Il dolore
Mi ha fatto male ieri leggere il post di Martina. Mi ha fatto male, e non solo per l’affetto che mi lega a lei.
Quello che mi ha scatenato quel post è andato oltre la solidarietà, ha scavato dagli abissi della mia anima tutto il dolore che vi avevo sepolto, e me l’ha rigettato adosso.
Mi ha messo davanti a me stessa, quasi a dirmi “Ehi, ma che credevi di fare, andare avanti così? Ignorare che io esistessi? Pensavi che bastasse voltare la faccia dall’altra parte per risolvere tutti i problemi?”
Mi ricordo le parole di una persona che diceva: “Fino a che punto uno deve soffrire prima di poter dire ‘Non ce la faccio più!’ ?”.
A chi ha detto che qui racconto i casi mei risponderei con un riso amaro, un ghigno impastato di pianto: “Ah, come ti sbagli! Se qui io mi permettessi davvero di parlare di me vedreste scorrere fiumi di lacrime e…” e mi fermo qui, perché non ce la faccio.
Quando si parla di integrità, e la gente dice “Io voglio potermi guardare allo specchio”, forse non sa che non è solo la cattiva coscienza quella che non ti fa guardare allo specchio, ma anche il tempo che vivi come sprecato, come passato senza costruire, tempo che si scandisce sul tuo volto, ma non sulla tua vita, e allora quel volto che stride tu non lo vuoi guardare.
Mi ricordo che una volta, mentre stendevo i panni canticchiando, uscì da dentro di me una voce incontrollata che disse con un sospiro “Io non ce la faccio più”: ero io che parlavo, un suono flebile uscito dalla mia pancia assolutamente a sorpresa, mentre ero intenta in tutt’altro.
E allora mi chiedo: quante parti di me ho soffocato, quante mi stanno urlando dentro aspettando che io in qualche modo permetta loro di uscire allo scoperto e finalmente esplodere?
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Ho pensato per molto tempo che potersi guardare allo specchio volesse dire semplicemente non avere nulla di cui vergognarsi, e che la mia presunta “integrità morale” mi sarebbe bastata per affrontare tutto. Ora mi guardo allo specchio, e penso solo che non ho avuto alcun rispetto per me stessa, che ho perso molte occasioni e che non sono felice. La persona che vedo è molto meno “integra” di quanto dovrebbe, anzi, il più delle volte i suoi pezzi sono talmente minuscoli che mettersi lì per incollarli insieme di nuovo mi sembra solo fatica sprecata. Le domande con cui concludi il post me le sono fatte e me le faccio spesso, nonostante la mia vita sia di certo meno complicata della tua. E’ solo che vorrei con tutto il cuore che tornasse ad essere la MIA vita…
La croce della vita mi pesa enormemente, allora me la carico sulle spalle vado in piazza per scambiarla con un’altra più leggera..Guarda e ti riguarda, pesa e ripesa, sono rientrato con la mia, ORA LA LACRIMA CHE MI SCENDE INCONTROLLATA NON’è SOLO PER LA MIA PESANTE, MA PER I TANTI AMICI E CONOSCENTI SCHIACCIATI DA UN’ASSURDA VITA.,, Cara Ifi tocchi le corde più profonde e sensibili, di bello è che ne escono delle paradisiache melodie
cara Ify
prima di tutto voglio ringraziare te e tutti quelli che ieri mi hanno mostrato una commovente solidarietà. Sono cose che non si dimenticano e difatti non le dimenticherò.
La tua storia la so e sebbene ci siano alcune differenze di vissuto tra me e te, la domanda comune che si può associare è comunque una sola: perché abbiamo lasciato che ciò accadesse?
Io credo fermamente nella massima che noi siamo artefici del nostro destino. Certo, ci sono quelle incudini inevitabili che ti cadono in testa come un lutto improvviso, la perdita non voluta di qualcuno che si ama. Ma la morte è una componente inevitabile della vita, infatti l’unica cosa certa. Per cui si sta male, si affronta il dolore orribile della perdita, lo si metabolizza e alla fine si ricomincia a vivere.
Ciò che non accetto è il dolore causato da situazioni di vita che tutto sommato mi sono scelta io. E che sono evitabili, prevenibili e, soprattutto, spesso aggravate dalla totale indifferenza di chi ti sta attorno.
I matrimoni falliti ne sono un esempio. Quello che ho fatto io anni fa è stato un atto immaturo e irresponsabile. Fuggivo da una situazione personale insostenibile e invece di crescere e maturare, guarirmi insomma, in una nuova situazione tutto sommato gradevole e favorevole (e per molti aspetti invidiabile) – giovane donna single in una frizzante capitale europea, con un lavoro a contratto a tempo indeterminato in una grande multinazionale americana che mi trattava come una regina e con una carriera aperta davanti – mi sono andata a invischiare in una relazione malata, sbagliata e torbida. Per tornare ad un tuo post recente, qualcuno avrebbe dovuto darmi un bel calcio nel didietro e gridarmi nell’orecchio ma che *beep* stai facendo!?!?
Ad aggravre la situazione ci sono anche due bambini che ho scelto di avere (nessuna scusante) e che stanno pagando per le mie azioni irresponsabili e di cui mi assumo piena responsabilità per le loro sofferenze.
dunque concludo con un: perché? Perché ho travolto tutto e tutti come un buldozer lasciando dietro di me una scia di macerie senza fermarmi in tempo? E non venitemi a dire che l’amore ci porta a fare azioni irresponsabili, perché nella mia torbida vicenda c’è ben poco amore.
Se riuscissi a trovare una risposta a questa domanda, forse riuscirei a chiudere questo capitolo doloroso della mia vita e a mettermi l’animo in pace.
E nel frattempo ti mando un immenso abbraccio. Non è molto ma almeno potrà servire a farci sentire meno sole.
@goldie: sorella separata alla nascita?
@Igor: io credo che la soluzione sia una maggiore solidarietà, ed essere tutti più vicini l’uno all’altro.
Solitudine e tradimento sono due macigni nella già difficile vita di un individuo.
Grazie comunque per i tuoi complimenti, sei sempre tanto caro.
Qualsiasi cosa che possa essere raccontata, quindi condivisa e che quindi crea solidarietà, può essere superata.
Le cose che non possono essere raccontate sono quelle insuperabili.
@Martina: cara amica, io e te siamo molto simili, ma devo dire che io sono molto più tollerante nei confronti di me stessa, e ho decisamente meno sensi di colpa. Perché ho fatto certi errori? Per esempio, perché non avevo la sfera di cristallo che mi predicesse il futuro, tanto per dirne una.
Una famiglia di origine che ti tarpa le ali è pure come un lutto, un’incudine che ti cade improvvisa sulla testa, e spesso da questa nasce un matrimonio sbagliato (come nel mio caso): ma anche questo significa reagire, anche questo è ricerca della felicità, indipendentemente dal fatto che si attui o meno.
Hai scelto tu di avere dei figli? HAI FATTO BENISSIMO!!!
Non so per te, ma mia figlia mi ha riempito la vita in maniera così totale che qualunque sia il prezzo pagato per averla lo valeva tutto.ia
Hai contratto un matrimonio sbagliato? Non l’hai fatto per amore? Per qualche motivo comunque l’avrai fatto: chieditelo, e vedrai che magari sarà un motivo valido.
Perdonati. Anzi, assolviti, che forse da perdonarti non c’è granché
Ciao, grande piccola donna, stammi bene. E, soprattutto, stammi in Italia
@Aquila: e allora le mie sono insuperabili…
Scherzo, è solo sul blog che non possono essere raccontate, questione di privacy, nessuno scheletro nell’armadio
Ragazze mie, non mollate, per favore. Avete già sopportato tanto, dai, sono sicurissima che in fondo c’è ancora un po di forza. Credeteci e non sentitevi abbandonate. Nessuno in queste situazioni deve sentirsi abbandonato. Fa così male… Vi abbraccio forte.
@Ify: non so per quale motivo l’abbia fatto. Sicuramente volevo una famiglia ma in modo “malato”. Una sorta di sostitutivo per quella che non avevo avuto. Forse un po’ come è capitato a te. Questa situazione ci rende vulnerabili e si finisce in “bocca” a chi invece tanto vulnerabile non è. L’amore è altra cosa. L’amore è convinzione. Maturità. Responsabilità. cose che certamente non avevo a 26 anni.
@Aquila: ma lo sai che hai esposto il principio fondamentale di qualsiasi psicoterapia di successo? Nel momento in cui sei disposto a parlare dei tuoi problemi e a ammetterli come problemi, sei già a metà dell’opera (per questo, ify, vedo speranza anche per la tua risoluzione…).
Mai pensato di diventare terapista? Secondo me saresti fantastico
@Luisa: non vorrei parafrasare una cosa già detta, ma non siamo noi che molliamo tutto, è tutto che sta molando noi!!!
@goldie: veramente sui blog tanta infelicità è sempre girata, molti lo usano addirittura unicamente come sfogo dei propri problemi. Diciamo che attualmente gira anche su quelli che solitamente hanno un tono diverso, ma considera anche la crisi… stiamo iniziando a non riuscire più a far studiare i nostri figli, mettere insieme il pranzo con la cena, e la gente è più triste, nervosa, avvilita, e il tutto provoca poi un effetto domino.
@Martina, io è una vita che parlo dei miei problemi, e non ne ho ancora risolto uno.
Forse ora dovrei cambiare registro, guardare meno al passato e più al futuro: d’altra parte, Ifigenia è o non è nata per questo? Se leggete la scritta associata al mio avatar, recita:
Insomma, la buona volontà almeno c’era… una delle personalità sepolte dentro di me, che urlano per venire fuori, è sicuramente “la rivangatrice”, e tra tutte è quella che riesce a risalire a galla più spesso
il dolore va condiviso… il suo peso è meno faticoso da portare… così come i momenti di gioia, il sorriso si moltiplica sul volto degli altri inconsapevolmente…
un abbraccio forte…
PS: ma per caso c’è un virus di insoddisfazione che naviga in giro?? siamo in molti ad avere nel cuore un velo di tristezza.. dipenderà dal clima?
in effetti ho ceduto anch’io all’uso del blog come valvola di sfogo… sono una che fa molta fatica a parlare dei propri problemi e nessuno che mi conosca direttamente ha mai sentito da me affermazioni come quella che ho postato stamani leggendoti, ne’ le ha mai sospettate. figuriamoci se qualcuno potrebbe immaginare da una che si autodefinisce “premio erode del millennio” che una fetta della mia personale crisi riguarda una micidiale combinazione del tuo “stiamo iniziando a non riuscire più a far studiare i nostri figli, mettere insieme il pranzo con la cena”…
“Fino a che punto uno deve soffrire prima di poter dire ‘Non ce la faccio più!’ ?”
Non lo so… credo che la sofferenza sia senza limite, che il limite di questo ostile sentimento venga posto dal dolore che si prova, che può essere immenso per alcuni e lieve per altri. Sta a chi soffre sapere se ha raggiunto il limite o se può ancora sopportare e avere la forza di spostarlo più avanti.
Non credo che si possano soffocare parti di noi, quando il dolore raggiunge l’apice, o quantomeno quello che noi riteniamo tale, allora si più comprendere che è stato la stessa sofferenza a darci la forza per continuare a camminare, perchè, strano ma vero, l’uomo è incapace di vivere senza soffrire.
Non so se ho compreso il messaggio che hai vuluto lanciare, riconosco però che la sofferenza, e quindi il dolore, può lacerare fino al punto di annientare la nostra volontà, di sbriciolarla come un biscotto tra le mani di un bambino, di renderci inerti e inermi davanti ad altro dolore.
Vorrei un mondo diverso, lo pretendo, se non altro per il mio impegno nei confronti della vita. Attendo paziente il mio centuplo e nel frattempo digerisco i bocconi amari di questa misera e povera (in tutti i sensi) esistenza.
Ti lascio un abbraccio….
@Daniela: secondo me, lo ripeto, dipende anche dalla crisi economica: oltre a tutto il resto, ci sentiamo strangolati.
@Goldie: credo che più che della tua crisi personale si tratti della crisi personale dell’80% degli italiani: non ce la facciamo più.
Mi sembra di essere ai tempi dei feudatari, con tasse e balzelli di ogni genere imposti al popolo oppresso.
@Alfonso, non credo di essere daccordo. A volte spostare il limite della sofferenza significa ridursi al lumicino, al punto di non avere più forza di reagire: bisogna fermarsi prima, ogniqualvolta questo è possibile.
Per quanto riguarda il fatto che l’uomo è incapace di vivere senza soffrire, pure non mi trovo d’accordo: diciamo che l’essere umano ha una strana e perversa tendenza a crearsi i problemi quando non ce l’ha, ma forse il bisogno è quello di qualcosa per cui lottare, qualcosa che gli occupi i pensieri, non di sofferenza fine a se stessa.
Comunque, avremo modo di confrontarci ancora: io continuo a sentirmi ottimista, e che la vita non è stata mai inutile. Sofferente, ma ottimista.
Ogni tanto mi viene in mente una frase del film “vanilla sky”… “Ogni minuto che passa è una occasione per rivoluzionare tutto. Completamente”.
E il nostro (almeno il mio) principale difetto è di lasciare che di minuti ne passino tanti. Fino a divenire un’eternità.
Vedi, quando in me ha prevalso la rivangatrice, e avevo pensieri triti e ritriti, sempre quelli e da li non se ne usciva, mi sono trovata ad un bivio, o mi buttavo io dal ponte, o ci buttavo lei. Ho buttato lei. Non è stato ne facile ne immediato. Lo so che è sempre li, in agguato, appena mi distraggo mi si para davanti. L’ultima volta che ha avuto il sopravvento, ho sbroccato maledettamente e stava per succedere un casino enorme, non me lo sarei MAI perdonato, non me lo avrebbero MAI perdonato. Certe situazioni sono così, e allora che si fa?. Ho già riflettuto abbastanza sui perchè. Basta. Si proceda a testa bassa come i tori infuriati e s’incorni l’incornabile. Piccole pause di stanchezza e sconforto umanissimo,ma poi ancora lotta… arriverà anche il giorno in cui l’unica cosa da fare sarà piangere e si faticherà a venirne fuori. Ma non è questo il momento. Io faccio coraggio a me stessa e agli altri così, ma magari sbaglio, non so…
@ Martina e Ifigenia: avete scritto entrambe delle cose toccanti e profonde, non voglio entrare in questioni così delicate
ma da diretto interessato vi dico: i figli di matrimoni disastrati possono venire su benissimo, e poi se la cavano molto meglio dei figli della famiglie c.d. “perfette”, non sentitevi in colpa nei confronti di persone cui avete dato la vita e (sono certo) anche molto amore
vedrete che con gli anni vi daranno molte più soddisfazioni di quello che immaginate
@Kalos: mi stamperò questa frase in mente a caratteri cubitali, e me la ripeterò a mo’ di mantra.
E anche se di minuti ne sono passati tanti, ne basta uno solo per rivoluzionare la vita.
Grazie…
@Luisa: io non capisco perché la rivangatrice si arrampichi sulle pareti del pozzo come Samara in “The ring”, mentre per esempio la sessuomane se ne rimanga lì buona buona… c’è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo
@FraP: lo so che i figli possono venire su benissimo, ma per una volta mi stavo preoccupando di me: anch’io vorrei vivere e, sono certa, anche Martina.
Buongiorno Ify.
Ma la rivangatrice non trova proprio nemmeno una mano che, arrivata quasi in cima al pozzo, l’aiuti a uscirne fuori definitivamente?
(Non oso nemmeno immaginare a cosa potrebbe invece aggrapparsi la sessuomane…).
@aquila: più bel sostegno di quello, vuoi mettere?
La rivangatrice poi non deve essere salvata, ma dissolta…
@Ify, io sostengo che il nostro benessere e quello dei nostri figli è strettamente correlato, cucito insieme in modo indistricabile. se noi stiamo male, loro stanno male, e viceversa. Solo il pensiero che i miei figli sono sereni e possano finalmente proseguire in un percorso di benessere, mi porterà serenità. In questo senso io mi preoccupo per me: se vacillo, se crollo, non ci sono per i miei ragazzi. Se invece riesco a raggiungere salute e serenità, posso trasmetterla a loro e posso sostenerli in modo adeguato. I nostri stati di felicità sono intrecciati, ed è una cosa per me imprescindibile, intessuta nei miei geni.
@aquila: ettepareva
Altro post nel quale entro in punta di piedi.
Non perchè il dolore non lo conosca e riconosca, ma perchè quello che ha fatto parte della mia vita, oggi, mi è lontano e quasi quasi dimenticato.
So che le mie due amiche diranno che sono stata fortunata e lo credo pure io anzi ne sono certa. Ma quello che sono oggi è comunque il frutto di tanti punti di dolore che sembravano di non ritorno. Quanto bisogna soffrire per poter dire “non ce la faccio più” non lo so e forse non lo voglio nemmeno sapere. Certo che a certi livelli ci sono arrivata… poi il mio carattere combattivo ha sciolto i nodi e mi ha condotta sulla retta via. Insomma bisogna imparare che pur se è umano dire “non ce la faccio più” è corretto pensare che comunque nessuno riuscirà a risolverti i tuoi problemi. Non perchè sei personalmente sola, che magari è pure vero, ma principalmente perchè di fronte a se stessi si è fondamentalmente soli.
In cosa mi ha aiutato il mio carattere è presto detto. Sono nata decisionista, pratica e responsabile. Se ho un problema, ma anche molti in contemporanea, so anche che nel momento stesso che si pongono, hanno anche dentro di sè la soluzione, c’è anche se non la riesco a vedere. Allora mi metto a pensare come risolvere (da sola perchè ogni aiuto è un di più, una manna dal cielo che non devo considerare a prirori). Mi giro e rigiro il problema è… pianino pianino oppure come un fulmine a ciel serono mi viene in mente una soluzione ed è sempre quella buona.
A mio favore devo dire che la presenza di mio figlio nella mia vita mi ha dato quella forza che non sapevo nemmeno di avere. Me ne sono sempre fatta carico, come e più della mia vita.
E fino a qui sono arrivata.
Capisco che non tutti i giorni sono uguali e neanche tutte le situazioni. Capisco che la lontananza e l’impossibilità di potersi appoggiare a una qualsiasi struttura di sostegno sia deteriorante. Però, attenzione non reiteriamo nei nostri errori. Se sappiamo quali sono le nostre debolezze, su quelle dobbiamo lavorare. Se siamo state ricattabili, è proprio lì che bisogna prendere forza e non consentire possibilità agli altri.
In pratica se esistono delle persone che ti fanno venire l’esaurimento nervoso, perchè non pensi prima a farglielo venire tu?
Insomma un po’ la teoria che la miglior difesa è l’attacco. A volte solo così riesco ad aggredire la vita, senza subirla.
Per carità, non sono nella condizione di dare consigli e quindi non è da prendermi come esempio, però a volte ci si rende deboli o forti a seconda di come ci vediamo. Un po’ il ragionamento del post precedente, ossia di come siamo e se siamo quello che ci vedono gli altri.
Tutto ciò interagisce, ma ad avere punti fermi, su cui non si può transigere, dà molta sicurezza e ti consenti di non mollare perchè sei tu stessa ancorata a dovere.
Per quel che serve
Ross
Nessuno di noi,è in grado di dare consigli, anche se ognuno di noi lo vorrebbe, tanto più intensamente quanto più affetto ci suscita chi del dolore sia preda …
Eppure, nella pacata riflessione di Lady @Rossaura-30, sincera e concreta, e nella constatazione umanissima e sperimentata di Ser @FraPuccino-23, più che consigli, emergono situazioni che del dolore si sostanziarono, ma mai piegandosi ad esso !
Il dolore, talvolta, ci morde ed azzanna, ci fà credere – a torto ! – che nulla più si possa fare per uscirne, poi, immutata ed integra la nostra volontà, che è Figlia non degenere del nostro inguaribile amore per l’ esistenza, si innalza su tutto e ci fa intravedere, netta e vicina, la via d’ uscita raggiungibile !
Ps. Ser @Aquila, scusami tanto, ma sai … le innumerevoli battaglie cui partecipai mi ottusero un poco l’ intelletto … insomma … ehm … non ho capito bene : a che si deve aggrappare la sessuomane ?!?
La sessuomane faccia la festa alla rivangatrice
Mi ritrovo nel commento di Ross e mi fa piacere la ritrovata positività di Martina. Nelle famiglie è così, il benessere di uno si trasmette agli altri. Un meraviglioso contagio
@Martina: infatti.
Quei genitori che fanno a pezzi l’altro genitore “per il bene del figlio” o sono inaccettabilmente sciocchi o sono solo degli egoisti ipocriti (idem per suocere varie e per chiunque distrugga una persona che ha dei figli da crescere).
Poi, un essere umano non dovrebbe venire fatto a pezzi mai, ma questo è un altro discorso, e più complesso di quello che possa sembrare).
@Ross: io sono stata sempre forte, determinata, decisionista e non ho sensi di colpa, ma questo non mi ha salvato dal dolore.
Io non credo che ce la facciamo senza qualcuno a cui stiamo a cuore: “Datemi un punto d’appoggio e visolleverò il mondo”.
Il punto d’appoggio ci vuole. Sempre. E non ditemi “Devi trovarlo dentro di te”, non sono così supponente.
@Ser Bruno, la risposta alla tua domanda:
@Luisa: credo che se la sessuomane si risvegliasse la rivangatrice si dileguerebbe: hai presente “La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”?
Scherzi a parte, io credo che un appagamento sentimentale (e professionale, e familiare… ) non lascerebbe spazio a recriminazioni e rancori.
AAAiAAAHHHHH !
olimortè !
Ma … ehm … “quell’ appiglio”, riuscì a resistere integro sollecitato dal peso di Jane ???
Forse @Aquilaingenua, che conosce come me le leggi dell’ ingegneria, si riferiva ad altro, magari di “maggior consistenza”, chissà ….
Quanto deve ancora uscire fuori, Ify? Sicuramente tanto.. ma mi sembra di vedere, da quel pò di idea che mi sono fatta di te, che una buon parte sia già venuta fuori. Sei una persona determinata, come tu stessa ti riconosci, e questa è una ottima caratteristica.. Il resto verrà fuori, mia cara, perchè è chiaro che le porte sono aperte..
Il guaio invece è quando ormai si tiene ben salda la porta….
@Ser Bruno: insomma, siamo riusciti a buttare in burletta anche un post come questo… siamo o non siamo i peggio?
O forse, solo i più coscienti che “gente lieta il ciel l’aiuta”
@Dani: come ho risposto a Ross, essere determinati non è tutto: rimane la stanchezza fisica, e la sensazione di non avere appigli, di non poter gettare la spugna mai, neanche per riprendere fiato un istante.
E’ pesante, sai, anche se credo sia vero che una persona buona non sia mai sola (però resta sempre da accertare che io una persona buona lo sia…
).
Sì, Amica mia, siamo “i peggio” !
I “peggiori angeli in circolazione”, ma quando il dolore uccide, conosci angeli migliori ?
Ps. Ehm … Lady @Dani-38, “porta chiusa e ben salda” ?!
Beh … riportai da Gerusalemme un potente “ariete da sfondamento”, sì, lo stesso con cui sprangammo la porta di quella fatale Città violata, non far complimenti : chiamaci e vedrai, nemmeno “quella porta” resisterà ai nostri assalti !
Ifi ho letto qualche commento poi ho dovuto fermarmi perchè mi si è stretto lo stomaco…”io non ce la faccio più!”, già io non ce la faccio più, nonostante il sorriso e le frasi allegre che dico o il volermi imporre di essere serena, e di guardare oltre perchè non vale la pena, dentro mi sto massacrando….e capisco un pò come dice Martina che il mio è un cercare quello che ho, e di capire che oramai alla sofferenza che sento dentro non c’è più un tempo illimitato…sono arrivata al capolinea, perchè dentro tra le cose che come dice Aquila non si riescono ad ammettere e a raccontare, a volte neanche a se stessi, c’è odio rancore, rabbia, dolore, stanchezza che ti prende e ti macera….
Una volta mi hai detto che bisogna mettersi a lutto totale, e in qualche modo lo sto facendo…ma non è più l’amore quello che mi distrugge quanto i sentimenti di vendetta per una cosa che mi sono voluta, per convinzione che tutto può migliorare…ora quello che vedo e sbattermi in faccia la gioia altrui costruita sulla mia distruzione…una gioia sbandierata ai quattro venti senza pietà, da un uomo che sapeva cosa vuol dire soffrire e che con il mio aiuto lo ha dimenticato…come ha dimenticato me quando ha deciso che ero troppo poco per lui…
Ma come si fa a d essere così crudeli da dover rimarcare tutto pur sapendo che da questa parte ha dentro un macigno?
Io non capisco più le persone, non capisco tanta crudeltà gratuita, tanta menzogna, quindi poi se mi guardo allo specchio e sento dentro la voglia di vendetta, credo che sia più che giustificata…non fare del male se non vuoi riceverne…e a me è stato fatto in cambio di amore totale!
non so più che dire
@Kate: ma finché vogliamo il male delle persone che ce ne hanno fatto siamo loro prigioniere…
Per carità, io sono la prima a non dimenticare… e infatti, probabilmente, è quello che mi immobilizza e impedisce di andare avanti serena.
E allora forse anche io sono una prigioniera, ma non riesco a non odiare, non riesco a dimenticare lasciando che tutto scorra, non riesco a fidarmi di nuovo, probabilmente sono solo un’essere umano.
Nò, @Kate, non sei nè prigioniera nè ansiosa di vendicarti : sei semplicemente, come la nostra cara @Martina, in una fase esistenziale che ti strema, ti angoscia, ti ripugna, soprattutto vedere negli altri, e proprio da chi fù artefice ( ancor prima che complice ) delle tue pene e sofferenze …
In fondo, nessuno “è veramente cattivo dentro se stesso”, ma solo cialtrone inconsapevole del male che provochi, cialtrone superficiale e arroccato demenzialmente nella sua miserabilità !
Tu, ed insieme a te @Martina, avete qualcosa che non è un ideale asratto, ma è “un concretissimo patrimonio” : 1) la vostra meravigliosa e creativa femminilità – 2) L’ INTELLIGENZA E LA CAPACITA’ PER INDIRIZZARE I VOSTRI SFORZI, più che contro gli ignavi ‘per vendetta’ ( ma la miglior vendetta nei confronti di costoro, è fregarsene completamente, dimostrargli che “da sole”, pur attraversando l’ angoscia, siete riuscite a star meglio che con loro ! ), PER RAGGIUNGERE UNA SITUAZIONE ESISTENZIALE LA PIU’ POSSIBILE ( NON QUELLA ‘PERFETTA’, CHE E’ INESISTENTE ! ) “SALDA E SODDISFACENTE”, PER VOI STESSE E PER I VOSTRI FIGLI – 3) I vostri Figli stessi, che sono parte di voi e che hanno bisogno del vostro affetto e della vostra guida – 4) Amici che sembrano lontani ( e geograficamente, ahimè, lo sono ! ), ma che vi stanno accanto in ogni momento e vi ammirano tanto, pronti a fare del tutto, in qualunque senso, per dimostrarvelo in concreto !
Dunque, cara @Kate, stringi i denti e passa oltre, senza affrettarti o smarrirti se, talvolta, ti possa sembrare che il Mondo abbia perduto la testa e il cuore !
@Kate: capisco quello che provi. Parola per parola, virgola per virgola. Infatti leggendoti mi si è stretto il cuore, avrei voluto abbracciarti.
Però devo dare ragione a Ify. Questo rancore ci rende prigioniere.
Io vengo da una situazione, ahimé molto comune, in cui un uomo ha controllato e manipolato la mia vita per più di un decennio, in tutti i suoi aspetti. Sai di cosa mi sono resa conto qualche tempo fa? Che nonostante i miei tentativi disperati di liberarmi di quel controllo, addirittura cambiando indirizzo e domicilio, lui in realtà mi controllava ancora di più. Come? Attraverso la mia rabbia e il mio rancore.
Sono io la prima che non riesco a liberarmi di questi sentimenti, per cui non è assolutamente mia intenzione fare i predicozzi. Ti dico solo quale, secondo me, è la chiave per cominciare a vivere.
LASCIANDOSI IL PASSATO ALLE SPALLE.
La mia speranza appunto è che un giorno, tutto questo sarà sepolto alle mie spalle. Che, tra un anno a questa parte possa guardarmi indietro e dire: è stato un brutto sogno. Durato anni e anni, ma un brutto sogno.
Coraggio Kate. Ce la possiamo fare. Ci meritiamo la vita, anche se per poco, ma è nostro diritto.
Grazie, si so che alla fine in qualche modo se ne deve uscire, anche fosse solo per i nostri figli che non meritano mamme tristi e con un equilibrio mandato in pezzi da uomini che non lo meritano…
sai Ifi cosa ho fatto?
Ho copiato in un documento world tutto questo post con i commenti, così quando non saprò come stare meglio e tutto mi sembrerà bruttissimo, leggendolo capirò che insieme tutto è meno doloroso e che in questo blog e nei nostri blog ho trovato più amore di quanto mai avrei immaginato.
Un bacio grande Vi voglio bene
mio caro girovago41.. porta in ferro battutissimo.. serrata a chiave e buttata via. Nemmeno una mandria di arieti arroventati da vorticosa passione riuscirebbe più a sprangarla..
ahimè ahahah
Non posso che appoggiare e condividere in silenzio quello che avete scritto.
Ma sotto la vostra disperazione (Ify, Martina, Kate e chiunque altro si senta nella stessa situazione) c’è la speranza.. la fiducia. Si percepisce, traspare tra una parola e l’altra che avete detto.
Coraggio.. ce la farete sicuramente.
Forse parlare di queste cose ha anche una funzione terapeutica.
Ma queste situazioni, perdonate il parallelo “culinario”, sono un po’ come la pasta sfoglia: tanti strati paralleli, anche se dall’esterno il “dolce” sembra un pezzo unico.
In diversi commenti leggo che c’è qualcuno che corre, più o meno veloce, sull’autostrada del risentimento, del rancore, forse anche dell’odio. Ma prima o poi troverà un casello per uscirne fuori. Forse il biglietto da pagare sarà elevato, ma ne varrà sicuramente la pena. Forse fuori ci si troverà di fronte a un labirinto di strade, incroci, semafori, rotonde. Forse ci si metterà un po’ di tempo, ma la strada giusta la si trova.
Io invece sto in un altro “strato”.
Ho appena oltrepassato il cartello che mi indica che il prossimo casello sta a qualche migliaio di chilometri. C’ho a disposizione tutti i distributori e gli autogrill che voglio, ma nessuna uscita a breve…
P.S.: sorvolo (da aquila…) sul poderoso “ariete da sfondamento”…
Wow che paragoni…beh almeno è chiara a tutti la situazione…ci troviamo in uno strato penoso!
Tu invece stai in quello stadio tipo…la sora Camilla tutti la vogliono e nessuno la piglia…o meglio…visto che è il contrario…chi mi ama mi segua poi sarò io a scegliere la mia preda…..
Speriamo che non trovi troppo traffico in autostrada…fortuna che almeno li le signorine per Arcore non stazionano…occhio alle macchine blu eh
almeno mi fai ridere in questa notte buia e tempestosa
La sora Camilla?

No no, ma che ridere!
Io volevo fare piangere e invece tu ridi?
Mannaggia…
Ciao a tutti, il mio “dolore” è che in questo periodo sono talmente di corsa che la sensazione che annebbia tutto è il sonno che mi è affianca dal mattino…
E ora “buon sonno” anche voi!!
A Ser @A, “la sora Cammilla tutti la vonno, nessuno se la piglia”, te quadra assai !
BBBraava Sora @Kate !
Ma er fatto è che, oramai, conosco ‘r soggetto, questa è ‘n’ @aquila che sarà puro nun vedente, ma quanto a cervello ce poterebbe arifornì li mercati generali !
Nun me ricordo mò chi l’ ha detto, ma me sembra che fusse che “in Amor, vince chi fugge” …. e, quanto a questo, ‘sto rapace, pjùcche fuggì vola, e p’ acchjappallo …. te lo riccomanno !
Poi mò, che s’ è messo affà ‘r girandolone pe le autostrade, co la scusa che nun ritrova ‘r casello pe sortì fora, je potemjo mette’ ‘r sale su la coda, e chi l’ aricchjappa pjù ?
Oh ….
Sor’ @Alice, ch’ er sonno te consuma !
Che nun ritrovi pace pe’ lla nebbja
che vaj de corsa, che tràcini la sabbja,
vjè qui da noi, che l’ onna fà la spuma !
Qui ‘r mare è mosso, urla, cjà la rabbja
der cane ‘ncattivito, ma profuma
‘gnj cosa ‘ntorno a luj, e poj l’ insabbja
‘r dolore ‘nfame, rennennolo ‘na pjuma !
Ce attacchi l’ ali tua, lo metti ‘n gabbja,
come ‘n’ ucello bbono, come ‘n puma
senza li denti, pe quanti artiji cj abbja,
e ‘a poco a poco’ tutt’ er dolore sfuma …
Hai voja a dì ch’ er monno cjà la scabbja,
che nun perdona ‘r debbole e che schjuma
ne faccja inerte, lo sgrani co’ la trebbja
sin quanno la stanchezza se lo sdruma .
Qui da l’ Amici, sibbene ‘r pjanto cj abbja
scannat’ a tutti quanti e ce se fuma,
ridenno ‘gnjuno, pe’ quanta sja la rabbja
arzamjo l’ occhi, e ‘r cjelo ce profuma !!!
@Aquila: il casello a breve c’è, eccome. Invece di farfalleggiare per autogrill e distributori e perderti in fantasie di arieti, guarda bene i cartelli. Ho fatto lo stesso errore anch’io, per anni. Mi sono distratta e ho pensato, beh, quest’autostrada non avrà mai fine. E invece no. Ho trovato il casello. Il casellante è un po’ stronzo e somiglia a un avvocato, ma vedi vedi che ce la faccio a trovare la tariffa giusta per fargli aprire le barriere.
Non fare lo stesso mio errore. Vivi. E presta attenzione alla segnaletica.
@kate: siamo due esseri umani… ah, potermi liberare di questo macigno che si chiama legame con la parte più dolorosa del passato!
@Martina: “Ci meritiamo la vita, anche se per poco”? Guarda che io almeno una cinquantina d’anni ancora vorrei vivere, e godermeli tutti!
@Kate: sì, in questi nostri blog abbiamo trovato tanta solidarietà, amore, comprensione… e chi se l’aspettava quando l’abbiamo aperto!?!?!?!
@Dani: anche le porte hanno il loro tallone d’Achille, bisogna solo trovarlo…
@aquila: le vie del Signore sono infinite, è la segnaletica che lascia a desiderare! Vedrai, sicuramente non c’è ‘indicazione di un casello più vicino, ma il casello c’è
PS: sorvoliamo, sorvoliamo….
@alicemate: il tuo “buon sonno” mi arriva a quest’ora del mattino, mentre sto facendo sforzi immani per tenermi sveglia…
che dire, metto un attimo il tuo augurio in stand by e me lo riprendo stasera
@Ser Bruno il poeta: ah, che bella parte di te che è uscita fuori! Se ci fosse ancora mia suocera (non la Lobot che è una capra, intendevo l’altra) fareste una gara di versi romaneschi: lei era una poetessa accreditata, bazzicava Trilussa, mica pizza e fichi!
Grazie,Queen @Ifigenia, ma rimaniamo ‘on topic’ in questo bellissimo tuo Post !
“Tutti noi”, io compreso ovviamente, abbiamo riversato qui “d’ istinto” alcuni, per cause specifiche altri, tutto il dolore che sentiamo in noi, tutta la rabbia per l’ impotenza che sempre più spesso ci attanaglia, azzoppandoci, lasciandoci attoniti di fronte, non dico alla cattiveria, ma all’ indifferenza di tanti ( forse, di troppi ! ), specialmente di quelli che, nostro malgrado, non riusciamo a far uscire dal nostro povero, esausto cuore …
Sì, ognuno di noi, consapevolmente o inconsapevolmente, ha riversato dentro a questo Post del dolore, le sue pene, le sue umanissime sofferenze, nulla opponendo più alla irredimibile malinconia se non la sua carne precaria, umiliata, disattesa !
Una ventata gelida, un’ ala cupa che ci ha sfiorato d’ un volo a noi sconosciuto, un soffrire dentro senza sbocchi, un sentirci mordere l’ anima da una bestia crudele, con zanne acuminate e impietose .
Poi, d’ improvviso, e con il calore di un sole pieno irradiante luce, dopo il buio amaro, in un cielo ritornato a sorriderci, ecco la “cum-dolentia”, la condivisione “non virtuale” della sofferenza, che è di tutti, il segno di un’ amicizia reale ricambiata, tanto più intensa quanto più lontani da noi sono l’ Amico/l’ Amica, e – come dici Tu, Queen @Ifi, dalla tua bella finestra “59″, appena spalancata sul mattino – ci arrivano e ci sostengono, nelle nostre irredimibili solitudini, “tanta solidarietà, amore, comprensione”, un tesoro prezioso, un’ ala prodigiosa che ci fa tornare a volare, a sorridere di noi e di tutto, a ritornare a vivere …
Grazie !!!
PS: mi rendo conto con le sillabe di non averci azzeccato, un giorno o l’altro tornerò sui miei passi e conterò, limerò, aggiungerò, toglierò…
Se vuoi posso darti una mano…
Prezzo modico.
(o smodato?)
Se il pagamento è in denari, modico.
Altro, smodato
(Mi faccio aiutare da un po’ d’amiche, eventualmente
).
Carissima Queen @Ifigenia-65, le metriche ‘esatte’ possono pure contare da un punto di vista strettamente musicale, ma contano pochissimo di fronte alla profondità del contenuto, specie quando esso sia espresso come l’ hai scritto Tu nella tua sincera Poesia .
Ieri, sulla TV7, è andato in onda uno spettacolo nobile, “Ausmerzen”, scritto, documentato e recitato, come soltanto lui sà recitare ed assorbire il dolore, dal grandissimo ed accorato Marco Paolini, con introduzione di Gad Lerner e dibattito finale condotto ( dopo tre ore ininterrotte di recitazione di questo prodigioso affabulatore che è Marco Paolini, unico e nobile in un desolato e urlato panorama di cialtroni televisivi e non ! ) dallo stesso Lerner . Questa trasmissione ci ha spiegato chi siamo “tutti noi”, e come il dolore ( il più atroce che l’ uomo possa conoscere : quello dello sterminio ‘scientifico’ e burocratico di creature innocenti !!! ) finisca non di rado per diventare normale, come una qualsivoglia abitudine che ripetiamo sistematicamente immemori, giorno dopo giorno, fino a scoprire poi, che, dietro quella “normalità” c’ era l’ orrore senza misericordia, l’ orrore e il dolore ( degli altri ! ) più turpe e indicibile ! Ho scoperto, l’ incredibile verità che Konrad Lorentz, il premio Nobel Konrad Lorentz, il candido Uomo austriaco che “parlava con le oche” ed esprimeva una dolcezza da “Babbo Natale”, era stato uno dei primissimi ad inscriversi al Partito Nazista, nell’ ambito del quale, scrisse e firmò, da Scienziato insigne qual’ era, un documento di “eugenetica”, che prevedeva il ricambio del sangue di una nazione forte previa la programmata eliminazione dei deboli della società, un documento che appreso ieri sera durante la sua lettura mi procurò il voltastomaco !
Marco Paolini, non ha lanciato nè accuse nè urla, non ha evocato nè sangue nè massacri, ma nel suo tono dimesso, straziatamente partecipe del dolore altrui, ci ha ricordato e documentato, a tutti noi e soprattutto ai Giovani, i fatti come si susseguirono in Germania dal settembre del ’39 al settembre del ’41, esortandoci a conservare “la memoria”, sempre, per non ripercorrere tali strade mostruose !
Ricorre ora la “Shoà”, sò che sei sensibilissima a questo tragico evento “anche” per aver perduto, in quegli infami lager, un Giusto che è rimasto nel tuo memore cuore : appena puoi, Amica mia, scrivi un Post come sai scriverlo Tu, su questa atroce parentesi storica, affinchè la sua memoria non si spenga mai, in noi e negli altri !
No caro cavaliere, non lo farò.
Io non sono neanche d’accordo a questa giornata della Memoria, perché gli ebrei non hanno nessun bisogno di ricordare, e gli altri si dividono in chi sa, chi vuole sapere (e per loro, hai ragione, è una giornata che ha un senso) e in altri per i quali sembra non ci siano parole sufficienti per spiegare l’orrore.
Quando tu dici “Ho scoperto, l’ incredibile verità che Konrad Lorentz, il premio Nobel Konrad Lorentz, il candido Uomo austriaco che “parlava con le oche” ed esprimeva una dolcezza da ‘Babbo Natale’ [...]“, arrivi al cuore del problema. Gli assassini sono tra noi, e a volte curano i fiorellini e affermano di amare tanto i bambini, cionondimeno sono assassini, spietati, pazzi sanguinari privi di qualsiasi pietà.
Non ho amato neanche film come “La vita è bella”, che io sono andata a vedere ignara del contenuto, ritenendo che, trattandosi di un film con Roberto Benigni, che per di più sorrideva sulla locandina assieme a sua moglie, fosse un film comico: mi sono ritrovata immersa nella tragedia, lentamente, come deve essere stato nella realtà, da una vita normale, allegra o preoccupata, ma normale, a un incubo incredibile e inenarrabile.
Ecco, io vedo che ancora oggi troppo spesso chi sta fuori vede gli ebrei come una categoria a parte e, pur deprecando lo sterminio, lo considerano “altro da sé” (beati loro che possono). Quello che ci è rimasto dentro (e non oso immaginare quello che può essere la memoria di un deportato, nonostante l’encomiabile sforzo dei sopravvissuti di raccontarlo), è talmente traumatico e irrazionale che non può essere spiegato.
A scuola di mia figlia hanno organizzato una vacanza in Germania, e a me è tremato il sangue: non ti ci mando in Germania, non posso neanche concepire l’idea di una partenza per la Germania. Se mi rendo conto dell’irrazionalità del fatto? Certo che sì. Non so che oggi partono in aereo, con eleganti bagagli, serviti e riveriti, e vanno in albergo a quattro stelle pensione completa? Certo che lo so.
Ma non posso concepire una partenza per la Germania, non c’è cellula del mio corpo che riesca a non associare la partenza per la Germania alle deportazioni: ecco, un piccolo esempio di come siamo segnati, di come ogni ebreo sia un sopravvissuto. Sono cresciuta tra donne vedove, ché il marito “l’avevano portato via i tedesci”, foto di persone partite per la Germania e mai tornate (seppi in tempi relativamente recenti che Auschwitz non è in Germania).
Non voglio parlarne, l’elenco di torture incredibili fatta a gente innocente strappata alle proprie case non so quanto potrà aiutare la causa della fratellanza, del rispetto dell’altro, del combattere in prima linea affinché ciò non accada, anche se sta accadendo a gente che riteniamo altro da noi e per questo sembra non riguardarci.
Chiudo la parentesi sulla Shoà, credo che non scriverò altro.
PS: ho riletto la mia poesia, è vergognosamente pessima (da sola me lo posso dire
)
Comprendo le tue ragioni, Amica mia, e le condivido con tutto me stesso !
Ma non posso stancarmi, io che di quei fatti ho solo letto ( il “Diario di Anna Frank” è uno dei miei Libri più riletti insieme ai Libri di Levi ) o visto successivamente nei documentari storici dall’ adolescenza fino ad oggi, “di ricordarli a me stesso”, o a chi osi il più turpe dei revisionismi storici, poichè, consapevole di essere un Uomo, e quindi “non diverso” dal peggiore dei carnefici nazisti, voglio – e debbo, irrefrenabilmente ! – “avere sempre davanti ai miei occhi” quella realtà, ed avere memoria di che cosa saremmo tutti, se non avessimo cementato in noi, anche attraverso il dolore più straziante, “valori etici ineludibili”, valori che non afferiscono soltanto alla sofferenza di una razza o di un Popolo rispetto ad un altro, ma ad un sentimento che mi faccia sempre ed in ogni circostanza essere vicino “col cuore e con le azioni” ai più deboli, ai tutti i Popoli o agli esseri umani più indifesi, ai più esposti ai ricatti, allo sfruttamento ignobile ed alla violenza da parte di qualsivoglia Potenza dominante o di un singolo prepotente !
Ti abbraccio Amica nostra, dispiacendomi assai che il mio invito a parlarne ha riaperto le tue ferite mai sanate e sanabili !
Forse un giorno la gente capirà quanto fossero “normali” e innocenti le persone deportate.
E quando se ne parla, io vedo i figli correre dietro i blindati che portavano via i genitori, chiamandoli, urlando, cosa che, chi di loro è ancora vivo, sicuramente non ha ancora smesso di fare.
Sono rimasta molto colpita e altrettanto emozionata, caro Ser@Bruno nell’attento ascolto di Ausmerzen, sul quale avrei voluto fare un post articolato. Non ho trovato dentro di me sufficiente serenità per arrivare ad una presentazione così delicata e precisa di questo gran pezzo di teatro (Paolini è davvero un grande) e su informazione che vengono a galla solo oggi, dopo un lavoro di scavo archeologico sulla “memoria”.
Vorrei chiederti di concedermi di copiare e riportare il tuo commento sul mio blog, oppure di farmi avere un tuo post che tratti l’argomento. Ify ti potrebbe far avere la mia mail perchè io non ho la tua. Oppure se Ify ci ospita ti chiederei di farne un post da ospitare su queste pagine per i giorni della memoria che avevo inteso fondare come raccolta di contributi esterni al mio blog.
Ti ringrazio e ringrazio Ify per l’eventuale sua gentile collaborazione.
Ross
Molto volentieri ospiterò un vostro post su questo mio blog, e tutto sommato mi farebbe piacere che l’argomento venisse trattato qui da me, ma da amici non così coinvolti come potrei esserlo io, da non farcela ad aggiungere altro.
Per l’indirizzo del Cavaliere, credo che sicuramente avrà lasciato almeno un commento sul tuo blog, da cui potrai recuperarlo.
Tutto quello che io scrivo su questo Blog, o sul tuo Blog, Lady @Rossaura, appartiene “di diritto” ad @Ifigenia e a te ( o a @Mario ), per la semplice ragione che siete voi, e soltanto voi, che me l’ avete ispirato ! Quindi, procedete pure come meglio riteniate Tu e @Ifigenia e fatene l’ uso che vogliate !!!!
Quando avrò rimesso a posto il sistema ‘posta’ del mio PC ( attualmente dispongo di un indirizzo di posta elettronica sul web, ma è talmente incasinato che non mi ci ritrovo, e cercherò di riportarlo su internet in “Outlook”, poi di un altro, su G-Mail, dovuto alla mia occupazione del sito “Cavaliere Errante”, altrettanto lento e arzighigolato ), te lo segnalerò, intervenendo nel tuo Blog, anche perchè non è escluso che, o prima o poi, io non venga a Venezia per conoscere te e Ser @Mario, in modo da passare – previo avvertimento a voi – una giornata insieme in santa pace, con le nostre riflessioni, i nostri ricordi, e l’ incommensurabile bellezza della vostra Città !
Quanto ad “Ausmerzen”, posso aggiungere, per chi non abbia visto questa nobile trasmissione, che per tre ore ho tenuto gli occhi dentro gli occhi di Marco Paolini, la cui profondità è vasta come il mare dell’ anima sua . Ho intuito che non di recita si trattava ( per quanto accurata e straordinaria sia stata ) da parte di questo prodigioso affabulatore, ma di un riattraversare da parte sua il dolore di tutta una umanità colpita e ferita, non dal nazismo ( o almeno, non soltanto da questo ), ma dal mostro che è dentro ciascuno di noi, il mostro che è connaturato al nostro essere persone normali, una bestia bruttissima ove in noi non fossero stati costruiti con lacrime e sangue i “nostri valori etici”, irrinunciabili, gli unici che ci fanno vivere, e ci impongono di stare sempre dalla parte dei perdenti della storia di ogni tempo, compresa la nostra epoca !
Marco Paolini, come hai potuto constatare, non ha parlato ( o fatto vedere ) di sangue e uccisioni, non ha parlato di lager o luoghi di cura, non ha parlato di aguzzini efferati e infami, ma ha parlato di Aziende operative ( la ineffabile Action D4 ), di pianificazioni economiche eseguite da geniali amministratori, ha parlato di eminenti scienziati del settore eugenetico ( ahimè, che duro colpo è stato per me, scoprire chi fù Konrad Lorentz ! ), ha parlato di Expò e Torre Eiffel, di “Belle Epoque”, di Stati Uniti d’ America, di Bambini incurabili che, dalle loro stesse madri, venivano consegnati in quei centri di “normale prevenzione e cura delle malattie infantili”, di manicomi esemplarmente gestiti, di burocrazie efficienti, fino al ritratto di quel Bambino Zingaro, si chiamava Lossa, fermando Marco Paolini, il suo cuore sanguinante ed il nostro, inchiodati su quella Foto regalata ‘a memoria’ da Lossa all’ unico infermiere tedesco che non l’ avesse bastonato o affamato o calpestato, e difficilmente dimenticheremo più quegli occhi intelligentissimi e maledettamente consapevoli del proprio amaro, accorato destino !
“Ausmerzen”,inizia nel settembre del ’39 e si ferma nel settembre del ’41, ed “Action D4″, questa azienda efficientissima con le sue fatture e bilanci, col suo personale medico e paramedico, con i suoi amministratori e dirigenti, cessa d’ incanto di esistere : iniziavano infatti “le soluzioni finali” nei lager a danno infame del Popolo Ebraico e di tutti gli altri ( omosessuali, zingari, prigionieri di guerra, malati irrecuperabili al lavoro forzato, Bambini cavie, etc. ), vittime tutte dell’ uomo, in quegli immondi opifici di morte !
Ho postato i due commenti nel mio blog
http://laltrametadelcielo.wordpress.com/2011/01/27/quanta-scienza-serve-per-la-coscienza/
Grazie Cavaliere errante
@55 | Ser cavaliereerrante
Leggendo tardi ancora questa sera, resto estasiata dal vostro dolce poetare a me rivolto, ché assonnata non potevo unirmi al vostro sommo parlare…
Grazie di tanto e gradito atteggiamento.
Mi piacerebbe restare fra le vostre onde spumeggianti e non vagare fra nebbie e fredde brume, ma la vita è tale e resterò quindi a desiderare quel che non posso a grandi e piene mani possedere… è pur prezioso in questo modo il vostro stare….
un grande abbraccio
@62 |Cara Ifigenia
ho letto e sono soddisfatta del tuo pensiero e allo stesso modo di quello del cavaliere intorno ai temi importanti che discutete. Ognuno ha il proprio vissuto e personali rielaborazioni e reazioni ai molteplici aspetti di ogni problema. Tutti rispettabili quando rispettosi. Io ho parlato del Giorno della Memoria, come informazione e attenzione ad ogni nostro comportamento, che come dite si ripete continuamente in ogni nostro qualsiasi giorno, perchè siamo uomini come lo erano i “carnefici” che condanniamo e come tali (uomini, non carnefici) dobbiamo avere compassione delle debolezze che ci portiamo appresso… ma la compassione come sentimento da prendere come “antidoto” alla “crudeltà”.
Però Ifi, è necessario sapere, l’ignoranza è la peggior nemica della civiltà!! O no??
Un abbraccio e … buon risveglio
@Ross: metto su il caffè e corro a leggere.
@alicemate: il contrario della Commemorazione non è l’ignoranza, e ci sono anche modi e modi per commemorare.
Come faceva notare un blogger (in questo momento non l’ho sottomano, non era uno del nostro giro), persecuzioni e torture ci sono state anche dopo l’Olocausto, e continuano persino ad esserci ai giorni nostri, e allora forse questa Memoria, così come viene proposta ora, non serve a niente.
L’Italia è un paese razzista, un paese in cui un partito politico ha basato la sua campagna elettorale sull’emarginazione e cacciata degli stranieri, quella in cui un uomo politico si permette di dire, non ricordo le esatte parole, che gli extracomunitari dovrebbero travestirsi da conigli e poi essere impallinati: stiamo parlando di persone!
Per il fatto che siamo uomini come lo erano i carnefici, mi dispiace, non sono d’accordo. A una donna, medico tedesco, che si rifiutò di fare esperimenti sui prigionieri sostenendo che mai avrebbe operato gente sana, l’SS rispose: “Ma lo sa che tra gli esseri umani non sono tutti uguali, e che questi prigionieri sono ebrei?”
Il medico tedesco prontamente replicò: “Certo che lo so che tra gli essere umani ci sono differenze: per esempio, quella che c’è tra me e lei”. Il medico fu a sua volta internato, poi pare che in qualche modo si salvo.
Tutto questo per dirti che non mi si venga a dire che siamo essere umani come i carnefici, perché non lo siamo, e soprattutto i carnefici di umano non avevano nulla.
Per fermare massacri futuri, bisogna coltivarla la nostra natura umana, e non banalizzare il male, e sentire dire che i carnefici erano esseri umani come noi mi è sembrato un ennesimo insulto alle vittime di tutto il mondo. La compassione bisogna averla per le vittime, non per i carnefici.
Il peggiore nemico della civiltà è proprio lo spogliare il male della sua veste orribile e permettergli di serpeggiare tranquillo e insinuarsi ovunque.
D’ accordissimo, Queen @Ifigenia-83, non è con le celebrazioni che si rinforza la memoria ( anche se servono sempre anche quelle, visto anche il vigliacco ‘revisionismo storico’ in atto in alcuni settori della peggiore destra mondiale, pronta sempre, in qualche remoto o vicino angolo del mondo, ad accogliere i frutti nefasti del nazismo, o dell’ ideologie miglioristiche alla “Konrad Lorentz” !
Ed infatti, l’ accorato messaggio di Marco Paolini in quel suo sincero riattraversare il dolore, è stato implicito alla sua domanda iniziale e finale rivolta a tutti noi ( ed a se stesso ! ) : “Tu, cosa avresti fatto se, nel ’39, ti fossi ritrovato davanti a quella ideologia nazionale, come avresti reagito a quella normalità” ?
Questo è il punto ! E’ verissimo, noi non fermeremo mai i massacri ( ma col Vietnam ci riuscimmo ! ), non disarmeremo mai la mano del carnefice “con la nostra memoria viva”, ma quella stessa memoria garantirà sempre la nostra presenza “attiva e convinta” accanto ai perdenti, siano chi siano, non avendo “nessun potere su di noi”, messaggi o ideologie, razzismi a parti invertite, necessità di questo o di quel Popolo a danno di un altro, “noi saremo sempre, a costo di morire con lui ( e chi se ne frega, si muore una sola volta !!! ), col più debole fra le parti in azione, e ci saremo in concreto, non con le intenzioni pietose …. e chissà che da questa nostra irriducibile “necessità interiore e materiale” non nasca qualche fragilissimo spiraglio di luce che ci faccia sentire meno amaramente e dolorosamente la nostra parte umana, simile per DNA ( non dissimile ) a quella dei vecchi e nuovi carnefici, ma così lontana dalla loro in virtù dei nostri immutabili valori !
Sulla Memoria concordo col CavaliereAmico e riporto qui di seguito la copia del commento che ho lasciato su Vongole & Merluzzi, in un post “Olocausto amnesico” dove si evidenziavano posizioni simili a quelle di Ify (tra l’altro totalmente ragionevoli)
“Se non c’è memoria non c’è esperienza. Se non c’è esperienza non c’è coscienza, Non dico che la memoria ti regala il dono della saggezza. Magari. Dico piuttosto che la memoria è conoscenza.
Racconto una piccola storia vera: ho un’amica. Parecchio più giovane di me. Nel pieno della vita. Insegnante colta e spigliata. Insegna l’italiano a studenti stranieri più universitari che semplici extracomunitari con difficoltà di imparare la lingua. Ha una voce stupenda. Canta a teatro canzoni popolari e storiche. Simpatica, viva piena di interessi.
Due anni fa dopo una emorragia cerebrale e due interventi al cervello per salvarle la vita e tornata piano piano a vivere.
E’ ancora bella,giovane e dolce, ma… ma ha perduto la memoria.
Non è facile spiegare cosa resta di quella donna senza la sua memoria. Non ricorda tutta la cultura che gli è stata insegnata e che ha imparato ne suoi lunghi anni di studio. Non ricorda le parole e le note delle sue canzoni. Ha sempre una bella voce, ma non ha più il coraggio di usarla. E insicura e dipendente dagli altri. Lei non è più lei.
Direte che non è la stessa cosa. Sinceramente io invece vedo molte affinità. Lei era una donna piena di memorie e questo le dava certezze e dignità. Oggi lei è privata di tutto questo, è ingiustamente deprivata di se stessa e della conoscenza.
Se non fosse altro visto che sono una fautrice della responsabilità condivisa, la trasmissione di memoria anche se non diretta, consente la presa di responsabilità anche di atti civili (o incivili) che sono stati commessi anche prima della nostra nascita.
Personalmente credo nei giorni della memoria. Tante giornate da utilizzare per sensibilizzare su infinite memorie che fanno il bagaglio della nostra vita. In tempi di negazionismo dal 27 gennaio al 25 aprile, necessita una maggiore quantità di consegne di testimoni e di informazioni, perché solo così potranno far parte del nostro DNA e del DNA che trasmetteremo ai nostri figli.”
Un saluto
Ross
Ross, io credo di essermi spiegata male.
Io sono assolutamente favorevole alla Memoria, sono affamata di memoria, e ho capito benissimo il tuo paragone, saremmo dei bruti a livello brado senza la nostra memoria e coscienza d’umanità.
Vorrei solo che il giorno della memoria non venisse vissuto, come vedo viene vissuto dai più, come “Che palle ‘st’ebrei, ancora co’ ‘st’olocausto che so’ passati settant’anni e ancora stanno a piàgne!” (questo nel migliore dei casi, sto ricercando un articolo che parlava di profili fb inneggianti all’olocausto).
Intanto sì, è vero, non smetteremo mai di piangere, perché crimini come quelli commessi dovrebbero far piangere l’umanità fino alla fine dei secoli, e che comunque gli ebrei non si sono fermati al pianto, ma hanno guardato avanti, si sono rimboccati le maniche e hanno ricostruito le loro vite da zero.
Secondo, se passa il messaggio di una minoranze che piange il suo passato, non passa quello vero di “Se questo è un uomo”, di attenzione a come l’uomo può ridursi, quello che è capace di fare, e come noi tutti siamo chiamati a fermare il Male e a non ignorarlo fin dalle sue prime, persino apparentemente innocenti, manifestazioni.
Questo volevo intendere per vivere diversamente il Giorno della Memoria, e non certo rinunciare ad essa.
Historia magistra vitae, questo vorrei, e non un vano “corsi e ricorsi storici“.
Continuo a comprendere le tue ragioni, Queen @Ifigenia, e dolorosamente partecipo al tuo ricordo amarissimo di quel Giusto che ti è mancato tanto ( ma non nel tuo cuore, là Lui ha il posto d’ onore che si meritò ! ), mi prenderei letteralmente “a schiaffi da solo” per restare qui ‘on topic’ e continuare ad affliggerti, Amica mia !
C’ è del vero, ahimè, quando dici e temi che, nelle Celebrazioni solenni, ci sia sempre l’ idiota ( o il “mascalzone”, se idiota non fosse ! ) che dica “che palle, ancora con questa storia” !
Ma quella Storia di Ebrei, non è la Storia “di una minoranza”, è la Storia dell’ Uomo privo di etichette, quel dolore ( “ineguagliabile”, per chi lo sperimentò sulle proprie carni o sulle carni delle Persone a lui più care ! ) appartiene anche a ciascuno di noi “come Persona identica”, e la Memoria di quei tragici avvenimenti dell’ Uomo lupo per l’ Uomo, per chi sia un Uomo o una Donna degni di questo nome, ci deve sempre rimanere impressa, anche se dentro ci fa un male d’ inferno il ricordo, e deve essere ‘marcata a fuoco’ nelle nostre carni, se vogliamo che quell’ inferno non ritorni a bruciarci “tutti” !
“Sulle distese dove amore e pianto
marcirono e pietà, sotto la pioggia,
laggiù, batteva un nò dentro di noi,
un nò alla morte, morta ad Auschwitz,
per non ripetere, da quella buca
di cenere, la morte .”
da “Auschwitz” di S. Quasimodo
83 | Ifigenia
riporto il mio pensiero, per nulla chiaro e cercherò di spiegarmi meglio
scrivevo: … “Io ho parlato del Giorno della Memoria, come informazione e attenzione ad ogni nostro comportamento, che come dite si ripete continuamente in ogni nostro qualsiasi giorno, perché siamo uomini come lo erano i “carnefici” che condanniamo e come tali (uomini, non carnefici) dobbiamo avere compassione delle debolezze che ci portiamo appresso… ma la compassione come sentimento da prendere come “antidoto” alla “crudeltà”.
Ma:
io non intendo assolutamente giustificare i carnefici, ma siccome erano uomini, come lo siamo noi, dobbiamo stare in guardia perché, se non siamo coscienti che l’uomo può farsi autore di tali gravi azioni e non mette in atto provvedimenti per tutelare queste possibili trasformazioni da uomo a carnefice, il rischio di giungere a nuove brutture è sempre in agguato, o come dici tu continua ad accadere.
Quindi non giustifico, ma sono cosciente della facilità che un l’uomo possa diventarlo. E qui sta la mia compassione per l’uomo, per la sua debolezza a cadere nel male.
Non so se sono riuscita a chiarire un po’ meglio mio pensiero.
ciao
@alicemate, sì, credo di aver capito cosa intendevi, ma non credo sia facile diventare cattivi: credo sia facile tirar fuori il male che già si ha dentro, e per questo non ho nessuna compassione dei criminali, ma proprio nessuna. Compassione significa pur sempre “cum patior”, soffro insieme, implica solidarietà, empatia.
Io, con certi criminali, non ho proprio nulla a che scompartire. Probabilmente ho poco a che scompartire anche con gli eroi, forse non avrei il loro coraggio, ma almeno le idee, il cuore, la solidarietà, certo che sono con loro.
Ifi, non compassione per i carnefici, ma per gli uomini, per il nostro essere umani e quindi facili a cadere nel male.
@Ify “…ma non credo sia facile diventare cattivi”.
Eppure un commentatore un giorno postò di un esperimento fatto in un’università degli States.
Fu ricreato un ambiente carcerario e una parte degli studenti impersonavano le guardie ed un altro i detenuti.
Turni di lavoro, regole, tutto uguale, una sorta di grande fratello visto che non avevano contatti con l’esterno.
Tempo meno di un mese sospesero la prova dal momento che chi doveva ‘interpretare’ il ruolo di guardia si era trasformato in perfetto aguzzino e chi faceva il carcerato aveva subito lo stesso processo d’identificazione.
Non questo per voler dire che ogni guardia carceraria è un aguzzino, ci mancherebbe; in quella situazione erano stati introdotti degli elementi di provocazione ed anche gli studenti, persone altrimenti considerati con una vita ‘normale’, non erano riusciti a gestire il cambiamento.
Potenzialmente siamo buoni e cattivi, molto buoni o molto cattivi, dipenderà probabilmente dalle condizioni in cui ci troveremo a vivere e ad altri fattori quali il controllo emotivo, l’educazione ricevuta, l’ambiente in cui si è cresciuti, la maturità raggiunta, a determinare le nostre reazioni.
Considero ‘criminale’ chi ha la violenza ormai strutturata nella propria personalità (visto che non credo alla trasmissione genetica di questo tipo di caratteri).
@Bali: mi dispiace, non sono completamente d’accordo. E’ chiaro che l’influenza dell’ambiente, del ruolo, etc. contino, ma lasciamo perdere esperimenti e sport estremi, in condizioni di “normalità”, c’è chi tira fuori gratuitamente una natura malevola, e chi il contrario.
In condizioni estreme, idem, forse in percentuali e con modalità diverse.
Chiaramente è più facile tirare fuori la parte belluina che è in noi in condizioni di stress, di paura, di provocazione, etc., ma non mi puoi negare che c’è chi ha una natura più portata al bene, e che si farebbe uccidere pur di non danneggiare o infierire su un proprio simile, e chi lo fa anche gratis.
Sai che la tendenza a dimostrare che siamo tutti uguali non mi ha mai avuto dalla sua parte: ne ho conosciute di persone, e ti assicuro che erano spesso profondamente diverse “a prescindere” da fattori ambientali. Che poi la personalità si sia strutturata al male strada facendo o fosse connaturata, questo hai ragione, non abbiamo particolari elementi per stabilirlo, ma ci cambia qualcosa?
Ti contestavo, moderatamente, la frase in cui dicevi che “non è facile”.
Ti raccontai come, durante il servizio militare, scoprii durante un turno di guardia, che potevo essere potenzialmente una persona in grado di uccidere, foss’anche per difesa.
Ne rimasi malamente sorpreso.
Ed in seguito mi sono accorto che, certo, ci sono anche i ‘grandi’ criminali, ma sono tanti anche quelli che popolano il nostro quotidiano.
Hai ucciso? No. E poi per difesa è assolutamente legittimo, oltretutto è un istinto di conservazione connaturato nell’uomo, e che c’entra col male? Male secondo me è lasciarsi uccidere senza difendersi (e qui torniamo a vecchi discorsi).
Sì, ci sono potenziali criminali che popolano il nostro quotidiano, e quando hanno la possibilità di venire allo scoperto allora possono anche partorire mostri come i genocidi e le pulizie etniche.
Forse stiamo dicendo la stessa cosa.
- Dalai Lama
“Adottare un atteggiamento di responsabilità universale è essenzialmente una faccenda personale.
Il vero test della compassione non sta in ciò che si afferma nel corso di astratte discussioni, ma in come ci si comporta nella vita di tutti i giorni.”
Aimè…stiamo molto molto attenti, io non trovo per nulla rassicurante il nostro modo di vivere quotidiano!!!!!!-
Questo l’avevo scritto alla fine del post del “Campo di concentramento di Dachau”, dove tu Ifi mi avevi lasciato il primo commento, mi pare?
Secondo me siamo tutti d’accordo che al bene ci si educa giorno per giorno, e con fatica.. Al male spesso ci si cade sprovvedutamente, specialmente quando non si conosce, quando non si è preparati…. in momenti difficili, come dice anche Balibar.
Per questo… “forse” dovrebbero servire queste giornate “speciali” per conoscere i fatti, per capire e capirci??
Cara alicemate, tutti possiamo fare del male involontariamente anzi, solitamente, ahimé, lo facciamo.
Ma fare involontaramente (è questo che fa la differenza) del male, non significa essere malvagi. Io sono d’accordo con quello che dice Bali, capitano dei momenti particolari, d’emergenza, di contingenze varie, per cui uno si comporta, nel bene e nel male, come mai avrebbe pensato di fare.
Io ho sempre separato il giudizio tra le azioni e la persona, anche se converrete che alla fine la persona è la somma delle sue azioni. Io posso rifiutare un comportamento, ma questo non significa che rifiuti la persona. Se rifiuto TUTTI i comportamenti di una persona è diverso, la rifiuto in toto, ma questa è un’altra cosa.
Io parlavo del male gratuito: uno che chiude le persone in una casa e dà loro fuoco, non può pretendere di avere fatto del male senza volerlo. Un medico che usa una persona sana come cavia non può dire di essere altro dalla sua azione, e così via.
Naturalmente sono d’accordissimo col Dalai Lama, “Il vero test della compassione non sta in ciò che si afferma nel corso di astratte discussioni, ma in come ci si comporta nella vita di tutti i giorni.”
anche durante le atrocità naziste molti si sono comportati da aguzzini facendo orribili azioni senza rendersi conto del male che stavano compiendo.
Questo lo si legge nei documenti e ci si può immaginare l’indottrinamento, la capacità di falsare la verità, di presentare per esempio le atrocità “Aktion T4″ in funzione di un bene che mollti, anche preparati, hanno accolto pensando di essere nel giusto…
Io trovo che anche nella nostra vita di ogni giorno ci sono sottili violenze e falsità che accompagnano e formano abitudini e caratteri … aimè! io alcune le vedo, mentre altre persone non le vedono, come forse io non vedrò chiaramente altre scorrettezze… (scusa i pasticci di parole)
Dobbiamo cercare di capire i vari punti di vista, a volte il giusto non è facile da scoprire.
Sì, convengo con chi pensa che anche nel quotidiano c’è chi ha il gusto di infierire e fare del male. Anche se senza giungere a nulla di estremo, per fortuna, anche quello è male gratuito..
E leggendo quanto dice Bali a proposito dell’esperimento Nell’università degli states, mi è tornato in mente in famoso libro di William Golding, “IL signore delle Mosche”. Non so s elo avete letto..
Buonanotte.
@Dani: a volte si giunge anche a “qualcosa di estremo” nella quotidianità, e le cronache ne sono piene.
Non ho letto “Il signore delle Mosche”, ci vuoi accennare qualcosa?