I dieci mondi del buddismo e dell’umanità

Ricordate l’uscita col mio ex? Beh, di cose ce ne siamo dette tante, e tra i tanti discorsi è venuto fuori che da tanti anni ormai ha scelto il buddismo (d’altra parte, se non sono santi e asceti io non mi ci mischio: un bel carnalone niente, eh? ).

Scherzi a parte, siamo arrivati a parlare di buddità, e il concetto mi è sembrato interessante. In rete ho trovato questo testo che vi riporto qui (fonte: http://www.sgi-italia.org/buddismo/10mondi.html  )

Il concetto, noto come “i dieci mondi”, rappresenta uno dei modi in cui il Buddismo spiega la vita. Sono i dieci stati o condizioni vitali che si manifestano in tutti gli aspetti dell’esistenza. Ognuno li possiede potenzialmente tutti e dieci, e in ogni momento passiamo dall’uno all’altro. Questo vuol dire che in ogni momento uno dei dieci mondi viene manifestato, mentre gli altri nove rimangono latenti. Partendo dal più basso al più alto, essi sono:

Inferno. È la condizione di sofferenza e disperazione in cui abbiamo la percezione di non essere liberi di agire; è caratterizzata dall’impulso di distruggere noi stessi e tutto ciò che ci circonda.

Avidità. L’avidità è la condizione in cui ci sentiamo dominati da un insaziabile e incontrollabile desiderio di denaro, potere, posizione sociale o di qualunque altra cosa.

Animalità. In questo stato, siamo governati dall’istinto. Non abbiamo freni né la capacità di elaborare pensieri a lunga scadenza. Nel mondo dell’Animalità, si agisce secondo la legge della giungla, per così dire: senza esitare ad approfittare di quelli più deboli di noi e ad adulare quelli più forti.

Collera. In questo stato emerge la consapevolezza dell’io, ma è un io egoista, avido, stravolto, determinato a superare gli altri a tutti i costi e a considerare tutto come una potenziale minaccia per se stesso. In questo stato si tende a dare valore solo a noi stessi e tendiamo a disprezzare gli altri. Siamo fortemente attaccati all’idea della nostra stessa superiorità e non si ammette che qualcuno ci superi in qualcosa.

Umanità (definita anche Tranquillità). È una condizione vitale piatta dalla quale si scivola con facilità negli altri quattro mondi più bassi. Se in genere in questo stato ci comportiamo in modo umano, rimaniamo estremamente vulnerabili alle forti influenze esterne.

Paradiso (o Estasi). Questo è uno stato di gioia intensa derivante ad esempio dalla realizzazione di un desiderio, da una sensazione di benessere fisico, o da una intima soddisfazione. Anche se intensa, la gioia sperimentata in questo stato ha vita breve ed è anche vulnerabile alle influenze esterne.

I sei stati che vanno dall’Inferno al Paradiso sono definiti i sei sentieri o i sei mondi inferiori. Hanno in comune il fatto che la loro comparsa o scomparsa è legata alle circostanze esterne. Prendiamo il caso di un uomo ossessionato dal desiderio di trovare qualcuno che lo ami (Avidità). Quando alla fine incontra davvero questa persona, si sente in estasi e realizzato (Paradiso). Con il passare del tempo, compaiono sulla scena dei rivali e lui è attanagliato dalla gelosia (Collera). Alla fine il suo senso del possesso allontana da lui la persona amata. Distrutto dalla disperazione (Inferno), sente che la vita ha perso ogni valore. In questo caso, per qualche tempo si passa da uno all’altro di questi sei sentieri senza neanche rendersi conto di essere dominati dalle proprie reazioni all’ambiente. Qualunque felicità o soddisfazione ottenuta in questi stati dipende totalmente dalle circostanze ed è quindi effimera e soggetta al mutamento.

In questi sei mondi inferiori, noi basiamo la nostra intera felicità, e quindi la nostra stessa identità, su elementi esterni.
I due stati successivi, Studio e Illuminazione Parziale, emergono quando ci rendiamo conto che tutto ciò che sperimentiamo nei sei sentieri è fugace, e iniziamo a cercare una verità duratura. Questi due stati, più i due successivi, Bodhisattva e Buddità, complessivamente vengono definiti i quattro mondi nobili. A differenza dei sei sentieri, che sono reazioni passive all’ambiente, questi quattro stati più elevati vengono ottenuti attraverso uno sforzo intenzionale.

Studio. In questo stato, cerchiamo la verità attraverso gli insegnamenti o le esperienze degli altri.

Illuminazione Parziale o Realizzazione. Questo stato è simile allo Studio, tranne per il fatto che cerchiamo la verità non attraverso gli insegnamenti di altri, ma attraverso la nostra stessa percezione diretta del mondo.
Studio e Illuminazione Parziale sono chiamati i “due veicoli”. Avendo compreso la fugacità delle cose, le persone in questi stati hanno conquistato un livello di indipendenza e non sono più prigionieri delle proprie reazioni, come invece nei sei sentieri. Spesso, però, tendono a sentirsi superiori alle persone legate ai sei sentieri che non hanno ancora raggiunto questo livello di comprensione. In più, la loro ricerca della verità è principalmente orientata verso se stessi, quindi c’è un grande potenziale di egoismo in questi due stati, e le persone possono raggiungere una soddisfazione con i loro progressi senza scoprire il potenziale più alto della vita umana nel nono e decimo mondo.

Bodhisattva. I Bodhisattva sono coloro che aspirano a ottenere l’illuminazione e nello stesso tempo sono altrettanto determinate a mettere tutti gli altri esseri in grado di fare la stessa cosa. Consapevoli dei legami che ci uniscono a tutti gli altri, in questo stato ci rendiamo conto che qualunque felicità proviamo da soli è incompleta, e ci dedichiamo ad alleviare le sofferenze degli altri. Chi si trova in questo stato trova la maggiore soddisfazione in un comportamento altruistico.
Gli stati dall’Inferno al Bodhisattva sono complessivamente chiamati “i nove mondi”. Questa espressione viene spesso usata in contrapposizione al decimo mondo, lo stato illuminato di Buddità.

Buddità. La Buddità è uno stato dinamico difficile da descrivere. Possiamo parzialmente descriverlo come uno stato di libertà perfetta, in cui siamo illuminati alla verità ultima della vita. È caratterizzato da una compassione infinita e da una saggezza sconfinata. In questo stato, possiamo trasformare armoniosamente ciò che dal punto di vista dei nove mondi appare come una contraddizione insolubile. Un sutra buddista descrive gli attributi della vita del Budda: un vero io, una libertà perfetta dai legami karmici per tutta l’eternità, una vita purificata dall’illusione, e una felicità assoluta. Inoltre, la condizione di Buddità viene fisicamente espresso nella Via del Bodhisattva o azioni di un Bodhisattva.

Cos’è il mutuo possesso dei dieci mondi?
I dieci mondi originariamente erano immaginati come regni fisicamente distinti, in cui gli esseri umani nascevano a seconda del risultato derivante dal karma accumulato. Ad esempio, gli esseri umani nascevano nel mondo dell’Umanità, gli animali nel mondo dell’Animalità e gli dei nel mondo del Paradiso. Nel Buddismo di Nichiren Daishonin, i dieci mondi sono invece considerati condizioni vitali che tutte le persone potenzialmente possono sperimentare. In qualunque momento, uno dei dieci mondi si manifesterà e gli altri nove saranno latenti, ma costante rimane la potenziale possibilità di un cambiamento.

Questo principio viene espresso anche come mutuo possesso dei dieci mondi, secondo cui ognuno dei dieci mondi possiede in sé tutti gli altri. Ad esempio, una persona che si trova nella condizione di Inferno può, un attimo dopo, rimanere all’Inferno oppure manifestare uno qualunque degli altri stati. L’implicazione fondamentale di questo principio è che tutte le persone, in qualunque condizione vitale si trovino, hanno il costante potenziale di manifestare la Buddità. E’ altrettanto importante il fatto che la Buddità si trova nella realtà delle nostre vite negli altri nove mondi, non in qualche luogo a sé stante.

Nel corso della giornata, sperimentiamo diversi stati di momento in momento, secondo la nostra interazione con l’ambiente. La vista della sofferenza altrui può richiamare il mondo compassionevole del Bodhisattva, e la perdita di una persona cara può ricacciarci nell’Inferno. Ad ogni modo, tutti noi abbiamo uno o più mondi intorno ai quali di solito ruotano le nostre attività e alle quali tendiamo a tornare quando gli stimoli esterni si placano. Si tratta della tendenza vitale di base di ognuno, e ognuno l’ha stabilita attraverso le proprie azioni precedenti. Le vite di alcuni ruotano intorno ai tre sentieri cattivi, alcuni oscillano nei sei mondi inferiori, e altri sono principalmente motivati dal desiderio di cercare la verità che caratterizza i due veicoli. Lo scopo della pratica buddista è quello di elevare la tendenza vitale di base e alla fine stabilire la Buddità come condizione di base di ognuno.

Stabilizzare la Buddità come nostra condizione di base non significa liberarsi degli altri nove mondi. Tutti questi stati sono aspetti integranti e necessari della vita. Senza sperimentare le sofferenze dell’Inferno, non potremmo mai provare una sincera compassione per gli altri. Senza i desideri istintivi rappresentati da Avidità e Animalità, dimenticheremmo di mangiare, dormire e riprodurci, arrivando ben presto all’estinzione. Anche se realizziamo la Buddità come nostra tendenza vitale di base, continueremo a sperimentare le gioie e i dolori dei nove mondi. La differenza è che essi non ci domineranno, e noi non ci definiremo in funzione di essi. Basandoci sulla tendenza vitale della Buddità, i nostri nove mondi si armonizzeranno e agiranno a beneficio nostro e di chi ci circonda.

E’ mia intenzione tornare su ognuno di questi mondi, visti da profana, così come avevamo fatto con i dieci comandamenti. Intanto, con questo ci prepariamo mentalmente ai discorsi che andremo ad affrontare.

Se c’è tra noi qualche buddista, o passa di qua, ne  sarebbe chiaramente auspicabile l’intervento.

46 commenti

  1. Bene, visto che il post non l’ho praticamente scritto io, posso iniziare coi commenti.

    Inferno. È la condizione di sofferenza e disperazione in cui abbiamo la percezione di non essere liberi di agire; è caratterizzata dall’impulso di distruggere noi stessi e tutto ciò che ci circonda.

    Leggo e rimango impressionata dal pensare a quante persone si trovano ancora in questo stadio. Depressioni, paranoie, istinti distruttivi, stati da cui magari si cerca di uscire facendo ricorso a psicofarmaci e droghe, infilandosi in tunnel di dipendenze di tutti i tipi, compresse quelle psicologiche da guru e santoni vari.

    Come uscirne? Presa di coscienza e azione.

    Come mettere in moto il circolo virtuoso? Bella domanda…

    • FiOreDiloTo

      Con il Daimoku. Recitando Nam-myoho-renge kyo.

    • @FiOreDiloTo: sì, probabilmente, è come dici tu.

  2. balibar

    In questo momento non ho, a dire il vero, molto da esprimere rispetto al post nello specifico.

    Però un po’ mi stupisco dell’assenza di commenti. :(

    Forse troppo materiale su cui fermarsi?
    Forse perché ci siamo un po’ annoiati di questi discorsi?
    Oppure perché il Buddhismo è spesso inteso come qualcosa di lontano dalla nostra tradizione e non fa riferimento ad un dio (Buddha non è Dio) specifico?
    Perché ai più sembra avere connotazioni esoteriche?

    Eppure qui si descrivono stati dell’animo umano.
    Potrei anche essere provocatorio: pensate che ci sia contrapposizione fra l’essere cristiani e buddhisti?

    Lo so, queste domande dovrebbe, al limite, porsele Ifigenia ma, siccome sono tornato a casa da poco ed ero curioso di leggere le considerazioni degli amici di questo blog, mi trovo un po’ spiazzato. :?

    Comunque, se avete la possibilità o non lo avete già fatto, consiglio la visione del film Samsara.

    Ai buddhisti piace perché esprime un po’ il loro pensiero, al di là di questo non a tutti è piaciuto.

    A me, pur non essendo un seguace di Buddha, ovviamente sì. :)

    • Sì, credo anch’io che ci sia troppa carne al fuoco, e in un momento di stanchezza che pare collettiva.

      Non so se riuscirò a procurarmi il film che ci hai consigliato, se puoi tu magari al prossimo randez-vous me lo porti, così potrò dare un ritorno anch’io.

      Nel film c’è del sesso? Ma perché rientra nel contesto o come operazione di marketing??? Ok, pessima, scherzavo… ma ormai siamo abituati che pure per vendere il detersivo per i piatti, un orologio, una tariffa telefonica, ci fanno rientrare l’ammiccamento sessuale, che non mi stupirei che pure per attirare fedeli, qualche religione o movimento spirituale si inventasse… oops, ma mi sa che non sono originale: avete presente quante sette (pseudo)religiose girano intorno al sesso?

      Avete presente come da ormai troppi anni c’è chi sfrutta la fame e sete di una dimensione spirituale delle persone per il loro sfruttamento economico e sessuale?

  3. balibar

    Nel film c’è anche del sesso. ;)

  4. Davide

    Buongiorno… per quanto riguarda i dieci mondi la spiegazione del post è chiara e semplice da buddista non potrei spiegarlo meglio… il concetto di base è una conoscenza di se stessi profonda e reale… “reale” perchè nel buddismo non si parte con il colpevolizzare per ciò che ci accade persone o situazioni esterne a noi, in pratica per fare un esempio se qualcuno ci infastidisce dobbiamo domandarci cosa in noi ha attirato quella persona o quella condizione, un comportamento? Un gesto anche involontario? Un pensiero? Certo persino un pensiero perchè questo può far assumere un’espressione o un atteggiamento di cui non ci accorgiamo ma l’ambiente si. Quindi in pratica è come ritornare a respirare sentire l’aria che entra nei polmoni seguirne il percorso, concentrarsi sui profumi sui suoni ritrovare quei gesti eseguiti automaticamente senza sentirli, ritornare a scoprirsi rendersi conto ed essere consapevoli dei nostri stati d’animo, lo studio è importante per risvegliarsi lo studio di noi stessi. Tutto ciò che ci accade è provocato da noi questa è legge di causa ed effetto, disboscare indiscriminatamente una montagna porta alle frane, costruire vicino un vulcano o vicino ad un fiume o sul mare prima o poi porta a un disastro, tutto ciò che accade parte da una causa che mettiamo noi uomini. Samsara è un film che esprime questo concetto, nessuno può imparare e crescere solo con la teoria o solo con la pratica, studio ed azione si completano e il legante è la pratica la recitazione del mantra. Rispondendo alla domanda sulla contrapposizione tra cristiani e buddisti… il discorso sarebbe lungo premetto che nessuno è migliore l’uno dell’altro quel che conta è l’essenza di un uomo, la differenza di base è che il cattolico si rivolge a un’entita superiore chiamata Dio alla quale vengono fatte richieste e a volte si colpevolizza per la mancata realizzazione di un progetto o un desiderio, gli stati di malessere in cui ci si potrebbe trovare trovano sfogo verso gli altri quindi sempre al di fuori di se stessi, nel buddismo questo concetto è ribaltato cioè tutto ciò che ci accade è da ricercarsi in se stessi, le persone attorno a noi sono specchi che riflettono il nostro essere e come siamo realmente e l’ambiente si manifesta per come siamo in quel momento, se siamo nel mondo di inferno non possiamo aspettarci di stare in un ambiente favorevole questa consapevolezza fa si che possiamo cambiare l’ambiente, cambiando noi stessi e la tendenza che in quel momento ci attraversa. Siamo in continuo movimento anche inconsapevolmente io credo che la buddità sia latente in tutti noi.

    Auguro un buon fine settimana a tutti.

    • @Davide. Intanto benvenuto nel mio blog, un grazie di cuore per il tuo bellissimo e pertinentissimo intervento, e un grazie a Balibar per avertelo segnalato (e essere intervenuto in mia assenza).

      Ho letto con interesse quanto scrivi, e concordo in gran parte con il fatto che siamo principalmente noi causa della nostra vita, e ancora noi che influenziamo pesantemente quello che è intorno a noi, con un nostro atteggiamento anche inconscio (ma che, come tu sottolinei, il linguaggio del corpo solitamente denuncia). Mia nonna, con la sua saggezza spicciola paesana, diceva “Come ti ci metti, così ti vengono”, e non era buddista, né psicologa, era assolutamente digiuna di concetti come “l’effetto pigmalione” e “l’autoavverarsi della profezia”.

      Ciononostante, su due cose sono meno d’accordo: che dipenda TUTTO da noi, e che la meditazione e la riflessione sulla nostra vita e sul nostro comportamento possa farci scoprire, da sola, le nostre mancanze e come ci siamo attirati certe situazioni.

      E’ pur vero che la verità non va mostrata ma fatta scoprire, è vero che la persona che ci viene là a dire: “Hai sbagliato questo e quest’altro e quest’altro ancora” provoca in noi l’irrigidimento piuttosto che una serena riflessione, ma è pur vero che se certe cose dalla nostra prospettiva non si vedono, continueremo a non vederle mai, e in termini interiori cambiare prospettiva può non essere così facile come lo sarebbe fisicamente.

      La buddità latente in tutti noi? Beh, a volte direi veramente che è molto latente, tanto da sembrar latitante…

  5. balibar

    @ Carissimo Davide, grazie per il tuo intervento che mi sembra estremamente chiaro e completo. ;)

    Probabilmente non troverai altri commenti dopo il mio però, dando un’occhiata alle statistiche che wordpress permette, lo stanno leggendo in molti.

    Quindi di nuovo grazie e, almeno io, ci mediterò su, se non altro perché mi riguarda come persona, come appartenente al genere umano che ogni giorno si confronta con se stesso e con gli altri.

    Sono anche felice che la tua esposizione sia stata toccata anche da un sottofondo di poesia.

    Ciao, uomo di plancia. ;)

  6. balibar

    Piccola nota al fatto che ci siano scene di sesso nel film. ;)

    Io l’ho detto scherzando ma anche perché spesso le persone che si preparano a vedere un film sul buddhismo, già sbadigliano pensando a lunghi discorsi filosofici completamente estranei alla realtà.

    Poi una volta visto il film, anziché coglierne l’essenza, lo criticano perché sembra scarno e i maggiori giudizi negativi s’incentrano su quelle scene, ritenute dai più inutili.

    Ecco, io penso che abbiano un loro perché e la figura femminile che ne risulta è estremamente positiva.

  7. Davide

    Grazie del benvenuto… penso Ifigenia che tu ti sia risposta da sola per quanto riguarda il fatto che da soli anche con una profonda riflessione molti dei nostri sbagli non li vediamo per questo ho detto che le persone che stanno attorno a noi sono specchi… cioè ci aiutano a vedere i nostri errori non sempre è una critica diretta piuttosto potrebbe essere una conversazione… il concetto mi rendo conto non è facile da assimilare e posso dirti che non lo è per nessuno.
    E’ difficile anche accettare il fatto che tutto dipenda da noi me ne rendo conto, ci sarebbe da discuterne per giorni e forse potrebbe anche capitare, questo fa pensare alla difficoltà di essere buddista. Vedi tu stessa hai parlato della saggezza di tua nonna nonostante non sia buddista, ai tuoi occhi, vedi per me tutti siamo buddisti (illuminati o risvegliati) e questo stato di buddità si manifesta in ogni persona ed è latente fino a che non si raggiunge una consapevolezza e non si prende coscienza della nostra natura. Caro Balibar non devi ringraziarmi eppoi sai che la poesia mi piace ne hai lette credo nel mio blog… Samsara è un film che mi ha trasmesso un concetto e cioè che la natura dell’uomo non va combattuta ma capita… inoltre le scene di sesso sono molto raffinate e non sono invasive ma in armonia con quello che la storia vuol trasmettere… poi ognuno percepisce ciò vuole come è giusto che sia… buon fine settimana Ifigenia, noi Balibar ci si vede imbarcati lunedì dall’uomo di plancia (ancora per poco) un buon sabato sera :).

    • Le persone intorno a noi sono specchi… specchi che a volte non ci sono, perché si allontanano, ti allontanano, senza dirti il perché. Allora, tu puoi anche fare atto di umiltà e dire: “Se succede sempre così significa che qualcosa ho fatto, è qualcosa in me che provoca questo”, però da qui ad arrivare a capire cosa, ce ne corre, e così uno passa la vita a pagare le conseguenze di un suo comportamento senza che gli sia data davvero la possibilità di cambiare.

      Quando un amico ti dice come stanno le cose, lui perde l’amico, ma tu l’hai acquistato.

  8. Davide

    Se succede “sempre” così allora si entra in un discorso ancora più difficile perchè si parla di Karma, questa cosa strana non è altro che la radice delle azioni passate, attraverso la sua comprensione si capisce la nostra tendenza e ciò che può capitarci nel corso della vita. Cambiare il Karma è molto difficile ma non impossibile. Comunque per esperienza personale le persone (non è una regola) si allontanano per volere nostro inconsapevole o meno, l’introspezione però può essere un’arma a doppio taglio, nel buddismo non ci sono estremi, Siddharta si risvegliò notando due pescatori che tiravano una rete, urlavano ed imprecavano perchè lasciavano troppo lenta la corda e la rete lenta lasciava scappare i pesci e non riuscivano a tirarla a bordo, poi presi dalla foga cominciarono a tirare forte, sempre più forte finchè la corda si ruppe, da qui il concetto della via di mezzo, un’ altro concetto orientale è il famoso dito puntato verso l’universo se ti concentri sul dito perdi tutta la celestialità della scena. Se una persona estranea si comporta male con te è difficile chiederne il motivo naturalmente, ma credo che non sia impossibile se capita con un amico.

  9. balibar

    Karma come “radice delle azioni passate”.
    Ma in questa vita od in altre precedenti?

    Inoltre spesso, volente o nolente, ci dibattiamo nel dubbio se la nostra vita è stata “già scritta” nel “grande libro”, senza specificare in questo momento chi lo ha scritto, sicuramente un Dio, o se è affidata al caso.

    Molti hanno la tentazione di non agire, di subire, con la motivazione che “tanto è già tutto deciso”.
    Diventa estremamente nebuloso anche cosa significhi che all’uomo viene lasciato il libero arbitrio.

    Anche approdando ad una concezione “energetica”, si riconosce una memoria di ciò che è accaduto e che non viene disperso. Questo creerà le condizioni per attrarre quelle relazioni che ci faranno crescere.
    Fondamentale rimane il discorso sulla consapevolezza, sull’agire cosciente, che non è cosa immediata, ma frutto di livelli, appunto, di consapevolezza raggiunti.

    Quante volte ripensando a qualcosa ci rendiamo conto che l’avevamo già capita razionalmente ma che ora ne abbiamo una visione più profonda?

    • Mi pare che questo blog si sia aperto (o comunque è stato uno dei primi articoli) con un post sul destino.

      Io ho una mia idea in proposito: non siamo burattini, ma abbiamo degli appuntamenti con la vita: come ci arriveremo, cosa faremo durante il percorso, questo è affidato alle nostre azioni. A me sono successe talmente tante cose da non poter credere che non ci fosse un disegno superiore che ha guidato il tutto.

      Ciononostante, vedo che alla fine ognuno paga i debiti che, nella vita, ha volontariamente contratto.

  10. balibar

    Disegno superiore.
    Potresti anche interpretare la vita come la naturale manifestazione materiale di un’aggregazione di energie simili, con obbiettivo l’interazione con altre forme energetiche.

    Espresso malissimo, ma non di fantasia. Sono ipotesi che nascono dalle più recenti osservazioni nel campo della fisica.

  11. Davide

    Quando si parla di Karma si intendono anche azioni passate (vite passate) che influiscono sul presente, sempre per la legge di causa ed effetto, se in vite precedenti abbiamo calpestato il prossimo, rubato, ucciso, è chiaro che per questa legge sconteremo tutto nelle vite che faremo, recitare il mantra aiuta a pulire il Karma, ma sempre con sacrificio non c’è persona o Dio che con un gesto o due parole ti perdona, solo con il proprio pensiero ed azione si può alzare lo stato vitale.

    • Beh, su tutto il resto riuscivo a essere d’accordo indipendentemente dal fatto di essere buddista o meno, il rapporto causa-effetto, l’interazione col prossimo, mi sono chiari. Il chiamare in ballo altre vite, già comporta un atto di fede, visto che prove non ne possiamo avere. Sulla recitazione dei mantra poi… che dirti, non sono propriamente nelle mie corde, io sono più per l’azione.

  12. balibar

    Ifigenia, di corde si tratta, di vibrazioni.

    • Il mantra? Non sono quelle frasi che si ripetono e tipetono e ripetono e che dovrebbero avere un qualche effetto su di noi, la nostra psiche, la nostra vita?

  13. balibar

    Appunto creano una vibrazione che produce effetti.

    Infatti da molti l’ OM o AUM viene considerato come il suono primordiale.

  14. kalojannis

    L’efficacia del mantra trova una spiegazione “medico-razionale”… il venir meno dei pensieri negativi – garantita dal pensare ad altro, ossia alla ripetizione del mantra – comporta un abbassamento della tensione elettrica generata dalla produzione dei pensieri stessi.
    Se poi il mantra è significativo – ossia caratterizzato da un qualcosa in cui si crede, come una preghiera – il risultato ne esce rafforzato.
    L’ho spiegato da cani (o come me lo ricordo)… Giulio Cesare Giacobbo lo spiega molto meglio nel suo “Come smettere di farsi le seghe mentali e vivere felici” ed. ponte alle grazie. Per chi volesse approfondire…

    • Grazie Kalos, l’hai spiegato benissimo: ma credi veramente che l’essere umano voglia smettere di farsi le seghe mentali e vivere felice?

  15. kalojannis

    Si.
    Penso però che sia la cosa più difficile da raggiungere posto che lo stress (intendendo per tale il gap esistente tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere) influisce sulla nostra psiche fino a nevrotizzarci…
    e nel mondo moderno dove la pubblicità ci insegna che puoi alzarti la mattina già iperfigo e sorridente pronto a fare colazione nella migliore delle famiglie possibili per poi andare al lavoro più bello e gratificante del mondo (nel migliore dei mondi possibili, of course) è molto facile che ognuno di noi si ritrovi stressato (e quindi, nevrotico)…

  16. kalojannis

    Gazie a te.
    Penso che l’uomo non sia nato nevrotico ma è l’evoluzione del mondo che l’ha portato a nevrotizzarsi…
    se la nevrosi altro non è se non stress, e se lo stress è il gap tra ciò che siamo (o meglio, come ci vediamo) e ciò che vorremmo essere, allora è fin troppo ovvio che ognuno di noi è portatore di una qualche nevrosi… o di una qualche attività più o meno latente di onanismo psicologico…

  17. kalojannis

    Non sono così nevrotico da inviare due volte lo stesso commento è che il sig. ParolaStampa non mi aveva pubblicato il primo… sarà nevrotico anche lui?!

    • No, è che avevi scritto male l’indirizzo e-mail, wp non ti ha riconosciuto e ti ha messo in moderazione.

      (O forse la moderazione è per il calice che hai sempre in mano, mentre qui stiamo parlando di ascetismo e virtù? :lol: )

  18. balibar

    Kaloiannis, a me piacerebbe uscire da quella che considero la trappola del “scientificamente dimostrato” (non me ne voglia FraPuccino).

    E’ mia opinione che sia stato dato alla Scienza (con la S maiuscola) il potere di decidere al nostro posto ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è buono e ciò che è cattivo.

    Rientra nelle nevrosi dell’uomo che ha bisogno di trovare un perché, una giustificazione a tutto.
    Quasi che così facendo ne possa poi assumere il controllo.
    Il grande mito è quello dell’uomo che ha la supremazia sulla natura che, per fortuna, continua impassibile nel proprio corso.

    Non sono contrario in assoluto a quello che ci permette di ampliare le nostre conoscenze, ma tu capisci come possa facilmente accadere che diventi l’ennesimo strumento di discriminazione, per di più ad appannaggio di pochi (vedi i medici ed il peso della medicina tradizionale).

    Ben venga, quindi, il rapporto del mantra con la tensione elettrica presente nel corpo umano, ma forse esiste anche altro, oltre una valutazione un po’ meccanicistica di molti (non mi riferisco a te).

    La scienza ufficiale ha raccolto tanti successi ma anche tanti buchi nell’acqua, così come ha tenuto nascosti fenomeni di cui non riusciva a dare spiegazione, come i buchi neri o ciò che ha condotto alla fisica quantistica.

    Scrivo questo perché a me piace affrontare argomenti anche spirituali senza la necessità di capire razionalmente cosa avviene.
    Ma questa è semplicemente la mia posizione.
    Sentire anziché capire.

    Ultimamente poi cerco di ricordarmi che cose come stress, come ci percepiamo, come vorremmo essere, le nevrosi, etc. sono in fondo il prodotto della mente umana e perciò legati ai momenti storici e sociali.

    • Materiale, spirituale… io credo nella dimensione spirituale ma poi, quando siamo messi alla prova da vicino, tutto diventa più difficile.

      Non credo nella scienza, te lo dico chiaro e tondo. Te lo dico, anche se ho lavorato per prestigiosi istituti di ricerca scientifica, e vedevo con i miei occhi i risultati e i miracoli della scienza però… però c’era sempre qualcosa che mancava.

      Quando una persona sta male, io non sono una che elargisce buone parole del tipo “vedrai andrà tutto bene” perché mi sembra di mentire, di sminuire il dramma che sta vivendo togliendogli anche l’accoglienza e la comprensione: però non mi unisco sterilmente al pianto, piuttosto alla ricerca di una soluzione. Oggi, di fronte a una persona che deve subire un’operazione importante, mi è venuta in mente un’altra persona cui quasi vent’anni fa diagnosticarono una situazione drammatica, praticamente senza uscita. Pochi mesi di vita, con molte cure forse sarebbero potuti diventare qualche anno. E’ ancora lì, che sembra un giovanotto, da tanti anni ha una nuova compagna, ha vinto una battaglia legale che gli ha permesso di comprarsi una villa, un altro mega appartamento vista mare, e sì è persino lasciato convincere a buttarsi in politica. I medici, e non sto scherzando, guardando la cartella clinica dicono che secondo loro i giochi si dovevano essere chiusi da tempo, lui ride e se la spassa. Che sia stato discriminante il fatto che lui voleva vivere, a dispetto di ogni e qualsiasi diagnosi? Sono state la sua mente e la sua forza di volontà più potenti della scienza? Credo di sì.

      La scienza è esatta. L’uomo è imperfetto. Ma mente umana che segue la scienza e l’alimenta, è anche capace di superarla.

      Uno a zero palla al centro per la determinazione dell’uomo.

  19. kalojannis

    La scienza non sarà perfetta e a volte sbaglia (anche se la maggior parte degli errori penso sia “interessata”), ma quante volte la determinazione dell’uomo nulla ha potuto?
    Più che uno a zero, direi un caso eclatante, da esempio.
    Ma non sminuirei la portata della scienza.
    @ Balibar:
    ragionamento logico e opinione rispettabile.
    Io, purtroppo (e lo dico senza ironia alcuna) sono una persona che vive dei “perché”… mia mamma dice sempre che quando ero bambino, ad ogni e qualsiasi cosa io ponevo sempre il mio “eppecché mamma?”…
    sono quello che alla mia insegnante di catechismo (prima elementare) dissi “ma Sem e Cam erano due maschi, qualcosa non mi quadra…
    Ho sempre avuto bisogno di una spiegazione razionale ad ogni e qualsiasi evento… figurati che ad un certo punto mi sono messo a cercare Dio, o meglio, la giusta religione, cercando di capire quale fosse quella più logica e scevra da fantasie… e giù a leggere Corano, Bhagavad-Gita, Antico Testamento ecc.
    poi, hai ragione tu, ad un certo punto, di fronte a perché inestricabili, ti trovi nevrotico e/o psicotico ma se nasci tondo non puoi morire quadrato…

    • Io so solo che siamo qualcosa di più di un ammasso di cellule. Quale Dio poi ci abbia creato non lo so, ma che non siamo solo materia ne sono certa.

  20. Davide

    Io penso che la materia sia l’involucro ma la nostra essenza è energia… sono certo che questa energia si reincarna in vita materiale…

    • @Davide: anche la materia è energia.

  21. Davide

    in che senso? Cioè come può la materia essere energia?

  22. iole

    Siamo materia animata…da energie vitali
    quali sentimenti e ragione.

    • Piucchealtro se pensiamo all’atomo, che cos’è se non cariche di energia? E gli elementi base, quali sono?

      Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma: e il passaggio da una dimensione a un’altra potrebbe sembrare impossibile solo a noi che non sappiamo.

  23. balibar

    Chiedo scusa a tutti i lettori e commentatori ma la nostra curiosità e le voglia di confronto mi sembra ci stia portando leggermente off topic.

    Non che questo sia un problema sul blog di Ifigenia, ma riserverei i discorsi più generali sul buddhismo, sul karma e sulla componenete energetica di una persona a prossimi post che potrebbero essere pubblicati se graditi.

    Il rischio è altrimenti quello di mettere troppa carne al fuoco e non approfondire le questioni.
    Penso siano ben accetti suggerimenti.

    Il post di Ifigenia partiva da un concetto per molti di noi diverso, quello Buddhista, per vedere se l’esperienza personale di ognuno trova dei riscontri possibili con questa visione dei Dieci Mondi.

    Provo a riproporre la domanda: vi sentite di vivere attualmente in uno di questi Mondi o il ricordo vi conduce a situazioni riconducibili, anche viste in divenire?

    Un ringraziamento comunque a Davide che ha illustrato con chiarezza le fondamenta di questo pensiero.

    Ma anche a Kalojannis e Iole che hanno ampliato la discussione (Iole, quello che dici merita di essere approfondito :) )

  24. balibar

    Tutto questo, Ifigenia permettendo, ov cors. ;)

  25. Ifigenia permette, my darling :D

  26. iole

    E’ si mi sa che sono andata proprio
    fuori tema…
    Questo e’ il rischio delle discussioni spezzettate
    che mi capitano quando non c’e’ continuita’
    di chiacchiera per mancanza di tempo, chiedo
    venia!

    • Ma che venia, figurati, nei miei post si è sempre andati fuori tema, e sempre continueremo. In fondo è un momento d’aggregazione, un’occasione per far due chiacchiere. Questo post però forse meritava qualche riflessione in più, perché parla di stati d’animo in cui tutti noi ci troviamo a stare, e forse io stessa avrei dovuto pensare un momento di più su ognuno di questi mondi che di volta in volta ci troviamo a vivere dentro di noi.

  27. balibar

    Iole, nessun problema.
    Il tuo commento è stato ben accetto.

    Ma, come giustamente fai notare, tutti i commenti si stavano spezzettando, alla lunga ognuno avrebbe seguito una strada ed il post non avrebbe trovato soluzione.

    Meglio se affrontiamo un discorso alla volta.
    Ripeto, il tuo input è senz’altro interessante. ;)

  28. Alekikko

    C’e ancora qualcuno in questo blog?? :-)

  29. cavaliereerrante

    In questo … ehm …. “NO” ?!? :shock:
    Senza nulla togliere alla fascinosa e maliarda @Prozia, questo blog è unico, ben frequentato e degno, e se parliamo di fantasmi …. ebbene, esiste forse un CASTELLO degno del più ardito dei sogni … che NON ne abbia ???
    @Alekkiko … abbi fede !!!
    E canta con me … O quante belle figlie Madamadorè, o quante belle figlieeeeeeeee ! :mrgreen:

    • Tornerò cavaliererrante, tornerò non disperare! Io, come sai, sono l’anima gioiosa di “quell’altra”, e la gioia deve tornare, tornerà, un giorno o l’altro…

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