Quello che eri

E proprio vero, nei blog è un passaparola.

Vado sul blog di Aquilanonvedente, e leggo questo suo articolo nel quale, a sua volta, ne cita un altro; ne riporta le parole che vanno più diritte al cuore, almeno di quelli di noi che stanno convivendo con ricordi che fanno male e non si decidono, o forse solo non riescono, a cancellare. Che convivono con giornate e con azioni che riportano sempre là, a cercare di capire i meccanismi, in un perché che lacera, e non rimane senza risposta, ma rimanda come un’eco mille ragioni, mille forse, mille intrecci, mille se, mille percorsi non intrapresi, mille buche in cui si è caduti.

Chiede Enne:

Dove vanno i pensieri tristi di chi guarda il cielo, e perde lo sguardo nel lucore delle stelle lontane?

e ancora:

Dove vanno i ricordi struggenti di  un amore lontano, un amore che si è perso fra le brutte pieghe dei giorni che mangiano giorni?

A questi pensieri, che Aquila ha voluto riportare, che io sto riportando, perché evidentemente assumono nella vita di noi, piccole eterne vittime degli stessi dolori, un valore universale, voglio aggiungere il suo pensiero finale: 

Una resa, nell’economia perversa di un mondo che fagocita se stesso, sarebbe solo un trascurabile incidente di percorso.

Noi stiamo cercando di non arrenderci.

15 commenti

  1. di passaggio

    Dimenticare .. cancellare ricordi?
    E’ possibile solo con nuove situazioni che possano colmare quanto si è perso. Altrimenti non credo si possa mai cancellare.. si impara solo a ricordare conun pò più di distacco… E per questo solo il tempo può aiutare..

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    • Io penso che dipenda dal proprio carattere e dal tipo di ricordo che si tenta di cancellare. Si dice “chiodo scaccia chiodo”, ma non è così. E’ come se una madre che ha perso un figlio ne mette al mondo un altro: non sostituirà quello perso. Sarà una nuova fonte d’infinito amore, occuperà i nostri pensieri, darà uno scopo ai nostri progetti e al nostro impegno, ma mai potrà sostituire l’altro. Non c’è stato mai nella mia vita un nuovo amore che mi abbia fatto classificare quello finito come “niente e nessuno”, né un’amicizia.

      Io però sono un caso cronico per come mi porto dietro il passato e come non riesco a cancellare niente, ma mi pare che ci sia chi riesce a fare punto a capo e lasciarsi il passato, tutto e tutti, alle spalle, con molta, molta disinvoltura. Troppa a mio parere.

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  2. Toc toc…
    Mi sono resa conto della doppia citazione.
    Grazie.
    Io fatico, e tanto, a liberarmi di una storia vissuta soprattutto a distanza ma che, paradossalmente, è stata la più “vera” della mia vita.
    Il chiodo scaccia chiodo non serve: probabilmente perchè, più che chiodi, in questi ultimi anni ho incontrato solo punes.
    C’est la vie: un figlio diciassettenne in pieno exploit ormonale è la spinta, o il calcio nel sedere, che mi costringe ad andare avanti.
    Ciao. 🙂

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    • Gli amori a distanza vivono di sogni più ancora degli altri. Io ti posso capire, dal mio cuore non esce nessuno.

      Io anche ho prole adolescente, magari i nostri pargoli ci insegneranno un modo più reale di vivere l’amore. Comunque, io sarei andata avanti lo stesso, rovinarsi la vita per un uomo che non ci ricambia, è la cosa più normale e umana, ma anche la più insensata.

      Io tanti ma tanti ma tanti anni fa, dopo un grande ferita d’amore, presi la storica decisione “Non si piange più per nessuno”. Non è andata così, nel senso che poi è chiaro che ci s’innamora e se le cose non vanno si soffre, ma è importante sapere che è un dolore a tempo, che non vale la pena assecondare. Un uomo che non ci ama, che non ricambia i nostri sentimenti, non è nient’altro che una persona non adatta a noi. In bocca al lupo!

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  3. Non si può decidere di non piangere.

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    • Ma si può decidere di non indulgere. Si può decidere di uscire di casa, distrarsi. La prima volta non ci si riuscirà, la seconda nemmeno, forse neanche la terza… poi piano piano la vita ritorna a sorridere: sempre.

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  4. L’amore, quello vero, non finisce; che senso ha sprecare pensieri e lacrime per una storia che amore non era? A volte lasciamo salire in cattedra le nostre passioni e debolezze senza nemmeno accorgercene e pensiamo di soffrire per quello che ritenevamo amore, ma siamo sicuri delle nostre convinzioni?

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  5. L’amore vero non finisce? Non ne sono convinta. Forse non finisce, ma gli si lascia prendere una brutta piega per questioni magari prese sottogamba, perché non si difende abbastanza spesso da interferenze esterne, perché si passano attimi di stanchezza in contemporanea all’altro, e allora nessuno dei due difende il fortino…

    Se un fiore appassisce, non significa che non fosse un fiore, se su un seme interviene una gelata a bloccarne la crescita, non significa che non fosse veramente un seme di un tal albero, che avrebbe potuto dare vita, in contesti e climi diversi, a un albero con fiori e frutti rigogliosi.

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  6. Certo, Ifi, questo senz’altro

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  7. Sull’amore vero che non finisce, ho fortissimi dubbi. Del resto sono agnostico quindi non credo nell’infinito né nella verità 🙂

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    • Io credo a tutto… a volte sono credente, a volte credulona… 😉

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  8. Forse devi fare più attenzione alla tua rete di informatori 😉

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    • Generalmente credo soprattutto ai miei occhi, alle mie orecchie, al mio intuito e al mio sesto senso. Gli informatori mi dicono solo, tutt’al più dove andare a guardare…. qualche piccola dritta qua e là 😆

      Io sono un’evoluzionista, credo che i rapporti si trasformino, e che sia un grande errore rinnegare il passato. Sul passato, poi, si possono ricostruire nuove storie, basta avere la capacità di portarsene dietro il buono e l’insegnamento che ne abbiamo avuto.

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  9. Ho lasciato sul mio blog una riflessione ridanciana sulle tazzine sbeccate, ma ora mi faccio serio.
    Gli amori, come tutte le cose umane, possono anche finire. La quantità di sofferenza che si sopporta dipende da tante circostanze, così come il tempo di elaborazione del cosiddetto “lutto”.
    Ma c’è un aspetto secondo me ancora più doloroso, che può caratterizzare la fine di un amore.
    Quello che io non sopporto è rendermi conto che l’altra persona è cambiata e non è più la stessa di prima.
    Forse neanch’io sono più lo stesso di prima, e questo aggrava la situazione.
    Come se due cambiamenti fossero entrati in conflitto.

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    • A volte cambia uno solo, e l’altro all’improvviso gli diventa stretto. Cerca alibi dentro si sé per tagliare quel cordone ombelicale, e gli alibi sono quanto più facile da trovare.

      L’altro, quello che ci ha amato, diventa un mostro, e allora il cordone ombelicale si può tagliare così, ce ne sentiamo in diritto senza troppi complimenti. E se l’altro rimane a sanguinare, non importa quanto, se ci guarda con gli occhi smarriti non riconosciamo il suo sguardo, se ci chiama chiedendo aiuto, peggio ancora se ci aggiunge “Perché?”, non riconosciamo la sua voce.

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