Il giardino della principessa (by balibar)

In sostanza la storia è questa.

Mi sono reso conto, ma pensavo che fosse più una caratteristica femminile, che, al termine di una storia, chi ha posto la parola fine non accetta di sparire dal cuore dell’altro. Così, di tanto in tanto, torna a farsi viva, magari sottilmente seduttiva, per creare il rimpianto, per rinverdire le vecchie passioni. Ovviamente non più praticabili.

Solitamente accade quando entrambi hanno una nuova condizione amorosa, quindi si ha a che fare con la concorrenza. E i ricordi, quelli belli, creano dei disastri emotivi.

Io l’avevo immaginato come una principessa, perché questa è l’idea che di sé ha la/il protagonista, che ad ogni amore che finisce pianta nel proprio giardino un fiore, magari un tulipano, e si premura di curarlo, d’innaffiarlo di tanto in tanto, di mantenerlo in vita, di ricordargli che è lei la principessa che ha perduto. Il fiore non ha la possibilità di andarsene e perciò non gli resta che altalenare momenti di gioia a quelli di tristezza. Di fatto è prigioniero, mentre la principessa è libera di aggiungere fiori, tenerne uno e poi magari tradirlo, lasciarne morire qualcun altro.

Le motivazioni che stanno alla base di questo comportamento possono essere tante, però a me spiega il perché di strane attenzioni non richieste, di ritorni imprevisti, spesso proprio quando dai segni di voler chiudere veramente una porta.

Sì, sono sempre forme di narcisismo, egocentrismo. Esattamente il contrario di quello che il Piccolo Principe tentava d’insegnare.

24 commenti

  1. Ne so qualcosa. Stavolta mi sono ribellata, ma non è stato facile.

    Quel fare “Toc toc, ci sei ancora?” per poi, a risposta affermativa, ridileguarsi, tornare ad essere quello/a di sempre ti disorienta e toglie energia. E poi, quando veramente si è raggiunto il fondo del fondo, e si rimane svuotati, forse all’altro un po’ di amaro (narcisismo amaro) in bocca rimane, forse l’impressione di essersi perso qualcosa, ma il qualcosa che si sente di aver perso è solo un pezzetto di potere, non è certo l’apprezzamento, sia pur tardivo, di ciò che si è lasciato andare.

    Mi sono sempre pesati questi “ritorni”, tendenzialmente non li ho mai accettati, ma le rare eccezioni fatte sono servite solo a farmi capire che nulla era cambiato. Non li ho accettati, ma ci ho creduto, ho sempre pensato che fossero rimpianti, affetto, e mai una manifestazione di egoismo, un ennesimo calpestamento dei sentimenti altrui.

    Maciullare l’altro, che non ci interessa, non lasciarlo libero, cosa dimostrano? Immaturità affettiva, delirio d’onnipotenza?

    Forse. Ma che dico, non forse, sicuro.

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  2. Babbo Carmelo

    in certi casi un vaffa chiaro è forte diventa catarchicamente liberante
    (le minestre riscaldate non sono buone)

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  3. Babbo Carmelo

    volevo scrivere

    chiaro e forte

    (ma non so come fare a modificare il messaggio).

    I beg your pardon

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  4. balibar

    Ehhh, qualche volta abbiamo a che fare con “professionisti”.

    Ce ne rendiamo conto quando è tardi.
    Ma l’esperienza dovrebbe, dico dovrebbe, insegnare.

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  5. Dovrebbe. In realtà, se il lupo perde il pelo ma non il vizio, pure l’agnello non cambia natura. Chi rispetta i sentimenti, chi li prova piucchaltro, difficilmente riesce a entrare nell’ordine di idee che l’altro ci giochi.

    Chi non ha bisogno di un ego nutrito di sé, non può credere che l’altro gli porga la mano solo al fine di risucchiargli linfa.

    Certo, poi l’esperienza insegna… ma una persona in buona fede non è mai buon alunno in queste materie.

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  6. balibar

    Ecco, pubblica Ifigenia e nessuno s’interessa più della sorte dei Principi e delle Principesse.

    Nessuno si è mai sentito nel ruolo dei tulipani del giardino o confessa che pensare di non essere più nel cuore di un ex gli ha prodotto dolore, nonostante nuovi amori?

    Ci riprovo, eh.

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    • @Bal: dai, domani ti rimetto in primo piano…

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  7. Babbo Carmelo

    immagino tutti Balibar,
    tutti.
    Ogni volta che viene ferito l’amor proprio
    si crea una ferita
    che neppure la razionalità riesce a ricucire.

    Anche se poi la vita continua …

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  8. @Babbo Carmelo: nel racconto di Bali l’amor proprio ferito è quello del principe, o della principessa. Nel tulipano quello ferito è l’amore, che lo rende prigioniero, quello che manca è il rispetto dei suoi sentimenti e del suo diritto a essere lasciato libero.

    Però la vita continua…

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  9. balibar

    No, in primo piano no, che poi arruffo le penne.
    😀

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  10. rosigna

    Caro Bali,

    riguardo a questo post, avrei una bella storia da raccontare … ma e’ troppo lunga e, forse, troppo personale.

    Sappi pero’ che, nel giardino della principessa, quel fiore che sembrava spacciato e’ ritornato a fiorire in tutto il suo splendore, forse perche’ quando era stato piantato per la prima volta i tempi e il contesto non erano quelli giusti.

    Il sole, la pioggia, le amorevoli cure di chi a quel fiore ci teneva forse anche piu’ della principessa stessa, hanno fatto in modo che l’opera iniziale non andasse perduta.

    … Ed eccoci qui 🙂

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  11. balibar

    Meno male che sei qui. 😉 😀

    Le storie mi piacciono, come direi ad Ifigenia.

    Sempre pronto ad ascoltarti se mai ti venisse voglia di raccontarla. 😉

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    • In effetti c’è anche questa opzione, ma è proprio l’eccezione che conferma la regola quella che tiene prigionieri. Perché uno spera sempre di far parte di quell’eccezione, che il sentimento esista ancora, che il paradiso non è completamente perduto: è la speranza di ricostruire quella che rende prigionieri.

      Parlavo di questa storia che ci hai voluto raccontare proprio ieri a teatro con una mia amica, da dodici anni circa (s)legata a uno scarnificatore. Le ha tolto ogni speranza, ogni energia, e lei, peraltro donna cui veramente non mancherebbe niente per conquistare un uomo, ha buttato la sua vita così, ripiegata su se stessa, aspettando il principe che ogni tando concede una goccia d’acqua a quel fiore che la brama. Questo significa chiedere l’elemosina, e credo che siano forche caudine per le quali sono passati un po’ tutti, tutti gli animi più sensibili intendo.

      Poi c’è anche il fatto che se le persone giuste s’incontrano nel momento sbagliato, la vita può anche offrire una seconda opportunità, di rincontrarsi nel momento giusto ed essere felici.

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  12. rosigna

    … lasciami solo trovare le parole giuste (e il tempo … ah, il tempo!!!) e poi te la raccontero’! 😀

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  13. rosigna

    … vi piacera’ la mia storia 😉

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    • E mica ci puoi fare così! Che ci fai, il giochino vedo/non vedo, vi dico ma non vi dico!

      Spara la storia, che siamo tutt’orecchie!

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  14. rosigna

    … guardate che e’ davvero lunga … cerchero’ comunque di “tagliare il superfluo”.

    Tutto ha inizio circa 12 anni fà. Affrontavo un periodaccio. A casa fronte di guerra continuo, quando tornavo per il fine-settimana dall’universita’ mia madre faceva finta che io non esistessi.

    Stavo da circa 4 anni con un ragazzo e sognavo di costruire con lui qualcosa di concreto, ma, quando ho deciso di affrontare l’argomento, ho ricevuto una doccia fredda. Gli sembrava troppo presto per parlarne. Ci sono rimasta malissimo.

    All’universita’, invece, era come se io fossi un fiore che sbocciava. Gli inizi non sono stati rosei, sia dal punto di vista dello studio, sia dal punto di vista delle relazioni sociali. Mi sembrava un mondo cosi’ fuori dalla mia portata!

    Poi pian piano ingranai con lo studio.

    E quell’anno fu un anno speciale. Qualcosa cambio’. Conobbi un po’ di gente, ragazzi e ragazze che, a loro volta, mi presentarono altri ragazzi e ragazze. Un giorno conobbi LUI.

    Avete presente quando nascono quelle sintonie, quelle alchimie, a pelle? Ebbene, con lui fu cosi’. Sembrava che i nostri pensieri si parlassero … senza bisogno di parole.

    Ben presto la nostra complicita’ fu fin troppo evidente … ma noi eravamo convinti della nostra amicizia, lui era libero, io avevo il mio ragazzo, sebbene quel rapporto cominciasse a starmi stretto.

    Una sera lui mi invito’ a cena a casa sua. Fu una serata indimenticabile. Conobbi una famiglia stupenda, c’erano anche suo fratello e sua sorella con i rispettivi compagni e un suo amico d’infanzia, che gia’ conoscevo.

    Insomma, cominciavamo ad avere “troppe cose in comune”.

    Non vedevo l’ora la mattina di essere in facolta’ per vederlo, spesso mi passava a prendere in macchina, la sera uscivamo in gruppo e io sempre con lui.

    A dicembre, poiche’ io non ero mai stata a San Gregorio Armeno (la via dei Presepi), mi propose di andare con lui.

    Fu una giornata bellissima, indimenticabile anche quella.

    E ci baciammo …

    A quel punto io ruppi con il mio ragazzo e, dopo le vacanze di Natale, iniziammo una storia.

    Ma io ero troppo piccola, ero una ragazza di paese che si stava aprendo al mondo, e forse non fu proprio una buona idea quella di “chiudermi” in una nuova relazione avendone appena troncata una nella quale credevo molto. Lui poi era un tipo abbastanza possessivo e geloso. In piu’, essendo piu’ grande di me, giustamente vedeva cose e situazioni da un altro punto di vista, mentre io avevo per il momento abbandonato i miei propositi di costruire a breve una famiglia.

    Insomma … commisi qualche passo falso, lui continuava a cercarmi, io mi sentivo braccata, mi sembrava di non poter respirare … e troncai.

    Ci fu un litigio memorabile, davanti alla biblioteca di facolta’. Volarono paroloni … e anche cose.

    Ero molto arrabbiata. Ero in crisi, non mi capivo piu’ e l’unica cosa che volevo da lui era che mi fosse amico. Ma lui amico mio non poteva e non voleva esserlo.

    Ricominciai, senza di lui. Lo rimossi completamente dalla mia vita e, per fortuna, lui era molto prossimo alla laurea, cosi’ non lo vidi piu’. Anzi, il giorno della sua laurea, evitai accuratamente di farmi vedere in facolta’.

    Poi mi sono laureata anch’io, dopo qualche mese, ho cambiato citta’, ho iniziato a lavorare, perdendo completamente le sue tracce, cosi’ come lui le mie.

    Solo un legame in comune .. qualche vecchio amico dell’universita’ che sentivo di tanto in tanto.

    Sei anni dopo, uno di questi amici mi chiama. Una lunga telefonata, con tanti aggiornamenti su di noi. Caso strano era che qualche tempo prima avevo ripensato a quel LUI, dopo tante delusioni ricevute negli ultimi anni … mi sembrava di dover elemosinare anche quel millesimo di affetto che invece LUI mi aveva elargito gratuitamente mille volte tanto.

    Fu una bella telefonata. Con quest’amico ci ripromettemmo di vederci in estate, quando io sarei tornata per le vacanze estive nella terra natia.

    Giunge agosto. Un giorno, ero a pranzo da alcuni zii … una telefonata. E’ quest’amico che mi dice che sta venendo a trovarmi. Gli spiego dove mi trovo. Lui arriva.

    Io scendo in strada. Lo vedo … e vedo anche LUI.

    Mi blocco.

    Poi mi dico “Ma dai, dopo tanto tempo, stiamo ancora a fare le ragazzate?”.

    Saluto il mio amico e … saluto anche lui. Salgo in macchina con loro e andiamo in un localino a bere qualcosa.

    La prima mezz’ora e’ stata “di fuoco” … troppi sassolini nelle scarpe di entrambi. Il mio amico quasi si e’ pentito di aver organizzato quest’incontro a tradimento (e ovviamente poi, avendo saputo anche la reazione di LUI quando quest’amico gli ha proposto di passare da me, credo che abbia avuto molto coraggio … ma lui credeva in noi!!!)

    Ma poi tanta voglia di raccontarsi.

    Sono andati via. Ma prima ho proposto loro una pizza, prima della mia ripartenza. Hanno accettato.

    Sono rimasta sola.

    E sono tornati i ricordi … quanti ricordi!!! E, assieme a loro, quanti rimpianti, quanto dolore …

    Giunge la sera della pizza. Sono emozionata e decisa a chiedergli scusa. Non mi aspetto niente, ma devo chiedere scusa della mia immaturita’ nei suoi confronti, perche’ ho saputo che “dopo” lui e’ stato davvero male.

    Arrivano. Scendono dalle auto. Ci sono anche alcune ragazze. Due le conosco. Sono la sorella e la ragazza del mio amico. E le altre due?

    Ad un certo punto vedo che LUI e una delle altre ragazze si scambiano la sigaretta.

    Noooooo … sto male!

    Ma so che devo chiedergli scusa.

    In pizzeria gli chiedo di sedersi di fianco a me. Accetta.

    Pian piano io e lui ci “isoliamo” … parliamo di noi, ci sentiamo anni luce lontani dagli altri.

    Sono felice.

    Ci scambiamo i numeri di cellulare e ci salutiamo con un abbraccio.

    Io ritorno a Milano.

    Lui resta li’.

    Dopo un mese, sempre grazie al mio amico, ci incontriamo a Firenze.

    Un week-end che rimarra’ per sempre nel mio cuore.

    A Firenze la nostra storia riparte.

    L’anno dopo ci sposiamo.

    Dopo un altro anno nasce nostro figlio.

    … e siamo ancora qui 🙂

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    • Bellissima storia, ed è bello vedere il lieto fine però… però credo che questo non fosse quello che intendeva Bal col suo racconto. Tu sei scomparsa dalla sua vita, hai fatto in modo di non incrociarlo più, non ti sei fatta vedere in facoltà alla sua laurea. Credo che lui invece intendesse riferirsi alle persone che, in qualche modo, non ti lasciano andare. Che ti lasciano, ti abbandonano, ti snobbano, finché sentono che sei ancora nella loro orbita, ma quando finalmente riesci a togliere questo filo, zacchete, riallungano la mano, a qualsiasi costo, si espongono, persino si umiliano, fino a che non ti riagganciano l’anima: da lì, ricominciano le bastonate. E’ un gioco crudele, dove ci sono la vittima e il persecutore, ma non il salvatore.

      Il salvatore potrebbe essere un’altra storia, ma a volte la nuova storia è debole, e la pressione psicologica dell’antico amore forte.

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  15. rosigna

    Beh, puo’ essere, ma e’ anche vero che, avendola vissuta sulla mia pelle e lui sulla sua, un po’ nella storia di Bal mi ci sono collocata.

    Io senza dubbio sono stata la “carnefice”. Nel senso che qualche sassolino di troppo l’ho lanciato io. Poi ho tolto la mano, si’, ma ho preteso che lui mi rimanesse amico perche’ sentivo il bisogno di lui. Solo che volevo che il gioco si svolgesse secondo regole che fissavo io.

    E questo dopo il litigio furioso.
    Cercavo il contatto fisico, volevo che lui mi stesse ad ascoltare, che mi offrisse la sua spalla per piangere, pero’ volevo che fossimo solo amici, perche’ i miei orizzonti si stavano allargando.

    E’ vero, poi ho scelto di sparire. Gli amici, giustamente (forse) si sono nella quasi totalita’ schierati dalla sua parte. Io sono rimasta sola.

    … ma per un frangente sono stata carnefice … e che carnefice!!!

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    • In teoria saremmo tutt’orecchi, ma non vogliamo chiederti troppo…

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  16. rosigna

    … sono io che non voglio tediarvi ancora … ho scritto decisamente troppo, non e’ da me … mi sento quasi in imbarazzo … (faccina con le guance rosse)

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  17. balibar

    Ifigenia, come si conviene, esprime molto bene il pensiero all’origine del mio post.

    Ma Rosy, che dire, la tua storia è una bellissima “variante” dello stesso tema.
    La differenza sta che nel tuo agire non c’era una coazione a ripetere.
    Ed il finale lo dimostra.

    Grazie 😉

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  18. Probabilmente Rosigna ha fatto degli errori per insicurezza, per paura, forse anche per giovane età, ma non c’era quella sottile volontà di dominare l’altro, di svuotarlo, di pretendere senza nulla dare, che ci sono nel principe o principessa della storia. Il principe/principessa vogliono asservire emotivamente l’altro, è un modus vivendi, non un momento di disorientamento, solitudine, incertezza, rimpianto, tentennamento, o come lo vuoi chiamare.

    Poi, come dice Bal, il finale lo dimostra. La tua storia è la storia di una persona molto giovane che ha ancora bisogno di un po’ di tempo per trovare anche se stessa, il principe/principessa sono spesso adulti, magari con dei complessi, per cui hanno bisogno di sapersi burattinai dei sentimenti altrui, e di tirare e allentare i fili a seconda della bisogna e dell’umore del momento.

    E, sicuramente, il filo viene ritirato a sé quando sembra che sia troppo lento, o si stia per spezzare.

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