Ritroverà…

Klimt - Danae

Quante cose mi hai fatto venire in mente… quando, mettendo a posto le mie carte, le mie cose, ho rivissuto tutta una vita, fasi, stati d’animo, e mi sono detta che quelle cose mi sarebbero sopravvissute e no, non le avrei buttate, perché per mia figlia avrebbero significato avere ancora un po’ di sua madre, conoscere ancora qualche pezzetto di lei.

Cose che magari avrei buttato, ma che mi sono detta che avrebbero potuto trovare ancora voce, per dirle qualcosa che forse non ho detto io….

Perché i genitori ai figli danno sempre un’immagine di sé parziale. A loro, ai figli, è diffcile pensare a una vita dei genitori antecedente alla loro, una vita in cui erano bambini, si sporcavano gli abiti e rubavano la marmellata, una vita in cui adolescenti magari fumavano la sigaretta di nascosto, rientravano oltre l’orario previsto, amoreggiavano inventando uno studio di latino in casa di qualcuno fidato.

Perché i genitori, almeno ai miei tempi, non erano mai tristi, non stavano mai male, non avevano mai paura (e, soprattutto, non avevano mai sbagliato niente).

Per tredici anni circa ti ho dato quest’immagine, che ora mi rinfacci di non trasmetterti più: “Prima eri la mamma forte”, mi rimproveri, imputandomi a colpa il fatto che non lo sia più, ma non è così, prima ero una che stava a testa bassa e pensava solo a te, solo al dovere, poi ho alzato gli occhi e mi sono innamorata, e ho preso la mazzata di rito; è stato allora che non mi hai riconosciuto più, questa mamma inerme, che piangeva, piangeva e basta, incapace di reagire,  di far fronte ai suoi doveri.

Io mia madre pensavo quasi che fosse nata sposata a mio padre, la coppia unita, per sempre, protettivo lui, devota lei, credo che non abbiano discusso mai, o quantomeno mai finché io ero in casa. Quando m’innamorai, non credevo che i miei potessero capirmi, e infatti non mi capirono mai. Sogni e speranze, amori platonici o piccoli flirt, sempre lontani da loro, finanche quell’incontro che mi avrebbe portato all’altare.

Non gliel’ho detto che mi sarei sposata, progettavo di uscire una mattina, e poi di far loro una telefonata a cose fatte: “Guarda, stasera non torno perché mi sono sposata e vado a vivere con mio marito”. Tanta era la distanza tra di noi, e tanta è ancora.

Ma noi no, fra a me e te non c’è questa distanza, tu hai visto la mamma forte, ma hai visto anche quella debole, hai visto quella coraggiosa, e quella che ha paura, quella che lotta e spera, e quella che si rassegna e dispera: tu lo sai che sono umana, e nulla di ciò che è umano m’è estraneo.

Tu mi parli, mi racconti tutto, di te, dei tuoi amici, e vorrei che fosse sempre così, che m’affidassi sempre il tuo cuore, i tuoi sogni, le tue delusioni, anche se non mi ritieni mai in grado di consolarti, tutto ciò che ti dico è fuori luogo, forse non ti senti capita, però mi stai vicina e mi abbracci, e forse una carezza te le riesco a dare.

Ecco, forse le mie cose, i miei pensieri, i segni del mio tempo che ti lascerò, ti parleranno ancora di me, e ti accarezzeranno ancora. Persino i miei compiti in classe conservo, con quella scrittura ordinata di quando andavo a scuola, così diversa dalla tua disordinata e genialoide, perché tu sei migliore di me, figlia mia, e forse sono uno dei pochi genitori ad ammetterlo.

Di tante foto che troverai ti chiederai chi sono, e non ci sarà nessuno che potrà dirtelo. Continuerai a chiederti “Chi è costui?”, “Chi è costei?”, amici o nemici, hanno fatto soffrire mia madre, o l’hanno accompagnata per un tratto della sua vita regalandole serenità?

In un mobile tre enormi pacchi di lettere, tutta la mia adolescenza fino ai diciassette anni, raccontata alle amiche del mare, che mi rispondevano raccontando la loro: capirai forse che non era un’altra epoca, e in qualcuna delle storie raccontate potresti ritrovare una tua storia, o quella di una qualche tua amica.

Io non ci sarò, ma il mio piccolo mondo continuerà a starti accanto, e a parlarti di me.

22 commenti

  1. che bello questo tuo post,
    quanto raccoglimento, quante emozioni vere che mi hai trasmesso

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    • Grazie Aurora, e benvenuta!

      Sono contenta il mio post che ti abbia trasmesso emozioni, a me pure è venuto il magone a scriverlo!

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  2. rosigna

    Bellissimo … anch’io ho le lacrime agli occhi … appena finisco il mio multitasking (vedi post precedente), commento decentemente questo 🙂

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  3. Ma che dolcezza, e avendo un figlio anche se piccolo ti capisco, spesso questa sensazione la ritrovo nel nostro bellissimo rapporto….
    buona serata
    🙂 kate

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  4. Già. Figlie/figli c’hanno questo strano rapporto con le madri, che poi se lo tirano dietro per tutta la vita.
    Io lo dico sempre che la famiglia ideale dovrebbe essere formata da due padri: uno per i giorni pari e uno per i dispari.

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  5. Signori, un grazie cumulativo per i vostri interventi, oggi è tornata la bimba dalla Grecia, è stata una giornata piuttosto intensa.

    Comunque, per la cronaca (cronaca OT), il tono seccato che aveva quando telefonava, e per cui mi ero tanto preoccupata, era solo perché stava troppo bene e sarebbe voluta restare lì.

    Sto scaricando le foto, magari domani ne pubblico qualcuna. A domani!

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  6. iole

    Mi ha preso il cuore.
    Come sai anch’io ho una figlia e sentivo le tue parole, le tue emozioni molto vicine alle mie.
    Quando rivivono il nostro percorso da bambini (giorni fa a casa di mamma ha trovato dei miei disegni fatti da bambina)ritrovano un po’ se stessi
    riconoscono che anche noi ci siamo rappresentati in un disegno infantile,
    o conserviamo una foto,una poesia importante di un amico…un ciondolo che qualcuno ci ha regalato.E anche noi come loro ci siamo perse e poi ritrovate
    Ricordo che quando era piccola le faceva piacere sentire la storia di quando era nata : il pancione,la spinta, il suo corpo appena nato sul mio sudato e affaticato…e poi finalmente guardarla in faccia e innamorarsi perdutamente!
    Ora invece a volte la “grande” e’ lei che mi ricorda:” forse non e’ il caso mamma”

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    • @Iole: “Forse non è il caso mamma”. Sorrido, mentre penso a come mia figlia m’indottrina, quasi senza speranza, su tutto quello che non devo fare con lei, soprattutto davanti ai suoi amici e nei negozi. Proibiti baci, abbracci, esternazioni di qualsiasi piccolo, nomignoli affettuosi, fossero pure un innocentissimo “tesoro di mamma”. E va bene così, anche se so che poi arriva il giorno in cui i figli non si sa che darebbero per tornare indietro e prendersi quell’abbraccio.

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  7. Fede

    Lacrime agli occhi anche per me, quasi scontato con un post simile…
    Non ho figli, posso solo immaginare, per ora sono nella fase di conflitto totale in cui da un lato questa non maternità mi manca in maniera patologica dall’altro mi consola perchè non so (nè saprò mai in anticipo) se sarò in grado di essere una brava madre e se saprò sopportare tutti i sacrifici che ciò comporta.

    Però hai toccato il tasto del rapporto generazionale tra genitori e figli, spesso conflittuale, e hai toccato fili scoperti che mi commuovono ancora, e sempre lo faranno.

    Quando a sei anni ho visto mio padre piangere per la prima volta, disperato perchè mio nonno, suo padre, era morto in un incidente stradale, ho capito che il mondo non era come me l’ero immaginato fino a quel momento: che papà e mamma piangono anche loro, che non sono alieni dal mondo della sofferenza, del dolore, delle paure, delle ansie, delle angoscie. E capirlo così in fretta è stata una batosta che mi porto ancora dietro quando ripenso a quel momento, ma mi è servita.
    A capire che a volte sono io a dover essere forte, oggi più di ieri, man mano che la vita scorre. E mia madre…Troppo lungo da poterlo dire. Comunque, conflitto, come per tutte le femminucce, quasi naturale.

    I tempi sono cambiati, si, e tu lo dimostri nel rapporto che hai saputo instaurare con tua figlia.
    E’ bello, credo, così come è abbastanza normale che non si senta capita, perchè comunque è l’adolescenza, l’età, la vita.

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    • Cara Fede,

      mia sorella fu la prima a vedere mio padre piangere, quell’uomo grande e grosso, tutto d’un pezzo, e fu quando lei ebbe un incidente, di cui non sto qui a raccontarti i particolari. Anch’io lo vidi una sola volta piangere, quando mi disse che aveva capito la malattia che aveva, e che il suo viaggio era finito.

      Di lui, una volta, trovai una lettera rivolta alla madre, che lo lasciava in un istituto per andare a lavorare, e le scriveva “Mamma, sono stato buono, mi porterai domenica al mare?”. E’ stato strano pensare a mio padre bambino, a mio padre a sei anni. E’ stato disorientante pensare a quell’uomo granitico, quel padre padrone, che scriveva una letterina tutta ordinata in cui assicurava alla madre di essere stato buono, e le chiedeva di portarlo al mare.

      A mia figlia non ho mai nascosto di non essere inossidabile, non ho mai negato di poter sbagliare, mai preteso di avere ragione solo in virtù del ruolo ricoperto. Dicono che le madri devono fare le madri, e non le amiche, che devono mantenere il loro ruolo guida, e porsi su un piano più elevato: io non sto facendo la compagna di scuola, non sto rinunciando al mio mandato educativo: sto solo facendole presente che non sono un robot.

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  8. rosigna

    Penso che il rapporto madre-figlia sia difficile da collocare in uno schema. Molto dipende dai caratteri, dalle esperienze di vita vissuta, dal contesto familiare di origine di entrambi i genitori …
    Quello che tu racconti del rapporto con tua figlia e’ meraviglioso. Poter contare sulle sue confidenze, piu’ o meno a 360° e’ forse quello che ogni madre desidererebbe nel rapporto con la propria figlia. Ma non sempre (anzi, direi quasi mai) e’ cosi’.
    Io credo molto nel fatto che la madre debba assumere prima di tutto un ruolo educativo, e quindi anche autoritario. Non per sempre, non in assoluto, ma sono assolutamente convinta nel fatto che i figli vadano prima di tutto educati, e che quindi, come diceva un vecchio proverbio “vanno baciati quando dormono”.
    Se poi si riesce bene a conciliare i due aspetti, quello della madre amorosa e quello della madre educatrice, ancora meglio.
    Io non ho una figlia femmina, ma un maschietto, ancora piccolo. Non so se riusciro’ sempre a mediare nei due atteggiamenti, ci provero’.

    … ma e’ bello voler lasciare tanti piccoli pezzi di se’ ai figli. Lo vedo come un dono per la loro maturita’. Lo vedo come un modo per evitare che, semmai la vita dovesse essere con loro particolarmente dura, essi si sentano troppo perdenti nei confronti di genitori sempre ed irrimediabilmente sicuri di se’ e con la soluzione a portata di mano. Come un modo per far conoscere loro l’umanita’ dell’essere genitori, la fragilita’ di una madre, nonostante tutto, la quotidiana lotta per incastrare il meglio possibile tutte le varie incombenze. Il continuo pensare e studiare i mille stratagemmi per arrivare sempre vincenti a fine giornata.

    Come dici tu, penso che una madre (ma anche un genitore in generale) debba essere abbastanza umile da saper riconoscere al figlio i propri meriti, senza ripetere all’infinito “gia’, ma se non fossi stata io …”, ma debba anche saper individuare il momento o i momenti giusti per consentire al figlio un dialogo ed un confronto alla pari.

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    • Cara Rosigna, eccomi finalmente a te (la pargola dorme, dopo un lungo avvinghiamento che altro che funi).

      Tu riferisci una frase che a me fa venire i brividi, in senso negativo intendo “i figli vanno baciati quando dormono”: non ci penso nemmeno. Quelli sono detti relativi a tempi tanto per incominciare remotissimi, in cui le donne erano soggette e avevano paura di perdere un’autorità che nei fatti neanche avevano. Io ho una madre fredda, che ha sempre detto di non voler essere amica dei figli (e, in effetti, non lo è mai stata), che fosse dipeso da lei, si sarebbe fatta dare del voi e le dispiaceva che non fossero più i tempi. In realtà era una donnetta insicura e piena di paure che aveva bisogni di mezzucci e pregiudizi come appigli per recitare (malissimo) il suo ruolo di madre.

      Io con mia figlia non ho particolari complessi, a casa mia comando io, punto. Rispetto la sua personalità, i suoi spazi, ma a casa mia le regole le detto io, e non ho bisogno di farmi dare del voi e di essere glaciale. Io mia figlia la amo, la coccolo, siamo affettuose e “pomicione” lei con me e io con lei. I canali della comunicazione sono sempre aperti, lei di me si fida e io di lei. Se io le dico alle otto a casa, lei alle otto sta a casa. Lei non manca mai di telefonarmi per farmi stare tranquilla, e se si ritrova col cellulare scarico (cosa che sa che deve evitare), si premura di darmi un altro recapito. Lei sa che la mia tranquillità si traduce per lei in maggiore libertà, sa che le viene data fiducia, ma che non viene abbandonata, e che la democrazia non è anarchia, che il rispetto non è delega e procura a fare ciò che le passa per la testa. Lei non mi invita una persona a casa senza aver chiesto il permesso, e non ho avuto bisogno di non baciarla, non abbracciarla, non dirle quanto è importante per ottenere questo. Io non ci credo all’educazione rigida. Io sono come mia zia (cioè, mia zia è meglio, io purtroppo qualche gene dai genitori l’ho preso) che ha educato i figli con enorme amorevolezza e dolcezza, ma col rispetto di certi principi e valori da cui non si derogava.

      Però, “la quotidiana lotta per incastrare il meglio possibile tutte le varie incombenze […] per arrivare sempre vincenti a fine giornata.” mi sembra ancora solo una bella fiaba (la vittoria a fine giornata, non la quotidiana lotta) 😉

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  9. rosigna

    Beh, non avrai mica pensato che io sono il tipo di madre che vuole solo rispetto e devozione? No di certo!!!
    Quello che volevo dire e’ che per me sono importanti le regole, e’ importante stabilire chi e’ la madre e chi e’ il/la figlio/figlia. In tante famiglie quella che tu chiami dolcezza e affettuosita’ e’ solo uno scimmiottamento di debolezza e di immaturita’, da parte di genitori che sono ancora essi stessi figli e bambini e che quindi, privi di spina dorsale, non sono capaci di infonderne una ai propri figli.

    Riguardo al proverbio, infine, che a te fa’ venire i brividi, io invece lo trovo molto molto istruttivo. Per me significa che i figli devono prima di tutto imparare a sbagliare, a non sentirsi sempre i primi e i piu’ bravi (cosa che per i genitori e’ di certo tale) in tutto e per tutto, imparare a saper perdere, a lottare per raggiungere un risultato, ad accontentarsi anche del poco che hanno.
    Ecco, io in quel proverbio ci vedo questo.

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    • Cara Rosy, per la prima parte del tuo commento sono pienamente d’accordo, che dà troppo spago ai figli generalmente è un debole che pensa più a fare il simpatico che l’educatore, venendo meno al compito che si è assunto, e questo è un comportamento proprio delle persone insicure che cercano consenso.

      Per quanto riguarda la seconda parte mi hai lasciato perplessa: che c’entra il fatto che i figli vanno baciati quando dormono (vale a dire che non se ne devono accorgere, quasi fosse una debolezza far sapere al proprio figlio che si ama) con quello che si devono fare strada con le loro gambe, e devono imparare a rialzarsi quando cadono? Amare un figlio poi non significa pomparlo e farlo sentire il migliore di tutti, al di sopra degli altri e soprattutto al di sopra delle regole dei comuni mortali (eè così che si creano irresponsabili e mascalzoni), ma farlo sentire apprezzato e sostenuto.

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  10. rosigna

    Vedi, tu il proverbio lo leggi cosi’ … io invece lo leggo esattamente come ti ho descritto.
    Opinabile sicuramente, ma e’ quello che mi hanno insegnato a leggerci dentro.
    Forse proprio perche’ ho conosciuto molti genitori che, come dici tu, non fanno altro che pompare i figli oltre misura.

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  11. rosigna

    per esempio … 😀

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    • Tu credi che sia diseducativo quando il nipotino rompe la roba a martellate (anche quella altrui) guardarlo con occhio compiaciuto e un sorriso inebetito dicendo: “lui esamina, lui sta studiando, diventerà un grande ingegnere!”

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  12. rosigna

    Macche’ diseducativo!! Tutte le nonne fanno cosi’, cosa credi????? Ma in che mondo vivi???? 😛

    Diseducativo????? Io direi assolutamente CONTROPRODUCENTE!!!

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  13. Non voglio portare la mia allergia sul tuo blog 😉 quindi corro a starnutire di là…:) 🙂 🙂 🙂
    Ciaoooooooooooooo kate

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    • Guarda che qui di allergie già ne abbiamo tante, una più una meno… stai pure con noi, sei la benvenuta! 😉

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