, e gratuitamente crudele, che te lo disse ! Ti assicuro che non l’ avrebbe detto per la seconda volta !!! Ma ti confermo una cosa che già ebbi occasione di dirti : Tu avrai le soddisfazioni che meriti “proprio” da quel Figlio ‘non facile’ che tanti, cialtronescamente, non hanno compreso !

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  10. sabby

    certamente dare torto ai figli sempre non aiuta,
    nel mio caso, quello specifico al post, sono stata attenta a non mortificare mio figlio, premiandolo e apprezzandolo, sono convinta che una parola incoraggiante aiuta molto di più di tante altre filosofie, io le cerco ancora quelle parole!!
    avrebbe dovuto capirlo anche la maestra ma così non è stato, molto probabilmente ci sono rimasta male più io che lui, forse lui neanche ci pensa.
    La vita non sempre ci premia per i nostri sforzi, questa verità voremmo non farla mai capire ai nostri figli ma prima o poi bisogna farci i conti.
    Come mi è stato detto nel mio blog posso cogliere questa cosa per far riflettere mio figlio sulla “durezza” della vita e il non aspettarsi sempre un premio al proprio lavoro.

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    • @Sabby: sì, è giusto che i bambini sappiano che esistono anche le ingiustizie. Per quanto riguarda il non aspettarsi sempre un premio per il proprio lavoro, per quanto mi riguarda confido nel fatto che il tempo è galantuomo: spero però che i suoi conti non li paghi postumi, ché insomma, preferirei riscuotere qualche credito in vita!

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  11. sabby

    mia nonna diceva sempre : ” gesù cristo è lunghicieddo ma nun nè scordariello”,
    credo sia così in dialetto!!

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    • Qui sì dice “Dio non paga né di venerdì né di sabato, ma quando arriva alla domenica non deve niente a nessuno”.

      Il concetto mi pare pressoché identico (in dialetto però devo dire che è più carina: ma non è che magari l’ultima parola è “scordarieddo” o “scurdarieddo” per la rima con lunghicieddo? La butto la ovviamente, io non conosco una parola di questo dialetto).

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  12. sabby

    mi fai venire il dubbio,
    devo informarmi, qui diciamo scorda per dimentica, scordariello mi sembrava già sentita ma ora mi viene il dubbio!!!

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  13. cavaliereerrante

    Bellissima, questa deliziosa diatriba femminile sulla ‘forma originale della battuta dialettale’, sempre fonte di antica ed imperdibile saggezza, aereggia questo interessante ( ed utile ) Post come la brezza mattutina una stanza, di cui apriamo le imposte al sopraggiungere dell’ aurora profumata !
    Diciamo che Dio, come lo percepiamo noi ‘nel mistero’, dovrebbe “avere occhi per ascoltare, ed orecchie per vedere”, senza mai chiuderli, i suoi occhi e le sue orecchie, per dimenticarsi di eseguire la somma esistenziale degli addendi forniti da noi, miseri, ancorchè presuntuosi, ‘attimi di vita’ !

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  14. Luisa

    Posso consigliare a Martina la lettura del libro “Formae mentis” di Howard Gardner? Saggio sulle pluralità delle intelligenze. Suo figlio mi ha fatto tanta tenerezza, credo debba solo incontrare un insegnante illuminato come la maestra d’asilo di Sissi. Uno che lo guardi e lo Veda veramente e sappia tirare fuori il bello e il talento che c’è in lui. Quando il ragazzo scoprirà il piacere dell’impegnarsi e di riuscire in qualcosa che non sia necessariamente lo studio(eliminando anche la frustrazione del continuo confronto con la sorella), darà tanta soddisfazione alla madre quanto gliene dà la femmina, e sarà sereno come non mai. Garantito.
    Io ho avuto insegnanti stronzi che mi hanno fatto odiare ogni giorno di scuola, più interessati allo stipendio che a farci venire la voglia di studiare. Quando si dice passione per il proprio lavoro. Concordo che ai colloqui il ragazzo non deve essere presente e che se si deve criticare un qualcosa sia criticato l’episodio e non la persona,ma questo vale per qualsiasi rapporto umano…

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    • @Luisa: conosco Gardner e la sua teoria delle intelligenze multipla (prima sette, poi è arrivato ad individuarne nove): a me manca quella spaziale 🙄

      Tornando agli insegnanti, io devo dire che sono stata sempre piuttosto fortunata. Anche a me non sono mancati i “casi umani”, ma sporadici, e relativi a materie secondarie, per cui nel consiglio di classe erano in minoranza.

      Sarà poi che avevo una situazione talmente drammatica a casa che per me la scuola era comunque il giardino dell’Eden.

      Si, Martina è una grande donna e una grande madre, e infatti non le ho mai sentito definire che so io, la figlia migliore del figlio, ma coglie in ognuno le sue peculiarità: la stessa cosa dovrebbero fare gli insegnanti.

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  15. Ciao Martina, qui da Ifigenia c’è sempre tanto da leggere e da confrontarsi che non mi trovo mai sufficientemente preparata ad intervenire. Il tempo è tiranno, quindi non posso prendermi il lusso di rileggere, ma mi spiace non dire nulla su questo argomento. Sono anch’io un’insegnante di scuola primaria, oltre ad essere mamma di tre figli con esperienze scolastiche buone e meno a causa di problemi legati alla sfera emotivo/relazionale. Non intendo quindi difendere la mia categoria, ne incensarla. Purtroppo come ovunque ci sono quelli che lavorano con tanta attenzione e sensibilità e altri, che pur lavorando con impegno sono meno predisposti ad entrare in relazioni difficili con tatto e pazienza. Non siamo psicologi, né abbiamo sempre tempi e spazi utili per mettere in atto, sempre e con i dovuti metodi, percorsi adeguati a stabilire relazioni ottimali: tanti ragazzi = tanti problemi diversi da risolvere contemporaneamente e possibilmente in condivisione con altri colleghi… non è proprio facile!

    Voglio però pormi con forza in appoggio a molti di voi e in particolare a mamma Martina a supporto del fatto che il rendimento scolastico e lo sviluppo cognitivo dell’alunno sono strettamente collegati alle esperienze emotive e alle interazioni sociali che egli ha vissuto e vive in relazione con gli adulti per lui significativi: genitori e insegnanti. Le relazioni sociali possono rendere stimolante l’esperienza di apprendimento o bloccarla. Quindi sicuramente il prestare attenzione alla relazione con i propri alunni significa anche facilitarne gli apprendimenti.
    Concludo: io sono ormai, se mi lasceranno, quasi in età di pensione e non sono mai certa, anche se fiduciosa, che quello che faccio sia veramente nella corretta direzione. La collaborazione e l’apertura scuola/famiglia è indispensabile alla sopravvivenza scolastica di ragazzi che faticano ad accettare il ritmo regolare della scuola.
    Auguro a tutti i bambini di poter crescere con attenzione e ascolto.

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    • @alicemate: tu dici “ci sono quelli che lavorano con tanta attenzione e sensibilità e altri, che pur lavorando con impegno sono … “, ma credo che, purtroppo, esistano anche persone, anche qui come dappertutto, che l’impegno non ce lo mettono proprio.

      Anche quando dici “non siamo psicologi”, ti devo dire che in verità molti insegnanti non si rendono conto di non essere psicologi, e giocano a farli, con conseguenze a dir poco disastrose.

      Ne è l’esempio proprio la maestra di primina di Sissi, che si scontrò con un genitore docente di psicologia all’università, che gliele cantò chiaro e tondo: “La psicologa la faccia fare a me e lei faccia la maestra”.

      Io in molti docenti, nel caso di Sissi mi riferisco alle medie dove si verificarono casi di bullismo, ho visto anche molta altezzosità nel rifiutare l’intervento di psicologi, ritenendo di essere in grado di gestire da soli dei problemi che invece sfuggivano palesemente loro di mano

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  16. cavaliereerrante

    Cara Lady @Alicemate, il tuo commento è ricco di buon senso !
    Se le mie due Ragazze fossero bambine, te le affiderei ad occhi ciechi, senza lesinarmi di collaborare con te, Insegnante “degna di questo nome” !

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  17. La prepotenza e l’arroganza sono spesso, anzi forse sempre, unite all’ignoranza.
    Quando ci si trova in questi impicci… che si può fare? Scongiuri, stare molto attenti e uscirne al più presto, possibilmente indenni!! Lo so che è dura, conosco tali devastanti situazioni, come tutti..

    Grazie al Prode @Cavaliere per la fiducia accordatami, sono onorata! 🙂

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  18. Grazie Luisa, conosco le teorie di Gardner ma quel libro mi manca, gli daro’ un’occhiata.
    Per tutti coloro che non sono familiari con la mia odissea descritta sia sul mio blog che sul blog della cara Ify, aggiungo che mio figlio ha la sindrome di Asperger, che e’ una forma di autismo molto lieve (ce l’hanno anche Bill Gates e Bob Dylan e difatti a mio figlio lo prendo sempre in giro perché comincia ad assomigliare -di faccia- in modo impressionante a Bob Dylan da giovane :D) ma causa molti problemi nel contesto di una classe affollata di 30 ragazzi – tipica qui in Irlanda. Preciso che mio figlio ha avuto sempre supporto psicologico e gli psicologi -pagati DA ME- andavano nelle scuole ad indirizzare gli insegnanti che avevano a che fare con mio figlio. Parlare ad un muro sarebbe stato piu’ produttivo.
    @Ify: avrei dovuto dare la stessa risposta che diede quel genitore della tua primina al direttore che mi abuso’ verbalmente? Forse, ma mi sono ritrovata molto debole in passato. Infatti, annullata dall’arroganza di questi “educatori”. Non ho saputo reagire in modo adeguato.
    Come ho precisato all’inizio, ho anche avuto il privilegio di incontrare insegnanti eccezionali. Purtroppo erano in minoranza.

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    • Debole in passato? Non ci si crede, anch’io lo sono stata. Si cambia cara Martina, si cambia: io non mi riconosco.

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  19. Luisa

    Ogni figlio è speciale a modo suo e va amato, incoraggiato a dare il meglio di se in quello in cui si sente più portato. Ho fatto quel commento perchè so quanto possa minare l’autostima pensare di star deludendo i genitori, che poi magari non è così. I genitori vecchio stampo legavano il valore del figlio al rendimento scolastico( qualcosa alla “un laureato vale più di un cantante”) e io sono figlia di quei genitori. I confronti fanno male e sono ingiusti, e quanto più gli altri spingono in una direzione, più ci si tira indietro. Ma la sensibilità in certe questioni, non è per tutti i genitori e nemmeno per tutti gli insegnanti…cerco solo di perorare la causa degli spiriti che, per qualche motivo, ritengo affini, mamma Martina mi perdoni 🙂

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  20. Luisa

    Scusate, non ho attivato il feed dei commenti e leggo solo ora il commento di Martina. Tuo figlio mi piace sempre più, sappilo. Ho letto poco sulle problematiche dell’autismo e non so fino a che punto si possa intervenire, ma CREDIMI, se una persona sana va stimolata a dare il meglio di se, il disabile lieve o grave che sia DEVE essere aiutato ancor più. Avevo letto un articolo tratto dal libro di un disabile giapponese preso in simpatia dal suo insegnante. Il maestro ci aveva lavorato talmente tanto che aveva trovato qualcosa da fargli fare in cui rendesse e fosse di aiuto ai compagni.
    La madre di una persona speciale non è mai debole, ha la forza di cento uomini, il coraggio di un leonessa e lo stesso amore per i cuccioli.

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  21. Cara Martina, non mi è mai passato per la mente nei miei commenti di indirizzare al tuo caso un qualsiasi consiglio opportuno. So le difficoltà che hai con tuo figlio e so quante ne potrai avere ancora. Inutile dire che se un insegnante non capisce che per un ragazzo particolare ci vuole un modo di agire adeguato, allora vada pure a friggere patatine in un fast food che crea meno problemi.
    I ragazzi come tuo figlio hanno delle abilità diverse e pure molto spiccate. Basterebbe poco per riusicre ad entrare nel suo mondo e interagire con lui passando attraverso i suoi interessi e le sue curiosità. Mi ricordo l’interesse che mostrava per il mio gatto e per la stanza di mio figlio e per gli strumenti musicali. non è che ci voglia molto per capire che è un ragazzino pieno di agganci che vanno considerati e anche utilizzati. A me tuo figlio piace,sarà che dice sempre quello che pensa 😉

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